Risultati da 1 a 9 di 9

Discussione: Texas batte California

  1. #1
    Conservatore
    Data Registrazione
    30 Apr 2004
    Località
    Sponda bresciana benacense
    Messaggi
    20,196
     Likes dati
    67
     Like avuti
    187
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Texas batte California

    Texas batte California
    E l’America scoprì che il modello tutto finanza e immobili della California liberal è un fuscello al cospetto della solidità produttiva del “primitivo” Texas


    di Mattia Ferraresi

    Il solo nome del Texas non può non evocare immagini seriali: fucili, cofani con le corna, supremazia dell’uomo bianco, becera ignoranza, George W. Bush. In rete gira un video, il preferito del governatore dello Stato, Rick Perry, che in sette minuti e qualche secondo smonta qualunque pregiudizio sull’arretratezza dello Stato del sud, sul suo presunto latifondismo ante guerra civile e sul diffuso sentimento di lentezza e fissità che il Texas suscita. In Texaplex – questo il titolo del documentario – lo Stato della stella solitaria viene presentato come un’enclave produttiva e dinamica in un mondo ancora impantanato nella crisi economica. Non sfugge il taglio apologetico del prodotto, ma i dati fanno una certa impressione. Il Texas ha più aziende nel ranking delle migliori 500 di qualunque altro Stato: Texas Instruments, i computer Dell, Exxon Mobil e il colosso delle comunicazioni AT&T sono soltanto alcuni degli esempi più noti. Nel triangolo chiamato appunto Texaplex, delimitato dalle città di Dallas, San Antonio e Houston, vivono 24 milioni di persone, l’80 per cento della popolazione, ed è lì che batte il cuore dello Stato che al momento ha molti motivi per sorridere. L’aria sublime dei romanzi di Cormac McCharty manca di suggerire alcuni pezzi di una realtà inconfutabile: grattacieli, industrie, autostrade. Una volta il Texas era anche questo, oggi lo è principalmente. Se fosse uno Stato indipendente, sarebbe il decimo in assoluto per dimensione, il dodicesimo in base al Pil e il quinto produttore di petrolio e gas al mondo; una potenza in cui vive il 7,4 per cento della popolazione degli Stati Uniti, servita dal terzo aeroporto del paese (Dallas-Forth Worth, che si estende su una superficie pari a quella di Manhattan) e dal secondo porto commerciale, quello di Houston. Con l’ampliamento del canale di Panama, che sarà completato nel 2014, lo scalo merci dell’insenatura di Houston diventerà il punto di riferimento dell’America del nord per tutte le merci provenienti dall’Asia. La condizione di salute dello Stato di Austin è una scoperta soltanto apparente, le radici del successo sono profonde, ma ora che il paragone con gli altri Stati mostra esiti perfino ingenerosi, i texani hanno tutta l’intenzione di sfruttare il “momentum”, il vento favorevole.
    La politica fiscale è un motivo ricorrente, ma non solitario, della fortuna del Texas. Conservatore per definizione, negli ultimi quindici anni lo Stato ha scommesso sul taglio delle tasse e sulla ristrutturazione dell’intero sistema fiscale. Le tasse imposte dal governo di Austin tendono allo zero e nel 1994 il Texas ha visto il più grande taglio fiscale della sua storia, una manovra da due miliardi di dollari architettata dall’allora governatore George W. Bush. La flessibilità e l’endemica inclinazione allo “small government” (diffusa anche fra i democratici) ha fatto del Texas un mezzo cingolato che avanza con passo lento e inesorabile. Anche le regole del mercato del lavoro viaggiano nel solco della flessibilità e del rischio d’impresa. Ci sono ventuno Stati nell’Unione che si fregiano del titolo di “right to work”, dove cioè non è obbligatorio per i lavoratori iscriversi a un sindacato. Solo il 4,5 per cento dei lavoratori texani è associato a una union, contro il 12,4 per cento della media nazionale, e richiedere più protezione sociale non è nella lista dei desideri.
    Le stratificazioni giuridiche e gli accorgimenti economici che fanno oggi del Texas un modello rispondono al principio di sovranità degli Stati confederati del decimo emendamento, secondo cui tutto ciò che non è imposto né proibito da Washington è appannaggio esclusivo dello Stato. Più che un paragrafo stampigliato sul Bill of Rights, il decimo emendamento rappresenta lo spirito e il sentire comune del Texas, ben espresso dal governatore Perry in aprile, quando in tutti gli Stati fioccavano le rievocazioni del Tea Boston Party per protestare contro la centralista politica degli stimoli economici imposta da Washington: «Quando abbiamo deciso di entrare nell’Unione nel 1845 – ha detto Perry con fare minaccioso – una delle condizioni era che potessimo abbandonarla se lo avessimo voluto. La mia speranza è che l’America e in particolare Washington facciano attenzione. Siamo una grande Unione. Non c’è assolutamente ragione per spezzarla. Ma se Washington continua a prenderci in giro, chissà come potrebbe andare a finire». In un certo senso i texani sono fieri di essere rimasti con la testa al 1845.

