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Discussione: Prima il Nord!

  1. #911
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    Predefinito Re: Prima il Nord!

    Citazione Originariamente Scritto da pomo-pèro Visualizza Messaggio
    espressione gergale internettiana che sta per "In My Humble Opinion". Si potrebbe tradurla con "a mio modesto avviso"...
    Grazie.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #912
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    Predefinito Re: Prima il Nord!

    Notizie da un imprenditore di Venezia.

    Vendo i miei prodotti da anni a 72 negozi a Venezia . Il fatturato e’ -90% rispetto ai primi nove mesi dello scorso anno
    Economicamente mi conviene chiudere e poi riaprire , ma non potendo licenziare(ho tutti in cassa integrazione) sono obbligato a rimanere aperto e mettere i miei soldi in azienda.
    La settimana scorsa ho speso dal consulente del lavoro , 754 euro per i verbali con i sindacati per la cassa integrazione , detto questo non aggiungo altro perché e’ come sparare sulla croce rossa.
    E per finire l'attualità.
    Domani e’ prevista 1,35 mt di acqua alta alle 12.30 . In genere la realtà e’ che arriva sempre 10 cm in più dei dati ufficiali perché sopra 1.40 devono pagare i danni . Hanno detto che alzano il mose ... non oso pensare il fallimento che ci sarà su questa operazione .
    Che dire di più?
    Siamo in mano di terroni incapaci anche solo di comprendere l'importanza delle imprese per il lavoro e la crescita.
    Se avete capito bene sono proprio i soldi personali l'obiettivo.
    Il guaio è che l'opposizione parla ma non è diversa.
    E intanto con i continui rinvii dello stato di emergenza si tengono nel cassetto l'arma del divieto di assembramenti nel caso, difficile, che qualcuno al Nord si volesse svegliare.
    E continuano nella ricerca continua e disperata di malati che sono sani per giustificare il tutto.

  3. #913
    Blut und Boden
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    Predefinito Re: Prima il Nord!



    Il Nord continua a non vedere la terza Italia, cioè il Centro
    5 OTTOBRE 20205 OTTOBRE 2020 OPINIONI LETTURA 7 MIN

    di Sergio Bianchini – La sera del 2 ottobre sono andato a Biassono per assistere all’incontro con Castelli, Gremmo e il Prof. Giovanardi sulla questione settentrionale che, pur scomparsa dai media, resta con la sua enorme rilevanza.

    Si sono ripetuti discorsi ben noti sulle differenze secolari, ormai chiare a tutti, tra nord e sud.

    Si è rinominata la questione del residuo fiscale, anch’essa ben nota a tutti e delle trattative praticamente bloccate tra il governo e le tre regioni, Veneto Lombardia ed Emilia Romagna, che chiedono la devoluzione di alcune materie in base all’art. 116 della costituzione.

    Giovanardi ha anche detto che, se accettate, le richieste in termini quantitativi non ridurrebbero il residuo fiscale positivo del nord ma avrebbero comunque un grande significato per sviluppi autonomistici successivi. Castelli, pur dichiarandosi ancora secessionista ha convalidato in tutto e per tutto la tesi di Giovanardi. Complessivamente ho trovato minimalista ed attendista il clima della serata. Anche se la stranezza della situazione attuale dove il centrodestra e la Lega governano praticamente tutto il nord ma vige l’assoluta impotenza politica del nord stesso è emersa in tutta la sua evidenza.

    Immediatamente io ho pensato al fatto che il nord continua a non vedere la terza Italia. Cioè il Centro Italia con la Toscana come fulcro.

    In tutte le analisi dei nordisti emerge costantemente la differenza, con ieri lo scontro ma oggi l’incontro, tra nord e sud. Il centro Italia non esiste e lì sta proprio il baricentro dello stato italiano

    Il centro Italia, dopo aver esercitato un ruolo potente nella nascita del regno d’Italia di cui il toscano Ricasoli fu il primo capo del governo, e dopo la storia del Romagnolo capo del fascismo, ha espresso per 50 anni il più grande partito comunista dell’occidente. E’ vero che il PCI aveva dal 1945 una direzione togliattiana piemontese ma proprio nel nord non era mai riuscito a sfondare.

