



Come Tiziano Ferro e TUTTI gli altri.
Quelli credono persino di essere bravi.
Sono selezionati e COSTRUITI ad uso e consumo di chi li gestisce in tutto per scopi ben precisi.
Questo ultimo enorme evento di Vasco è stato costruito apposta.
Perchè per motivi da forche in piazza da noi non ci saranno mai attentati e quindi non si sapeva come creare il terrore psicologico nella gente, a differenza di quanto fatto con le false flag negli altri paesi con gli attentati di stato.
Si doveva creare un evento di massa enorme dove tra gli imbecilli (e i fans di Vasco ormai non si possono che classificare così) iniziasse a circolare il messaggio della paura.
Perchè continuando a nominarla, pur senza motivi concreti, la si è instaurata.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Maschi in spiaggia, depilati e tatuati. I consigli beauty per lui - Cosmetica - Beauty - Lifestyle
Capite a che punto è arrivato il condizionamento sulle nuove generazioni?
Presto chiederanno loro di castrarsi o di legarsi una pietra al collo e di annegarsi.
E loro lo faranno con gioia, per sentirsi "IN".
Già ci hanno provato, iniziando col gioco della balena.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


https://www.rischiocalcolato.it/2017...usi-tempo.html
L’efficientismo vale solo per Vasco o avremo mai strade senza buche e cantieri conclusi in tempo?
Domanda obbligata di questi tempi.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


La manipolazione invisibile della società funziona così
Un tema mi affascina da tempo, anche perché è fondamentale per capire le dinamiche della società di oggi, quello dell’ingegneria sociale, nozione oscura ai più, ma che, in estrema sintesi, racchiude le tecniche usate per influenzare non tanto o non solo i media e l’opinione pubblica, quanto le masse, il loro modo di vivere, i loro valori, i loro gusti, persino – e il tema è più che mai attuale – le loro tendenze sessuali.
Il problema è che quando si affrontano temi come questi si oscilla fra due estremi: saggi suggestivi ma esasperatamente complottisti e quelli rigorosamente allineati all’establishment e tesi a confermare, veementemente e talvolta ottusamente, le verità ufficiali.
Ho appena finito di leggere un saggio che, invece, ha l’approccio giusto, giustamente dubbioso, ma che fa parlare i fatti anziché proporre al lettore le prove a sostegno di una tesi precostituita. L’ha scritto un intellettuale che meriterebbe maggior fama, Enzo Pennetta, ma che, come capita a molti pensatori davvero liberi e dunque scomodi, non viene adorato dal mainstream. Il suo bello e notevole saggio si intitola “L’ultimo uomo” ed è edito dal Circolo Proudhon.
Pennetta, autore tra l’altro del blog Critica scientifica, fa quel che dovrebbe fare ogni studioso: costruisce la sua analisi su documenti e citazioni precisi, a cui dà un senso e una prospettiva storica. Ne “L’ultimo uomo” si propone di delineare il collante ideologico e teorico che modella la società di oggi, sempre più destrutturata nell’identità, sempre più tecnologica, sempre più confusa sessualmente, sempre meno religiosa e che tende pericolosamente verso la prossima era, in cui per il tramite delle nuove Divinità, la scienza e la tecnologia, si pretende di sovvertire le leggi della natura.
Non è lungo, raggiunge appena le 200 pagine ed è di piacevolissima e fluida lettura, ma è talmente ricco di contenuti che, quando lo concludi, d’istinto sei portato a rileggere alcuni passaggi, per apprezzare connessioni tanto raffinate quanto illuminanti. Pennetta ripercorre la storia e a suo giudizio le illusioni del darwinismo, spiegando come da una teoria in sé plausibile ma che non può essere considerata definitiva, si sia creato il Dogma in nome del quale si sono giustificate nuove forme di dominio sociale ed economico. In tal senso rivela nessi sorprendenti tra capitalismo e marxismo, spiega l’autentica funzione della Fabian Society, svela le inclinazioni malthusiane veicolate dal femminismo. Quel che colpisce, nella sua analisi, è la capacità di dimostrare le conseguenze sulla nostra società di teorie in apparenza lontane e per molti versi astruse. Il romanzo “Mondo nuovo” di Aldous Huxley è stato profetico e alcune mode dell’era moderna (come la rivoluzione sessuale, quella psichedelica, il New Age) ritentrano in un percorso di modellamento sociale.