    Due modi di sentire la crisi
    A 550 miglia dalla città di El Paso, l’estremità ovest del Texas, si incontra un altro mondo, la California. Lo Stato ultrapatinato del governatore Arnold Schwarzenegger, repubblicano in terra democratica, è il modello della crisi. Il Golden state è una specie di microcosmo che replica in scala la situazione economica dell’intero paese, con qualche aggravante in più. I sintomi della crisi immobiliare in California si sono manifestati nel 2006, quando la svalutazione del mattone ha iniziato a inguaiare i risparmiatori. Con un sistema raffinato di prodotti finanziari, l’ottava potenza economica del mondo è stata trafitta più degli altri perché le armi economiche che aveva escogitato erano le più potenti. Il risultato è che il 30 giugno, alla fine dell’anno fiscale, la California aveva un debito di 26,3 miliardi di dollari, la disoccupazione all’11,6 per cento (contro l’8 per cento della media nazionale e il 6 per cento del Texas). Per quasi tre settimane il Senato di Sacramento non è riuscito a trovare l’accordo per una manovra economica e per pagare i creditori lo Stato ha usato il rischioso stratagemma di emettere buoni del tesoro, gli Iou (sigla per “I Owe You”, io sono in debito con te). Il problema è che le grandi banche, quelle che devono la vita alle iniezioni di denaro decise a Washington, si sono rifiutate di accettare i titoli stampati da Sacramento, costringendo il Senato a forzare la marcia verso un accordo. Il 20 luglio, al termine di quello che Schwarzenegger ha definito un “suspence movie”, l’accordo è stato raggiunto. Politicamente è stato un successo dei conservatori, che hanno dato battaglia perché almeno quindici miliardi di debito fossero coperti da tagli alle spese e non da un aumento delle tasse. Ricetta molto texana.

    Una febbre dell’oro al contrario
    Joel Kotkin, urbanista e membro del consiglio di presidenza della Chapman University, spiega in una serie di saggi (l’ultimo, pubblicato sul periodico dell’American Enterprise Institute, si intitola “The blue state meltdown”, il collasso degli Stati democratici) perché il modello ultrafinanziario e fortemente immobiliarista sta fallendo al cospetto della più elementare vocazione alla produzione interpretata dagli Stati a maggioranza repubblicana, di cui il Texas è un’eccellenza. Se da un punto di vista del sistema tutto può essere ridotto ad analisi numeriche, nella realtà quotidiana il trend inverso di California e Texas significa una cosa sola: abbandonare la nave. Dalla California partono “cercatori d’oro” al contrario al ritmo di 100 mila l’anno, e il Texas è la meta preferita. Con meno di 100 mila dollari si acquista un appartamento di oltre cento metri quadrati in una zona decente di Houston; il lavoro non manca e la Stella solitaria offre condizioni vantaggiose per avviare un’impresa. La duplice ondata di immigrazione (da stati vicini e dal Messico) sta radicalmente cambiando il volto del Texas. Più di un terzo della popolazione è di origine ispanica e il 50 per cento dei bambini nati in Texas l’anno scorso è “latino”. Lo Us Census Bureau spiega che se anche le frontiere del Texas fossero chiuse oggi con mezzi militari, nel giro di vent’anni la popolazione ispanica sarebbe maggioranza. E il governo di Austin non ha nessuna intenzione di blindare le frontiere, come invece tentano di fare California e Arizona, e sostiene che ai latinos vada offerta la possibilità di ottenere la cittadinanza a condizioni ragionevoli.
    Austin guarda con occhio accondiscendente quello che fino al 1836 era in effetti il suo Stato di appartenenza, il Messico. Dalla sponda sud del Rio Grande non arrivano più soltanto sbandati e contrabbandieri, ma anche giovani preparati che hanno i numeri per accedere alla classe dirigente. I gemelli Julián e Joaquín Castro sono l’avamposto della classe politica ispanica. Sindaco di San Antonio uno, deputato al Parlamento dello Stato l’altro, hanno 35 anni e un percorso di studi che passa da Stanford per arrivare ad Harvard. Li chiamano i Latinobamas. Sono democratici di stampo centrista ed esprimono perfettamente quella vocazione urbana e imprenditoriale del Texas ancora largamente sconosciuta al mondo. Sotto quello strato di polvere rossa lavora un meccanismo potente, fatto di vetro e acciaio.

