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Discussione: Come in Argentina

  1. #1
    Mai l'altra guancia
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    Lightbulb Come in Argentina

    "Il giornale degli industriali" la racconta in questo modo, con poche parole e senza firma, facendo passare la Kirchner per una sprovveduta.
    Un'idea bizzarra, a dir poco. Apparentemente senza senso. Che se funziona non può essere definita in altro modo che geniale, quasi rivoluzionaria, nel suo piccolo. Ma i risultati dicono che le cose vanno diversamente. L'idea è sbagliata, non solo bizzarra.Anzi peggio, dannosa. Il genio mancato è quello di Cristina Fernández Kirchner, il presidente argentino che assieme ai suoi ministri sembra aver perso oltre al consenso di inizio mandato, anche il senso della realtà. Per sostenere la bilancia commerciale, ha imposto alle imprese multinazionali che producono sul territorio nazionale di diventare esportatori di prodotti argentini: importi materie prime e semilavorati per cento? Devi esportare specialità tipiche per cento. È così che Bmw è stata costretta ad esportare riso dall'Argentina, Porsche vino e Pirelli miele. Senza arrivare a nulla. Mentre altre società, come l'italiana Indesit o la cinese Huawei, scoraggiate dai vincoli governativi all'import-export hanno rinunciato in partenza a produrre in Argentina. Che idea, signora Kirchner!
    Questa è l'informazione in Italia.

    In realtà dietro c'è molto di più.
    Qualcuno qui ne è stato informato meglio, magari dalla Vita In Diretta o Giletti?
    Niente reputazioni ma opere di bene. Grazie.
    Che tristezza dev'essere ricevere un "ILike" da un cretino.

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    Cinguetto QUI

  2. #2
    Mai l'altra guancia
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    Predefinito Re: Come in Argentina

    Niente reputazioni ma opere di bene. Grazie.
    Che tristezza dev'essere ricevere un "ILike" da un cretino.

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    Cinguetto QUI

  3. #3
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    Predefinito Re: Come in Argentina

    La cosa peggiore è che quel paese per certi versi ci somiglia (40% di popolazione con origini italiane), infatti noi mostriamo una certa tendenza a finire come loro in un futuro non lontano.

    La "presidenta" si crede una specie di Che Guevara in tailleur, patetica.

  4. #4
    Mai l'altra guancia
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    Predefinito Re: Come in Argentina

    Credevo che la "gestione fosse cambiata".

    Seguite il labiale: se avessi voluto discutere dell'Argentina il titolo sarebbe stato "IN ARGENTINA".
    Niente reputazioni ma opere di bene. Grazie.
    Che tristezza dev'essere ricevere un "ILike" da un cretino.

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    Cinguetto QUI

  5. #5
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    Predefinito Re: Come in Argentina

    Citazione Originariamente Scritto da Lukino81 Visualizza Messaggio
    La "presidenta" si crede una specie di Che Guevara in tailleur, patetica.
    Sapresti anche argomentare o parli per sentito dire?
    Niente reputazioni ma opere di bene. Grazie.
    Che tristezza dev'essere ricevere un "ILike" da un cretino.

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    Cinguetto QUI

  6. #6
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    Predefinito Re: Come in Argentina

    Citazione Originariamente Scritto da Zdenek Visualizza Messaggio
    "Il giornale degli industriali" la racconta in questo modo, con poche parole e senza firma, facendo passare la Kirchner per una sprovveduta.


    Questa è l'informazione in Italia.

    In realtà dietro c'è molto di più.
    Qualcuno qui ne è stato informato meglio, magari dalla Vita In Diretta o Giletti?
    Libero Pensiero: la casa degli italiani esuli in patria: Berlusconi e la Spagna affondano l'Europa: tiene banco il nuovo capitolo della guerra tra le due Cristine