Questo libro rischia di essere traumatico sopattutto per il lettore in buona fede di sinistra, quello più moderno, progressista, evoluto. Quello, per intenderci, che legge Repubblica, vota Pd e adora i guru, soprattutto stranieri. Pennetta denuncia, anzi dimostra, come dietro a tali guru, a cominciare da quelli della Silicon Valley, come Bezos, Brin, Zuckerberg, si celino intenti che rappresentano l’antitesi di quello che un tempo era la sinistra, in quanto ultraélitisti.
Da qui la strumentalizzazione di battaglie apparentemente giuste e in realtà infide dei movimenti che appellandosi a ogni forma di diritto distruggono le fondamenta della nostra società, rendendola totalmente liquida e dunque facilmente manipolabile. Da qui il ruolo di ariete, tutt’altro che innocente, delle Organizzazioni non governative, di partiti come quello radicale, della pretesa di una società unisex come strumento per liquefare la famiglia e l’identità biologica.
“L’ultimo uomo” rischia, però, di essere traumatizzante anche per il lettore liberale, che crede sia nel libero mercato, perché si accorgerà che quel liberismo non è solo meritocratico, ma ha finalità sconvolgenti di ingegneria sociale.
E’, insomma, un saggio per lettori che vogliono capire, aperti di spirito. Mira a far nascere una nuova consapevolezza, ad aprire gli occhi su dinamiche che restano invisibili ai più ma che trasformano la nostra esistenza, rendendo sempre più vicina una società talmente avveniristica e scientifica da poter fare a meno persino di te, caro lettore, e di me. Di noi tutti. In ultima analisi dell’uomo stesso.
La manipolazione invisibile della società funziona così ? il Blog di Marcello Foa


https://www.rischiocalcolato.it/2017...avvivenza.html
Ossitocina per farci accettare i migranti? Nessun farmaco può estinguere l’istinto di sopravvivenza
Di Mauro Bottarelli , il 30 agosto 2017 14 Comment
Sono sincero, sulle prime mi pareva una bufala. Di quelle anche grosse. Tanto per capirci, una di quella che spaccia con estrema frivolezza sul web gente come Alessandro Meluzzi e destinata a rendere ancora più semplice la vita alle grancasse del potere stile Enrico Mentana, come se ne avessero bisogno, visto i mezzi di cui dispongono.
Quindi ho cercato riscontri credibili in Rete, ho fatto dei confronti relativi e alle fonti e – seppur ridimensionata nell’allarme – la notizia c’è. Hanno provato a simulare una sorta di “cura Ludovico” di kubrichiana memoria contro il razzismo ma, alla fine, hanno scoperto che non serve a un cazzo. Alla base di tutto c’è l’ossitocina, un ormone che viene prodotto dall’ipofisi, immesso nel sistema circolatorio e rilasciato dai recettori nervosi di alcune cellule. Svolge diverse funzioni, tra cui stimolare il desiderio sessuale, nonché favorire l’affettività e l’empatia.
Inoltre, è in grado di ridurre l’attività dell’amigdala, una formazione cerebrale connessa ai sentimenti di paura, ansia e depressione. Partendo da questa base scientifica, un team di psichiatri e psicologi tedeschi e americani ha dato vita a una ricerca per capire se l’ormone abbia la capacità di rendere le persone meno razziste e ostili nei confronti degli immigrati. Non è roba da apprendisti stregoni, bensì un’analisi comparata di più studi neuropsicologici effettuata presso l’Ospedale universitario di Bonn, in Germania e pubblicata su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences).
