Re: Il suicidio del fracking
Shale Gas: la bolla è scoppiata. Nuova stangata per l’economia USA.
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Lo Shale Gas / Shale Oil doveva essere il fenomeno, e per qualche anno lo è stato, che avrebbe contribuito alla ripresa economica degli USA, riducendo la dipendenza energetica dalle importazioni da Paesi esteri. Tanti investimenti fatti, tante aziende coinvolte, tante prospettive economiche vantaggiose.
Tutto sballato. Quello che era stato valutato all’inizio del 2014 come l’inizio della grande crisi dello Shale Gas oggi è più che mai realtà: fallimenti, licenziamenti, bancarotte e debiti che si accumulano. La bolla è già scoppiata! L’indebitamento diretto delle aziende è di circa 200 miliardi di dollari più i debiti dell’indotto ed i derivati del settore ci avviciniamo a 500 miliardi (tralasciando gli interessi sui debiti).
Da novembre il numero degli impianti attivi è crollato e nei soli Texas e New Mexico ne sono stati chiusi 28.
Dopo il fallimento della società texana WBH Energy, la più grande tra gli operatori dello Shale Oil, questo mese hanno dichiarato bancarotta anche due società canadesi: Southern Pacific Resource e Gasfrac, mentre altre società a causa dei problemi finanziari stanno cercando acquirenti e comunque società intente a fare fusione allo scopo di trovare liquidità.
Le cause principali che hanno causato la bolla dello Shale Gas sono sicuramente di fondo al sistema non-convenzionale e da ritrovarsi anche nel mancato incontro tra domanda ed offerta. A questo si è aggiunto, secondo gli analisti economici, il problema del prezzo del petrolio sceso notevolmente nell’ultimo periodo. Secondo alcune fonti, infatti, era proprio questo lo scopo dell’OPEC (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio) ovvero ridurre il prezzo fin sotto i 60 dollari al barile costringendo a ridurre i prezzi anche per lo Shale Gas e lo Shale Oil sapendo di provocando un collasso economico.
redazione Report-24.info
allora pirla?:rolleyes:
Re: Il suicidio del fracking
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La bolla dello Shale è sul punto di scoppiare
Scritto da Daniele Trovato in data 27 gennaio 2015 Edizione n° 26 del 2015
Negli Stati Uniti si contano circa 1.480 impianti per l’estrazione di gas e petrolio. L’industria è rinata di recente grazie allo shale gas e allo shale oil: i combustibili ottenuti dalla frantumazione sotterranea delle rocce argillose che hanno riportato la produzione americana di idrocarburi ai livelli del 1986. Oltre un terzo di questi impianti, circa 500, sono situati in New Mexico e Texas, dove l’incremento è stato fortissimo negli ultimi cinque anni, quando, nel pieno della crisi, questo settore attirava investimenti promettendo indipendenza energetica e profitti favolosi tramite le future esportazioni. Insieme alle sabbie bituminose canadesi, l’industria dello shale stava stimolando anche importanti investimenti nelle infrastrutture, come la gigantesca dorsale Keystone: l’oleodotto da completare con una nuova lunghissima tratta dal Nebraska fino all’Alberta (Canada), già al centro di numerose proteste ambientaliste e che oggi rischia di essere bloccato. Nel discorso sullo Stato dell’Unione, Obama ha appena annunciato la fine della crisi. La ripresa è stata in gran parte possibile proprio grazie all’industria nascente del fracking (metodo di frantumazione delle rocce) e delle trivellazioni orizzontali, tanto da contribuire per un terzo ai posti di lavoro creati negli Stati Uniti dal 2011. Posti di lavoro pagati più della media e via inanellando una sequenza di similitudini preoccupanti con le bolle in generale e con quella della New Economy in particolare.