    Anche la fondazione del PCI nel 1921 non era avvenuta nel nord ma a Livorno, in toscana e per 6 anni il segretario del partito era stato il napoletano Bordiga sostituito poi dal sardo Gramsci.

    Nell’immediato dopoguerra la guida prevalente fu di Togliatti, portavoce dell’allora prestigiosissima Unione Sovietica (e di Stalin) uscita vittoriosa dalla lotta al nazismo. Ma Togliatti non era un estremista bensì un grande mediatore che riusciva a tenere insieme le varie anime del partito e principalmente quella meridionale di Amendola e Napolitano e quella nordica di Longo. Alla morte di Togliatti Longo fu eletto segretario ma dovette sottomettersi alla “democratizzazione” del PCI specialmente dopo l’invasione della cecoslovacchia del ’68 che fu costretto a deplorare. A partire da quegli anni nel nord l’antagonismo proletario delle grandi fabbriche cercò invano uno sbocco politico senza mai riuscire a debellare il predominio democristiano.

    Le uniche regioni in cui il PCI aveva costantemente e pacificamente una maggioranza quasi assoluta erano proprio quelle dell’Italia centrale, Toscana, Umbria, Marche, e parti della liguria e del lazio.

    In queste regioni non prevaleva nessuna delle due anime, quella nordista e quella meridionalista del PCI. Nell’Italia centrale prevaleva un comunismo molto locale basato sul buon governo del territorio e sul distacco dalla fortissima e lacerante lotta ideologica e politica vigente nel resto del paese.

    Negli anni ’70, in piena crescita del terrorismo legato allo sviluppo patologico e disperato dell’estremismo proletario di sinistra, e dopo i moti fascisti di Reggio Calabria, il PCI, dal 1972 a guida Berlinguer, sposò la nuova questione meridionale, non più legata alla vecchia prospettiva dell’alleanza operai contadini. La nuova questione meridionale divenne la missione della crescita egualitaria del meridione, del superamento del distacco nord sud attuato tramite la leva fiscale dello stato.

    Questa manovra produsse rapidi consensi al PCI nel meridione portandolo a governare Napoli col sindaco Valenzi nel ’75 e Roma nel ’79 con Argan . Era una strategia illusoria e perfino catastrofica perché soffocava la forza trainante del nord che venne sempre più spremuto e generò la lega. L’alleanza tra centro e sud contro il nord ha accompagnato l’arresto dello sviluppo economico del paese intero e l’avvio del declino. Un declino inesorabile e crescente.

    Un declino che oltre allo scontento del nord ha generato a seguire anche uno scontento nel centro Italia dove è stato Renzi a disarticolare il comando dell’apparato tradizionale comunista sull’italia centrale e a rompere l’alleanza ormai sfinita tra centro italia e meridione ai danni del nord.

    Non a caso Renzi fu ed è odiatissimo al sud.

    Ma il nord non capisce questa situazione e scavalcando il centro Italia tenta a sua volta la via dell’alleanza col sud. La paralisi di questa strategia mi sembra ormai evidente.

    A mio parere il nord deve misurarsi e allearsi col centro Italia per effettuare una vera riforma dello stato che veda contemporaneamente vari aspetti. Da un lato rendere agile ed efficiente l’apparato statale centrale e rafforzare il potere governativo ma dall’altro e contemporaneamente formulare una delega chiara di poteri effettivi alle regioni con la sottomissione del sistema giudiziario alla volontà del parlamento.

    Questo implica anche la fine dell’esasperato egualitarismo territoriale e l’accettazione di uno sviluppo ineguale tra varie aree territoriali. Ineguale ma crescente comunque in tutte le regioni con minimi essenziali realistici garantiti da uno stato efficiente.

    https://www.lanuovapadania.it/opinio...ioe-il-centro/
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  4. #914
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    Predefinito Re: Prima il Nord!


