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  1. #1
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    Predefinito Il coniglio (dal cilindro) e la lepre (mediatica)

    Spolvero un vecchio "must" (la lepre mediatica) per sottolineare un problema di sempre, dalla scesa in campo in poi.

    Ce lo spiega meglio, e come al solito, Marco Travaglio.

    Nel 2001 il sociologo Alessandro Amadori tentò di insegnare alla sinistra italiana come trattare B.: prenderlo sul serio quando sembra scherzare e ridergli dietro quando sembra fare sul serio.
    Non servì a nulla: ancor oggi, dopo vent’anni che lo conoscono (o almeno dovrebbero), i nostri strateghi fanno l’opposto.
    Che è esattamente quello che lui spera che facciano: continuano pervicacemente a cadere sempre nella stessa trappola, come Wile Coyote contro Beep Beep. Il che spiega perché dal '94 a oggi la sinistra italiana ha seppellito una dozzina di leader o aspiranti tali, mentre lui è sempre lì.
    Ora tutti a scandalizzarsi per la promessa di restituire l’Imu in contanti. Per carità, è giusto che la libera stampa smonti l’ennesima balla, spiegando che è irrealizzabile non tanto dal punto di vista tecnico (pure l’eurotassa di Prodi fu restituita), ma da quello finanziario (non c’è un euro).
    Lui intanto ha già estratto un nuovo coniglio dal cilindro: il condono tombale, che è la specialità della casa, anche se lui stesso il 31-3-2008 giurava al corriere. it : “Basta con la stagione dei condoni. La prossima sarà una stagione di forte contrasto all’elusione e all’evasione fiscale”.
    Ora gli strateghi s’indigneranno e spiegheranno come e qualmente il condono sia dannoso e vergognoso: intanto lui avrà già sparato un’altra decina di cazzate.
    Perché lui è sempre oltre: ciò che conta è dettare l’agenda e costringere gli altri a inseguire.

    Quelli che ancora due mesi fa si bevevano la frottola del suo ritiro dalla politica e già trafficavano per offrirgli in cambio un salvacondotto.
    Quelli che non hanno ancora capito con chi hanno a che fare: sono troppo spocchiosi per imparare qualcosa, persino da lui.
    È dal '94 che aspettano di raccattare la vittoria come un diritto acquisito, senza il minimo sforzo.
    Perciò, diversamente da Grillo e da B., non s’abbassano a fare campagna elettorale: se ne stanno lì a ridacchiare degli altri col naso all’insù, il ditino alzato, la certezza di essere i migliori, il disprezzo per il popolo (non frequentandolo, non lo conoscono).
    Grillo? Ma dai, si può avere paura di un comico?
    Berlusconi? Ma chi volete che gli dia ancora retta!
    Montepaschi? Un normale caso di ladri di polli, la sinistra non c’entra, l’ha scritto Scalfari.
    I talk show? Ma figuriamoci, ormai sono morti, l’ha detto anche Saviano, e poi la tv non sposta voti, l’ha detto anche Battista.
    La gente capirà, e se non capisce è colpa della gente: vorrà dire che non ci merita.

    Intanto il Cainano macina ore e ore di tv e di radio, va persino da Platinette, sfida Santoro per certificare la propria esistenza in vita, spolvera sedie e prende a cartellate giornalisti per sembrare simpatico e inoffensivo, butta 20 milioni per Balotelli smentendo di essere alla canna del gas, riabilita il Duce per acchiappare i voti dei fascisti (ce ne sono tanti, purtroppo) e poi dice che l’hanno frainteso per non perdere voti antifascisti (ne ha anche lui, purtroppo).
    Insomma, come dice Vergassola, mente sapendo di smentire.
    Dice tutto e il contrario di tutto per prender voti da chi crede a tutto e da chi crede al contrario di tutto.
    E gli altri giù a ridere, senz’accorgersi che parlano sempre di lui, anche perché di proprio non hanno nulla da dire.
    Mai un’idea nuova, una promessa spiazzante, una proposta che sparigli la morta gora del déjà vu.
    E molte bugie, anche a sinistra e al centro: ma meno efficaci di quelle di B., che resta il fuoriclasse da battere.
    Se Bersani farfuglia “con Vendola per sempre”, quando tutti sanno che dopo il voto imbarcherà Monti, Casini e Fini, con che faccia dà del bugiardo a B.?
    E se Monti promette di ridurre le tasse che lui stesso ha aumentato, dopo aver detto che non si possono ridurre, quando smentisce B. è il bue che dà del cornuto all’asino.
    Meno male che si vota fra tre settimane.
    Un altro mese e gli strateghi riuscirebbero a regalargli la maggioranza assoluta
    .
    Il F.Q. 5/2/2013, prima ppgg.

