Se ci fosse democrazia interna la lega prenderebbe strade che sono contrarie all'interesse di roma.
Il segretario non è stato messo in modo strano nel 1987 in regime di monopolio per fare gli interesse del Nord, ma per fare l'interesse di roma predicando invece quello che vogliono sentirsi dire i votanti.
Gli autonomisti nel 1991 hanno imbroccato una strada sbagliata, si sono fidati di un uomo, credendo che con la legge elettorale allora in vigore, di poter ripartire in caso di fallimento.
Invece nel 1993 hanno cambiato grazie alla lega la legge elettorale. .
Negli anni '90 la lega poteva fare già allora il pieno di vuoti, ma il federale ha pensato che prima si doveva lavorare sul partito, attraverso espulsioni, infiltrazioni mirate, pur consapevole che questo avrebbe rallentato lo slancio.
Ma prima di tutto era importante la trasformazione da partito in setta.
Però se qualche volta non interveniva roma in modo drastico a cancellare certi personaggi pericolosi per la lega, questa non avrebbe potuto proseguire.
Ora dopo gli ultimi sette/ dieci anni di condizionamento totale la lega può espandersi.
Non un militante si ribella.
Dopo morto politicamente il segretario federale, è logico che la lega si smembri.
Ossia si riprenderà il discorso interrotto nel 1991.
La Storia è inesorabile e riprende da dove aveva interrotto.
Tuttavia come sempre detto negli anni 80 quando i movimenti autonomistici crescevano a vista d'occhio, un movimento di libertà del Nord, contrario alla l'invasione culturale, favorevole al calo delle tasse in modo da diventare inevitabile qualche forma di divisione con roma , avrebbe dovuto prendere (che tutto vada male) come minimo il 40% dei voti in Padania.
La gente , i voti ,il desiderio esistono ma non si sa a chi appoggiarsi che dia garanzie.






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