    di Sergio Di Cori Modigliani



    Dalla prima linea del fronte della “guerra delle due Cristine”.
    Che succede in giro per il mondo? Leggendo e ascoltando i nostri media sembra che non stia accadendo nulla di particolarmente nuovo, né interessante per noi, con l’aggiunta della doverosa tara di cinismo italiano. In Siria si massacrano senza esclusione di colpi, in Iraq muoiono come mosche, in Mali i bombardieri francesi fanno il loro lavoro, preannunciando l’inevitabile avanzata di terra che –da qui a due mesi- imporrà l’intervento della cosiddetta “forza di pace” europea (tra cui i nostri soldati), in India la popolazione si indigna per gli stupri quotidiani di gruppo, e in Usa dei dementi uccidono innocenti, sequestrano bambini, e così via dicendo. Così va il mondo.
    Le vicende internazionali del nostro pianeta ci vengono presentate nella sua veste ottimale, da cui ne viene fuori -come inevitabile reazione- l’orgoglio di sentirsi europei. Da noi va tutto bene, con la chicca del nostro circo italiota in piena campagna elettorale, tanto per aggiungere delle spezie divertenti.
    Le persone, quindi, sono più che autorizzate a pensare che da noi (in Europa) non sta accadendo nulla se non le consuete mestizie propagandistiche nostrane e speriamo che vinca il migliore (cioè il partito per cui uno ha deciso di votare).
    Poi, all’improvviso, compare su qualche giornale un annuncio direi quasi comico. Viene data la notizia che la presidenta argentina Cristina Kirchner, due giorni fa, ha inviato 28 tweet in 26 minuti al segretario del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, come se avesse avuto una specie di attacco isterico o come se stesse protestando per qualche ragione che non viene spiegata, una specie di sfogo pubblico, come se fosse Belen Rodriguez che parla di Fabrizio Corona. I giornali europei ne parlano molto poco (quelli italiani quasi per nulla) e compaiono due articoletti su La Stampa e Il sole 24 ore.
    Ma che cosa sta accadendo, in realtà?
    E che cosa ha a che vedere con noi?
    Direi molto di più di troppo: praticamente tutto.
    Perché quei 28 tweet sono la traduzione mediatica immediata, da applicare sui social networks, di furibonde battaglie al fronte di una guerra che non è una querelle isterica tra due donne potenti, non è una questione periferica in quel di Sudamerica, ma che ci riguarda in prima persona tutti. Intendo dire tutti gli italiani. E non solo.
    Perché si avvicina la resa dei conti.
    Perché l’Argentina, per ovvi motivi storico-politico-culturali, è legata a doppio filo con la Spagna, dove sta esplodendo la loro prima tangentopoli che riguarda Banco Popular, Caxia Bank, Banco Libertador e (surprise!) il Banco Santander con i loro legami con lo Ior e l’opus dei e con le banche italiane (vera motivazione del fatto per cui oggi, 4 febbraio 2013, l’intero comparto bancario europeo va a picco in borsa).
    Perché i sindacalisti spagnoli sono andati a spiegare che cosa sta accadendo da loro alla televisione argentina, brasiliana, cilena, uruguaiana. I responsabili del partito socialista spagnolo, intervistati dalla televisione argentina, hanno cominciato a dare specifiche e precise informazioni, con nomi, date, dati, cifre, su “un vasto sistema di corruttela diffusa in tutte le nazioni dell’euro dove una ristretta pattuglia di oligarchi aristocratici si è messa al servizio dei colossi finanziari e prende ordini direttamente dal Fondo Monetario Internazionale devastando e distruggendo l’intera struttura industriale europea, provocando disoccupazione, crollo dei consumi, abbattimento del mercato del lavoro, impoverendo il tessuto sociale, anche e soprattutto dal punto di vista psicologico-esistenziale” (suona, per caso, familiare?).
    Il tutto (ovverossia la reazione kirchneriana tweettata) nasce come risposta a un attacco condotto da Christine Lagarde che ha fatto sapere di aver già denunciato l’Argentina presso le organizzazioni internazionali del commercio, prefigurando una possibile espulsione del paese da organismi globali. Perché? Di che cosa è imputata l’Argentina? E perché adesso? Chi è sul banco degli imputati?
    Sul banco degli imputati ci sono tre leggi fatte approvare di recente dal parlamento argentino: 1) il divieto per le banche nazionali di operare finanziariamente sui derivati e l’esclusione di investimento da qualsivoglia forma di speculazione sui derivati, con la specifica che il profitto le banche lo devono realizzare facendo affari con le imprese per le imprese. 2) l’applicazione di un piano (lanciato un anno fa) di protezionismo nazionale applicato a tutte le multinazionali (soprattutto europee) che investono in Argentina nel segmento di mercato “alto” che ha imposto loro il seguente dispositivo subito applicato: “volete vendere le vostre auto di lusso qui a Buenos Aires visto che c’è un grosso mercato? Bene, lo potete fare alle seguenti condizioni: o pagate una aliquota del 50% allo stato per entrare nel mercato, dato che i vostri prodotti non sono essenziali per la felicità della nazione se non per i ricchi che possono permettersi l’acquisto di una vettura che costa 35.000 euro, oppure vi diamo un’altra opzione: il profitto che realizzate lo depositate nelle banche nazionali in modo tale da garantirci che non finiranno nel calderone dei derivati, dopodiché lo investite in loco creando lavoro e occupazione oppure acquistando merci prodotte dall’agricoltura argentina –versione green economy biologico eco-sostenibile- che poi rivendete in Europa e che statisticamente finisce sotto la dizione “esportazioni argentine” e il profitto ricavato lo reinvestite nel paese d’origine. 3) diritto di salario minimo garantito di cittadinanza che rialza di un 4% l’inflazione.
    Veniamo al punto 2. Le imprese europee all’inizio hanno protestato con la Lagarde, la quale alla fine è stata costretta a cedere. E che cosa è accaduto? La BMW, la Mercedes Benz, la Audi, la Maserati, Prada, Bulgari, Christian Dior, Ferragamo, La Perla, ecc., hanno scelto di accettare pur di non perdere il mercato. Vendono da matti perché lì i ricconi sono tanti, hanno aperto società che acquistano riso, vino, formaggio, prodotti ortofrutticoli, pelli conciate e semiconduttori elettronici, e li rivendono in Europa e Usa con notevole profitto. Quindi funziona.
    Ed è iniziata la guerra. Perché se passa questo modello e la gente lo viene a sapere poi lo vuole imporre dovunque e finisce che si viene a conoscere (nel senso di capire, comprendere) che esiste un’alternativa, che si chiama “glocal” e che ruota intorno a un perno centrale dell’economia che va nella direzione opposta a quella di Bersani/Berlusconi/Monti/Draghi e che consiste nel creare ricchezza nei singoli territori obbligando le imprese e le aziende a reinvestire il profitto per rilanciare l’occupazione creando ricchezza.
    In Confindustria hanno perso davvero la testa, perché se passa questo concetto saltano le mafie dell’allaccio diabolico italiano tra aziende/partiti/finanza.
    Qui di seguito vi propongo, in copia e incolla, l’opinione della nostra crema industriale, laddove “Il Sole 24 ore” ieri presentava la situazione argentina. Vi riporto l’articolo per intero.