Come si è proceduto? I ricercatori hanno effettuato un esperimento su un gruppo di soggetti di nazionalità tedesca, ai quali sono stati presentati i casi di una cinquantina di persone molto povere: per metà tedesche, per metà rifugiate. Dopodiché, a ciascun volontario, sono stati consegnati 50 euro ed è stato chiesto di stabilire quanto denaro tenere per sé e quanto e a chi donare il resto: ne è risultato che mediamente veniva donato circa il 20% in più ai rifugiati rispetto ai connazionali. Il dato è stato definito come valore di riferimento per la seconda fase dell’esperimento. A questo punto sono stati reclutati 100 nuovi volontari, ai quali è stato chiesto di rispondere ad alcune domande di un questionario volto a verificare il loro atteggiamento verso i rifugiati.
Successivamente metà dei soggetti è stato trattato con uno spray nasale contenente ossitocina, mentre ai restanti partecipanti è stato somministrato un semplice placebo. Infine, con ciascun volontario è stato ripetuto il test dei 50 euro. Ne è emerso che coloro che, mediante questionario, risultavano avere già un’attitudine positiva nei confronti degli immigrati, grazie all’ossitocina tendevano a raddoppiare il valore di riferimento stabilito nella prima fase dell’esperimento, ossia il 20% dei 50 euro, portandolo pertanto al 40%. Al contrario, chi aveva un atteggiamento negativo nei confronti dei rifugiati risultava “impermeabile” all’azione dell’ormone. Risultanza finale? Stando ai ricercatori, lo studio dimostra che l’ossitocina può accrescere la generosità verso le persone più bisognose ma se alla base manca un atteggiamento di solidarietà, il semplice ormone non è in grado di crearlo.
Insomma, uno studio del cazzo, completamente inutile. E non perché io non creda che qualche pazzo possa pensare di arrivare anche a stratagemmi simili pur di far salire il livello di controllo sociale ma perché qui siamo di fronte a due pezzi di un puzzle che non combaciano: puoi cercare di incastrarli quanto vuoi, provare a oliarli come si fa con le porte che cigolano ma, alla fine, dai e dai, si rompono. Ed è quello che è successo con l’esperimento della società inclusiva e multirazziale. Sia quella di lungo periodo, ovvero quella ormai giunta alla terza generazione con i teenagers cui si vuole regalare lo ius soli, sia quella dei nuovi arrivati con le ondate migratorie cominciate con le “primavere arabe”. Si è rotto qualcosa e quel qualcosa è tanto semplice quanto poco educato chiamarlo con il proprio nome: soppressione dell’identità etnica.
Talmente hanno spinto agli estremi il concetto di multiculturalismo che questo si è tramutato prima in frizione, poi in contrapposizione e ora in ribaltamento dei ruoli: in Svezia come in Olanda come in Belgio, essere bianco e cristiano significa essere letteralmente minoranza in casa propria in certi quartieri. E questo non è naturale. Può esserlo per le giovani generazioni, rincoglioniti semi-analfabeti apolidi che passano il tempo a bere, farsi di canne e pasticche e giocare con lo smartphone ma chi ha più di 35 anni ricorda cos’era la sua città. Io non sono cresciuto in una città piena di stranieri, i miei ricordi non contemplano bonghi, ristoranti etnici, money-transfer, strade in cui non trovi un bianco a pagarlo oro, tradizioni messe in discussione per non turbare l’altrui sensibilità. Io non voglio vivere in un palazzo dove ogni volta che la risorsa di turno cucina sembra che sia stato scoperto un cadavere in putrefazione: sono le sue tradizioni culinarie?
