La donna giusta
Per ogni uomo la “donna giusta” ha un preciso nome e un volto: quello di sua madre. Per cui è inevitabile che nel tracciare un profilo della mia donna ideale finisca per parlare della persona a cui devo tutto, a cominciare dalla mia nascita.
Mia madre è una donna eccezionale. Amore di figlio? D’accordo, ma c’è dell’altro. In tutta la mia vita non mi è mai capitato di vedere, tra le persone comuni, una in grado di catturare in tal misura l’affetto e la stima del proprio prossimo. Chiunque la conosca, appena la incontra non fa che prodigarsi in complimenti ammirati. Oggi mia madre ha la bellezza di 76 anni, ma nessuno è disposto a credere ad un’età reale soltanto dal punto anagrafico.
Mia madre non è mai stata una particolare bellezza. Ma al contrario di altre colleghe ben più appariscenti ha sempre esercitato sugli uomini un particolare fascino, essendo dotata di un carisma che non è venuto meno nonostante l’età e il sopraggiungere degli acciacchi. E’ lei una donna “distinta”, di un genere che se ne incontrano poche oggi. Una donna che sa come vestire, come parlare, come ascoltare. Sempre disponibile, generosa, altruista. E per questo continuamente oggetto di ricambiate attenzioni ed effusioni.
Mia madre è una donna all’antica, ma questa considerazione mai è apparsa sgradevole in bocca ad alcuno. Nata al tempo del fascismo, figlia di un Colonnello dell’Arma dei Carabinieri, ha ereditato da quei tempi eroici l’amore per la nazione, la disponibilità al sacrificio, la dedizione alla causa, un profondo senso del dovere e di rispetto per le regole. Un ritratto, questo, che sembra appartenere ad una donna che oggi diremmo “di destra”, ma in realtà mia madre con vezzo tipicamente femminile si è sempre disinteressata di politica e ideologia. Solo da pochi anni, quando Berlusconi ha avuto la bella idea di cancellare l’iniqua tassa dell’ICI mia madre ha sentito il bisogno di esternare con convinzione il proprio voto.
Per mia madre, infatti, la Casa è tutto. E’ ciò che ha ereditato in proprietà dalla sua famiglia, come contropartita per aver dovuto forzatamente rinunciare ad una sicura carriera professionale. La più brillante studentessa di liceo della città di Napoli sembrava fosse destinata all’avvocatura quando per volontà del padre, in ristrettezze economiche dopo aver comperato una casa di sette vani e accessori in uno dei luoghi più rinomati della città, decise con autorità che l’Università bastava per i tre figli maschi e che era necessario per lei andare a lavorare. In quanto in futuro, essendo lei donna, avrebbe ereditato, appunto, la Casa. E così mia madre dovette di punto in bianco cambiare vita e obiettivi, pur riuscendo con egual impegno e bravura nel nuovo ruolo di impiegata assegnatole.
Poi arrivò mio padre, di classe sociale inferiore, ma straordinariamente attraente, una via di mezzo tra Gregory Peck e Marcello Mastroianni. Mia madre lo sposò, contro la ragionevolezza e il volere paterno, e da allora smise di lavorare per dedicarsi a tempo pieno alla futura famiglia e alla Casa. Sono nati due bambini e la nostra è stata per molti anni, nonostante gli alti e bassi, una famiglia felice di impianto tradizionale. Nessuno dei miei genitori aveva infatti vissuto il Sessantotto, e gli istinti populisti di mio padre erano tenuti a bada dal fantasma del Colonnello che aleggiava ancora nella Casa tra quadri, statue e sciabole in bella mostra.