Come avevamo scritto a proposito dello scontro economico in corso tra USA e Russia, il calo del prezzo del petrolio deciso dai sauditi (si presume in accordo con Washington) ha colpito le speranze di profitto dei russi, ma ha anche avuto l’effetto collaterale di rendere non più profittevole l’industria dello shale, il cui prodotto ripaga le spese e garantisce qualche profitto se venduto a 100$ al barile mentre, ai 50$ attuali, conviene lasciarlo all’abbraccio delle rocce. Da novembre il numero degli impianti attivi è letteralmente crollato; le conseguenze sulla produzione, che continua ad aumentare, dovrebbero manifestarsi tra circa sei mesi, ma nella sola prima settimana del 2015 sono stati chiusi 28 impianti nei soli Texas e New Mexico. Sempre all’inizio dell’anno è fallita la prima compagnia di estrazione, la WBH Energy; in diverse altre grandi aziende collegate del settore sono iniziati i licenziamenti e questa settimana il CEO del colosso australiano BHP ha annunciato la chiusura del 40% dei propri impianti sul territorio degli Stati Uniti. Dal punto di vista finanziario le cose non vanno meglio, infatti, due terzi dei bond del settore, hanno già un rating pessimo: negli ultimi mesi il loro valore è bruscamente calato e si sono impennati i rendimenti. http://www.lineadiretta24.it/wp-cont...oilmarket1.png
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Quanto è grande la bolla dello shale? L’indebitamento diretto delle aziende coinvolte è di circa 200 miliardi di dollari, cui vanno sommati i debiti dell’indotto e l’ammontare (stimato) dei titoli derivati collegati al settore, per un totale vicino ai 500 miliardi di dollari. Mediamente gli interessi sui debiti incidono per quasi il 10% del fatturato, allontanando ulteriormente l’orizzonte dei pieni profitti. Il capitalismo statunitense ormai da vent’anni crea bolle a debito secondo intervalli regolari: ogni nuova bolla serve a riassorbire le perdite della precedente, in un ciclo apparentemente infinito. Finora l’intensità delle crisi e delle successive recessioni è stata crescente e l’ammontare dei mutui subprime nel 2007 ammontava a circa 600 miliardi di dollari, una cifra sostanzialmente paragonabile. Dal 2008 a oggi abbiamo più esperienza (nessuno oggi farebbe fallire una Lemhan), ma non abbiamo regole migliori, né reti di sicurezza più solide e soprattutto in molte aree, a cominciare dall’Europa, il sistema economico nel suo complesso è notevolmente più fragile di allora. Inoltre, sullo sviluppo o meno della produzione da shale incidono questioni strategiche per gli Stati Uniti con ripercussioni geopolitiche importanti in Medio Oriente, dove anche la bandiera dell’IS è nera come il petrolio, in Ucraina, dove la Chevron ha promesso a Poroshenko di arricchire la nazione perforandola, e in Russia, dove Putin al contrario sembra poter reggere molto più a lungo di quanto si pensasse le attuali tensioni sul prezzo del barile.
Quello che accadrà è che Washington tenterà di convincere i sauditi a riportare il petrolio almeno sopra i 70$; nel caso non ci riuscisse vorrà dire che dopo quarant’anni di patto di ferro Oil4Security i reciproci interessi stanno realmente andando in conflitto.
Il risultato per noi sarà l’arrivo di un’altra crisi, prima che l’onda lunga innescata dalla precedente sia ancora finita.
Twitter: @aramcheck76
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allora bigül...anzi trigül...tre volte bigolo
Re: Il suicidio del fracking
un'analisi impietosa del Times sulla crisi in atto in molti stati U$A!!
Auguri trigül :drinky:
Trivelle ferme, il petrolio in calo colpisce gli Usa | Linkiesta.it
Re: Il suicidio del fracking
dedicata ai trigül...che sono meno peggio degli str...uzzi che ammorbano ovunque...ma sempre dannosissimi
Shale gas, tra crisi del petrolio e impatto ambientale
Citazione:
La shale gas ha contribuito in maniera prorompente alla ripresa economica degli Stati Uniti, garantendo indipendenza dalle importazioni ed energia elettrica in quantità a basso prezzo. Questo tipo di estrazione di gas e petrolio è conveniente quando le quotazioni a barile sono attorno ai 90-100 dollari.