    Texas batte California | Tempi
    “Pray as thougheverything depended on God. Work as though everything depended on you.”

  2. #2
    Conservatore
    Data Registrazione
    30 Apr 2004
    Località
    Sponda bresciana benacense
    Messaggi
    20,196
     Likes dati
    67
     Like avuti
    187
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Texas batte California

    Ecco il video del quale si parla nell'articolo:

    “Pray as thougheverything depended on God. Work as though everything depended on you.”

  3. #3
    Veritas liberabit vos
    Data Registrazione
    02 May 2009
    Località
    Nolite timere, pusillus grex. Ego vici mundum
    Messaggi
    1,289
     Likes dati
    0
     Like avuti
    2
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Cool Rif: Texas batte California

    Citazione Originariamente Scritto da UgoDePayens Visualizza Messaggio
    Texas batte California
    E l’America scoprì che il modello tutto finanza e immobili della California liberal è un fuscello al cospetto della solidità produttiva del “primitivo” Texas


    di Mattia Ferraresi

    Il solo nome del Texas non può non evocare immagini seriali: fucili, cofani con le corna, supremazia dell’uomo bianco, becera ignoranza, George W. Bush. In rete gira un video, il preferito del governatore dello Stato, Rick Perry, che in sette minuti e qualche secondo smonta qualunque pregiudizio sull’arretratezza dello Stato del sud, sul suo presunto latifondismo ante guerra civile e sul diffuso sentimento di lentezza e fissità che il Texas suscita. In Texaplex – questo il titolo del documentario – lo Stato della stella solitaria viene presentato come un’enclave produttiva e dinamica in un mondo ancora impantanato nella crisi economica. Non sfugge il taglio apologetico del prodotto, ma i dati fanno una certa impressione. Il Texas ha più aziende nel ranking delle migliori 500 di qualunque altro Stato: Texas Instruments, i computer Dell, Exxon Mobil e il colosso delle comunicazioni AT&T sono soltanto alcuni degli esempi più noti. Nel triangolo chiamato appunto Texaplex, delimitato dalle città di Dallas, San Antonio e Houston, vivono 24 milioni di persone, l’80 per cento della popolazione, ed è lì che batte il cuore dello Stato che al momento ha molti motivi per sorridere. L’aria sublime dei romanzi di Cormac McCharty manca di suggerire alcuni pezzi di una realtà inconfutabile: grattacieli, industrie, autostrade. Una volta il Texas era anche questo, oggi lo è principalmente. Se fosse uno Stato indipendente, sarebbe il decimo in assoluto per dimensione, il dodicesimo in base al Pil e il quinto produttore di petrolio e gas al mondo; una potenza in cui vive il 7,4 per cento della popolazione degli Stati Uniti, servita dal terzo aeroporto del paese (Dallas-Forth Worth, che si estende su una superficie pari a quella di Manhattan) e dal secondo porto commerciale, quello di Houston. Con l’ampliamento del canale di Panama, che sarà completato nel 2014, lo scalo merci dell’insenatura di Houston diventerà il punto di riferimento dell’America del nord per tutte le merci provenienti dall’Asia. La condizione di salute dello Stato di Austin è una scoperta soltanto apparente, le radici del successo sono profonde, ma ora che il paragone con gli altri Stati mostra esiti perfino ingenerosi, i texani hanno tutta l’intenzione di sfruttare il “momentum”, il vento favorevole.
