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  1. #491
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    Ci spiegherai come.
    Certo infatti il crollo dell'import di gas e petrolio e' dovuto al fatto che adesso nei serbatoi delle auto mettono acqua, e per scaldarsi tagliano le sequoie del Parco Nazionale di Yosemite.

    E' possibile che gli ameriCani abbiano cambiato il sistema di autotrazione, o che si siano impoveriti.
    Forse il pick up Ford non e' l'auto piu' venduta in U$A, si spera, e comunque il peak oil nazionale non e' stato ancora raggiunto e si emunge ad ampi livelli prima del prossimo crack.
    Crack che comunque sia gia' in atto per il gas di scisto.....una vera bufala......che presto si sgonfiera'
    Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
    Stupri, attentati, invasione, fallimenti, disoccupazione, emergenza sociale, denatalita',violenza verbale , suicidi, omicidi....

  2. #492
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Amati75 Visualizza Messaggio
    Quello che hai citato e' un articolo del 2010.

    Siamo nel 2014 e da allora la EIA ha messo in atto vari miglioramenti per il raccoglimento dati.
    con 400 impiegati puoi avere i metodi di raccolta dati migliori del mondo, la FONTE dei dati rimarrà sempre l'azienda privata che estrae petrolio, per cui se la falsificazione dei dati è a monte, tu a valle avrai per forza conti diversi dalla realtà.
    E siccome NESSUNA azienda privata che estrae petrolio verrà mai a dirti che un suo pozzo si sta esaurendo, per l'ovvia ragione che crollerebbe in borsa (moltiplicando le perdite già avute per la minore produzione), se l'azienda X ti sta dicendo che dal pozzo Y sta estraendo la stessa quantità di petrolio dell'anno scorso, può essere vero come può essere falso perchè quel pozzo è quasi esaurito, e l'EIA non può saperlo. E' la fonte dei dati il problema, non il calcolo. E con 400 impiegati dati verificati non li potrai mai avere.

  3. #493
    Viva la piadina!!!
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da animal Visualizza Messaggio
    E' possibile che gli ameriCani abbiano cambiato il sistema di autotrazione, o che si siano impoveriti.
    Forse il pick up Ford non e' l'auto piu' venduta in U$A, si spera, e comunque il peak oil nazionale non e' stato ancora raggiunto e si emunge ad ampi livelli prima del prossimo crack.
    Crack che comunque sia gia' in atto per il gas di scisto.....una vera bufala......che presto si sgonfiera'
    SI...? Quando?

    Uan stima? 2 mesi?
    6 mesi?
    1 anno?
    2 anni?
    20 anni?

    Sa.. perche' anche un orologio rotto segna l'ora esatta due volte al giorno e non certo per merito...

    Come spiegatole vari post addietro (al quale che ovviamente lei non ha risposto):

    http://forum.termometropolitico.it/1...l#post13464682


    La varibale che conta per rendere tale metodo di estrazione e tali risorse come "economiche" e' il prezzo, se il prezzo e' adeguato come farebbe a non venir sfruttata la risorsa?
    Globalizzazione..... si grazie.

  4. #494
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da amaryllide Visualizza Messaggio
    con 400 impiegati puoi avere i metodi di raccolta dati migliori del mondo, la FONTE dei dati rimarrà sempre l'azienda privata che estrae petrolio, per cui se la falsificazione dei dati è a monte, tu a valle avrai per forza conti diversi dalla realtà.
    Vedi che non leggi... o meglio, leggi con il selezionatore e come al tuo solito dai quote tagli le parti alle quali preferisci non rispondere....:


    l'ultima la si e' resa nota a Gennaio di quest'anno, ovvero controllare i dati incrociandoli con le spedizioni via treno (esempio le spedizioni di petrolio dal Nortk Dakota), domanda di energia e cosi via (ovvero vi e' essere una correlazione e quindi devono essere coerenti fra di loro):

    News - Argus Media

    Cosi come sono state implementate regolamentazioni più severe (ed ovviamente pene al riguardo) per aziende che riportano dati consapevolmente errati.

