FENICE!
SAM!
FENICE!
SAM!
San Babila, centro dell’eleganza, luogo di ritrovo della borghesia milanese con i suoi negozi scintillanti, le insegne luminose dei suoi cinema dei suoi teatri, i bar alla moda.
In quegli anni divenne un’enclave all’interno della quale non esisteva altra legge che quella della violenza dove il diritto di portare i capelli lunghi, l’eskimo o peggio ancora un giornale democratico in tasca era negato a suon di legnate, di catenate e in alcuni casi di coltellate dai “sanbabilini “ prodi avventori di quei bar alla moda. Scriveva Carlo Rossella in uno dei brani di introduzione del dossier“Il centro di Milano era presidiato da picchiatori neri. Ogni notte si sentiva lo scoppio di qualche bomba firmata dalle Squadre d’azione Mussolini. Davanti alle scuole i manganellatori del MSI erano pronti ad aggredire alla maniera dei guappi, col coltello in mano. Sembrava proprio, in quel 1971, che i fascisti potessero agire quasi impunemente tanto le inchieste su di loro finivano insabbiate, tante le denunce si ammonticchiavano sulle scrivanie di certi funzionari di questura, tanto certi magistrati stravolgevano a loro favore la bilancia della giustizia. Nell’aria si respirava odor di connivenza, di omertà.”






Ma chi è Gianni Nardi? Lo descrive Camilla Cederna in un vecchio numero dell'Espresso, solo una settimana dopo il suo arresto a Brogeda. "E' un giovane di cattiva condotta esemplare, seguace di una routine di illegalità, cresciuto nel disprezzo di tutte le cose da rispettare, ex paracadutista, ex missino, per quattro mesi sotto falso nome in Spagna e appartenente alla Giovane Italia, ora collegato con le SAM (Squadre di Azione Mussolini), giocatore d'azzardo, tiratore eccezionale, maniaco delle armi e della strategia militare, proprietario di un poligono privato nella sua villa vicino ad Ascoli".
Origini [modifica]
Piazza San Babila si trova oggi nel luogo ove fino agli anni trenta c'era solo uno slargo che si apriva alla fine dell'attuale corso Vittorio Emanuele e davanti all'antica basilica per restringersi all'inizio di corso Venezia. Un luogo, l'antico Carrobio di porta Orientale, che si trovava appena fuori le mura romane, dove nel Medioevo sostavano mercanti e mercanzie prima di entrare in città.
L'idea, ed il conseguente progetto, di aprire una grande piazza non fu immediata ma dettata dalla necessità di adoperare in senso architettonico quegli aggiustamenti al centro cittadino di una Milano, passata in pochi decenni da poco più di 200.000 a un milione di abitanti.
I lavori [modifica]
La storia della piazza inizia con l'avvio dei lavori per realizzare, ad inizio secolo, una strada che colleghi direttamente piazza della Scala e corso Venezia. Un cantiere che subisce due importanti interruzioni: il sopraggiungere della prima guerra mondiale e poi per le gravi difficoltà del turbolento dopoguerra.
Tuttavia nel 1926, con Mussolini al potere, venne dato nuovo impulso all'iniziativa anche per dare un segno forte di ripresa delle attività sociali ed economiche della città. Il concorso per un nuovo Piano Regolatore venne bandito il 1º ottobre 1926. Contestualmente vennero riavviati i lavori della nuova strada abbattendo lo stabile che si trovava accanto alla nuova sede della Banca Commerciale in piazza della Scala. Nel corso dei due anni successivi, fra il 1927 ed il 1928, si procedette ad ulteriori demolizioni per aprire piazza Crispi (oggi piazza Meda) e corso Littorio (oggi corso Matteotti).
Gli anni sessanta: il Sanbabilino [modifica]
L'amore fra la destra e San Babila scoppia alla fine degli anni Sessanta. Secondo Tommaso Staiti di Cuddia, ex parlamentare missino, poi transitato, in polemica con la svolta di Fiuggi, alla Fiamma Tricolore, piazza San Babila era una sorta di sede aggiuntiva dei locali della Giovane Italia e del Raggruppamento giovanile di corso Monforte 13.
«San Babila - spiega Staiti di Cuddia - la scoprimmo io e Franco Petronio quasi per caso passeggiando a Milano intorno al 1967. C'erano le avvisaglie della contestazione ed una sera vedemmo stazionare dei ragazzi, che in maniera estetica, esprimevano una gioventù diversa da quella dei capelloni e degli hippies. Nel frattempo Nencioni aveva trovato una sede per la Giovane Italia ed il Raggruppamento giovanile in via Monforte, a due passi da San Babila. La sede non era molto grande ma il pomeriggio e la sera erano alcune centinaia di ragazzi che gravitano fra la sede e San Babila»[5].
Una sede che avrà vita breve ma intensa: nel 1970 chiude. Il magma giovanile che fa oramai la spola fra sede e San Babila è scarsamente controllabile, sia dal punto di vista politico, sia quello della violenza, che a Milano sta dilagando.
E proprio negli anni Settanta nasce un neologismo dispregiativo: sanbabilino. Viene inventato da alcuni cronisti milanesi per definire i fascisti che stazionano in piazza San Babila.
Il Fronte apre una sede, qualche mese dopo, in una zona più periferica, in via Burlamacchi. Sono tuttavia molti gli ex "monfortini", come Nico Azzi, che non approvano il trasloco e decidono di restare a San Babila. Insieme a diversi gruppi extraparlamentari che a Milano non hanno la forza di avere una sede propria: Avanguardia Nazionale, guidata da Mario Di Giovanni, e Lotta di Popolo, capeggiata da Serafino di Luia, che fa la spola con Roma.
Gli anni settanta: l'anarchia nera [modifica]
In questo coacervo di persone, realtà e tendenze, cresce una nuova generazione di militanti, che, pur mantenendo un minimo legame con l' MSI, decide di seguire la strada della piazza e dell'anarchia nera. Dalle sedi di partito ci si sposta nei bar. Quello più noto è il Motta (oggi divenuto un negozio della marca Diesel), sotto i portici all'angolo con corso Vittorio Emanuele. Qui sono accampati i ragazzi apolitici di cui parla Staiti, fino all'arrivo dei militanti orfani di Monforte. Ma vengono frequentati anche il Borgogna (oggi Victory) di via Borgogna, mentre alcuni preferiscono il Pedrinis dalla parte di corso Matteotti e poi infine I Quattro Mori che oggi non esiste più.
A San Babila comincia a farsi vedere sempre più spesso un militante vicino alle posizioni di Pino Rauti: Giancarlo Rognoni, gravitante in Ordine Nuovo e fondatore della rivista La Fenice.
Un ambiente più abituato alla pratica che alla teoria, con alcune eccezioni come quella di Mario Di Giovanni, il leader di Avanguardia Nazionale di Milano.


Gianni Nardi [modifica]
Gianni Nardi rappresenta la leggenda dei sanbabilini. Alto, biondo, di famiglia ricca e look d'ordinanza: Lacoste d'estate e giaccone militare d'inverno. Jeans o pantaloni militari e gli Ray-ban.