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    Predefinito Se anche Keynes è un estremista

    Se anche Keynes è un estremista
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    Cancellerie europee in allarme
    "Con Berlusconi saltano i conti"

    di BARBARA SPINELLI
    I PRÌNCIPI che ci governano, il Fondo Monetario, i capi europei che domani si riuniranno per discutere le future spese comuni dell'Unione, dovrebbero fermarsi qualche minuto davanti alla scritta apparsa giorni fa sui muri di Atene: "Non salvateci più!", e meditare sul terribile monito, che suggella un rigetto diffuso e al tempo stesso uno scacco dell'Europa intera. Si fa presto a bollare come populista la rabbia di parte della sinistra, oltre che di certe destre, e a non vedere in essa che arcaismo anti-moderno.

    A differenza del Syriza greco le sinistre radicali non si sono unite (sono presenti nel Sel di Vendola, nella lista Ingroia, in parte del Pd, nello stesso Movimento 5 Stelle), ma un presagio pare accomunarle: la questione sociale, sorta nell'800 dall'industrializzazione, rinasce in tempi di disindustrializzazione e non trova stavolta né dighe né ascolto. Berlusconi sfrutta il malessere per offrire il suo orizzonte: più disuguaglianze, più condoni ai ricchi, e in Europa un futile isolamento. Sul Messaggero del 30 gennaio, il matematico Giorgio Israel denuncia l'astrattezza di chi immagina "che un paese possa riprendersi mentre i suoi cittadini vegetano depressi e senza prospettive, affidati passivamente alle cure di chi ne sa". Non diversa l'accusa di Paul Krugman: i governanti, soprattutto se dottrinari del neoliberismo, hanno dimenticato che "l'economia è un sistema sociale creato dalle persone per le persone".

    Questo
    dice il graffito greco: se è per impoverirci, per usarci come cavie di politiche ritenute deleterie nello stesso Fmi, di grazia non salvateci. Non è demagogia, non è il comunismo che constata di nuovo il destino di fatale pauperizzazione del capitalismo. È una rivolta contro le incorporee certezze di chi in nome del futuro sacrifica le generazioni presenti, ed è stato accecato dall'esito della guerra fredda.

    Da quella guerra il comunismo uscì polverizzato, ma la vittoria delle economie di mercato fu breve, e ingannevole. Specie in Europa, la sfida dell'avversario aveva plasmato e trasformato il capitalismo profondamente: lo Stato sociale, il piano Marshall del dopoguerra, il peso di sindacati e socialdemocrazie potenti, l'Unione infine tra Europei negli anni '50, furono la risposta escogitata per evitare che i popoli venissero tentati dalle malie comuniste. Dopo la caduta del Muro quella molla s'allentò, fino a svanire, e disinvoltamente si disse che la questione sociale era tramontata, bastava ritoccarla appena un po'.

    È la sorte che tocca ai vincitori, in ogni guerra: il successo li rende ebbri, immemori. Facilmente degenera in maledizione. Le forze accumulate nella battaglia scemano: distruggendo il consenso creatosi attorno a esse (in particolare il consenso keynesiano, durato fino agli anni '70) e riducendo la propensione a inventare il nuovo. Forse questo intendeva Georgij Arbatov, consigliere di politica estera di molti capi sovietici, quando disse alla fine degli anni '80: "Vi faremo, a voi occidentali, la cosa peggiore che si possa fare a un avversario: vi toglieremo il nemico". Quando nel 2007-2008 cominciò la grande crisi, e nel 2010 lambì l'Europa, economisti e governanti si ritrovarono del tutto impreparati, sorpassati, non diversamente dal comunismo reale travolto dai movimenti nell'89.

    È il dramma che fa da sfondo alle tante invettive che prorompono nella campagna elettorale: gli attacchi dei centristi a Niki Vendola e alla Cgil in primis, ma anche al radicalismo della lista Ingroia, a certe collere sociali del Movimento 5 stelle, non sono una novità nell'Italia dell'ultimo quarto di secolo. Sono la versione meno rozza della retorica anticomunista che favorì l'irresistibile ascesa di Berlusconi, poco dopo la fine dell'Urss, e ancora lo favorisce. Il nemico andava artificiosamente tenuto in vita, o rimodellato, affinché il malaugurio di Arbatov non s'inverasse. Se la crisi economica è una guerra, perché privarsi di avversari così comodi, e provvidenzialmente disuniti? Quando Vendola dice a Monti che occorrerà accordarsi sul programma, nel caso in cui la sinistra governasse col centro, il presidente del Consiglio alza stupefatto gli occhi e replica: "Ma stiamo scherzando?", quasi un impudente eretico avesse cercato di piazzare il suo Vangelo gnostico nel canone biblico. Anche i difensori di Keynes sono additati al disprezzo: non sanno, costoro, che la guerra l'hanno persa anch'essi, nelle accademie e dappertutto?