    Non a caso, nel 2010, quando la stessa EIA rilascio' una correzione sulla quantità' di barili di petrolio al NYMEX quel giorno i futures del petrolio ebbero una oscillazione del 2.2%, ovvero se il mercato avesse perso fiducia da allora nei dati (se nulla fosse stato fatto) questi rapporti avrebbero meno peso ed influenzerebbero meno sul mercato stesso.


    http://forum.termometropolitico.it/1...l#post13453691



    Citazione Originariamente Scritto da amaryllide Visualizza Messaggio
    E siccome NESSUNA azienda privata che estrae petrolio verrà mai a dirti che un suo pozzo si sta esaurendo, per l'ovvia ragione che crollerebbe in borsa (moltiplicando le perdite già avute per la minore produzione), se l'azienda X ti sta dicendo che dal pozzo Y sta estraendo la stessa quantità di petrolio dell'anno scorso, può essere vero come può essere falso perchè quel pozzo è quasi esaurito, e l'EIA non può saperlo. E' la fonte dei dati il problema, non il calcolo. E con 400 impiegati dati verificati non li potrai mai avere.
    eh.. poi peccato pero' che dovrebbero anche essere falsificati i dati dei trasporti, dei treni, delle raffinerie, della produzione di derivati, chimica, combustibili, elettricita', prezzi alla pompa e cosi via.... cosi come i dati sulle esportazioni dei prodotti raffinati.. che dovrebbero non essere coerenti con i dati delle dogane dei paesi d'importazione... cosi come dovrebbero non combaciare tutte le fatture con i flussi dei pagamenti... ecc ecc.....

    Ripeto... l' articolo e' del 2010, preso atto della falla, hanno messo in atto ssitemi di controllo, che evidentmente il mercato ritiene affiabili entro un ragionevole limite d'errore, poi ripeto se a priori avete una idea a discapita della realta', nulla al mondo sara' sufficente per modificarla.
    Globalizzazione..... si grazie.

  5. #495
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Quello che i soliti articoli di Metabo non considerano, e mi pare di averlo fatto presente anche in passato, e' che la tecnologia estrattiva MIGLIORA, diventa piu' efficente, DIFATTI, nonostante il calo del numero di pozzi, la produzione e' aumentata dato che dallo stesso pozzo, rispetto anche solo a realtivamente poco tempo fa, si riesce ad estrarre di piu' (quindi vi e' una diminuzione dei costi), cosi come sta prendendo piede il Fracking SENZA acqua.

    Piu si riesce ad aumentare la produttivita', l' efficenza della tecnologia impiegata, e meno risorse si utilizzano, piu' si abbassanoi costi, rendendo piu' economica l' estrazione e lo sfruttamento di tale risorsa.

    Del resto, ad esempio in Canada, il petrolio pesant fino a prima del 2005 era un a risorsa "inutile", o un "capitale morto" (citando Hernando De Soto), dato che i prezzi sul mercato rendevano tale risorse non conveniente, mentre da allora la produzione e' esplosa, ed e' oggi una risorsa economicamente sfruttabile, rendendo il Canada il terzo paese al mondo per riserve, dopo Venezuela ed Arabia Saudita.
    Globalizzazione..... si grazie.

  6. #496
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Amati, continua a scrivere inesattezze.
    Un vero e proprio trattato della mistificazione.
    Penso che lei sia uno dei pochi che crede che gli idrocarburi possano avere una fase espansiva anche in futuro.
    Intanto le tecniche di produzione non possono aumentare la resa di un singolo pozzo , come ha postato.
    La portata del fluido o gas erogato e' intrinseca alla roccia, al tipo di fluido e alla pressione. Null'altro !
    Non si puo' spremere un limone ormai senza succo......ed e' quello che il gas di scisto proponeva...illudendo.
    La lista dei prodotti chimici, velenosi e nocivi e' talmente lunga che ci si puo' fare un rotolo di carta igienica per una settimana.

    In merito al fatto che la tecnica in oggetto sia economica a prezzi del barile elevati, devo ragguagliarla che il costo estrattivo medio degli idrocarburi liquidi si situa tra una forbice di 10 e 20 $/bbls.
    Pertanto l'economicita' non e' il solo elemento guida , ma lo sono molto di piu' i cosiddetti PSA ( si vada a vedere cosa sono) che regolano i rapporti tra le Compagnie , Compagnia di stato, e paese produttore.
    Quindi due inesattezze in un solo giorno: (i) la prima che la produttivita' per pozzo e' in continuo aumento (ii) la seconda che il costo estrattivo sia superiore ai 70-100 $/bbls....
    non male.....
    Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
    Stupri, attentati, invasione, fallimenti, disoccupazione, emergenza sociale, denatalita',violenza verbale , suicidi, omicidi....

  7. #497
    Viva la piadina!!!
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da animal Visualizza Messaggio
    Amati, continua a scrivere inesattezze.
    Un vero e proprio trattato della mistificazione.
    Penso che lei sia uno dei pochi che crede che gli idrocarburi possano avere una fase espansiva anche in futuro.
    Intanto le tecniche di produzione non possono aumentare la resa di un singolo pozzo , come ha postato.
    La portata del fluido o gas erogato e' intrinseca alla roccia, al tipo di fluido e alla pressione. Null'altro !
    Non si puo' spremere un limone ormai senza succo......ed e' quello che il gas di scisto proponeva...illudendo.
    La lista dei prodotti chimici, velenosi e nocivi e' talmente lunga che ci si puo' fare un rotolo di carta igienica per una settimana.

