Eurolandia: dove i poveri impoveriscono e ricchi si arricchiscono
12 febbraio 2013 Di Er
Zero Hedge – Europe: The Last Great Potemkin Village Where “The Rich Get Richer, And Poor Get Poorer”
Submitted by Tyler Durden on 02/10/2013 – from Charles Gave of GKResearch
Almeno a livello superficiale la crisi dell’euro si sembra calmata. I mercati è dall’estate che sono in salita e per riprendere una frase di Herbert Hoover , “prosperity is just around the corner”, la prosperità e dietro l’angolo.
Ma come appare l’Europa è un po’ come il “villaggio Potemkin”, una cittadella finta, come quelle del cinema. Sotto la facciata ben lucidata il sud dell’Europa è in una spirale mortale. Chiunque crede che l’unione monetaria europea è passata attraverso la crisi più forte di prima è vittima della più ben orchestrata campagna di public relations della storia. (…)
Cerchiamo di essere molto chiari qui: questo è quello che l’euro ha portato. La distruzione delle basi industriali non germaniche è proceduta con la complicità attiva dei tecnocrati europei. Non si sono nemmeno resi conto che persino la Francia, la seconda più importante economia dell’EMU, per esempio, è diventata disperatamente non competitiva. (…) Secondo le statistiche ufficiali sul PIL l’economia francese sin dall’inizio dell’esperimento dell’euro ha fatto bene come quella tedesca, ma se usiamo la ratio, il rapporto, dei due indici di produzione industriale, possiamo apprezzare come in realtà l’economia francese ha performato peggio di quella tedesca di un buon 20%.
La perdita di capacità industriale da parte di Francia, Italia e Spagna si è notata nel settore privato dell’economia. Ciò implica perciò che la percentuale del settore privato nel totale dell’economia del paese è scesa via via in Italia e Francia, mentre saliva in Germania. (…) Ovunque il collasso del settore privato è stato marcato dall’aumento della spesa governativa finanziata con una crescita ancora più importante del debito, semplicemente creando nuovo debito.
Dove ci porta tutto questo? Beh, abbiamo una manciata di paesi che si stanno rapidamente deindustrializzando che emettono tonnellate di “asset senza rischio” (nuovo debito… spread …) per mascherare il fatto che sono in una depressione pesante.
Tutto ciò si può vedere molto bene nella chart seguente. L’indice di produzione industriale dell’eurolandia è praticamente piatto dal 1998 ma con la Germania in salita del 30%, la Francia giù di un 10% e gli indici di produzione industriale di Italia e Spagna in crollo di un 20% ciascuno.
Il tutto è un gioco a somma zero, se ce n’è mai stato uno, ma con la Germania grande vincitrice e gli altri tre paesi pesantemente perdenti. Invece di portare ad una convergenza le economie dei paesi d’eurolandia l’euro ha portato ad un allontanamento, col più forte che diventa ancora più forte e il debole che diventa ancora più debole.
Per poter cambiare questi trend c’è bisogno di cambiamenti radicali. Non stiamo parlando di un anno o due in più prima della pensione o rendere più facili le regole per licenziare gli impiegati. No, ci vorrebbe che gli stati licenziassero dal 20 al 40% dei loro dipendenti e che la spesa governativa crollasse come percentuale del PIL. Il costo del lavoro dovrebbe crollare di un 20% almeno rispetto a quello tedesco (…). La possibilità che questi cambiamenti avvengano è praticamente nulla.
Il che significa che la logica fine dell’euro è di avere tutte le fabbriche in Germania o le sue basi e uffici nell’est e niente nel Sud Europa dove i costi sono e resteranno probabilmente troppo alti in qualunque scenario. Già scrissi queste cose all’inizio dell’esperimento dell’euro, nel 2000, dicendo che tutta questa storia avrebbe portato a “too many houses in Spain, too may civil servants in France and too many factories in Germany.”
La sporca verità è che non si può tenere a tasso di cambio fisso paesi che hanno tassi di crescita della produttività così differenti, sistemi sociali diversi e diverse classi politiche. Nulla potrà cambiare questa semplice verità.
Conclusione
La ECB (BCE) ha buttato abbastanza denaro, per ora, da ridurre i costi di prestito (lo spread insomma, NdEr) e permettere alle equities (le borse) di salire (purtroppo facendo anche salire l’euro e minacciando così gli export). Tutto ciò “compra tempo”, ma queste azioni non possono bastare a risolvere i problemi strutturali creati dall’euro.
Il settore privato soffre e non poco nel sud Europa mentre aumenta la spesa pubblica e il debito conseguente nel tentativo porre argini. Se Francia, Italia e Spagna entrano tutte insieme nella trappola della deflazione la crisi sarà troppo grande perché la Germania riesca a gestirla: e se questo succede prima delle elezioni federali tedesche (a ottobre) potremmo assistere ad un ravvivarsi in piena forza della crisi europea. Non credete alla facciata dell’euro. Non vorrei proprio essere uno che vive su uno stipendio fisso in un paese dell’euro, specialmente con l’euro forte.
Sul perchè senza la possibilità di una svalutazione sterna – leggi in un regime di cambi fissi come quello fra I paesi dell’euro – la “periferia” d’Europa è destinata a vedere un’altro calo degli stipendi del 30-50% prima che tutto caschi a pezzi potete leggera anche “Next Up For A “Recovering” Europe: A 30-50% Collapse In Wages In Spain, Italy And… France“
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Anche la sempre ottima Debora Billi è arrivata alla stessa chart è l’ha così, intelligentemente, “lavorata” per noi:
leggi tutto il suo post su Crisi? Quale Crisi?
a conclusione è giusto aggiungere qualche altra chart, per rendere il quadro più completo, come quelle che Beato Trader ha pubblicato oggi:
gli export tedeschi verso altri paesi dell’eurozona (dal 1991 al 2012 appena conluso)
e gli export tedeschi verso il “resto du mundo”. A quanto pare quello che al bar diceva “eeeh! se smettiamo di comprargli le BMW, VW, AUDI … voglio vedere come fanno poi i tedeschi!!” … beh, si era dimenticato che il mondo è un pochino più largo dell’eurozona.
leggi tutto il post di BT: Ve lo anticipai secoli fa di tenere d’occhio il foglio excel dei “rischien vs beneficien del restare nell’eurozonen”.
Eurolandia: dove i poveri impoveriscono e ricchi si arricchiscono
da Argento Fisico








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