    In realtà non è affatto vero che l'hanno persa, e che lo spettro combattuto da Keynes sia finito in chiusi cassetti. Quando in Europa riaffiora la questione sociale - la povertà, la disoccupazione di massa - non puoi liquidarla come fosse una teoria defunta. È una questione terribilmente moderna, purtroppo. La ricetta comunista è fallita, ma il capitalismo sta messo abbastanza male (non quello della guerra fredda: quello decerebrato e svuotato dalla fine della guerra fredda). Non è rovinato come il comunismo sovietico, ma di scacco si tratta pur sempre.

    È un fallimento non riuscire ad ascoltare e integrare le sinistre che in tantissime forme (anche limitandosi a combattere illegalità e corruzione politica) segnalano il ritorno non di una dottrina ma di un ben tangibile impoverimento. Prodi aveva visto giusto quando scommise sulla loro responsabilizzazione, e li immise nel governo. Fu abbattuto dalla propaganda televisiva di Berlusconi, ma la sua domanda non perde valore: come fronteggiare le crisi se non si coinvolge il malcontento, compreso quello morale? Ancor più oggi, nella recessione europea che perdura: difficile sormontarla senza il rispetto, e se possibile il consenso, dei nuovi dannati della terra. Forse abbiamo un'idea falsa delle modernità. Moderno non è chi sbandiera un'idea d'avanguardia. È, molto semplicemente, la storia che ci è contemporanea: che succede nei modi del tempo presente. Se la questione sociale ricompare, questa è modernità e moderni tornano a essere il sindacalismo, la socialdemocrazia, che per antico mestiere tentano di drizzare le storture capitaliste - con il welfare, la protezione dei più deboli. Sono correzioni, queste sì riformatrici, che non hanno distrutto, ma vivificato e potenziato il capitalismo. È la più moderna delle risposte, oggi come nel dopoguerra quando le democrazie del continente si unirono.

    Non a caso viene dal più forte sindacato d'Europa, il Dgb tedesco, una delle più innovative proposte anti-crisi: un piano Marshall per l'Europa, gestito dall'Unione, simile al New Deal di Roosevelt negli anni '30. Dicono che i vecchi rimedi keynesiani - welfare, cura del bene pubblico - accrescono l'irresponsabilità individuale e degli Stati, assuefacendoli all'assistenza. Paventato è l'azzardo morale: bestia nera per chi oggi esige duro rigore. L'economista Albert Hirschman ha spiegato come le retoriche reazionarie abbiano tentato, dal '700-800, di bloccare ogni progresso civile o sociale (Retoriche dell'intransigenza, Il Mulino). Fra gli argomenti prediletti ve ne sono due, che nonostante le smentite restano attualissimi: la tesi della perversità, e della messa a repentaglio. Ogni passo avanti (suffragio universale, welfare, diritti individuali) perfidamente produce regresso, o mette a rischio conquiste precedenti. "Questo ucciderà quello", così Victor Hugo narra l'avvento del libro stampato che uccise le cattedrali. Oggi si direbbe: welfare o redditi minimi garantiti creano irresponsabilità. Quanto ai matrimoni gay, è la cattedrale dell'unione uomo-donna a soccombere, chissà perché.

    Non è scritto da nessuna parte che la storia vada fatalmente in tale direzione. In astratto magari sì, ma se smettiamo di dissertare di "capitale umano" e parliamo di persone, forse l'azzardo morale diventa una scommessa vincente, come vincente dimostrò di essere nei secoli passati.
    Se anche Keynes è un estremista - Repubblica.it
    Perché l'unico tipo di rapporto che riusciva a concepire era di tipo feudale. Non aveva la minima idea di cosa fosse il cameratismo al quale anelava l'anima. (E. M. Forster)



  2. #2
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    Predefinito Re: Se anche Keynes è un estremista

    Non è estremista, è inadeguato.
    A meno che politiche keynesiane siano messe in atto alivello mondiale, non europeo, mondiale.
    PErchè solo il mondo ormai è un sistema chiuso.
    E' sbagliata anche l'analisi sul dopoguerra, le politiche di welfare furono conseguenza e non causa dell'enorme aumento di produttività dell'Europa, che proveniva dal rimblazo dopo la distruzione della guerra e dall'imitaizone e raggiungimento della produttività presente in USA che erano gli unici sulla frontiera tecnologica.
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  3. #3
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    Predefinito Re: Se anche Keynes è un estremista

