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  1. #1
    "Abbi Fiducia"
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  2. #2
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    Predefinito Re: Destra, sinistra e il demone Carl Schmitt (Carlo Galli)

    ah ecco è qui

    DESTRA SINISTRA e il demone Carl Schmitt

    Sono ben tre i libri che parzialmente o interamente rimandano a Carlo Galli, filosofo della politica che insegna all' Università di Bologna. Il primo è Genealogia della politica che il Mulino ristampa a distanza di 15 anni. Si tratta di un lavoro monumentale su Carl Schmitt, un' opera imprescindibile per chiunque intenda mettere le mani su questo controverso giurista che appoggiò la causa del nazismo, ma la cui esperienza teorica non può ridursi alle nefandezze di quel regime. Il secondo è un volumetto proprio di Carl Schmitt su Cattolicesimo romano e forma politica, edito sempre dal Mulino con una postfazione di Carlo Galli. Pubblicato nel 1923, l' opera è un grande omaggio alla Chiesa cattolica, alla sua capacità di adattamento, restando fondamentalmente se stessa. Ma è altresì un' analisi del suo potere che non può, spiega Schmitt, fondarsi su mezzi economici ma su di una esperienza giuridica che ne fanno la vera erede della giurisprudenza romana. Infine un terzo libro, in uscita dall' editore Laterza, che Carlo Galli ha scritto sul concetto di destra e sinistra. Mi chiedo se c' è un filo che unisca questi tre lavori: «Direi», risponde Galli, «la passione per la radicalità del ragionamento politico, per il gesto teorico che ha la capacità di ricondurre la complessa fenomenologia della politica alle sue origini. In certi momenti, penso, sia più importante sparigliare saperi consueti e consunti che seguire opinioni tramandate e ricevute».

    Le sue analisi hanno poco di conformistico. Ma è ancora attuale riproporre oggi quel testo di Schmitt dai toni trionfalistici sulla missione della Chiesa?

    «Certamente quel trionfalismo non credo interessi più le gerarchie, benché queste non siano particolarmente devote al concilio Vaticano II. Per Schmitt la politica è creare forma - sempre transitoria e minacciata - a partire dal disordine del mondo. Ora la "burocrazia dei celibi", come Schmitt chiama la Chiesa, è la maestra di questa creazione d' ordine, molto prima e molto meglio dello Stato moderno».

    La Chiesa, agli occhi del giurista, era la sola che potesse arginare la catastrofe che la civiltà moderna aveva innescato. Ma in che modo sarebbe stato possibile?

    «Per Schmitt senza rappresentazione dall' alto (come d' altro canto senza conflitto) non c' è politica. E lui era convinto che la civiltà moderna, sebbene tutta centrata sulle immagini, e sull' immagine dell' uomo, non sa rappresentare».

    Il Parlamento è una forma di rappresentazione.

    «Non per Schmitt, il quale riduceva la rappresentazione del parlamento a chiacchiera e vedeva solo nella Chiesa la forza per frenare quella catastrofe cui lei alludeva».

    Date queste premesse, perché a un certo punto a sinistra ci si è innamorati di questo pensatore che è difficile non collocare a destra?

    «Schmitt, più di ogni altro, coglie la radicale indeterminatezza della politica moderna. Il "politico" è appunto la politica come energia che opera nel disordine e mai definitivamente racchiudibile in una forma giuridica. Una potenza che può essere trattata solo con la decisione e non con la ragione. Schmitt era convinto che il mondo mai e poi mai sarebbe stato a misura d' uomo. Ai suoi occhi contava solo ciò che i rapporti di potenza di volta in volta disegnano. È chiaro che per non avere neppure tentato di riflettere su una politica umanistica egli va ascritto ai pensatori di destra. Il che non toglie che sia stato doveroso conoscerlo, senza farsene una bandiera, anche a sinistra. La sfida che egli ha portato all' umanesimo - ingenuo o sofisticato - che è o dovrebbe essere l' emblema della sinistra, è tutt' altro che banale. Quindi fu giusto misurarsi col suo pensiero, aprirsi alle sue vertiginose prospettive e alle sue tragiche durezze. L' importante fu non aderirvi oltre che condannarne le aberrazioni».

    Su destra e sinistra lei aggiunge un nuovo libro. In che misura il suo lavoro si distacca da quello che Bobbio dedicò parecchi anni fa all' argomento?