    ......segue l'articolo del primo post titolo L'assurda politica di Cristina Kirchner.
    "Non abbiamo l'unione sociale ma solo quella economica e finanziaria. Finchè non capiamo questo, non capiremo perché i populisti hanno tanto successo!". Gabriele Zimmer
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  7. #7
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    Predefinito Re: Come in Argentina

    Fine dell’articolo.
    Secondo Confindustria, questo è giornalismo finanziario-economico.
    Secondo loro, con questo articolo, hanno spiegato agli imprenditori italiani che cosa sta accadendo in Argentina. In un altro articoletto presentavano lo “sfogo tweetterato” come il prodotto di una isteria femminile ormai allo sbando.
    La verità è che nel 2012 il 95% dei professionisti, imprenditori, giovani laureati argentini che nel 2003 erano emigrati in Spagna per via della disoccupazione e della miseria, sono rientrati tutti in patria. Non solo. Considerando che nel Regno di Spagna la disoccupazione ha raggiunto il livello del 27% e tra i giovani (18-35 anni) tocca ormai la punta del 75%, si sono portati appresso in Sudamerica decine di migliaia di spagnoli diplomati e laureati in cerca di lavoro, i quali riferiscono ai loro compatrioti che sono rimasti a Madrid che “è possibile una alternativa alle attuali politiche europee”. Facilitati dal fatto di parlare la stessa lingua e grazie alla velocità immediata garantita dai social network e dalla rete, gli spagnoli (anche i più conservatori) hanno cominciato a fare domande, a informarsi. Inoltre, per rintuzzare gli attacchi del Fondo Monetario Internazionale, la presidenta Cristina Kirchner ci ha tenuto a rispondere per le rime alla presidente del FMI Christine Lagarde ricordandole “che non accetto nessuna lezione da un paese aberrante e immorale come la Spagna, nazione in cui il Fondo Monetario Internazionale in pieno accordo con la BCE ha seguitato a dare soldi del popolo alle banche i cui dirigenti sono corrotti e ladri” e per non essere accusata di populismo o demagogia ha fatto anche i nomi e i cognomi chiamando in causa i principali dirigenti di Banco Santander e Caxia Bank i quali sono proprio i soci amiconi del Monte dei Paschi di Siena (e non solo) legati a doppio filo con la Confindustra italiana, essendo Santander sponsor principale della Ferrari auto, e Caxia Bank il legame istituzionale tra la cattolicissima Catalogna e le università e ospedali religiosi italiani finanziati dallo Ior.
    Il fronte della guerra tra le due Cristine, quindi, si è allargato, perché ha aperto il fronte europeo (sperando che sia qualcosa di simile allo sbarco in Normandia nel 1944) esplodendo in quel di Spagna. E bisogna impedire a tutti i costi che il modello sudamericano venga preso in considerazione come “potenzialmente interessante perché realistico e sostenibile”.
    I cosiddetti “ 28 tweet” sono una sintesi realizzata dai consulenti della comunicazione della presidenta, i quali hanno fatto un editing di un discorso pubblico durato ben 2 ore e mezza, di una lettera esplosiva inviata a Sua Maestà il re di Spagna, nella quale gli si spiega che passerà alla Storia come il responsabile della distruzione e rovina della nazione iberica, e di una lettera a Chrisitne Lagarde nella quale la Kirchner spiega che non accettano né ordini, né imposizioni e neppure suggerimenti da quegli “organismi internazionali che hanno prodotto negli ultimi dieci anni soltanto aumento della miseria, crollo dell’economia in Europa, disoccupazione spaventosa”.
    A onor di cronaca va segnalato il quotidiano La Stampa, dove, se non altro, si è costruito un virgolettato di sintesi che riproduce in maniera veritiera lo scontro tra le due Cristine. Giustamente è stato firmato. E’ già qualcosa.
    E’ apparso ieri.
    Eccolo qui, in copia e incolla.