Nella Casa mia madre era onnipresente e a noi figli non è mai venuto meno quel punto di riferimento la cui scomparsa è considerata la base di tante nevrosi contemporanee. Mio padre lavorava, a volte in orari pazzeschi, a volte a Natale, ma portava i soldi guadagnati nella Casa. Mia madre dal canto suo puliva, cucinava, stirava, lavava, ci portava a scuola e ci preparava come meglio credeva alla vita. Quando vedevamo la tv lo facevamo perchè ci piaceva e non in mancanza di una persona al nostro fianco. Fin quando son rimaste in vita mia nonna e l’anziana governante abbiamo goduto anche della loro presenza, dopo di che accanto a noi è restata nostra madre.
Che non ci ha fatto mai mancare un sorriso. Penso che sia stata questa capacità di sorridere sempre, a volte persino di cantare, una ragione del suo fascino. Sempre in movimento eppure mai in affanno, mai in disordine. Mai con i capelli fuori posto o le unghia con lo smalto usurato. Poteva ben dirsi, in ogni occasione, una Signora.
E mio padre e noi figli abbiamo vissuto per anni con la consapevolezza e l’orgoglio di avere accanto a noi questa Signora, la mamma presente che i nostri cugini non avevano, il centro di gravità della Famiglia, l’unico riferimento comune di tutto il parentado, il perno della Casa dei nonni divenuta ora anche la nostra. Le nostre zie lavoravano, erano sciatte e in disordine. La nostra mamma aveva ben altra classe ed era tutta per noi. Non navigavamo nell’oro, ma nel cambio ci sembrava di averci guadagnato.
Con gli anni sono cambiate molte cose, ma mia madre è rimasta sempre fedele a se stessa. Profondamente cattolica – alle scuole medie si fregiava di aver studiato presso le scuole spagnole (durante l’epoca di Franco!) – ma non bigotta, e sempre rispettosa dell’altrui libertà di scelta, non ha mai avuto il bisogno di pensare a divorzi, contraccettivi, aborti. La sua mentalità era quella delle donne del suo tempo – sante donne! – che si fidanzavano in casa, si sposavano, mettevano al mondo una nidiata di bambini e stop! Finite le fantasie e le pruderie... Cosicchè alla morte di mio padre, l’idea di contrarre un nuovo matrimonio non è entrata minimamente nella testa mia madre, e nulla oggi la disgusta più dell’incessante can can massmediatico su coppie che si aprono e si dividono, sulla gente che si risposa, gli omosessuali e quant’altro. E’ un mondo che non le appartiene e dal quale, per quanto possibile, si tiene alla lontana.
Anche adesso che ho compiuto i miei anni sono rimasto in un ottimo rapporto simbiotico con mia madre e non mi capacito della distanza abissale che intercorre tra una donna come lei, una Signora appunto, e le sciacquette con cui si ha a che fare quotidianamente. Da un lato non sanno fare altro che ballare ed andare in palestra; dall’altro, il tipo per così dire “impegnato” è così dedito allo sviluppo del proprio ego che poco o nulla rimane da dare al proprio uomo. Diceva Allan Bloom che gli artisti cono dei cattivi amanti perchè amano innanzitutto la propria arte. Ed è così. Per questo la donna in carriera è così soggetta all’infedeltà, perchè antepone alla famiglia le proprie aspirazioni professionali. L’esatto contrario di quanto ha sempre fatto mia madre.
Trovare una donna che sappia cucinare oggi non è facile. Che abbia la voglia e il piacere di farlo ancor meno. E di donne che sappiano imbastire una conversazione, che conoscano un minimo di etichetta? Manco a parlarne. Donne educate ed in grado di educare poi sono sempre meno. Oggi questa funzione spetta alla tv e alla scuola, fino a quando verrà uno psicanalista da strapazzo a completare l’opera.
Ecco perchè trovare la donna ideale è oggi così difficile. Basterebbe solo trovare una donna che voglia e sappia essere una Signora. Ma non c’è più posto per le Signore nella società contemporanea mi sa. Rimpiango allora la fortuna che ha accompagnato mio padre, è partito dal nulla e... ha fatto bingo!
Mr. Right




Rispondi Citando
