Quirinale: il Pd apre alla trattativa, per il Governo punta su montiani e leghisti


Primo passo il Governo, secondo passo il nuovo inquilino del Colle. Due tappe che in realtà sono diverse solo in ordine cronologico ma che fanno parte di una stessa trattativa politica. È chiaro che Pierluigi Bersani, che venerdì dovrebbe ricevere da Giorgio Napolitano il mandato con riserva a formare il Governo, farà di tutto per riuscire ad approdare a Palazzo Chigi ma sa anche che questo dipenderà dal sostegno di alcuni partiti. Ed è qui che le due partite - Palazzo Chigi e Quirinale - si intrecciano. Perché per avere i numeri sufficienti per una maggioranza - che non ha al Senato - deve "scambiare" la carta del presidente della Repubblica. Al momento Grillo ha sbarrato le porte a un Governo Bersani, quindi, il Pd sta cercando i numeri sia dai montiani che dai leghisti. Il dialogo è in corso ma, se andrà a buon fine, è chiaro che al Quirinale non potrà andare una personalità che provenga dal mondo del centro-sinistra ma da un'area contigua ai moderati. E anche al Pdl di Berlusconi.

Il Cavaliere torna in partita.
Già perché Silvio Berlusconi, che ha già minacciato di scendere in piazza se la sinistra dovesse occupare anche la casella del Quirinale, ha già in mente un percorso di trattativa che passa attraverso la Lega. Al momento il Pdl è fuori dai giochi ma non il Carroccio, che è diventato uno degli interlocutori di Bersani come possibile alleato di Governo. I leghisti stanno trattando, ma per garantire il sì dei loro senatori all'Esecutivo devono necessariamente avere il via libera di Berlusconi. È evidente che una iniziativa senza il placet del Cavaliere rischia di far cadere i governi delle Regioni del Nord a guida leghista che si reggono solo grazie ai voti del Pdl: un risultato che per la Lega di Maroni sarebbe una catastrofe. Come una catastrofe sarebbe il ritorno al voto, visti i pessimi risultati delle ultime elezioni. E allora l'operazione di Maroni è da un lato impedire un ritorno alle urne, dall'altra dare un appoggio a Bersani ma facendo rientrare nella partita del Quirinale anche il Cavaliere. Solo a queste condizioni il Pdl accetterebe il "tradimento" di una Lega che si è presentata alle elezioni alleata del Pdl ma che appoggia un Governo dell'avversario politico. Ecco allora che nella rosa dei nomi per il Colle, Berlusconi diventerebbe un attore necessario della trattativa.


Monti esce dalla casella Quirinale, non da quella del Governo.
Anche Mario Monti diventa un attore di questa trattativa incrociata tra Governo e Colle. Già perchè Bersani con i soli voti della Lega non ce la farebbe ad avere una maggioranza. Il leader Pd ha bisogno anche dei 21 senatori di Scelta civica: solo sommando i due partiti si arriverebbe a quota 160 a Palazzo Madama. Monti, con la sua mossa per scalare la presidenza del Senato si è bruciato anche la strada per il Quirinale ma se darà il via libera all'operazione Bersani parteciperebbe di diritto al negoziato sul Colle indicando un nome di suo gradimento ma, soprattutto, entrerebbe nella squadra di governo di Bersani magari come ministro degli Esteri per poi fare un salto verso alte cariche in Europa. Anche il suo partito, Scelta civica, preme affinchè si dia un appoggio a un governo (anche non Bersani) perché un ritorno alle urne potrebbe voler dire una sconfitta ancora più bruciante di quella appena patita.

La roulette del Colle se Bersani non ce la fa.
L'operazione di Bersani di formare un Governo parte in salita. Non solo per la spregiudicatezza di mettere insieme Lega e Monti ma anche perchè non è detto che alla fine i due partiti diano il loro via libera. Molto dipenderà anche dal pensiero di Giorgio Napolitano che vuole un governo solido per l'Italia in un momento di nuove, possibili tempeste sull'area euro. Mettere in sicurezza il Paese dal punto di vista della stabilità politica, questo è l'obiettivo del presidente della Repubblica che non coincide necessariamente con quello di Bersani. Dunque se l'operazione del segretario Pd non si dovesse rivelare convincente, tutto tornerebbe nelle mani di Napolitano il quale proverà a formare un governo istituzionale. È chiaro che se ci riuscisse, sarebbe la nuova alchimia politica di quel governo a lanciare anche il prossimo inquilino del Colle. Ma è troppo presto per immaginarne un identikit.

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