    In merito al fatto che la tecnica in oggetto sia economica a prezzi del barile elevati, devo ragguagliarla che il costo estrattivo medio degli idrocarburi liquidi si situa tra una forbice di 10 e 20 $/bbls.
    Pertanto l'economicita' non e' il solo elemento guida , ma lo sono molto di piu' i cosiddetti PSA ( si vada a vedere cosa sono) che regolano i rapporti tra le Compagnie , Compagnia di stato, e paese produttore.
    Quindi due inesattezze in un solo giorno: (i) la prima che la produttivita' per pozzo e' in continuo aumento (ii) la seconda che il costo estrattivo sia superiore ai 70-100 $/bbls....
    non male.....

    Cari Animal, certo che a mistificazioni non la batte nessuno...

    Non mi metta parole in bocca, che carissimo, le mancano i numeri per farlo....

    Non ho mai affermato una assurdita' del genere:

    ".. idrocarburi possano avere una fase espansiva anche in futuro."

    Semmai, ho scritto quello che sta accadendo ORA, eventualmente si arrivera' ad un limite strutturale, non ho in nessun momento indicato che si possano moltiplicare il pane ed i pesci all'infinito, i miracoli all' uomo mortale non vengono.

    Del resto non e' una novita' che migliori tecniche estrattive abbiano permesso la riapertura di pozzi che in precedenza erano considerati come non piu' economicamente sfruttabili, sia esso stato dovuto o per aumento dei prezzi, miglioramento della tecnica o un misto dei due.

    Per 'ultima parte, lei ha cpaito fischi per fiaschi... difatti MAI detto questa assurdita':

    "
    la seconda che il costo estrattivo sia superiore ai 70-100 $/bbls..."

    Semmai, le ho scritto che la Russia necessita' di un costo medio al barile pr la propia miscela di attorno $117 rispetto ai 36 aprox di relativamente pochi ani fa.. no che il costo estrattivo sia quello.. ma che alla RUSSIA, intesa come nazione/stato.. ovvero in relazione al gettito necessario per coprire le spese strutturali dello stato, dato che piu' della meta' del gettito statle deriva dalle vendite di tali risorse.
    Non a caso al netto di tali voci la Russia ha un deficit strutturale dell' 11%.

    La nota la differerenza?

    Suvvia, che non vedo l' utilita' nel dover cercare come un povero pischello di mettere parole inventate in bocca dell'interlocutore se lo eviti, che mi pare piuttosto grandicello.

    PS: In relazione al discorso dell' aumento dell' efficenza estrattiva che si sta registrando:


    Gas Drilling Efficiency Driving Shale Revolution

    The considerable increases in the efficiency of shale gas development in the Marcellus Shale are no secret. We have talked about them multiple times with storieshere, here, here and here, for example, about companies that have done extremely well by targeting their efforts to certain elements of the play and employing smart strategies. Companies that are somewhat smaller and more focused on natural gas have done better than the larger outfits who thought it was only a matter of throwing money at it. Regardless, the productivity gains have been impressive and the EIA data quantifies them.

    http://naturalgasnow.org/gas-drilling-efficiency-driving-shale-revolution/


    Globalizzazione..... si grazie.

  8. #498
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da animal Visualizza Messaggio
    Amati, continua a scrivere inesattezze.
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    Penso che lei sia uno dei pochi che crede che gli idrocarburi possano avere una fase espansiva anche in futuro.
    Intanto le tecniche di produzione non possono aumentare la resa di un singolo pozzo , come ha postato.
    La portata del fluido o gas erogato e' intrinseca alla roccia, al tipo di fluido e alla pressione. Null'altro !
    Non si puo' spremere un limone ormai senza succo......ed e' quello che il gas di scisto proponeva...illudendo.
    La lista dei prodotti chimici, velenosi e nocivi e' talmente lunga che ci si puo' fare un rotolo di carta igienica per una settimana.

    In merito al fatto che la tecnica in oggetto sia economica a prezzi del barile elevati, devo ragguagliarla che il costo estrattivo medio degli idrocarburi liquidi si situa tra una forbice di 10 e 20 $/bbls.
    Pertanto l'economicita' non e' il solo elemento guida , ma lo sono molto di piu' i cosiddetti PSA ( si vada a vedere cosa sono) che regolano i rapporti tra le Compagnie , Compagnia di stato, e paese produttore.
    Quindi due inesattezze in un solo giorno: (i) la prima che la produttivita' per pozzo e' in continuo aumento (ii) la seconda che il costo estrattivo sia superiore ai 70-100 $/bbls....
    non male.....
    Ma lui fa solo trollaggio rispondergli è solo una perdita di tempo.