    «La mia tesi è che sinistra e destra sono due modalità in cui necessariamente si presenta la politica moderna. Il criterio per distinguerle non può essere quello consueto che contrapponeva la libertà all' autorità, o la tradizione al progresso, o la collettività all' individuo (dove i primi termini sarebbero riferiti alle sinistre e i secondi alle destre). Queste antitesi sono tutte perfettamente rovesciabili: ci sono destre progressiste che puntano sullo sviluppo e sinistre che teorizzano la decrescita; ci sono destre comunitarie e sinistre liberali, concentrate sull' autonomia dell' individuo; destre che esaltano la libertà e sinistre che credono, o hanno creduto, in una qualche autorità. Quanto alla proposta di Bobbio che sia l' eguaglianza a costituire il discrimine tra la sinistra che la propugna e la destra che la nega è parecchio più attuale e comprensiva. Io ho cercato di andare oltre questa asserzione e di individuarne la causa nel modo stesso con cui la politica moderna originariamente si presenta. Ossia nella sua indeterminatezza».

    In che senso intende che la politica alla sua origine è indeterminata?

    «Intendo che la novità davvero epocale del pensiero politico moderno, nelle sue versioni più consapevoli, consiste nel non fare più ricorso a una idea di Ordine dato, rispetto al quale misurare il bene e il male, il giusto e l' ingiusto. La verità è che la politica non ha nessuna misura intrinseca e che il suo ambiente è il grande caos del mondo, lo stato di natura in cui tutto è possibile. Nondimeno in questo caos c' è un seme di ragione, di libertà, di uguaglianza, ossia l' uomo, che deve essere salvaguardato e sviluppato nell' ordine politico».

    Lei rovescia l' opinione abbastanza diffusa che è la destra ad amare l' ordine e la sinistra il disordine. Come è giunto a questa conclusione?

    «L' amore della destra per l' ordine è proporzionale alla percezione che esso sia continuamente minacciato, che sia cioè instabile e infondato. E, aggiungerei, la destra sa anche presentarsi come la potenza che più radicalmente assume questa infondatezza. Mentre la sinistra deve il suo pedagogismo e il suo costruttivismo, e anche la propria tendenza a modificare radicalmente le condizioni del mondo storico, proprio all' idea che si debba liberare e sviluppare un dato di valore normativo: l' uomo nella sua complessità e pluralità»

    Ma ha ancora senso la coppia destra/sinistra, o è una sopravvivenza lessicale senza più contenuto specifico?

    «La sua efficacia sta nel fatto che anche in un contesto politico per molti versi post-moderno la posta in gioco sembra essere sempre la medesima: da una parte la destra resta attaccata alla consapevolezza che il reale è un caos infinitamente plasmabile, un disordine che impone di adattarsi in ogni modo ai rischi e ai pericoli sempre insorgenti. Mentre la sinistra - quando è all' altezza del proprio compito e della propria storia - vorrebbe sviluppare il lato normativo della modernità, ossia vorrebbe centrare la politica su un set di valori inderogabili che hanno come riferimento l' umanesimo moderno».

    All' attuale crisi della sinistra corrisponde il tentativo della destra di creare una nuova egemonia. È possibile che la destra si doti di una cultura all' altezza delle sue ambizioni?

    «La destra ha già creato una nuova egemonia, non grazie ai partiti ma all' uso combinato delle televisioni e alla capacità di azzerare - nello spazio virtuale della rappresentazione televisiva ogni riferimento politico diffuso a linee di continuità, a brusche fratture, a lotte ideali per costruire la democrazia. Voglio dire che la dimensione storica è sostituita dai casi personali, dagli aneddoti privati schiacciati sul presente nel quale il mondo è percepito come una sorta di giungla pericolosa in cui tutto è permesso per difendersi e affermarsi. Un mondo che non è a misura d' uomo, ma di altre entità che lo sovrastano e gli dettano legge a cui si deve adattare: il mercato, la competizione geopolitica, l' identità culturale e religiosa. Sì, la destra la sua egemonia l' ha costruita, tanto quanto la sinistra l' ha perduta».

    "La Repubblica" - 4 febbraio 2012
    Ultima modifica di Troll; 08-02-13 alle 12:24

  3. #3
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    Predefinito Re: Destra, sinistra e il demone Carl Schmitt (Carlo Galli)

    Lei rovescia l'opinione abbastanza diffusa che è la destra ad amare l' ordine e la sinistra il disordine. Come è giunto a questa conclusione?

    L' amore della destra per l'ordine è proporzionale alla percezione che esso sia continuamente minacciato, che sia cioè instabile e infondato. E, aggiungerei, la destra sa anche presentarsi come la potenza che più radicalmente assume questa infondatezza.

