Una volta rieletto il Presidente della Repubblica, piantando un altro chiodo sulla bara dell'originario assetto istituzionale (Deo Senatuique gratias!), si profila all'ordine del giorno il tema del Governo da formare.
Dopo la frattura aperta nel centrosinistra dalla candidatura di Stefano Rodotà, sembrerebbe che si vada in direzione di un Governo di c.d. "larghe intese".
La parte del centrodestra e la parte del centrosinistra che daranno il proprio appoggio alle "larghe intese" non sono rappresentanti di due visioni del mondo diverse, antagoniste e irriducibili ad unitatem. Non sono rappresentanti neanche di settori sociali così impermeabili tra di loro.
Sono, al contrario, entrambi esponenti e rappresentanti di quella visione del mondo dichiaratamente e orgogliosamente liberale e individualista, anonima, che tende a considerare la società come composta di pure monadi.
Tatticamente i due frammenti di centrodestra e di centrosinistra possono difendere questo o quel corpo sociale intermedio, siano essi i tassisti o i pensionati, i liberi professionisti o i dipendenti pubblici, ma non sono radicalmente e ontologicamente differenti, se non per la cordata di questi o quei poteri forti a cui si appoggiano e da cui sono portati avanti.
Una volta ancora si verifica la spaccatura non tra progressisti e conservatori (nessuno dei due archetti dello schieramento politico smania o ha in odio i matrimoni omosessuali o la cittadinanza per gli immigrati), ma tra liberali, una volta di più assieme appassionatamente, e antiliberali, una volta di più ciechi gli uni degli altri.
La situazione continua ad essere negativa soprattutto perché, mentre il "centrodestra", il "centro" e il "centrosinistra" sanno già di essere affini, e speditamente convergono verso la costituzione di un Governo, appunto, liberale, coloro che liberali non sono non hanno ancora contezza di tale affinità, e continuano a guardarsi in cagnesco, unici a rimanere antifascisti, anticomunisti, antika$ta, antipopulisti, eccetera. Continuando una volta di più a fare il gioco del reale avversario.




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