  9. #499
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Effetto Cassandra: Fracking: rendimento energetico, economico ed ecologico
    domenica 24 marzo 2013


    Fracking: rendimento energetico, economico ed ecologico

    Da “The Oil Crash”. Traduzione di MR

    Vignetta pubblicata da Ramón su El País.com il 31 gennaio 2012.

    di Antonio Turiel

    Cari lettori,

    mentre si stanno notando di fatto (anche se ancora non vengono riconosciuti) gli effetti del fatto che ci troviamo nel tramonto del petrolio e probabilmente vicini al picco dell'uranio, il mondo occidentale si appresta ad una folle corsa allo sfruttamento di risorse di qualità tanto bassa e di scarso rendimento che decenni fa non si prendevano nemmeno in considerazione. Ma in una situazione di strangolamento continuo dell'economia per mancanza del suo reale motore ultimo, l'energia, sta portando a misure davvero disperate, la cui portata non è stata probabilmente valutata con la dovuta serenità.

    Il caso di cui ci occupiamo oggi, perché bussa con forza alla porta dei paesi europei, è quello dello sfruttamento di idrocarburi mediante la tecnica della fratturazione idraulica (hydrofracking in inglese, chiamato anche fracking per abbreviare). In realtà le risorse sfruttabili in questo modo sono diverse, ma dato che il fattore che unisce l'opposizione popolare a queste estrazioni è centrato sulla tecnica di estrazione, qui darò una visione d'insieme degli idrocarburi relativi più importanti, segnalando i fattori comuni e quelli di differenza, sperando di contribuire a fare chiarezza su questo dibattito, a volte interessatamente aggrovigliato.

    Dall'altro lato, quando si denuncia questo tipo di estrazione si enfatizzano soltanto i fattori ambientali. Terribili, autentici disastri ambientali, ma simili a quelli delle altre risorse che vengono sfruttate per il vasto mondo. Finora queste atrocità avvenivano lontano dai paesi occidentali, ma l'attuale penuria non ci permette tali finezze. L'amara lotta della classe media di qua per non cadere nella Grande Esclusione la porta a mantenere un certo orgoglio di indipendenza e a resistere al fracking in quella che, in sintesi, può essere la sua ultima battaglia, la difesa dell'ultima risorsa che alla fine ci resterà: la sostenibilità del nostro habitat. E questo fa sì che il dibattito appaia quello di sempre: fra sognatori ecologisti che vogliono preservare l'ambiente e imprenditori pratici che generano ricchezza e posti di lavoro. Con questo approccio, il dibattito è perso in anticipo, nonostante la brutalità dell'impatto ambientale associato al fracking.

    Tuttavia, risulta che se si analizzano altre variabili, come il rendimento energetico o netto di queste fonti o il loro rendimento economico, emerge una prospettiva completamente diversa. Tanto diversa che mi sembra incredibile la campagna di pubbliche relazioni che si sta facendo a favore del fracking, visto che non regge alla minima seria analisi. In questo contesto, ridurre la discussione sul fracking al solo problema ambientale risulta conveniente per l'industria, poiché permette di ridurre il problema ad un campo di battaglia noto, in cui è noto che la normale retorica (essenzialmente, la creazione di posti di lavoro) ha successo. Ragione in più per allargare la prospettiva ed esporre la cruda realtà del problema. Cominciamo quindi, la nostra analisi.

    Geologia delle risorse non convenzionali e loro rendimento energetico.

    Il seguente diagramma è tratto da un eccellente articolo (ne raccomando vivamente la lettura) di Aitor Urresti e Florent Marcellesi:



    I giacimenti di petrolio e gas convenzionale di solito si trovano in formazioni di roccia sedimentaria (solitamente arenaria o calcare). Si tratta di rocce porose (piene di buchi, come una spugna) e permeabili (i buchi formano canali lungo i quali il fluido può circolare, attraversando tutta la pietra) e così, quando si perfora in un punto, si accede a tutto il gas o il petrolio circostante, fino a che la pressione interna si abbassa tanto che, per l'azione del peso della roccia che c'è sopra, i canali, per i quali fluiscono gas e petrolio, cominciano a collassare e arriva un momento in cui si otturano. Per evitare o ritardare questo problema si usano varie tecniche, consistenti per la maggior parte nel fare pozzi ausiliari in cui si inietta liquido o gas in pressione per frenare il collasso della roccia e spingere l'idrocarburo verso il pozzo di estrazione.