  4. #4
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    Predefinito Re: Destra, sinistra e il demone Carl Schmitt (Carlo Galli)

    Ma ha ancora senso la coppia destra/sinistra, o è una sopravvivenza lessicale senza più contenuto specifico?

    «La sua efficacia sta nel fatto che anche in un contesto politico per molti versi post-moderno la posta in gioco sembra essere sempre la medesima: da una parte la destra resta attaccata alla consapevolezza che il reale è un caos infinitamente plasmabile, un disordine che impone di adattarsi in ogni modo ai rischi e ai pericoli sempre insorgenti. Mentre la sinistra - quando è all' altezza del proprio compito e della propria storia - vorrebbe sviluppare il lato normativo della modernità, ossia vorrebbe centrare la politica su un set di valori inderogabili che hanno come riferimento l' umanesimo moderno».
    qui è completamente ribaltata la solita dicotomia (che si ritrova in Tommaso e in Vattimo, non in Preve che rivaluta la natura) per cui la destra starebbe dal lato della natura, dell'immutabile e dell'eterno e la sinistra da quello della storia - proprio in quanto la storia è contingenza si ripropone sempre di nuovo la necessità della decisione sovrana e dello stato d'eccezione (rendendo problematici tutti i tentativi di incanalare stabilmente l'umanità nel "rule of law" normativistico o in qualunque altro accomodamento estraneo ai rapporti di forza contingenti)

  5. #5
    Cacciaguida
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    Predefinito Re: Destra, sinistra e il demone Carl Schmitt (Carlo Galli)

    Una sinistra giusnaturalista!
    Se il caos è la forma del naturale, certamente!
    Mi veniva in mente la inefficace pretesa di coloro che preferendo emotivamente un sistema teoricamente indifferente rispetto alle razze invocavano il presunto dato scientifico e quindi incontrovertibile del caos naturale!
    Ma io ho sempre concesso volentieri che in natura non esistono razze!
    È il presupposto minimo di un razzismo serio!

  6. #6
    Cacciaguida
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    Predefinito Re: Destra, sinistra e il demone Carl Schmitt (Carlo Galli)

    La Destra in che modo potrebbe mai essere giusnaturalista e non piuttosto volontarista e giuspositivista?
    Tutta la Tradizione è solo uno sforzo per evadere dal caos della natura!

  7. #7
    "Abbi Fiducia"
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    Predefinito Re: Destra, sinistra e il demone Carl Schmitt (Carlo Galli)

    Citazione Originariamente Scritto da amerigodumini Visualizza Messaggio
    Ma io ho sempre concesso volentieri che in natura non esistono razze!
    È il presupposto minimo di un razzismo serio!
    se certe gerarchie fossero date in natura non ci sarebbe bisogno di determinate misure, allo stesso modo in cui se gli uomini fossero davvero uguali non si capirebbe di che si lamentano gli egualitari
    Ultima modifica di Troll; 08-02-13 alle 16:41

  8. #8
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    Predefinito Re: Destra, sinistra e il demone Carl Schmitt (Carlo Galli)

    Schmitt alla fine è un istituzionalista, per lui il decisionismo è preferibile al normativismo, allo stesso modo per cui Hobbes è preferibile a Locke, ma ciò ha implicazioni meno relativistiche di quanto potrebbe sembrare.
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  9. #9
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    Predefinito Re: Destra, sinistra e il demone Carl Schmitt (Carlo Galli)

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    se certe gerarchie fossero date in natura non ci sarebbe bisogno di determinate misure, allo stesso modo in cui se gli uomini fossero davvero uguali non si capirebbe di che si lamentano gli egualitari
    è il motivo per cui gli egualitari e gli antiegualitari si trovano a dover imporre la loro visione storicamente, altrimenti ciò a cui essi aspirano sarebbe già un dato fattuale (a meno che la natura sia qualcosa da cui previanamente e classicamente ci si può allontanare, ma questo porrebbe ugualmente l'imperativo storico di realizzare con la forza o la persuasione la conformità alla "natura")

  10. #10
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    Predefinito Re: Destra, sinistra e il demone Carl Schmitt (Carlo Galli)

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Schmitt alla fine è un istituzionalista, per lui il decisionismo è preferibile al normativismo, allo stesso modo per cui Hobbes è preferibile a Locke, ma ciò ha implicazioni meno relativistiche di quanto potrebbe sembrare.
    la filosofia conservatrice dell'istituzionalismo è ottima quando le istituzioni da preservare ci sono ancora, di meno quando si tratta di rifondare un dato ordine da zero

 

 
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