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Discussione: Controllo mentale

  1. #741
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    Predefinito Re: Controllo mentale

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #742
    Blut und Boden
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  3. #743
    Blut und Boden
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    Ultima modifica di Eridano; 03-11-25 alle 15:41
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  4. #744
    Blut und Boden
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  5. #745
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    Predefinito Re: Controllo mentale

    suggerisco una attenta lettura ... https://criminologiaicis.it/news/ing...criminologica/

    “Il linguaggio politico è concepito in modo da far sembrare vere le bugie e rispettabile l’omicidio, e per dare parvenza di solidità all’aria.”GEORGE ORWELL

    Parliamo di ingegneria sociale in una prospettiva criminologica, analizzando come essa rappresenti un’arte sofisticata che sfrutta le vulnerabilità psicologiche e sociali degli individui per manipolarne il comportamento. Questo fenomeno ha implicazioni profondamente radicate nella sicurezza delle informazioni, nel marketing, nella politica e nella protezione delle fasce più deboli della società. Lo scopo di questo studio è di analizzarnele applicazioninei modi più diffusi tra i quali vi rientrano certamente i social media. La manipolazione delle masse attraverso l’ingegneria sociale si basa su principi psicologici fondamentali che rendono gli individui suscettibili all’influenza, ma attenzione perché essa non può avere alcun altro scopo che il condizionamento del pensiero critico.

    Partiamo dai cenni storici

    Sebbene il concetto di ingegneria sociale sia diventato prominente negli anni ’90, le sue radici storiche sono profonde. La manipolazione delle persone attraverso l’inganno e la persuasione è già documentata da secoli nei vari contesti storici. Si pensi a Niccolò Machiavelli che nel suo celebre trattato “Il Principe” (1532), descrive l’uso dell’inganno come strumento politico, sostenendo che “i leader devono essere disposti a manipolare e ingannare per mantenere il potere”. Chiaramente questa visione pragmatica e cinica del potere politico anticipa molti dei concetti fondamentali dell’ingegneria sociale moderna.

    Infatti, in epoche successive, la psicologia ha ulteriormente influito sui meccanismi della manipolazione collettiva. Con la sua teoria dell’inconscio, Sigmund Freud, ha aperto la strada alla comprensione di come le motivazioni e i desideri nascosti possano essere sfruttati per manipolare il comportamento umano svelando le dinamiche interne che rendono le persone suscettibili all’influenza esterna.

    Lo psicologo sociale Stanley Milgram, nel 1963 fece un esperimentoin cui esplorava l’obbedienza all’autorità, dimostrando come le persone possano essere indotte a compiere azioni contrarie ai propri principi morali sotto la pressione di una figura autoritaria. Infatti lo studio ha rivelato il potere dell’autorità e dell’obbedienza, evidenziando come la conformità possa essere ottenuta attraverso il controllo psicologico e sociale.

    Anche Solomon Asch, negli anni ’50, ha arricchito la comprensione delle pressioni sociali attraverso i suoi esperimenti sulla conformità. Egli ha dimostrato che gli individui tendono a conformarsi all’opinione della maggioranza per evitare l’isolamento sociale, un desiderio di appartenenza e accettazione che è un pilastro dell’ingegneria sociale.

    Nel campo criminologico, Kevin Mitnick, nel suo libro “The Art of Deception” (2002), descrive come l’inganno può essere utilizzato per ottenere accesso a sistemi informatici protetti. Mitnick illustra come la manipolazione delle persone sia spesso più efficace della violazione delle barriere.