    Siccome la roccia è permeabile, gas e petrolio finirebbero per arrivare in superficie e così è accaduto in qualche caso (è come hanno avuto origine le sabbie bituminose del Canada). Perché ci sia un giacimento ci dev'essere una roccia sigillo, non permeabile (per esempio salina), che impedisca la migrazione degli idrocarburi verso la superficie. I giacimenti di petrolio sono soliti avere in cima delle sacche di gas naturale, si tratta essenzialmente di metano e il metano si forma dalla decomposizione di altri idrocarburi (il metano è l'idrocarburo più semplice, con un solo atomo di carbonio). Tuttavia, è possibile trovare gas naturale senza petrolio associato (risultato del fatto che tutta la materia organica si è decomposta). In realtà, e come poi discuteremo, c'è molto gas naturale in tutto il mondo, anche se non sempre sfruttabile economicamente. Perché vi facciate un'idea, un scherzo abituale dei geologi petroliferi è: “Abbiamo già terminato di realizzare esplorazioni del blocco X. La cattiva notizia è che non c'è petrolio: La buona notizia è che non c'è gas”.

    Nel caso degli idrocarburi non convenzionali, la situazione è molto diversa. Ce ne sono di vario tipo, ma oggi ci concentreremo sul caso delle ardesie o scisti e sulle risorse associate.

    Le ardesie sono rocce metamorfiche (modificate dall'azione del calore e della pressione) che formano lamine. Non tutte le ardesie sono associate alla presenza di materia organica e di idrocarburi, ma solo alcune di tipo speciale. La più conosciuta è l'ardesia bituminosa (propriamente, lutite), che contiene i resti di materiale organico che è rimasto intrappolato nelle argille che hanno dato luogo all'ardesia. Il materiale contenuto si chiama Cherogene ed è una specie di petrolio poco cotto (poiché la materia organica non è stata sottoposta alle condizioni di temperature e pressione adeguate). Le lutiti bituminose sono conosciute da millenni (i romani le sfruttavano, per esempio, nella miniera di petrolio di Riutort) e le sue risorse su scala planetaria, valutate decenni fa, sono gigantesche: in termini di barili equivalenti di petrolio (conversione per energia) si stima che in tutto il mondo ci siano fra i 2,8 e i 3,3 miliardi di barili, più della metà dei quali negli Stati Uniti (per che vi facciate un'idea, in tutta la storia dell'Umanità si sono consumati poco più di un miliardo di barili di petrolio convenzionale). Tuttavia, risorse, non riserve: le risorse sono ciò che si trova sul posto, mentre riserve sono quelle che si possono sfruttare, il che dipende da fattori economici e, in realtà, dal fatto di avere un buon ritorno energetico (EROEI), tipicamente superiore a 10 perché la cosa sia redditizia economicamente. E il problema è che lo sfruttamento del cherogene, con tutte le tecniche utilizzate, ha un EROEI molto basso, da 2 (Cleveland & O'Connor) a 4 (Rapier), compreso lo sfruttamento di cherogeni di più alto contenuto energetico (a parte il fatto che hanno altri problemi, ma che non commenteremo ora). Il fatto è che da decenni si cerca di sfruttarli commercialmente senza successo, ma la loro mera esistenza e l'enormità delle risorse di cherogene servono per estrapolare di tanto in tanto notizie brevi di taglio ottimista nei quotidiani, una nuova tecnica di sfruttamento che dovrebbe essere rivoluzionaria, l'opinione di un esperto di petrolio, ecc. Anche il fatto che molti americani abbiano sentito parlare del petrolio da scisto (si chiamano così le ardesie cherogeniche) e della grandiosità delle risorse serve per incoraggiare una confusione interessata che ora spiegheremo.

    Da poco meno di un decennio, negli Stati Uniti si sta vivendo un boom dello sfruttamento del gas di scisto, conosciuto anche come shale gas. Si tratta delle bolle di metano che sono incastrate fra le lamine dell'ardesia e generalmente sono associate alla presenza di cherogene. Posto che l'ardesia non è una roccia permeabile, anche porosa, estrarre questo gas da lì costituisce una sfida enorme. Il metodo più economico per il suo sfruttamento, già conosciuto da decenni, è quello della fratturazione idraulica o fracking. Questo metodo si basa sul perforare prima un pozzo verticale e, a partire da esso, estendere una o più diramazioni più o meno orizzontali, che penetrano fra le lamine dell'ardesia grazie all'iniezione di sabbia e acqua in pressione fratturandole e rendendo accessibile il metano. Siccome il metano è ancora agganciato al materiale, per recuperarlo si inietta un cocktail chimico che favorisce il suo distacco. La produttività di questi pozzi è molto bassa, circa di 200 volte inferiore di quella di un pozzo convenzionale. Inoltre, la produzione decade molto in fretta e un tipico pozzo di gas non convenzionale produce l'80% di tutto il gas della sua vita utile in un anno. I ritmi di decadimento sono tanto rapidi che si deve perforare continuamente e a gran velocità nuovi pozzi per mantenere la produzione e questo ritmo cresce quando si cerca di produrre più gas con questo metodo, il che pone un limite assoluto alla produzione totale annua.