    La politica fiscale è un motivo ricorrente, ma non solitario, della fortuna del Texas. Conservatore per definizione, negli ultimi quindici anni lo Stato ha scommesso sul taglio delle tasse e sulla ristrutturazione dell’intero sistema fiscale. Le tasse imposte dal governo di Austin tendono allo zero e nel 1994 il Texas ha visto il più grande taglio fiscale della sua storia, una manovra da due miliardi di dollari architettata dall’allora governatore George W. Bush. La flessibilità e l’endemica inclinazione allo “small government” (diffusa anche fra i democratici) ha fatto del Texas un mezzo cingolato che avanza con passo lento e inesorabile. Anche le regole del mercato del lavoro viaggiano nel solco della flessibilità e del rischio d’impresa. Ci sono ventuno Stati nell’Unione che si fregiano del titolo di “right to work”, dove cioè non è obbligatorio per i lavoratori iscriversi a un sindacato. Solo il 4,5 per cento dei lavoratori texani è associato a una union, contro il 12,4 per cento della media nazionale, e richiedere più protezione sociale non è nella lista dei desideri.
    Le stratificazioni giuridiche e gli accorgimenti economici che fanno oggi del Texas un modello rispondono al principio di sovranità degli Stati confederati del decimo emendamento, secondo cui tutto ciò che non è imposto né proibito da Washington è appannaggio esclusivo dello Stato. Più che un paragrafo stampigliato sul Bill of Rights, il decimo emendamento rappresenta lo spirito e il sentire comune del Texas, ben espresso dal governatore Perry in aprile, quando in tutti gli Stati fioccavano le rievocazioni del Tea Boston Party per protestare contro la centralista politica degli stimoli economici imposta da Washington: «Quando abbiamo deciso di entrare nell’Unione nel 1845 – ha detto Perry con fare minaccioso – una delle condizioni era che potessimo abbandonarla se lo avessimo voluto. La mia speranza è che l’America e in particolare Washington facciano attenzione. Siamo una grande Unione. Non c’è assolutamente ragione per spezzarla. Ma se Washington continua a prenderci in giro, chissà come potrebbe andare a finire». In un certo senso i texani sono fieri di essere rimasti con la testa al 1845.

    Due modi di sentire la crisi
    A 550 miglia dalla città di El Paso, l’estremità ovest del Texas, si incontra un altro mondo, la California. Lo Stato ultrapatinato del governatore Arnold Schwarzenegger, repubblicano in terra democratica, è il modello della crisi. Il Golden state è una specie di microcosmo che replica in scala la situazione economica dell’intero paese, con qualche aggravante in più. I sintomi della crisi immobiliare in California si sono manifestati nel 2006, quando la svalutazione del mattone ha iniziato a inguaiare i risparmiatori. Con un sistema raffinato di prodotti finanziari, l’ottava potenza economica del mondo è stata trafitta più degli altri perché le armi economiche che aveva escogitato erano le più potenti. Il risultato è che il 30 giugno, alla fine dell’anno fiscale, la California aveva un debito di 26,3 miliardi di dollari, la disoccupazione all’11,6 per cento (contro l’8 per cento della media nazionale e il 6 per cento del Texas). Per quasi tre settimane il Senato di Sacramento non è riuscito a trovare l’accordo per una manovra economica e per pagare i creditori lo Stato ha usato il rischioso stratagemma di emettere buoni del tesoro, gli Iou (sigla per “I Owe You”, io sono in debito con te). Il problema è che le grandi banche, quelle che devono la vita alle iniezioni di denaro decise a Washington, si sono rifiutate di accettare i titoli stampati da Sacramento, costringendo il Senato a forzare la marcia verso un accordo. Il 20 luglio, al termine di quello che Schwarzenegger ha definito un “suspence movie”, l’accordo è stato raggiunto. Politicamente è stato un successo dei conservatori, che hanno dato battaglia perché almeno quindici miliardi di debito fossero coperti da tagli alle spese e non da un aumento delle tasse. Ricetta molto texana.