    Le applicazioni pratiche riportate nel libro “Influence: The Psychology of Persuasion” (1984), Robert Cialdini evidenziano sei principi chiave di persuasione: reciprocità, impegno e coerenza, prova sociale, simpatia, autorità e scarsità. Questi principi, che discorreremo di seguito, sono strumenti importanti che possono essere utilizzati per influenzare le scelte umane.(continua)

  6. #746
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    Predefinito Re: Controllo mentale

    Perché accettiamo la censura
    di Thierry Meyssan

    La logica interna di ogni amministrazione è esercitare il controllo su ciò che amministra. Ciò implica che ciascuna tende a censurare l’opposizione. In una repubblica, invece, i responsabili politici devono controllare le loro amministrazioni e assicurarsi che rispettino i principi voluti e approvati dalla popolazione. Oggi però gli Stati europei — la Francia in particolare — abbandonano i valori da essi stessi forgiati e non esitano a ricorrere alla censura su larga scala.

    Rete Voltaire | Parigi (Francia) | 17 settembre 2025

    L’Arcom, amministrazione francese per la censura dell’audiovisivo.
    In tutto il mondo Voltaire è celebrato come l’uomo che meglio ha difeso la libertà di espressione. Ci ha fatto capire che questa libertà è condizione indispensabile per l’instaurazione di ogni democrazia. Lo pensava anche la zarina Caterina II di Russia, presso la cui corte Voltaire visse a lungo, nonché JD Vance, vicepresidente degli Stati Uniti, che ritiene che questo «valore europeo fondamentale», «condiviso con gli Stati Uniti d’America» oggi sia «in declino» [1].

    Nel XX secolo solo i fascisti e i nazisti si opposero frontalmente alla libertà di espressione. Secondo loro, l’unità del popolo era più importante del dibattito pubblico, che causa divisioni. Abbiamo visto quali crimini di massa hanno commesso, non per convinzione, ma come prevedibile conseguenza delle loro ideologie.


    Tradizionalmente, negli Stati Uniti non sono tollerate restrizioni alla libertà di espressione; in Francia invece si distinguono le opinioni dalle calunnie e dalle diffamazioni.

    Una parentesi è d’obbligo: per garantire che il divieto di calunnia e diffamazione non venisse utilizzato per restringere la libertà di espressione, i nostri predecessori previdero che tutti i processi in materia fossero celebrati davanti a una giuria popolare. Non è più così dalla seconda guerra mondiale. In pratica, il ricorso a giudici di professione fa sì che le loro sentenze possano essere influenzate dallo Stato.

    Inoltre, negli ultimi anni abbiamo reintrodotto, senza rendercene conto, un potere di restrizione dello Stato e della società sulla libertà di parola. A poco a poco abbiamo vietato discorsi che offendono settori della popolazione. Prima della Rivoluzione francese esistevano il crimine di lesa maestà e il sacrilegio; oggi vietiamo l’antisionismo e l’islamofobia. Ma l’antisionismo non è un’incitazione contro un gruppo religioso o etnico, ma un’opinione politica, condivisa anche da personalità ebraiche israeliane. E l’islamofobia è spesso una critica ragionata del pensiero mussulmano come lo è quella che esercitiamo sul pensiero cristiano.

    Ciò che si cerca di bandire non è un messaggio particolare, ma ogni messaggio che metta in discussione verità che riteniamo assodate. Possiamo anche affrontare il problema dal punto di vista opposto: la questione non è ciò che vogliamo vietare, ma gli errori che cerchiamo di difendere: la convinzione che non ci si debba discostare dai pregiudizi comuni.


    Un esempio: le civiltà possono svilupparsi solo se hanno accesso all’energia. Ecco perché nell’antichità si ricorreva alla schiavitù. Oggi utilizziamo enormi riserve di gas e petrolio. L’amministrazione Bush-Cheney era convinta che ci stessimo avvicinando alla fine dell’èra degli idrocarburi e fosse quindi necessario investire in fonti energetiche alternative. Oggi siamo convinti che gas e petrolio, anche se non si esauriranno nei prossimi anni, inquinano l’atmosfera che respiriamo e causano il riscaldamento globale (proprio come i nostri antenati, i Galli, credevano che il cielo stesse per cadere sopra le loro teste). Tuttavia questa convinzione non è mai stata oggetto di dibattito scientifico. È stata abbandonata da Russia, Cina e Stati Uniti. L’Accademia russa delle scienze sostiene un’altra teoria per spiegare il cambiamento climatico, ma non è stata mai discussa. Preferiamo fare riferimento all’assemblea dei delegati delle Nazioni Unite, il GIEC [Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico], composta esclusivamente da funzionari degli Stati membri. Alcuni membri sono effettivamente scienziati, ma tutti vi siedono in qualità di funzionari che rappresentano il proprio governo. I nostri media si limitano esclusivamente alle nostre teorie, quindi ci scuoteremo solo quando Russia, Cina e Stati Uniti si saranno organizzati unendo le proprie forze, e noi ci ritroveremo impoveriti.