  2. #2
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    Predefinito Re: Il coniglio (dal cilindro) e la lepre (mediatica)

    amen

  3. #3
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    Predefinito Re: Il coniglio (dal cilindro) e la lepre (mediatica)

    Citazione Originariamente Scritto da Panagulis Visualizza Messaggio
    amen
    Mica vero.


  4. #4
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    Predefinito Re: Il coniglio (dal cilindro) e la lepre (mediatica)

    "Mi davano tutti per morto: ho sparato tre cazzate in quattro giorni e sono tutti in paranoia."

  5. #5
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    Predefinito Re: Il coniglio (dal cilindro) e la lepre (mediatica)

    Lepri sondaggistiche:

    “Berlusconi è in pieno recupero!”: salvate le donne e i bambini; e pure il soldato Bersani. Su giornali del Gruppo Editoriale l’Espresso, dall’omonimo settimanale al quotidiano la Repubblica, fioccano i bollettini di guerra sulle avanzate del Cavaliere. Mentre – se si va a vedere – la compagine bersaniana descritta sotto gravissima minaccia, è tuttora saldamente attestata su ampi margini di sicurezza. E poi ci dovrebbe far riflettere, riguardo all’attendibilità/oggettività delle proiezioni di voto (sul loro uso – come dire – prescrittivo e non predittivo, nel segno della profezia che si autoavvera), un precedente del centrosinistra; seppure di segno contrario rispetto all’attuale narrazione: quelle elezioni del 2008, quando ci venne propinata la balla cosmica di un candidato Walter Veltroni – quello della pagliacciata di non proferire mai il nome dell’avversario – dato in costante recupero; quando – in effetti – restava inesorabilmente fermo al palo.

    Questo per dire che i sondaggi ormai da tempo sono soltanto un sottoprodotto della propaganda; anche perché lautamente remunerati dai committenti, che sono sempre attori in campo, direttamente interessati alla vicenda monitorata a tassametro. I giornali di Carlo de Benedetti ed Eugenio Scalari, sponsor di Pierluigi Bersani, hanno tutto l’interesse a produrre effetti ansiogeni per riaggregare elettori attorno al loro querulo beniamino (tale anche perché notoriamente molto attento alle priorità di grandi gruppi economici. E non solo le Coop). Il conglomerato mediatico di Berlusconi è di Berlusconi, quindi totalmente al servizio della costruzione virtuale dell’effetto rimonta. Ma più che per vincere davvero, per stroncare il tentativo perseguito da Mario Monti di sottrarre al vecchio monopolista l’elettorato conservatore; e così ricostruire un sistema bipolare non inquinato dall’orrido barzellettiere, dai suoi macroscopici conflitti di interessi con annesse frequentazioni inconfessabili (non soltanto di tipo boccaccesco). Premessa per continuare fedelmente ad assecondare i diktat di banche e gruppi finanziari vari: cronici riflessi condizionati bocconiani. Fatto sta che i fenomeni veri, riscontrabili in questa squallida vigilia elettorale, sono altri: per prima cosa la scarsa forza attrattiva rivelata dal presidente del consiglio Monti, rigido come la platessa Findus di cui serba una vaga somiglianza, e dai suoi soci in stato preagonico.

    Soprattutto l’abituale insipienza del Pd e del suo aspirante premier, che ammazzano l’eventuale presa del centro montiano sull’elettorato di destra con la tiritera che ne annuncia l’inevitabile alleanza a sinistra nel prossimo governo. Al tempo stesso, mossa che prosciuga il bacino di consensi per Sel e Vendola, trattati alla stregua di un usa e getta con data di scadenza 24 febbraio. Operazioni maldestre o furbesche, berlusconiane e bersaniane, che hanno come effetto atteso quello di ribadire la vergognosa teoria del “voto utile”. Con relativa pressione concentrata soprattutto sugli elettori tentati di orientarsi verso “l’altra politica”; restii a subire l’ennesimo ricatto dei cacicchi e dei ladri di polli asserragliati nelle istituzioni. Quegli elettori che non ne possono più di vaghe minacce all’insegna del “dopo di noi il diluvio”. Ma ormai l’esasperazione nei confronti degli “antidiluviani” ha superato le soglie della sopportabilità, mentre il loro disprezzo verso il popolo viene smascherato dalle mille ruberie grandi e piccole, da Siena ai consigli regionali di mezza Italia, che quotidianamente emergono alla luce. È allora che salta fuori la volontà del Palazzo di rompere l’assedio e ripristinare sottomissioni psicologiche ricorrendo all’arma finale. La V2 che il bunker della politica politicante si appresta a lanciare è l’uso marchettaro dei sondaggi. Non certo una novità, eppure di provata efficacia.
    Chi scrive ricorda quella volta che si trovava nello studio di un noto studioso delle tendenze di mercato. Squillò il telefono: «Presidente ha letto l’analisi A che le abbiamo appena inviato? Ah… non le piace? Niente paura: le faccio spedire subito l’analisi B… che dice l’opposto».
    Come volevasi dimostrare.
    QUI

 

 

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