    Una febbre dell’oro al contrario
    Joel Kotkin, urbanista e membro del consiglio di presidenza della Chapman University, spiega in una serie di saggi (l’ultimo, pubblicato sul periodico dell’American Enterprise Institute, si intitola “The blue state meltdown”, il collasso degli Stati democratici) perché il modello ultrafinanziario e fortemente immobiliarista sta fallendo al cospetto della più elementare vocazione alla produzione interpretata dagli Stati a maggioranza repubblicana, di cui il Texas è un’eccellenza. Se da un punto di vista del sistema tutto può essere ridotto ad analisi numeriche, nella realtà quotidiana il trend inverso di California e Texas significa una cosa sola: abbandonare la nave. Dalla California partono “cercatori d’oro” al contrario al ritmo di 100 mila l’anno, e il Texas è la meta preferita. Con meno di 100 mila dollari si acquista un appartamento di oltre cento metri quadrati in una zona decente di Houston; il lavoro non manca e la Stella solitaria offre condizioni vantaggiose per avviare un’impresa. La duplice ondata di immigrazione (da stati vicini e dal Messico) sta radicalmente cambiando il volto del Texas. Più di un terzo della popolazione è di origine ispanica e il 50 per cento dei bambini nati in Texas l’anno scorso è “latino”. Lo Us Census Bureau spiega che se anche le frontiere del Texas fossero chiuse oggi con mezzi militari, nel giro di vent’anni la popolazione ispanica sarebbe maggioranza. E il governo di Austin non ha nessuna intenzione di blindare le frontiere, come invece tentano di fare California e Arizona, e sostiene che ai latinos vada offerta la possibilità di ottenere la cittadinanza a condizioni ragionevoli.
    Austin guarda con occhio accondiscendente quello che fino al 1836 era in effetti il suo Stato di appartenenza, il Messico. Dalla sponda sud del Rio Grande non arrivano più soltanto sbandati e contrabbandieri, ma anche giovani preparati che hanno i numeri per accedere alla classe dirigente. I gemelli Julián e Joaquín Castro sono l’avamposto della classe politica ispanica. Sindaco di San Antonio uno, deputato al Parlamento dello Stato l’altro, hanno 35 anni e un percorso di studi che passa da Stanford per arrivare ad Harvard. Li chiamano i Latinobamas. Sono democratici di stampo centrista ed esprimono perfettamente quella vocazione urbana e imprenditoriale del Texas ancora largamente sconosciuta al mondo. Sotto quello strato di polvere rossa lavora un meccanismo potente, fatto di vetro e acciaio.

    Texas batte California | Tempi
    Ad un vecchietto un po' nostalgico me me fanno bene queste notizie. Intendiamoci, però: a me piace la California, quella ver, non quella Hollywodiana di cartapesta.
    Ma il Texas è una di quelle terre benedette donde provengono solo grandi cose e persone come la Baviera, il Lombardo-Veneto i le Due Sicilie.

    Un grazie a Tempi per l'aricolo e ad Ugo per averlo postato.
    IO REGNERO' malgrado satana e i suoi satelliti

    http://vandeano2005.splinder.com/

  4. #4
    Mé rèste ü bergamàsch
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Messaggi
    13,036
     Likes dati
    0
     Like avuti
    23
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Texas batte California

    Blue-State Blues

    http://www.nytimes.com/2009/08/03/op...that.html?_r=1

    Obama ha un modello per uscire dalla recessione: il Texas di Bush | l'Occidentale

    di Ross Douthat

    Sappiamo, perché lo ha detto nel primo dei suoi tanti e celebri discorsi, che Barack Obama non distingue tra un’America “Rossa” e “Blu” – ma guarda solo agli Stati Uniti d’America. Eppure, se il presidente provasse a valutare i sondaggi sempre più incerti, e che la spinta che ha dato alla riforma della sanità ormai è in stallo, potrebbe ritrovarsi a dover considerare le cose da una prospettiva più colorita.