    Non esiste nessuno studio che valuti seriamente quale sia l'EROEI del gas di scisto, ma deve essere abbastanza basso, dati i costi di produzione alla bocca del pozzo negli Stati Uniti: fra i 2,25 e i 9 dollari ogni 1.000 piedi cubici (tfc) e questo è circa 8 volte più caro dei pozzi convenzionali in Russia. Tenendo conto che l'EROEI del gas russo si trova intorno a 20, possiamo stimare che il gas di scisto si collochi fra 2 e 3, e c'è anche chi sostiene che possa essere inferiore a 1. Un EROEI tanto basso rende incomprensibile la montatura mediatica che si sta facendo, che in Spagna è iniziata da un paio d'anni, quando per forza di cose la sua fattibilità è nulla – altro su questo più avanti.

    Le risorse di gas di scisto su scala globale non sono in realtà tanto grandi. Al culmine dell'euforia per lo shale gas, nell'aprile 2011, la Energy Information Administration (EIA) valutava le risorse globali in 6.622 miliardi di piedi cubici di gas di scisto, pertanto il gas di scisto, se si potesse produrre alla velocità che vogliamo, e sappiamo già che non è possibile, durerebbe circa 60 anni. Tuttavia, alcuni mesi più tardi, l'USGS (United States Geological Service) ha tirato una secchiata d'acqua fredda su queste prospettive meravigliose: una revisione delle riserve della formazione di Marcellus ha rivelato che erano gonfiate di 5 volte (!), proprio per le trappole contabili che denunciavamo su questo blog, cosa che ha dato luogo a commenti molteplici. L'impraticabilità economica del gas polacco – eccesso di azoto, come commentava Dmitri Orlov – ed altri “problemi” che sono emersi, suggeriscono che il potenziale reale delle riserve di shale gas equivalga come massimo a pochi anni di consumo e non ha il potenziale di modificare l'arrivo del picco del gas naturale. In realtà, il gas di scisto è una risorsa molto più scarsa del cherogene, ma il marchio “shale” vende nell'inconscio americano e da lì dire “shale gas” emoziona il cittadino comune, specie quando viene surclassato continuamente dagli assurdi proclami sull'indipendenza energetica degli Stati Uniti, i quali non resistono a nessuna analisi minimamente rigorosa.

    L'ultima risorsa di cui parlerò oggi, per il suo collegamento al fracking, è quella del tight oil (petrolio di roccia compatta). Si tratta di formazioni di arenaria convenzionale che contengono petrolio convenzionale, ma che sono intrappolate (in formazioni allungate, come lenti) dentro una roccia non permeabile. Si tratta in realtà di petrolio convenzionale, ma il suo sfruttamento con mezzi convenzionali risulta non redditizio data la piccolezza dei giacimenti, quindi si ricorre alla tecnica del fracking causando una frantumazione massiccia del sottosuolo per aumentare artificialmente la permeabilità della roccia e permettere che il petrolio fluisca. Anche qui si iniettano acqua e sabbia in pressione e anche qui si usa un cocktail chimico per favorire il flusso. E, come nel caso dei pozzi di gas di scisto, si devono perforare pozzi senza tregua per compensare il rapido declino della produzione.

    Anche per il petrolio di roccia compatta non ci sono stime dell'EROEI. Secondo l'Oil Depletion Analysis Centre, il costo produttivo del tight oil è fra 83 e 86 dollari, il che permette di ipotizzare che il suo EROEI sia di circa 12. Non eccellente, ma sufficientemente buono perché l'avventura sia redditizia, soprattutto con i prezzi attuali.

    E, come no, come in molti casi la roccia sfruttata è l'ardesia. Indovinate come come viene chiamato a volte questo tipo di petrolio? Di fatto shale oil, il che aumenta di vari gradi in più la confusione, perché anche il petrolio sintetizzato dal cherogene che si estrae dalle ardesie bituminose, o oil shales, a volte è stato chiamato anche shale oil. La confusione è servita, a beneficio della creazione di un'immagine completamente falsificata del potenziale della risorsa, visto che le riserve mondiali di tight oil sono 100 volte inferiori a quelle del petrolio da cherogene.


    Redditività economica

    A questo proposito conviene distinguere l'estrazione dei tre tipi principali di risorsa di cui abbiamo parlato.