    Un altro esempio: da ottant’anni viviamo più o meno sotto la protezione anglosassone. Quindi sosteniamo l’organizzazione del mondo secondo le regole stabilite dal G7, da noi liberamente accettate. Abbiamo dimenticato i principi del diritto internazionale creati da Francia e Russia quasi alla vigilia della prima guerra mondiale (Conferenza dell’Aia del 1899). Inizialmente si trattava di rinunciare a non comportarci da barbari e a non massacrare civili durante le guerre. All’epoca si stabilirono le «leggi della guerra». Nessuno le contesta, tranne Stati Uniti e Israele, che hanno praticato la tortura su larga scala; Israele sta addirittura commettendo un genocidio. In una conferenza successiva si sottolineò che, per vivere in pace con i propri vicini, ogni Stato deve rispettare gli impegni assunti. E, con le Nazioni Unite, abbiamo proclamato il diritto dei popoli all’autodeterminazione, ovvero alla decolonizzazione. Eppure oggi i nostri figli non sanno nemmeno che un francese, Léon Bourgeois (1851-1925), fu il principale teorico del diritto internazionale. Fu presidente dell’Assemblea nazionale, presidente del senato nonché premio Nobel per la pace. Fu la figura centrale della Terza Repubblica (1870-1940), ma è scomparso dai libri di storia.


    Un altro aspetto della libertà di espressione è che a nessuno verrebbe in mente che uno Stato possa pubblicare un periodico per divulgare la sua visione della realtà. Eppure, nel XVII secolo, Théophraste Renaudot fondò un settimanale, La Gazette, che prosperò grazie al sostegno del cardinale Richelieu. All’epoca era possibile stampare giornali, ma non esistevano ancora mezzi per distribuirli ovunque. Quindi lo Stato investì per rendere la stampa accessibile a tutti e ovunque. Oggi invece nessuno contesta più l’esistenza di un servizio radiotelevisivo pubblico. All’inizio, nel periodo tra le due guerre, era impossibile a fondi privati creare radio e televisioni; quindi, lo Stato investì in queste innovazioni fino a quando i costi diminuirono e fu possibile creare emittenti private.

    In Francia è recentemente scoppiato uno scandalo in seguito alla diffusione di un video, girato in un grande caffè parigino, in cui due famosi editorialisti del servizio pubblico spiegano a leader politici dell’opposizione come faranno fallire la candidatura di un ministro a sindaco di Parigi, manipolando gli ascoltatori e i telespettatori. In linea di principio il servizio pubblico audiovisivo dovrebbe essere al servizio di tutti e non strumento di propaganda di parte.

    Eppure in Francia abbiamo l’Autorità di regolamentazione della comunicazione audiovisiva e digitale (Arcom) incaricata di: 1) nominare i direttori delle emittenti pubbliche; 2) autorizzare le emittenti televisive private; 3) vietare le emittenti che non rispettano la deontologia.