    Il contrasto fra stati “rossi” e “blu” è spesso un’esagerazione. Durante gli anni di Bush, i polemisti liberal trasformarono il Texas, lo stato da cui proveniva il presidente – pio, regolato senza troppi limiti, avaro nei servizi pubblici e che va matto per l’espansione urbana – nel simbolo di ogni barbarie della Repubblica americana. Nel frattempo la California, da sempre il laboratorio favorito dei liberal, faceva passare la sua legislazione sul riscaldamento globale, inondando di miliardi di dollari la ricerca sulle cellule staminali, e sembrava sulla strada di negoziare a modo suo anche una riforma universale della sanità.

    Ma se andiamo avanti, parlando della crisi corrente, improvvisamente il Texas ci appare come uno stato modello. Il “Lone Star” (il soprannome del Texas, ndt) ha continuato a crescere anche dopo che il resto del Paese era caduto in recessione. Il suo tasso di disoccupazione e il tasso sui pignoramenti sono bel al di sotto della media nazionale. E’ uno dei soli 6 stati che non hanno dovuto gestire un deficit di bilancio nel 2009.

    Nello stesso tempo, la California, a lungo paradiso per i regolatori e per i sindacati del settore pubblico, è diventata un’area disastrata dal punto di vista fiscale. E’ non è il solo caso disperato tra gli Stati “blu”. 8 stati hanno un tasso di disoccupazione sopra l’11 per cento; di questi, 7 avevano votato per Obama lo scorso novembre. 14 stati hanno previsto un gap del budget per il 2010 che eccede del 20 per cento il loro Pil; solo 2 di questi erano andati a John McCain (lo stato di McCain, l’Arizona, e quello di Sarah Palin, l’Alaska). Dei 9 stati che quest’anno hanno rialzato le tasse, e hanno fatto calare il deficit a prezzo di una contrazione della crescita, la maggioranza sono bastioni liberali.

    Lo studioso di urbanistica Joel Kotkin ha definito questa recessione “un disastroso fallimento” dei blue-state. Questa affermazione rischia di esagerare le cose: il "profondo Sud" è stato colpito duramente dalla disoccupazione mentre alcune regioni liberal sono sopravvissute in un modo ragionevolmente accettabile alla tempesta. Ed è chiaro che parte della colpa della crisi corrente è da attribuire alle decisioni prese dalla amministrazione Bush a Washington.

    Ma da una capitale dello stato all’altra, la svolta al ribasso ha illuminato la debolezza del governo democratico – il suo zelo per la spesa sociale insostenibile, la preferenza per le regole piuttosto che per la creazione di posti di lavoro, la grande fiducia nelle entrate fiscali derivate dal reddito volatile della “upper upper class”. E, inevitabilmente, la tendenza verso la corruzione politica. I repubblicani hanno i loro scheletri nell’armadio ma i democratici si trovano a dover fare i conti con una serie ben peggiore di scandali: l’imbarazzo per il caso Blahojevich-Burris in Illinois, i misteriosi intrallazzi sui mutui del senatore Christoper Dodd in Connecticut, l’allargarsi della concussione in New Jersey, e le indagini crescenti sui casi di corruzione che hanno coinvolto i democratici al Congresso.

    Tutto questo ci spiega perché il Partito repubblicano potrebbe essere competitivo nel Nord-Est del Paese, per la prima volta da anni. Chris Christie sta guidando la corsa su Jon Corzine per il posto di governatore del New Jersey e lo sta facendo abbastanza facilmente. Rob Simmons potrebbe disarcionare Chris Dodd in Connecticut. Rudy Giuliani, che ha esperienza nella crisi degli stati “blu”, sta valutando la possibilità di correre a New York. E serve anche a spiegare le difficoltà attuali di Obama. Il presidente sta spingendo per una legge sui cambiamenti climatici sul modello californiano mentre gli uomini d’affari (e la gente) fuggono in massa dal “Golden State”. Sta spingendo per un piano sanitario che sembra somigliare sempre di più all’attuale sistema che ha provocato una emorragia di denaro in Massachusetts. Il suo deficit gonfiato somiglia a quello che sta paralizzando le capitali degli stati che vanno da Springfield a Sacramento.