Vada a cucinare a casa sua, qui l’odore di merda non è contemplato al desco. Per quanto si viva in un mondo dove addirittura si mette in discussione il sesso, aprendo ad opzioni di “sesso x” sulle carte d’identità, il progetto di far sentire uno svedese e uno del Ciad cittadini dello stesso Stato, è fallito. Signori miei, mettetevelo in testa: le razze esistono, sono sempre esistite e sempre esisteranno. Certe utopie andavano bene ai tempi di Olof Palme, quando il welfare svedese era Bengodi e la percentuale di stranieri sul totale della popolazione ancora risibile: fate un giro oggi alla periferia di Stoccolma e Goteborg, poi venite a parlarmi ancora di integrazione.
Quanto dico si configura come razzismo? Vi stupirò ma non me ne frega un cazzo. Possono varare tutte le leggi buoniste che vogliono ma se io con un africano o un pakistano non ho voglia di conviverci perché è sideralmente e lunarmente lontano da me e dai miei usi e costumi, non riusciranno a cambiare le cose: io continuerò a non volerli e a evitarli, usassero tutto l’ossitocina del mondo. Non esiste né un obbligo all’accoglienza, né alla tolleranza, né all’integrazione: almeno per ora, certo ma visto l’aria che tira, dubito che sia igienico forzare la mano sul tema. L’altra notte, infatti, un gruppo di residenti di un rione periferico di Roma, il Tiburtino III, dopo anni di manifestazioni, di proteste e di tavoli istituzionali, ha tentato di assaltare il centro di accoglienza di via del Frantoio.
A far scoppiare la rivolta, stando a quanto riportano i residenti, sarebbe stato il sequestro di una donna e di suo figlio che sono stati trattenuti dentro il centro di accoglienza, dove si erano recati per lamentarsi dopo lo scoppio di una lite tra gli immigrati e i ragazzi del quartiere, bersagliati da alcuni sassi. “Solo l’intervento massiccio della polizia con numerose camionette anti-sommossa ha frenato l’esasperazione dei cittadini”, spiega Fabrizio Montanini, portavoce del coordinamento dei comitati e delle associazioni del IV Municipio. Quando le forze dell’ordine sono giunte sul posto, a mezzanotte e mezza, però, la maggior parte delle persone si erano già disperse e hanno trovato soltanto un migrante ferito, un eritreo colpito da una coltellata alla schiena. Insomma, volevano le banlieue, le hanno trovate: Marco Minniti, forse, dovrà preoccuparsi ancora per la “tenuta democratica” dello Stato. E sul serio, questa volta, grazie al capolavoro creato in anni di politiche immigrazioniste criminali di PD e soci.
Ecco le parole di un residente, raccolte da “Il Giornale” nella sua edizione online di oggi pomeriggio: “Mandateli via o faccio un macello. Non li voglio più vedere. Non li reggo più. Non siamo razzisti ma adesso basta: la tolleranza è finita. Parlo per tutto il popolo italiano. Questi stanno a fà i baroni a casa nostra. Si devono comportare bene o se no se ne devono andare”. E’ razzismo questo? Se sì, provate con l’ossitocina. Ma attenti a dove potrebbe finirvi la bomboletta dell’aerosol, se andate al Tiburtino III: la pazienza è finita. L’istinto di sopravvivenza non lo si può sopprimere con nessun farmaco e nessuna mancia elettorale da 80 euro. E non esiste bene più grande da difendere, quando ormai non hai più nulla da perdere, che la combattere per quel ritaglio di normalità che significa tornare a vivere a modo tuo e in casa tua. Senza estranei. Nè costrizioni buoniste. Ci andrà di mezzo anche chi merita davvero di essere aiutato? Cazzi suoi, gli mostrino la strada per Camera e Senato. E lì che deve andare a lamentarsi.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


OT. (?): controllo TOTALE.
Due giorni fa.
Mattino: con la moglie al Leroy Merlin.
Visitati (anche senza specifico interesse, ma con sosta tanto per fare due parole) alcuni reparti: vernici, piastrelle, piscine, erba sintetica.
Pomeriggio.
Apro il pc e vado su Padania.
In basso appare la pubblicità di Leroy Merlin con quattro offerte specifiche: vernici, piastrelle, piscine, erba sintetica.
Senza commenti.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