Infatti, con i prezzi precipitati dai 110 dollari ai circa 50 attuali, era inevitabile lo scoppio della bolla.
Un primo segnale c’è stato con il fallimento della prima società, in Texas, che non ha retto al calo prezzi. E oramai si registrano giornalmente fallimenti, licenziamenti, bancarotte e crediti inesigibili.
I costi di estrazione sono stati garantiti da prestiti concessi in grande quantità, con una leva che ha raggiunto anche il 90% del totale.
Il crollo del greggio ha provocato poi l’innalzamento dei costi del 100%, in quanto la produzione è stata fermata e, senza materia prima estratta, non ci sono stati i fondi per coprire le spese del debito.
Re: Il suicidio del fracking
Citazione:
Originariamente Scritto da
animal
Shale Gas: la bolla è scoppiata. Nuova stangata per l’economia USA.
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Lo Shale Gas / Shale Oil doveva essere il fenomeno, e per qualche anno lo è stato, che avrebbe contribuito alla ripresa economica degli USA, riducendo la dipendenza energetica dalle importazioni da Paesi esteri. Tanti investimenti fatti, tante aziende coinvolte, tante prospettive economiche vantaggiose.
Tutto sballato. Quello che era stato valutato all’inizio del 2014 come l’inizio della grande crisi dello Shale Gas oggi è più che mai realtà: fallimenti, licenziamenti, bancarotte e debiti che si accumulano. La bolla è già scoppiata! L’indebitamento diretto delle aziende è di circa 200 miliardi di dollari più i debiti dell’indotto ed i derivati del settore ci avviciniamo a 500 miliardi (tralasciando gli interessi sui debiti).
Da novembre il numero degli impianti attivi è crollato e nei soli Texas e New Mexico ne sono stati chiusi 28.
Dopo il fallimento della società texana WBH Energy, la più grande tra gli operatori dello Shale Oil, questo mese hanno dichiarato bancarotta anche due società canadesi: Southern Pacific Resource e Gasfrac, mentre altre società a causa dei problemi finanziari stanno cercando acquirenti e comunque società intente a fare fusione allo scopo di trovare liquidità.
Le cause principali che hanno causato la bolla dello Shale Gas sono sicuramente di fondo al sistema non-convenzionale e da ritrovarsi anche nel mancato incontro tra domanda ed offerta. A questo si è aggiunto, secondo gli analisti economici, il problema del prezzo del petrolio sceso notevolmente nell’ultimo periodo. Secondo alcune fonti, infatti, era proprio questo lo scopo dell’OPEC (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio) ovvero ridurre il prezzo fin sotto i 60 dollari al barile costringendo a ridurre i prezzi anche per lo Shale Gas e lo Shale Oil sapendo di provocando un collasso economico.
redazione Report-24.info
allora pirla?:rolleyes:
:drinky:
Gia' un articolo che confonde Shale Gas & Shale Oil fa venire da ridere.. e lei che dovrebbe esere un consulente ancora di piu'.... :facepalmi:
Allora, ha capito la differenza fra i due o no?
Il primo ha gia' passato per la fase di riduzione dei prezzi (1.98$ MMBTU nel 2012), lo shale oil la sta passando ora... ma nonostante calino le rigs.. la produzione aumenta... come gia' previamente spiegato il perche... ma se fa fitna di nonc apire perhce' non ha reali arogmenti non so che dirle.
Ad ora di bancherotte ve ne son state ben poche, e sopratutto aziende che erano piccole, molto esposte e poco produttive.
Fatti vs pugnette:
Bakken, Eagle Ford production up despite low rig count - UPI.com
Re: Il suicidio del fracking
Citazione:
Originariamente Scritto da
animal
Altro articolo che parla del calo delle Rigs... senza pero', prima vedere quali per a maggiorparte sono stte fermate, cosi come senza considerare l' esempio shale as, difatti, l'articolo e' di meta' Gennaio... i dati per tuto Gennaio sono usciti,e n onsotate il calo delle Rigs la produzione tiene, ovviamente.