    In primo luogo, se ci deve essere un servizio pubblico dell’audiovisivo, spetta al governo nominarne la direzione e non deve invece nascondersi dietro un’autorità amministrativa. Per accentuare ancora di più la confusione dei poteri, lo Stato ha inserito tra i nove membri dell’Arcom due magistrati. L’obiettivo è dare una parvenza di giustizia a decisioni che non rispettano i principi della difesa. E sebbene oggi non esista alcuna ragione per cui lo Stato debba interferire nel settore dell’audiovisivo, lo Stato ha esteso la competenza dell’Arcom a internet. È quindi possibile che un’autorità amministrativa vieti la diffusione di video in rete, senza che vi sia condanna da parte dei giudici per reato o illecito.


    In secondo luogo, mentre in passato il numero di canali di trasmissione radiotelevisiva era limitato e lo Stato doveva decidere chi potesse accedervi e chi no, oggi non è più così. È quindi venuta meno la ragione per cui lo Stato debba decidere chi ha diritto di trasmettere e chi no.

    In terzo luogo, nessuna autorità amministrativa dovrebbe arrogarsi un diritto che pertiene alla giustizia e decidere di vietare un media. In una democrazia, tale divieto è prerogativa esclusiva dei tribunali e può essere imposto solo in caso di reato. Questo non è chiaramente il caso di Russia Today, C8 o NRJ12.

    Un’ultima osservazione: le restrizioni imposte alla stampa sono tali che lo Stato è indotto a concedere ai giornali condizioni fiscali particolari per favorire l’equilibrio economico delle loro attività. Ad esempio, la stampa scritta è soggetta solo al 2,1% di IVA invece che al 20%. È stata quindi istituita una Commissione paritetica per le pubblicazioni e le agenzie di stampa (CPPAP) per vigilare che questo vantaggio fiscale venga applicato solo organi di stampa autentici. Ma in pratica la CPPAP usa questo suo potere discrezionale per negare l’Iva ridotta ad alcuni organi di stampa d’opposizione, così negando loro la possibilità di raggiungere un equilibrio finanziario.

    La CPPAP si rifiuta così di riconoscere alla newsletter settimanale Voltaire, actualité internationale il carattere di pubblicazione giornalistica. Basandosi sul solo nome del direttore, l’autore di questo articolo, la Commissione ha ritenuto che la pubblicazione non fosse giornalistica. Dai verbali delle sue riunioni risulta infatti che non ne ha mai esaminato il contenuto.

    Il deterioramento della libertà di espressione in Francia è tale da diventare oggetto di riflessione anche per i nostri vicini [2]. Come sempre, il ritorno della censura si basa sul divieto di pubblicare cose non gradite alla maggioranza. Nel XVII secolo lo Stato vietava la pornografia, nel XXI secolo non la vieta più, ma ne proibisce l’accesso ai bambini.

    Thierry Meyssan

    Traduzione
    Rachele Marmetti


    [1] « JD Vance dit à Munich Security Conference “There’s A New Sheriff In Town” », J.D. Vance, Voltaire Network, 14 février 2025.

    [2] «How France Invented The Censorship Industrial Complex. The Twitter Files – France, Case Studies», Pascal Clérotte and Thomas Fazi, Civilisation works (2025).

    https://www.voltairenet.org/article222802.html
    Da riportare.
    Ultima modifica di Eridano; 21-09-25 alle 21:48

  7. #747
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    Predefinito Re: Controllo mentale

    Le notizie più recenti in tema le ho lette grazie all'autrice australiana Fiona Barnett.
    Per Aspera Ad Astra

  8. #748
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    Predefinito Re: Controllo mentale

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  9. #749
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    Predefinito Re: Controllo mentale

    Video: L’identità digitale è l’ultimo passo verso la schiavitù totale.



    di Peter Koenig e Mike Yeadon

    Le decisioni sulle carte d’identità digitali, chiamate anche e-ID , saranno prese a breve da tutti i Paesi (193 Stati membri dell’ONU), o sono già state prese. In alcuni casi, come la Svizzera, i cittadini avranno la possibilità di scegliere e di votare sulla decisione, come illustrato di seguito.


    In altri paesi, i governi, o coloro che tirano i fili dietro i loro governi, prenderanno la decisione senza consultare la popolazione.