  5. #915
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  6. #916
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    Predefinito Re: Prima il Nord!

    Covid, l'attacco del virologo tedesco: ​"Tutta colpa del Nord Italia..."
    Secondo il virologo Alexander Kekulé il 99,5% di tutti i casi Covid-19 nel mondo può essere geneticamente ricondotto a un ceppo originario del Nord Italia

    Federico Giuliani - Sab, 28/11/2020 - 14:01

    Il ceppo di Sars-CoV-2 attualmente diffuso in tutto il mondo non avrebbe niente a che spartire con quello riscontrato a Wuhan lo scorso dicembre.

    Al contrario, il nuovo dilagante Covid-19 deriverebbe da un ceppo più virulento che si sarebbe sviluppato nell'Italia settentrionale e che da lì si sarebbe propagato nel resto del pianeta.

    Il ceppo italiano
    È questa la teoria sviluppata dal famoso virologo Alexander Kekulé, secondo cui il 99,5% dei casi mondiali di Covid-19 risalirebbe a un ceppo di coronavirus più virulento nato nel Nord Italia. Nel corso di un talk show andato in onda sull'emittente televisiva tedesca Zdf, Kekulé è andato subito dritto al punto. "Il virus diffuso in tutto il mondo in questo momento non è il virus di Wuhan. È il virus del Nord Italia. È una variante comparsa solo nel nord Italia", ha affermato il direttore dell'Istituto di microbiologia medica dell'Universitätsklinikum Halle.

    Kekulé ha spiegato che in giro ci sarebbero più ceppi di coronavirus. La quasi totalità dei casi della variante del virus attualmente in circolazione può essere fatta risalire a una particolare mutazione dell'agente patogeno avvenuta in Italia. Il ceppo Italiano è stato chiamato mutante G e sarebbe più contagioso della variante cinese.

    La diffusione del Covid
    Di fronte a una teoria del genere il giornalista della Zdf ha rivolto al virologo tedesco una domanda più che ovvia: "Allora i cinesi hanno ragione quando dicono che noi europei siamo responsabili della pandemia globale?". Kekulé ha dichiarato che no, non hanno ragione.

    "Il virus si sarebbe diffuso in tutto il mondo in quel modo" ma "la differenza è che a Wuhan non sapevano di cosa si trattava, mentre nel nord Italia vi erano già state avvisaglie da parte di Pechino, ma queste sono state ignorate per molto tempo". Non solo: in Cina il virus originale sarebbe stato bloccato sul nascere grazie a interventi rapidi e mirati. "Cosa che sarebbe potuta avvenire anche da noi, bastava solo utilizzare i loro metodi che non sono stati presi in considerazione", ha aggiunto l'esperto.

    A detta di Kekulé, se il virus si è espanso ovunque, la colpa sarebbe da ricollegare alla superficialità nella gestione del problema da parte dell'Italia, con Roma che avrebbe ignorato gli avvertimenti ricevuti dalla Cina e non avrebbe preso le adeguate contromisure.

    Il direttore dell'Istituto di microbiologia medica dell'Universitätsklinikum Halle ha quindi aggiunto un altro tassello al mosaico della sua personale ricostruzione dei fatti: "Nei primi giorni del 2020 è esplosa un'epidemia non rilevata del virus originale per diverse settimane. Fino a quando non è stato scoperto a febbraio, il virus ha avuto abbastanza tempo per cambiare geneticamente. Ora è più contagioso della variante originale di Wuhan". Le affermazioni di Kekulé sono piuttosto pesanti. Vedremo se ulteriori studi confermeranno o smentiranno la teoria del virologo tedesco.

    https://www.google.it/amp/s/amp.ilgi...l-1906272.html

    E poi c'è chi nega l'esistenza della Padania!
    Ultima modifica di Eridano; 29-11-20 alle 16:58

  7. #917
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    Predefinito Re: Prima il Nord!

    Allora, ricapitoliamo.
    - il virus non è nato in Cina, ma in Padania.
    - in ogni caso qui si è dimostrato essere una variante molto più virulent e micidiale.
    - oggi ci dicono che a novembre c'è stato un incremento elevato, più 72%, di mortalità. In Padania.
    - ci tolgono i due farmaci che finora si erano dimostrati i più efficaci per le cure, escludendo quelli per i quali mai è stata data l'autorizzazione.
    - ora viceversa l'EMA si dichiara pronta a dare VELOCEMENTE l'ok per i vaccini.

    Mi chiedo A CHI la Padania desse fastidio fino a questo punto.
    Perché se è pur vero che il resto è tipica incapacità dipendente dall'unità itagliota di merda, mi pare che ci sia modo di pensare ad una qualche "congiura" contro questa regione così altamente capace e produttiva.
    Non si spiega altrimenti la strage avvenuta, prima regione al mondo, in un modo così violento.
    Che, a quanto risulta dai dati, continua tutt'ora.

  8. #918
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    Predefinito Re: Prima il Nord!

    Val d’Aosta vota legge anti Dpcm: autonomia nella gestione dell’emergenza. Lo schiaffo a Roma della comunità alpina
    3 DICEMBRE 20203 DICEMBRE 2020

    VAL D'AOSTA

    LETTURA 2 MIN

    di Roberto Gremmo – Il consiglio regionale della Valle d’Aosta ha dato un sonoro schiaffone autonomista al governo centralista ed a vocazione meridionalista romano. Grazie alla compattezza delle forze politiche autonomiste che si sono trainate anche i consiglieri della Lega, è stata approvata con largo margine una legge regionale che libera le attività economiche regionali, specie quelle legate agli sport invernali ed autorizza finalmente i turisti a raggiungere le località montane. Si sono astenuti soltanto i consiglieri del Partito Democratico, benché appoggino il governo regionale, ma il segnale politico dato dal parlamento valligiano è comunque forte e chiaro.
    Non a caso, da Roma si è subito replicato che il governo da sempre ostile a tutto quello che viene dal Nord intende a tamburo battente impugnare la legge regionale valdostana, reagendo con una celerità che conferma la sua ostilità verso ogni istanza di vero decentramento amministrativo e un sordo rifiuto di ogni istanza autenticamente federalista.
    Eppure, come è emerso nel dibattuto in consiglio regionale, l’inclusione della Valle nella “zona rossa” si basava su rilevazioni ormai vecchie di giorni e, dunque, il superamento delle norme restrittive era di per se stesso giustificato. La Regione ha dunque agito non solo legittimamente ma anche con piena ragione. Malgrado siano amministrate da forze politiche di centro destra e dunque contrarie al governo centrale, Regione Piemonte e Regione Lombardia non sembrano avere il coraggio di difendere con adeguate misure legislative le proprie comunità alpine. Invece il gesto di coraggio dei valdostani non dovrebbe restare isolato.

    Val d'Aosta vota legge anti Dpcm: autonomia nella gestione dell'emergenza. Lo schiaffo a Roma della comunità alpina - La Nuova Padania
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  9. #919
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    Predefinito Re: Prima il Nord!

    Nei giorni scorsi Venezia è stata salvata a lungo grazie al Mose alzato.
    Oggi leggo sulle TV di acqua alta a Venezia a 120 col Mose non attivo.
    Non danno altre spiegazioni, chiedo all'amico veneziano.
    La sua risposta.
    In teoria lo alzano solo con previsioni di marea sopra i 130 cm , in pratica era previsto 120 ma ci sarà 135 e siccome sono dei co..... stipendiati lo stesso , sbagliano a fare le previsioni dopo non fanno in tempo ad alzare il
    Mose ....morale .. I veneziani sono sotto acqua con tutti i negozi

  10. #920
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    Predefinito Re: Prima il Nord!

    "Alta" tecnologia in mano agli incapaci Itaglioti della PA.
    Solito paese di merda.

 

 
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