    “Non permetteremo che la crisi ci mandi in rovina”, disse lo scorso autunno Rahm Emanuel. Ma durante una crisi, la gente tende ad avere a cuore il proprio posto di lavoro e la crescita economica. Non è proprio il periodo ideale per far passare costose legislazioni sociali che promettono di ottenere dei dividendi solo sul lungo periodo, se mai avverrà. Ecco perché Franklin Roosevelt aspettò fino al 1935, quando cioè sembrava che la Grande Depressione stesse finalmente calando, per spingere la sua “Social Security” al Congresso. Ecco perché Lyndon Johnson creò il Medicare nel momento culminante del lungo periodo di espansione economica successivo alla fine della Seconda Guerra mondiale. Ed ecco perché la sanità del Massachusetts e il tetto alle emissioni di gas-serra imposto dalla California sono entrambe state votate al culmine di un boom piuttosto che nel suo punto più basso.

    Obama gode ancora di un largo consenso popolare, e l’opinione pubblica s’identifica ancora ampiamente con l’agenda dell’amministrazione. Ma i soldi devono uscir fuori da qualche parte. Non si può pretendere di avere una nuova, audace epoca liberal senza la crescita per pagarla. Il presidente vuol governare l’America come se fosse uno “stato blu”, ma avrà bisogno che l’economia nazionale inizi a funzionare un po’ più come il Texas.

    Tratto da The New York Times

    Traduzione di Roberto Santoro
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  5. #5
    direttamente dall'Inferno
    Data Registrazione
    19 Jan 2007
    Località
    nel girone che preferite
    Messaggi
    37,222
     Likes dati
    1,324
     Like avuti
    11,204
    Mentioned
    352 Post(s)
    Tagged
    26 Thread(s)

    Predefinito Rif: Texas batte California

    tutto davvero molto interessante...perchè non solo la rockstar,ma l'intero universo dems rischia molto in caso di fallimento del piano di riforma della sanità negli USA

  6. #6
    Vivo all'estro
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Messaggi
    14,472
     Likes dati
    1,700
     Like avuti
    1,564
    Mentioned
    7 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Texas batte California

    Troppo lungo , teorico,opinionato,"intellettualoide",elongato inutilmente,ripieno di generiche fumose valutazioni ,labirintici e filosofici commenti da "io so tutto" ma che nessuno finisce per cagare o leggere..io,fossi in Italia,giuro non lo leggerai mai...MAI..
    mettiamola ,per carita' piu' semplicemente , chiaramente,istantaneamente leggibile a tutti :

    Disoccupazione California:
    11 %(Piu' alta che in Italia ,nonostante le incredibili,anche famose risorse!
    oltre ad oro e petrolio!)
    Disoccupazione Texas:
    3.9%

    Governo della California in bancarotta profonda.
    Governo del Texas in abbondante surplus economico.

    Pressione fiscale totale California,recentemente ancora alzata con l'aumento della sales tax statale che era gia' tra le piu' alte,LA PIU' alta degli USA.
    Pressione totale fiscale Texas,tra le 7-8 piu' basse.

    Percentuale statali California la piu' alta dell'Unione,oltre al fatto che gli statali californiani sono i piu' stranamente ,smoderatamente privilegiati e protetti.
    Percentuali statali in Texas tra le piu' basse dell'Unione.

    Crimini violenti per persona la seconda piu' alta dell'Unione in California.
    Una tra le piu' basse in Texas.

    Percentuali di certificati "folli",permanentemente inabili etc.:
    la piu' alta di tutta l'Unione in California.
    Tra le piu' basse in Texas.

    E cosi' via tra percentuale divorzi,insanita' di vario genere,crescita economica,crescita industriale,facilita' di cominciare una piccola impresa privata personale etc. etc. etc...in ognuna di queste statistiche Texas batte California 4-0,tra colpi di tacco e sbeffeggiamenti vari.
    " Democracy is currently defined in Europe as: " A country run by Jews " . E.P.