    Rispetto al cherogene, ci sono poche cose da dire. Non si sta sfruttando e ci sono solo alcuni impianti sperimentali. Al momento non è sostenibile commercialmente, nemmeno con il sussidio di altre fonti di idrocarburi più economici di quelli di cui ancora usufruiamo.

    Rispetto al gas naturale, c'è stata una campagna di disinformazione molto intensa sulla sua realtà economica che è opportuno chiarire e affrontare alla radice: cioè, esaminando quello che è successo negli Stati Uniti. La versione ufficiale dice che il prezzo del gas naturale si è mantenuto basso negli Stati Uniti grazie alla grande abbondanza di gas propiziata dall'estrazione di shale gas mediante il fracking. Questo farebbe pensare che il consumo di gas negli Stati Uniti sia aumentato molto rapidamente con il boom del fracking, data l'abbondanza di una risorsa economica e sfruttabile, ma che la disponibilità dello stesso sia andata ancor più rapidamente aumentando e per questo il prezzo si è mantenuto basso. Niente di più lontano dalla realtà.



    Come mostra il grafico della EIA del Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti, si è mantenuto piuttosto piatto dalle medie degli anni 90 del secolo passato fino al 2009, approssimativamente, con una piccola caduta fra il 2005 e il 2007. Gli ultimi 2 anni della serie mostrano una leggera salita ma cha ancora non è troppo significativa, fra le altre cose perché è simile agli incrementi in capacità di immagazzinamento di quegli stessi anni.

    Abbiamo, peraltro, lo storico dei prezzi del gas naturale, espressi in dollari costanti del 2012, grazie a Gail Tverberg:


    Se confrontiamo questo grafico col precedente, ciò che si vede è che perché il consumo di gas aumenti il prezzo dello stesso (in dollari per milioni di unità termiche britanniche, MTBU) non può superare il limite dei 4 dollari del 2012. Risulta, tuttavia, che il prezzo minimo per non avere perdite in un pozzo di gas convenzionale sia di 7-8 dollari per MBTU. Ogni volta che il gas non convenzionale ha aumentato il suo peso nel panorama energetico americano, il consumo si è ridotto e solo ora che le compagnie dedite al fracking hanno accettato di abbassare i prezzi al di sotto dei costi, il consumo ha recuperato, ma solo moderatamente. La realtà è che queste compagnie, nella loro fuga in avanti, sono incorse dal 2010 in deficit trimestrali congiunti di 10.000 milioni di dollari, dando priorità all'aumento delle riserve di gas (migliorando così la loro capitalizzazione in borsa) anziché alla redditività dell'estrazione. Finché la situazione è stata sostenibile (nelle parole di Rex W. Tillerson, amministratore delegato della Exxon Mobile: “Qui abbiamo perso anche la camicia”) e il numero di nuovi pozzi in funzione crolla a velocità vertiginosa (il grafico è di questo articolo):

    Numero di pozzi operati dalla Cheasepeake



    I promotori dell'avventura dello shale gas in Europa sostengono che questo qui non avverrà. A causa degli alti prezzi del gas in questa regione, essendo indicizzato al prezzo del petrolio.

    Il grande errore con il gas naturale è la sua sostenibilità. Al margine degli usi che già si fanno del gas (principalmente, forni industriali, raffinerie e calore domestico) il gas naturale ha il potenziale di sostituire il petrolio in alcune applicazioni. Tuttavia, potenzialità non significa che tale sostituzione si stia portando a termine. E non si porta a termine perché l'investimento in infrastrutture che si devono realizzare è smisurato. Trasportare e immagazzinare gas è più costoso e complesso che trasportare e immagazzinare petrolio, per il quale già esiste l'infrastruttura. Si deve capire che in un momento di crisi economica come quello attuale, intraprendere investimenti multimilionari che impiegheranno decenni per essere ammortizzati è qualcosa di troppo rischioso e sul quale ovviamente gli investitori non stanno scommettendo. Questo fa sì che credere che il gas naturale sia una buona opzione per il futuro del Vecchio Continente sia una pericolosa forma, finanziariamente, di auto inganno. Fra le altre cose perché il mercato potenziale da penetrare col nuovo flusso di gas è quello automobilistico, ma in Europa la flotta di utilitarie è principalmente diesel e non possono essere adattate a gas. E in un momento in cui le vendite di auto sono ai minimi (e senza la minima speranza di ripresa) è impensabile che i privati si decidano ad una sostituzione del parco su grande scala, il che pone a maggiore rischio l'investimento nella infrastruttura. E pensare di esportare è ugualmente una cattiva opzione: senza gasdotto di collegamento fino ai potenziali compratori, i costi degli impianti di liquefazione e rigasificazione sono proibitivi e non si stanno semplicemente facendo.