    Citazione Originariamente Scritto da Iannis Visualizza Messaggio
    Non è estremista, è inadeguato.
    A meno che politiche keynesiane siano messe in atto alivello mondiale, non europeo, mondiale.
    PErchè solo il mondo ormai è un sistema chiuso.
    E' sbagliata anche l'analisi sul dopoguerra, le politiche di welfare furono conseguenza e non causa dell'enorme aumento di produttività dell'Europa, che proveniva dal rimblazo dopo la distruzione della guerra e dall'imitaizone e raggiungimento della produttività presente in USA che erano gli unici sulla frontiera tecnologica.
    Il fatto che solo un mondo sia un sistema chiuso non implica necessariamente l'inadeguatezza di Keynes.
    Che politiche che avrebbero un Keynes una primaria inevitabile ispirazione debbano essere messe in atto a livello mondiale, per regolare i deficit e le eccedenze commerciale. Bilanciare la bilancia commerciale non è però l'unica possibile implementazione delle intuizioni keynesiane oggi. La lotta al vero grande spreco della disoccupazione rimane a mio giudizio il punto fondamentale, lotta che è possibile intraprendere anche a livello nazionale, recuperando se necessario tutti i mezzi necessari ad attuarla. Ci dovrebbe essere qualcuno con idee chiare al proposito nello scacchiere politico, e purtroppo mi pare che manchi, mi si corregga se sbaglio.
    Perché l'unico tipo di rapporto che riusciva a concepire era di tipo feudale. Non aveva la minima idea di cosa fosse il cameratismo al quale anelava l'anima. (E. M. Forster)



  4. #4
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    Predefinito Re: Se anche Keynes è un estremista

    Citazione Originariamente Scritto da Monsieur Visualizza Messaggio
    Il fatto che solo un mondo sia un sistema chiuso non implica necessariamente l'inadeguatezza di Keynes.
    Che politiche che avrebbero un Keynes una primaria inevitabile ispirazione debbano essere messe in atto a livello mondiale, per regolare i deficit e le eccedenze commerciale. Bilanciare la bilancia commerciale non è però l'unica possibile implementazione delle intuizioni keynesiane oggi. La lotta al vero grande spreco della disoccupazione rimane a mio giudizio il punto fondamentale, lotta che è possibile intraprendere anche a livello nazionale, recuperando se necessario tutti i mezzi necessari ad attuarla. Ci dovrebbe essere qualcuno con idee chiare al proposito nello scacchiere politico, e purtroppo mi pare che manchi, mi si corregga se sbaglio.
    A livello mondiale per ora non c'è nessun tavolo a cui si potrebbe decidere di un "new deal" mondiale, anche perchè non cis arebbe mai accordo su dove distribuire spese, inflazione, ecc, l'ideale sarebbe avere un po' di inflazione e deficit in Cina per esempio, ma vaglielo a dire!
    La disoccupazione dipende dalla mobilità del lavoro e dei contratti, ci può essere disoccupazione alta con redditi alti e crescita come da noi a fine anni '80 e bassa con stagnazione come con gli anni 2000
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  5. #5
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    Predefinito Re: Se anche Keynes è un estremista

    L'estremismo non c'entra nulla, quelle di Keynes sono cazzate proprio dal punto di vista tecnico.
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

  6. #6
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    Predefinito Re: Se anche Keynes è un estremista

    Citazione Originariamente Scritto da Iannis Visualizza Messaggio
    A livello mondiale per ora non c'è nessun tavolo a cui si potrebbe decidere di un "new deal" mondiale, anche perchè non cis arebbe mai accordo su dove distribuire spese, inflazione, ecc, l'ideale sarebbe avere un po' di inflazione e deficit in Cina per esempio, ma vaglielo a dire!
    Stavo parlando della bilancia commerciale, ovvero di bilanciamento tra esportazioni e importazioni, non di inflazione o deficit pubblico.
    La disoccupazione dipende dalla mobilità del lavoro e dei contratti, ci può essere disoccupazione alta con redditi alti e crescita come da noi a fine anni '80 e bassa con stagnazione come con gli anni 2000
    Oh accidenti come si possa ancora impunemente sostenere certe cose rimane un buffo mistero. La disoccupazione dipende dalla mobilità del lavoro e dei contratti è tra le frasi più assurde e false che io ricordi. Vallo a dire agli spagnoli, che hanno la massima flessibilità contrattuale e hanno anche da sempre una disoccupazione enorme. Vallo a dire ai greci. Vallo a dire a chi fa notare che in Italia una disoccupazione grande come oggi non c'era mai stata. A chi ti fa notare delle condizioni di piena occupazione che talora si riscontrano con mercati del lavoro rigidi o più rigidi.
    La disoccupazione è, ovviamente, frutto della carenza di domanda. Il resto è scempiaggine.
    L
    Perché l'unico tipo di rapporto che riusciva a concepire era di tipo feudale. Non aveva la minima idea di cosa fosse il cameratismo al quale anelava l'anima. (E. M. Forster)



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    Predefinito Re: Se anche Keynes è un estremista

    Citazione Originariamente Scritto da Monsieur Visualizza Messaggio
    Stavo parlando della bilancia commerciale, ovvero di bilanciamento tra esportazioni e importazioni, non di inflazione o deficit pubblico.

