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    Predefinito Chi ha scolpito il Trono Ludovisi?

    Trono Ludovisi: un falso capolavoro?

    di Oreste Paliotti

    Forma il vanto di Palazzo Altemps, a Roma, ricco di strepitosi pezzi dell’arte classica

    Eccomi davanti al cosiddetto Trono Ludovisi, uno dei più celebri marmi dell’antichità, la cui provenienza dalla Magna Grecia, e precisamente da Locri, dove il rilievo pare rivestisse il pozzo sacrificale del santuario dedicato ad Afrodite, è stata accertata da una studiosa del calibro di una Margherita Guarducci.

    Guardiamola da vicino questa scultura, da sempre qualificata come un “capolavoro” originale greco, ma che qualche anno fa rischiò di venire sdegnosamente relegata in qualche remoto sgabuzzino solo perché lo storico dell’arte Federico Zeri l’aveva attribuita ad uno “scalpellino” del 1800.

    Sulla fronte del rilievo una giovane donna indossante un chitone ionico trasparente, identificata come Afrodite mentre nasce dal mare o compie il suo lavacro rituale, viene sollevata da due figure femminili chine su di lei: scena di estrema compostezza e armonia, nell’intreccio delle braccia e nei panneggi che disegnano le membra; tutta intrisa di luce e di acque, che ben rendono il clima gioioso – e di miracolo – di una nascita o di una rinascita.




    Immagini tratte dal sito http://upload.wikimedia.org/

    Ai lati del rilievo una flautista nuda, probabilmente una etèra (presso i templi di Afrodite era praticata la prostituzione sacra), e una pudica figura di donna ammantata, intenta a bruciare grani di incenso: simboli, rispettivamente, dell’amore terreno e di quello celeste, o più semplicemente ministre che onorano con diversità di uffici la più affascinante delle dee? Comunque sia, l’impressione è di trovarsi davanti ad una delle più caste e spirituali opere che ci abbia tramandato l’antichità, se la stessa suonatrice-etèra appare tutta trasfigurata nel canto del suo doppio flauto, che bene esprime la musicalità emanante da quest’opera squisitamente “femminile”. A chi essere debitore di questa emozione? All’anonimo scultore greco del V secolo o all’altrettanto oscuro “scalpellino” di due secoli fa?

    Citta Nuova Quotidiano - Trono Ludovisi: un falso capolavoro?
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 07-02-13 alle 02:02
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  2. #2
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    Predefinito Re: Chi ha scolpito il Trono Ludovisi?

    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  3. #3
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    Predefinito Re: Chi ha scolpito il Trono Ludovisi?

    Vediamo di riepilogare la questione...

    - Il "Trono" fu scoperto in circostanze poco chiare nel 1887 entro l'area di Villa Ludovisi (dove oggi sorge il rione omonimo e nell'antichità vi erano gli Horti Sallustiani)... da alcuni anni lottizzata poiché, dopo Porta Pia, a Roma impazzava il boom edilizio. Strano ritrovamento domenicale, a quanto pare in assenza di testimoni.

    - Lì per lì non si comprese cosa fosse, anche perché ne manca un pezzo... e, a tutt'oggi, siamo soltanto nel campo delle ipotesi, ancorché largamente condivise... Il termine "Trono" (improprio e arbitrario pur se corrente, dovrebbe chiamarsi "Trittico Ludovisi") gli fu attribuito in prima battuta, pensando che fosse parte del sedile di una statua gigantesca.

    - La sua struttura non ricorda alcun reperto noto... o meglio, l'unica cosa alla quale assomiglia in maniera sinistra è l'incasinatissimo e pessimo (anche se fosse autentico) "Trono di Boston", per coincidenza - sembra... - ritrovato insieme all'altro.


    Immagine tratta dal sito News and Notes - Department of Classics

    - Negli anni Ottanta del secolo scorso fu attentamente studiato da Margherita Guarducci, che (anche per la compatibilità delle dimensioni) ritenne infine di identificarlo con il parapetto della "fossa sacra" (polifunzionale) del tempio di Locri Epizefiri dedicato ad Afrodite, datandolo al V secolo a. C. fra l'altro per le concrezioni calcaree osservate ... e appunto Afrodite sarebbe la divinità raffigurata mentre emerge dal mare aiutata da ancelle che quindi potrebbero essere due delle Ore (visto che facevano parte del suo corteo), le quali poggiano i piedi su sassi mentre alzano una sorta di telo... e le due figure laterali forse allegorie del sacro (una sacerdotessa?) e del profano (la flautista, prostituta sacra?)...




    Immagini tratte dal sito http://upload.wikimedia.org/

    - Il dibattito intorno all'autenticità - prima alquanto sussurrato - ottenne clamore nel 1988 quando l'eco dei "finti Modigliani" fatti col trapano suonava ancora fragoroso e, dalla tramissione "Mixer", Federico Zeri tuonò che il manufatto era falsissimo... A dimostrarlo, a suo dire, oltre alle affermazioni contenute in un non meglio precisato carteggio, alcune anomalie stilistiche ed estetiche... in particolare il "petto da popolana" di Venere e la coscia sproporzionata della flautista, per di più in posa anomala rispetto all'epoca di realizzazione... accorgimenti prospettici, secondo altri...

    - La tesi fu rilanciata nel 1996 da Jerome Eisenberg, amico di Zeri, che ritenne perfino di riconoscere la mano dell'abile scultore genovese Santo Varni, morto nel 1884 (dunque tre anni prima del ritrovamento), che avrebbe mischiato soggetti etruschi e medievali pur utilizzando (come per il Trono di Boston) materia prima d'epoca classica.

    - La falsità, tuttavia, non fu mai dimostrata da prove oggettive sicché il dibattito finì col sopirsi, anche per la morte di Zeri (che, scomparso nel 1998, non ebbe mai il minimo tentennamento)...... Certo, però, che è difficile guardare il "Trono" e non porsi almeno qualche domanda...
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 03-06-13 alle 02:59
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

 

 

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