    Un’identità digitale sarebbe l’ultimo passo verso la schiavitù totale, anche se ti venisse venduta come un “vantaggio”, un’identità “tutto in uno”, che ti permette di accedere a tutto. Ciò che non dice è che questo “passaggio” ha un costo elevato in termini di libertà. Viene concesso solo se rispetti pienamente le condizioni dell’identità elettronica e del codice QR associato.

    Si tratta di un famigerato codice QR che ti segue ovunque e controlla ogni tua mossa; e quel che è peggio, può impedirti di fare qualsiasi mossa, di usare i tuoi soldi, di viaggiare, semplicemente di vivere perché può importi un obbligo di “vaccinazione” potenzialmente dannoso o mortale (ricorda i vaccini contro il Covid).


    Per quanto possibile, evitate qualsiasi codice QR .

    Guarda questo e questo .

    In altre parole, l’e-ID richiede completa conformità, completa obbedienza, completa sottomissione. Solo allora potrà permetterti di passare, acquistare ciò che desideri e viaggiare dove desideri.



    Invio completo tramite e-ID e codice QR
    L’OMS ha ora piena autorità di decidere sulla sovranità sanitaria di qualsiasi Paese, inclusa la decisione sulle pandemie ( o meglio, sulle plandemia ) e sull’imposizione di vaccinazioni, a suo piacimento. Questo vale per qualsiasi Paese che non abbia rinunciato ad accettare il RSI rivisto entro il 19 luglio 2025. La Svizzera, tra molti altri membri dell’OMS (in totale 194), non ha rinunciato . Il nuovo RSI rivisto entrerà in vigore il 19 settembre 2025.

    Gli Stati Uniti, l’Austria, l’Italia, la Serbia e altri paesi hanno deciso di non aderire al nuovo RSI rivisto.

    Pertanto, se potete votare, dite NO, un sonoro NO, all’identità digitale, all’e-ID, perché altrimenti potrebbe essere la vostra ultima possibilità di esprimere liberamente la vostra opinione.
    Di seguito vi invitiamo a leggere la breve ma concisa e convincente dichiarazione di Michael Yeadon, ex vicepresidente della ricerca di Pfizer Pharmaceuticals, sulle e-ID.



    In Svizzera , nella seduta del 21 maggio 2025, il Consiglio federale ha deciso di sottoporre l’ID digitale a votazione popolare il 28 settembre 2025:

    Legge federale del 20 dicembre 2024 sull’identificazione elettronica e altri mezzi di autenticazione elettronici (legge sull’identificazione elettronica, eIDG) (FF 2025 20).

    L’e-ID potrebbe rappresentare l’ultimo passo verso la schiavitù, da cui qualsiasi via di fuga potrebbe risultare letteralmente impossibile.

    Per favore, vota NO…


    E ancora, guarda il breve video (5 minuti) di Michael Yeadon, ex vicepresidente della ricerca di Pfizer Pharmaceuticals.

    Clicca sul pulsante di condivisione qui sotto per inviare/inoltrare questo articolo via email. Seguici su Instagram e X e iscriviti al nostro canale Telegram . Sentiti libero di ripubblicare gli articoli di Global Research citandone la fonte.

    Peter Koenig è un analista geopolitico, autore regolare per Global Research ed ex economista presso la Banca Mondiale e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dove ha lavorato per oltre 30 anni in tutto il mondo. È autore di Implosion – An Economic Thriller about War, Environmental Destruction and Corporate Greed; e coautore del libro di Cynthia McKinney “When China Sneezes: From the Coronavirus Lockdown to the Global Politico-Economic Crisis” (Clarity Press – 1 novembre 2020

    Fonte: Global Research


    Traduzione: Gerard Trousson




    https://www.controinformazione.info/...iavitu-totale/
    Ultima modifica di Eridano; 10-10-25 alle 15:31

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    Predefinito Re: Controllo mentale

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