    Oh accidenti come si possa ancora impunemente sostenere certe cose rimane un buffo mistero. La disoccupazione dipende dalla mobilità del lavoro e dei contratti è tra le frasi più assurde e false che io ricordi. Vallo a dire agli spagnoli, che hanno la massima flessibilità contrattuale e hanno anche da sempre una disoccupazione enorme. Vallo a dire ai greci. Vallo a dire a chi fa notare che in Italia una disoccupazione grande come oggi non c'era mai stata. A chi ti fa notare delle condizioni di piena occupazione che talora si riscontrano con mercati del lavoro rigidi o più rigidi.
    La disoccupazione è, ovviamente, frutto della carenza di domanda. Il resto è scempiaggine.
    L

    No, non è vero, abbiamo avuto disoccupazioni maggiori di ora, mascherate dal fatto che molte persone erano contate come inattive, 20 anni fa. La Spagna ha avuto uno shock tremendo con lo scoppio delle bolle, quindi lì la colpa è quella. E ovviamente in nessun mondo ideale, neanche quello sognato dai liberisti, e io non sono liberista, ci può essere un aggiustamento che compensi shock del genere in poco tempo. Tra l'altro in Spagna a differenza che da noi ci sono pochi inattivi, che quindi risultano disoccupati.
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  8. #8
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    Predefinito Re: Se anche Keynes è un estremista

    Citazione Originariamente Scritto da Iannis Visualizza Messaggio
    No, non è vero, abbiamo avuto disoccupazioni maggiori di ora, mascherate dal fatto che molte persone erano contate come inattive, 20 anni fa. La Spagna ha avuto uno shock tremendo con lo scoppio delle bolle, quindi lì la colpa è quella. E ovviamente in nessun mondo ideale, neanche quello sognato dai liberisti, e io non sono liberista, ci può essere un aggiustamento che compensi shock del genere in poco tempo. Tra l'altro in Spagna a differenza che da noi ci sono pochi inattivi, che quindi risultano disoccupati.
    Poche storie. La Spagna ha una disoccupazione altissima da sempre. E non ha mai avuto alcuna rigidità nel mercato del lavoro.
    Il mercato del lavoro più flessibile del mondo non potrà mai garantire contro la disoccupazione. Questa è la realtà, il resto frottole.
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  9. #9
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    Predefinito Re: Se anche Keynes è un estremista

    Citazione Originariamente Scritto da Monsieur Visualizza Messaggio
    Poche storie. La Spagna ha una disoccupazione altissima da sempre. E non ha mai avuto alcuna rigidità nel mercato del lavoro.
    Il mercato del lavoro più flessibile del mondo non potrà mai garantire contro la disoccupazione. Questa è la realtà, il resto frottole.
    In USA e UK c'è ancora più flessibilità e la disoccupazione storicamente più bassa. I fattori sono molti, infatti, non solo la flessibilità, per esempio le società in cui la famiglia è più importante e presente portano ad attendere più tempo prima di decidere di accettare un impiego a qualsiasi stipendio, come non accade in altri PAesi nordici, fenomeno che da noi si traduce anche in una maggiore inattività, più che in Spagna, e in Spagna in disoccupazione
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  10. #10
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    Predefinito Re: Se anche Keynes è un estremista

    Citazione Originariamente Scritto da Iannis Visualizza Messaggio
    In USA e UK c'è ancora più flessibilità e la disoccupazione storicamente più bassa. I fattori sono molti, infatti, non solo la flessibilità, per esempio le società in cui la famiglia è più importante e presente portano ad attendere più tempo prima di decidere di accettare un impiego a qualsiasi stipendio, come non accade in altri PAesi nordici, fenomeno che da noi si traduce anche in una maggiore inattività, più che in Spagna, e in Spagna in disoccupazione
    In Spagna la flessibilità è totale. La bassa disoccupazione americana è dovuta a politiche monetarie completamente diverse. La FED è una banca centrale a modo, la BCE no.
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