    ........segue l'articolo del tweet titolo Kirchner furiosa “distrugge” il Fmi con 28 tweet in meno di mezz’ora
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    Predefinito Re: Come in Argentina

    Se qualcuno tra i lettori è interessato ad avere delle informazioni complete e complesse, esaustive ed esplicative, può scrivere al seguente indirizzo
    Centro de Estudios para el Cambio Social. Correo electrónicoecso.argentina.2011@gmail.com
    È un’ottima e attendibile fonte di informazione e in questo momento sono quelli che stanno fornendo ogni tipo di notizia sulla autentica realtà sociale argentina. Provengono dalla spaccatura della CGT (Confederacion General del Trabajo) il corrispondente argentino della nostra CGIL, di cui la Kirchner era stata una importante membro (è nata come sindacalista agguerrita) ma nel 2010 dopo una furibonda battaglia interna si è spaccata perché il sindacato è stato accusato dalla stessa Kirchner di “essere diventati conservatori, legati a un’idea del mondo che presuppone ancora l’accumulazione capitalista e finisce per mettersi al servizio inconsapevole dei colossi della finanza strozzina; il sindacato, oggi, deve essere dinamico, flessibile e non si deve occupare di condurre battaglie per sostenere privilegi acquisiti, bensì scendere in campo e inventare, produrre e diffondere piena occupazione e lavoro garantito a tutti, soprattutto pagato bene, perché ciò che ci distingue dalle bestie è la dignità di chi nel lavoro trova il ruolo della propria espressione esistenziale e non soltanto veicolo di sopravvivenza”.
    Oggi il CECS svolge lavoro di formazione e di consulenza mediatica.
    Ecco che cosa sta accadendo in quel di Sudamerica.
    Benvenuti nel mese 2 dell’era post-Maya.

    P.S. Precisazione: ho chiamato la Kirchner “presidenta”, a differenza di Christine Lagarde che viene chiamata “presidente”. C’è una ragione specifica, di natura antropologico-politico-culturale. Cinque anni fa, a Buenos Aires esplose un divertente “scandalo” che coinvolse gli accademici della lingua spagnola. In tutta l’Argentina e in gran parte del Sud America si svolsero diverse conferenze davvero gustose relative all’uso del termine “presidenta”, considerato un gravissimo errore grammaticale dato che il termine è un participio presente del verbo presiedere e non ha genere: colui che presiede è alla pari di colei che presiede. La Kirchner insistette sostenendo che la sua elezione dava inizio “all’irruzione sullo scenario pubblico di una modalità dell’interpretazione politica che è tutta femminile, perché basata sulla cura delle persone, sull’accudimento sociale, sulla ricerca dell’armonia, su una nuova estetica” e quindi impose il neologismo. Finì in un furibondo scontro. Alla fine, gli accademici spagnoli se ne ritornarono in patria con la coda tra le gambe e nei testi ufficiali viene spiegato che in Sudamerica “il dialetto castigliano locale rispetta l’uso della desinenza femminile di genere per convenzione sociale riconosciuta dal 2007, da cui il termine “presidenta” che indica, nello specifico, l’esercizio del potere esecutivo da parte di una femmina”.

    Fine articolo di Sergio Di Cori Modigliani.
    Ultima modifica di Lawrence d'Arabia; 05-02-13 alle 21:19
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    Predefinito Re: Come in Argentina

    Sergio Di Cori etcetera, però, è un gran cazzaro.
    Parte da dati reali e ne inventa tanti altri.
    Niente reputazioni ma opere di bene. Grazie.
    Che tristezza dev'essere ricevere un "ILike" da un cretino.

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    Cinguetto QUI

  10. #10
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    Predefinito Re: Come in Argentina

    Citazione Originariamente Scritto da Zdenek Visualizza Messaggio
    "Il giornale degli industriali" la racconta in questo modo, con poche parole e senza firma, facendo passare la Kirchner per una sprovveduta.
    Questa è l'informazione in Italia.

    In realtà dietro c'è molto di più.
    Qualcuno qui ne è stato informato meglio, magari dalla Vita In Diretta o Giletti?


    assomiglia al Baratto

 

 

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