Altro aspetto che solo ora se ne sta iniziando a parlare pubblicamente:
Re-Fracking.
News that the oil industry is importing many of the new technologies developed by natural-gas producers, which led to steadily declining natural-gas prices, was greeted with great disappointment by at least one green group. Upon learning that fracking was not only a long way from disappearing in the face of declining oil prices but was actually on the verge of a resurgence, Sharon Wilson, a Texas organizer for Earthworks, told Bloomberg, “It’s terribly disappointing.”
It might be disappointing to Wilson, but it’s the natural reaction of the free market to adversity: Instead of hunkering down or closing up shop, producers are now motivated to expand production on existing wells, using the newest technology called “refracking” — the practice of returning to older shale oil and gas wells that had been fracked in the recent past to capitalize on newer, more effective, and less costly extraction technology.
..... continua al link
Re-fracking Old Wells Is Extending the Fracking Revolution
Mi sa che vi dovrere prendere dosi indutriali di Malox... :D
http://c1.soap.com/images/products/p/anv/anv-133_1z.jpg
Re: Il suicidio del fracking
Citazione:
pirla ho gia' spiegato che la crescita della produzione e' solo la coda del ciclo di espansione del 2014......un po' nervesetto...non vi passano piu' la pagnotta ???:cool:
Pirlotto da quello che si capisce la riduzione del prezzo del petrolio a 50-52 dollari ha avuto l'impatto di congelare grossi investimenti che probabilmente sarebbero stati fatti, ma non la produzione che resta su livelli elevati!
Se il petrolio scendesse a 35 dollari buona parte delle attivita shale oil si ridurrebbero ai minimi termini.....
Ma a quel punto ma chi caxxo se ne frega perche nel frattempo l'economia USA creerebbe milioni di posti di lavoro!
Vuoi mettere 300mila e passa nuovi jobs ogni mese in california, ny o florida che mantenere poche migliaia di drillers e camionisti in posti come il west texas o il nord dakota!!
Solo un allocco come te non lo capisce...
Mentre in russia con 35 dollari al barile mi sa che vanno a prendere Putin con il forcone!
Re: Il suicidio del fracking
Citazione:
Instead of hunkering down or closing up shop, producers are now motivated to expand production on existing wells, using the newest technology called “refracking” — the practice of returning to older shale oil and gas wells that had been fracked in the recent past to capitalize on newer, more effective, and less costly extraction technology.
Altro esempio dell'inventiva, della flessibilita e delle capacita di avanzamento degli yankees......in russia stanno ancora con le "trivelle a mano" !!!
"Animale" fai il serio, su, e accetta il fatto che in questo campo nessuno puo competere con gli USA.
Re: Il suicidio del fracking
Citazione:
Originariamente Scritto da
paulhowe
Pirlotto da quello che si capisce la riduzione del prezzo del petrolio a 50-52 dollari ha avuto l'impatto di congelare grossi investimenti che probabilmente sarebbero stati fatti, ma non la produzione che resta su livelli elevati!
Se il petrolio scendesse a 35 dollari buona parte delle attivita shale oil si ridurrebbero ai minimi termini.....
Ma a quel punto ma chi caxxo se ne frega perche nel frattempo l'economia USA creerebbe milioni di posti di lavoro!
Vuoi mettere 300mila e passa nuovi jobs ogni mese in california, ny o florida che mantenere poche migliaia di drillers e camionisti in posti come il west texas o il nord dakota!!
Solo un allocco come te non lo capisce...
Mentre in russia con 35 dollari al barile mi sa che vanno a prendere Putin con il forcone!
Eh ma lui e' un "consulente del settore"..... :drinky:
Re: Il suicidio del fracking
Citazione:
Originariamente Scritto da
paulhowe
Ma a quel punto ma chi caxxo se ne frega perche nel frattempo l'economia USA creerebbe milioni di posti di lavoro!
devi solo spiegarlo a quei fessi che lavorano in borsa, visto che il 99% delle volte che il prezzo del petrolio scende va già anche Wall Street.