In questi ultimi mesi, quando già avevo svoltato politicamente a sinistra, mi sono baloccato con un pensiero che paradossalmente sembrava andare in controtendenza con tante cose che dicevo e facevo. Ragionavo infatti sull'idea di creare una rivista intitolata "la Bella destra" in cui la parola "destra" non aveva un significato politico (o se lo aveva lo acquistava di conseguenza), ma estetico e normativo. Avevo immaginato il tutto nei minimi dettagli. La rivista doveva essere di grande formato, su carta patinata, a colori, e con la copertina plastificata. Il titolo su tre righe vedeva scritta "la... destra" in carattere Bodoni minuscolo, mentre per "Bella", con la "B" maiuscola avrei utilizzato un carattere "svolazzante" di quelli che si usano per gli inviti ai matrimoni. L'immagine scelta sarebbe stata quella di una ragazza inquadrata a mezzobusto, col volto rivolto leggermente verso il basso, i capelli neri ad incorniciare il delicato volto, mentre due mani maschili calavano dall'alto una corona incastonata di gemme. Di lato il titolo, piuttosto evidente: preziosa, in corsivo.
La rivista, di taglio classico, avrebbe spaziato dall'architettura, all'arredamento, alla moda, ma avrebbe avuto anche un contenuto sociale. Da un lato ville e giardini, dall'altro Emergency e i drammi di questo mondo, la spiritualità, la natura, la poesia, in un accostamento per nulla indelicato o irrisorio, ma al contrario un tentativo di mettere in relazione universi apparentemente inconciliabili, mostrare come la Bellezza e la Forma non potessero essere indifferenti e muti dinanzi alla Vita.
Destra dunque come Norma, come Stile, modello da seguire e se necessario anche da trasgredire. Mai comunque da ignorare. Destra come punto fermo, abito classico e spirito romantico, destra come imperativo morale, come sogno, favola, ma anche impegno, dedizione.
Immaginavo questa rivista che avrebbe dovuto illuminare l'edicola come la politica il mondo. Pensavo a questa idea di bellezza che avrebbe dovuto spogliarsi di quel carattere privilegiato, esclusivo e quasi nazista che porta taluni di contro a preferirle la bruttezza. Sarebbe stata una bellezza democratica, perchè a nessuno è precluso di sognare e tutti siamo chiamati a fare del bene, ma allo stesso tempo esclusiva. Mai populista e volgare. Un tentativo di chiamare tutti verso l'Alto, il Bene, il Bello, il Vero. Il Pulito.
Sognavo questo abito culturale per un rinnovamento del pensiero, una nuova classicità, tutto ciò che poteva anche avere un riflesso politico, di destra e di sinistra, ma che in tal caso l'avrebbe determinato e non sarebbe stato determinato da esso.
Follie di un sognatore.
Florian




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