  7. #7
    Mé rèste ü bergamàsch
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Messaggi
    13,036
     Likes dati
    0
     Like avuti
    23
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Texas batte California

    Citazione Originariamente Scritto da Steppenwolf Visualizza Messaggio
    Disoccupazione California:
    11 %(Piu' alta che in Italia ,nonostante le incredibili,anche famose risorse!
    oltre ad oro e petrolio!)
    Disoccupazione Texas:
    3.9%

    Governo della California in bancarotta profonda.
    Governo del Texas in abbondante surplus economico.

    Pressione fiscale totale California,recentemente ancora alzata con l'aumento della sales tax statale che era gia' tra le piu' alte,LA PIU' alta degli USA.
    Pressione totale fiscale Texas,tra le 7-8 piu' basse.

    Percentuale statali California la piu' alta dell'Unione,oltre al fatto che gli statali californiani sono i piu' stranamente ,smoderatamente privilegiati e protetti.
    Percentuali statali in Texas tra le piu' basse dell'Unione.

    Crimini violenti per persona la seconda piu' alta dell'Unione in California.
    Una tra le piu' basse in Texas.

    Percentuali di certificati "folli",permanentemente inabili etc.:
    la piu' alta di tutta l'Unione in California.
    Tra le piu' basse in Texas.

    E cosi' via tra percentuale divorzi,insanita' di vario genere,crescita economica,crescita industriale,facilita' di cominciare una piccola impresa privata personale etc. etc. etc...in ognuna di queste statistiche Texas batte California 4-0,tra colpi di tacco e sbeffeggiamenti vari.
    Più li leggo e più assomigliano a quelli altrettanto famosi e noti di alcune regioni di questo paese, nei raffronti tra talune parassitarie e talaltre a ridosso delle Alpi che mandano avanti la baracca pur venendo additate di razzismo, egoismo e altre baggianate.
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  8. #8
    Vivo all'estro
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Messaggi
    14,472
     Likes dati
    1,700
     Like avuti
    1,564
    Mentioned
    7 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Texas batte California

    Citazione Originariamente Scritto da Bèrghem Visualizza Messaggio
    Più li leggo e più assomigliano a quelli altrettanto famosi e noti di alcune regioni di questo paese, nei raffronti tra talune parassitarie e talaltre a ridosso delle Alpi che mandano avanti la baracca pur venendo additate di razzismo, egoismo e altre baggianate.
    io dico che le "2 differenze" non sono fotocopie.
    le basi,le ragioni fondamentali,le differenza culturali e le due linee politiche causa del contrasto non sono per nulla "uguali".

    Ma...si, l'analogia ci sta'al 60%.
    " Democracy is currently defined in Europe as: " A country run by Jews " . E.P.

  9. #9
    Mé rèste ü bergamàsch
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Messaggi
    13,036
     Likes dati
    0
     Like avuti
    23
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Texas batte California

    Citazione Originariamente Scritto da Steppenwolf Visualizza Messaggio
    io dico che le "2 differenze" non sono fotocopie.
    le basi,le ragioni fondamentali,le differenza culturali e le due linee politiche causa del contrasto non sono per nulla "uguali".

    Ma...si, l'analogia ci sta'al 60%.
    Sì sì ci sta che quello che sta sotto sia diverso, tanto è vero che mi son limitato a sottolineare la somiglianza, non l'esatta copia, dei numeri nudi e crudi senza andare a cercare i perchè e i per come.
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

 

 

Discussioni Simili

  1. NOI SIAMO LA CALIFORNIA....LA RUSSIA IL TEXAS
    Di paulhowe nel forum Politica Estera
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 21-01-11, 22:58
  2. Texas
    Di carlomartello nel forum Destra Radicale
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 28-05-10, 11:44
  3. Texas
    Di FalcoConservatore nel forum Liberalismo e Libertarismo
    Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 09-10-09, 18:29
  4. California
    Di Matteoblu nel forum Americanismo
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 14-07-06, 22:39
  5. California......
    Di vandeano2005 nel forum Americanismo
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 30-05-06, 01:20

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito