Expo 2015: Benedini, Portare A Milano I Bronzi Di Riace
Ormai dal sud arriva di tutto.
Chissà perchè ieri la Jena non ha chiesto all'ebreo francese la nostra Gioconda?


Expo 2015: Benedini, Portare A Milano I Bronzi Di Riace
Ormai dal sud arriva di tutto.
Chissà perchè ieri la Jena non ha chiesto all'ebreo francese la nostra Gioconda?
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


manes- tekes-fares ?


La Jena: "L'expo non può fallire se sarà di tutti".
Già fallito.
Non per lei e Maroni.
Ultima modifica di ventunsettembre; 21-11-13 alle 19:06
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


ma non doveva essere meglio dell'Expo di Parigi della belle époque ?


DOPO POLVERINI E FORMIGONI, SALTA ANCHE COTA? LA PROCURA DI TORINO INCASTRA IL GOVERNATORE DEL PIEMONTE CHE HA MENTITO SUI RIMBORSI
Dal ristorante al fast food alle tre del mattino, ai giochi per bambini, a fiori, fino a penne e cravatte: Cota non si faceva mancare nulla - Dopo essere stato smascherato, grazie ai tabulati, ora il governatore (che ha pensato di dimettersi ma non l’ha fatto) rischia il processo insieme a tutta la sua maggioranza…
Ottavia Giustetti e Sarah Martinenghi per "la Repubblica"
Ha tentato fino all'ultimo di defilarsi dall'accusa di peculato per aver contribuito anche lui alle spese pazze della Regione Piemonte il governatore leghista Roberto Cota. Poi, ieri sera, di fronte all'evidenza, si è confessato agli elettori: «Sgombriamo il campo da ogni possibile equivoco - ha scritto Cota in una lettera ai piemontesi - mi contestano spese per complessivi 25mila euro, in un periodo di quasi 3 anni, circa 800 euro al mese, ma sono un presidente leale che si dedica anima e cuore al governo della Regione».
Dal ristorante al fast food alle tre del mattino, ai giochi per bambini, a fiori, fino a penne e cravatte. Cota rimette il giudizio sulla sua condotta nelle mani dei cittadini. E tenta ancora una volta di giocare d'anticipo, prima cioè che diventino di dominio pubblico i verbali dei suoi due interrogatori in Procura a Torino quando sarà evidente a tutti che non solo ha speso in modo illegittimo denaro pubblico per acquisti personali ma che ha anche mentito davanti ai magistrati sperando di non essere scoperto.
Come quando gli chiedevano conto di scontrini battuti in autogrill e lui, sicuro, rispondeva: «Non posso essere stato io, non mi trovavo in quel posto quel giorno». Ma gli investigatori della Guardia di Finanza non si sono accontentati di vaghe scuse e hanno controllato utilizzando gli stessi strumenti d'indagine che smascherano i delinquenti abituali. I tabulati telefonici.
Negli atti dell'inchiesta torinese - che ha coinvolto 43 politici regionali, travolgendo tutta la Lega e quasi tutto il Pdl, risparmiando i politici del Pd a eccezione di Mercedes Bresso - c'è un cd dedicato solo alle telefonate dei consiglieri: chiamate, numeri e tempi, ma anche precise localizzazioni sulla base delle celle agganciate dai cellulari dei politici. Roberto Cota per la Procura ha mentito. Il suo telefono suonava proprio nell'area di servizio in cui qualcuno quel giorno comprava prodotti alimentari.
«Giusto per esser ancora più chiaro e diretto: non ho mai fatto cene e festini in maschera, come è avvenuto altrove - spiega Cota - Mi contestano di aver pagato un caffè o uno spuntino a persone che si occupano sette giorni su sette della mia sicurezza, purtroppo messa a repentaglio dalla mia azione di governo».
Ammesso che non sia uno scivolone ancor più imbarazzante confessare di aver chiesto indietro alla collettività persino i pochi centesimi di qualche caffè. Una contraddizione con i risparmi e i tagli alle spese della politica degli ultimi mesi che sbandiera in propria difesa: «Mi sono autoridotto lo stipendio e il risparmio l'ho destinato al fondo per i cassintegrati».
Le cifre che i sostituti procuratori Enrica Gabetta, Giancarlo Avenati Bassi, e l'aggiunto Andrea Beconi, contestano al presidente della Regione Piemonte non sono certo paragonabili al caso Fiorito. Ma il profilarsi all'orizzonte di un possibile processo per lui e per tutta la sua maggioranza, pesa come un macigno sulla tenuta del governo regionale.
Secondo indiscrezioni, saputo dell'avviso di chiusura indagini, sarebbe stato tentato dall'idea di dimettersi. Lui ora rassicura: «Vado avanti a testa alta», in quanto «persona onesta, dedita al lavoro, che non esclude la possibilità dell'errore, ma che è sempre stato rispettoso delle leggi ». Non secondo la procura.
Maroni vuol morire democristiano
Con la sinistra allo sbando tra Fonzie-Renzi e Mortimer-Cuperlo, e la destra frantumata, si aprono spazi per la Lega. Ma Bobo la relega a cerniera di "mediazione" tra Berlusconi e Alfano: è evidente ormai che vuole liquidare il Carroccio, e fare da stampella (blandamente) autonomista della nuova Balena Bianca
di Gilberto Oneto
legaLa sinistra è nelle canne, fra Fonzie-Renzi e Mortimer-Cuperlo. La destra è spaccata ed è messa anche peggio. In una situazione del genere uno si aspetta che non ci sia solo Grillo a gioire, ma che anche la Lega provi qualche soddisfazione per i guai di chi era sceso in campo proprio per fermarla (e c’era riuscito) e che l’ha coinvolta in tutte le sue trovate fino a farne un fedele complice e lacchè.
Invece stupisce e indigna sentire il suo segretario federale mostrare esultanza non per la frantumazione della destra e per le possibili insperate opportunità elettorali che ne conseguono, ma per la funzione di “mediazione” che la Lega potrà avere fra le due fazioni (una delle quali ha riesumato il funereo nome del 1994) in vista di un complessivo riassetto dell’area di centro-destra in cui ricollocare quello che resta del Carroccio. Non si sa chi sia il suggeritore di questi colpi di genio – se sia campano o veronese, o entrambi – ma sono uscite come queste che ingrassano i crescenti sospetti (che ormai somigliano a certezze) che Maroni abbia proprio deciso di liquidare il partito. Il primo segnale di questa vocazione al becchinaggio era venuto con il pateracchio lessicale della Padania declassata a punto cardinale, poi con l’alleanza col fu PdL alle regionali in Lombardia, poi con le invenzioni di Tosi, che fonda un suo partito, annuncia la possibilità di candidasi alla segreteria del Carroccio, si propone per le primarie di un terzo partito e nessuno lo caccia a pedate. Infine il capolavoro delle dimissioni dalla segreteria federale con l’avvio di una campagna in cui si fronteggiano cinque anatre azzoppate dalle sue scelte e dal suo disegno di un nuovo centro destra un po’ liberale, un pochino (ma proprio pochino) autonomista e tanto democristiano. I cinque aspiranti segretari non possono che confrontarsi sul “chi è più leghista”, o addirittura (tranne Stucchi che frequenta la Stasi italiana) sul “chi è più indipendentista”, perché è quello che vuole la base e perché è il solo programma che oggi possa avere seguito e successo. Ma l’indipendenza come? Con un partito che si vuole fare diventare – se va bene – la scialba corrente un pochino (sempre più pochino) autonomista della nuova Dc? Oggi ci vorrebbe qualcuno che impugni la bandiera dell’orgoglio leghista, che ritorni con decisione sulla via dell’indipendentismo, che raduni tutte le forze disperse in una diaspora sciagurata, che metta assieme le varie anime di un mondo frastornato ma ancora vitalissimo, che torni a parlare di liberismo e libertà, che riaccenda il sogno e le speranze di milioni di padani sull’orlo dell’abisso e – soprattutto – che rifiuti ogni alleanza italiana. Almeno tre dei candidati sarebbero in grado di farlo: quattro con Bossi, ma non gli crede più nessuno. Ma tutti sono azzoppati da questa dirigenza stralunata che sta tradendo tutti gli ideali leghisti, ma anche quelli dei cosiddetti “barbari sognanti”, che cioè sta tradendo se stessa. Perfetta per far parte della nuova Dc.
Maroni vuol morire democristiano | L'intraprendente


Il bel Calderoli si riaffaccia alla finestra.
Non essendo risultato inquisito insieme, guarda caso, alla moglie del Bossi, prima si è recato a Torino per cercare di rimediare ai furti legaioli in Regione ed ora, dopo la dichiarazione di illegittimità della sua porcata maxima (l'unica cosa fatta in tanti anni al governo), passa sui media con una frase storica.
"La toppa è peggio del buco".
Pare sia stata un'intercettazione ambientale fatta mentre la Gancia gli mostrava l'ultimo tanga maculato.
Non poteva, per una questione di cattiva assonanza linguistica, usare altro termine che "buco".
Ultima modifica di ventunsettembre; 05-12-13 alle 11:53
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Quando salteranno i kompagni e i loro protettori magistrati?
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Fossimo in un paese serio sarebbero già saltati da tempo.
Purtroppo qui invece c'è il rischio di una loro dittatura totale.
O c'è già?
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.




Lega pronta a tornare all'ovile e allearsi con Forza Italia
POLITICA | Calderoli: "Accordo di governo su autonomia Nord e federalismo, vinceremo". Campagna elettorale sarà all'insegna dell'anti europeismo.
E infatti vinceranno.
E ce li dovremo ciucciare ancora e per chissà quanto.
C'era qualcuno che diceva che sarebbero morti alle europee.
Quando dico che bisogna almeno organizzarsi se no saremo per sempre nelle loro mani di questi maiali, nessuno che dica beh!
Contenti?
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.