Maroni, il cerchio magico viene dal Mezzogiorno
Dai coniugi calabresi Aiello e Tavano al beneventano Ciriello. Il segretario leghista pesca al Sud. E scontenta la base.
C'è già chi parla di un cerchio magico targato Roberto Maroni, dopo quello creato da Umberto Bossi contro cui proprio il neo governatore lombardo
aveva combattuto. Un cerchio di fedelissimi che ruota attorno alla 'badante' Isabella Votino, storica portavoce di Maroni,
divenuta con l’elezione di Bobo a segretario federale della Lega il capo della comunicazione del partito e ispiratrice di molte nomine.
Dettaglio che ai leghisti non sfugge: Votino non è padana, ma beneventana, arrivata nel Carroccio tramite un deputato campano di Forza Italia
che la sponsorizzò quando Maroni ministro del Welfare si mise in cerca di un portavoce.
E il cerchio magico che Maroni si sta portando in Regione Lombardia condivide le stesse origini non esattamente celtiche di Isabella
(che, tra l’altro, continua a mantenere un generoso contratto di consulenza al Milan di Silvio Berlusconi).
L'AVVOCATO DI PUNTA? È CALABRESE. L’avvocato a cui Maroni ha dato in mano le mille grane giudiziarie della Lega si chiama Domenico Aiello,
di origini catanzaresi (è nato nel 1969 a Palermiti). È lui, l’avvocato calabrese di Bobo, che a suon di parcelle sta seguendo tutta la vicenda Belsito
e i suoi strascichi, ma anche la causa intentata dal precedente avvocato del Carroccio, Matteo Brigandì, che ha chiesto un indennizzo di 2 milioni di euro
dopo essere stato cacciato da Maroni in quanto bossiano.
LA MOGLIE ALLE INFRASTRUTTURE. Ebbene, tra le prime nomine che il neo eletto presidente della Lombardia ha fatto in Regione c’è quella,
importantissima, di direttore generale dell’assessorato Infrastrutture, direzione che controlla appalti e grandi opere in vista dell’Expo 2015.
Il professionista scelto da Bobo si chiama Anna Tavano, catanzarese. Non solo, trattasi della moglie di Aiello. Una 'terrona' (lo diciamo in senso leghista)
che arriva in Regione Lombardia direttamente dalla Regione Calabria, dove è inquadrata come dirigente della Programmazione comunitaria.
IL MALUMORE DI SALVINI. Non c’erano altri nomi, leghisti o comunque padani, da mettere in quel delicato posto che controlla le infrastrutture lombarde?
È quel che si chiedono molti membri del Carroccio, a partire dal fedelissimo maroniano Matteo Salvini, capo della Lega lombarda, un po’ intredetto dalle scelte di
Bobo (o della Votino?). E che dire di quest’altra mossa. A capo della segreteria del governatore Maroni arriva Giacomo Ciriello, 35enne già nel gabinetto di Bobo
al Viminale, sotto stretto controllo della Votino.
Ebbene, guarda caso anche Ciriello è di Benevento, come la bella portavoce, già soprannominata dai cronisti lombardi “portasilenzi” perché risponde raramente.
DA BOBO MARONI A BOBO... TERRONI. E poi c’è il tagliatore di teste chiamato da Maroni per ridurre i costi di via Bellerio, schizzati alle stelle
dopo la dispendiosa campagna elettorale per la Lombardia. È un commercialista e si chiama Carmine Pallino. A giudicare dal nome nemmeno lui celtico-padano.
Si ripete insomma la situazione della Lega di Bossi, in mano ai “terroni” Francesco Belsito (originario di Vibo Valentia), Rosy Mauro (brindisina) e Manuela Marrone,
la moglie del Senatùr di origini sicule. Perciò qualcuno, tra il serio e il faceto, già scherza e storpia il nome di Bobo Maroni in 'Bobo Terroni'.
Lettera43