    Non ci serve gas, ci serve petrolio. Il gas segue soltanto il petrolio: in Spagna, dal 2008 al 2011, il consumo di petrolio è crollato a causa dei prezzi più alti del 19%, ma quello del gas naturale è anche crollato e non meno del 10%. Non è solo che la crisi riduce il consumo, è che abbiamo una società petrolio-dipendente e senza petrolio il gas è inutile, per esso non abbiamo l'infrastruttura di sfruttamento adeguata. E' tanto così che un 20% di tutto il gas che si estrae nel mondo si brucia direttamente in situ, visto che disperderlo in aria crea il rischio di esplosioni (come è successo, per esempio, l'anno scorso con la piattaforma marina Elgin, che è bruciata per mesi) e sfruttarlo economicamente ha senso in luoghi vicini ai punti di consumo o ben collegati ai gasdotti. Anche nei siti dove si pratica il fracking per estrarre petrolio (tight oil) il gas viene bruciato senza tante esitazioni:

    Immagine dal blog di Kjel Aleklett: aleklett.wordpress.com. La formazione di Bakken, durante la notte, produce più luce di Minneapolis.


    Infine, rispetto al petrolio convenzionale di roccia poco porosa e impermeabile (tight oil), è l'unico che sembra avere una certa redditività economica, perlomeno finché il prezzo del petrolio si mantiene al di sopra degli 80 dollari al barile. Siccome in realtà ci sono molte buone ragioni per pensare che sarà così (oppure soffriremo pene ancora peggiori, alcune delle quali le abbiamo già commentate), questo petrolio, comunque caro, si potrà sfruttare e si sfrutterà. Questo sì, il suo impatto su scala globale sarà ridotto dati i limiti del suo potenziale massimo ed il suo rapido raggiungimento del picco e declino. Come commentava Matthieu Auzzaneau, i giacimenti di tight oil del Nord Dakota tarderanno solo pochi anni ad imitare il corso dei suoi gemelli che lavorano sulla stessa formazione di ardesia dello stato del Montana, dove lo sfruttamento è iniziato prima.


    Di fatto, nemmeno la stessa Agenzia Internazionale per l'Energia (IEA) si aspetta, nelle proprie previsioni di futuro, che la produzione di questo tipo di petrolio superi i 2 milioni di barili al giorno (Mb/g; in confronto ai 90 Mb/g che si consumano nel mondo oggi) e questo nonostante l'operazione di maquillage contabile. Di fatto, se si guarda l'evoluzione dei pozzi petroliferi perforati negli Stati Uniti, si vede che hanno iniziato a declinare, il che anticipa un rapido declino dell'estrazione di tight oil:

    Immagine da Early Warning: Early Warning: US Oil Rig Count Declining

    Redditività ecologica

    Propriamente, per parlare di “redditività ecologica” dovremmo essere capaci di quantificare il valore dei servizi ecologici sacrificati (distrutti) o il costo della loro sostituzione. Tale quantificazione è assai complicata, perché in alcuni casi implica un aumento della mortalità e la mortalità di esseri umani (come in realtà fanno molte attività industriali). Non pretendo di entrare in questa parte del dibattito, soggetta alla reazione emozionale. Mi limiterò ad elencare i danni ambientali constatati in determinate situazioni.

    - Consumo di acqua: l'uso della fratturazione idraulica implica un consumo di acqua per ogni pozzo molto significativa. Nel caso del gas di scisto, ogni tfc prodotto richiede 0,40 barili di acqua (circa 64 litri). In termini di barili di acqua per ogni barile equivalente di petrolio, la proporzione è 2,33 a 1 e presumibilmente la quantità è simile nel caso del tight oil. E' una quantità di acqua simile a quella dell'estrazione convenzionale del petrolio, soltanto che si fa in zone dove non c'erano mai stati questi usi e in alcuni casi comporta gli stessi problemi di qualsiasi altra industria che fa un uso intenso dell'acqua, come l'aumento dello stress idrico, la salinizzazione e l'inquinamento da metalli pesanti nei pozzi, ecc.

    - Inquinamento diretto della falda: per accedere alle formazioni di scisto si deve perforare la roccia sigillo, ma la falda acquifera si trova sopra di essa, quindi inevitabilmente la si deve attraversare. Basandosi sui brevetti (ma i brevetti non funzionano così, curiosamente) le compagnie non rivelano la composizione dei loro cocktail. Analisi in situ fatte da attivisti, rivelano che i cocktail usati frequentemente sono composti da sostanze cancerogene, mutagene e tossiche (compresi benzene, toluene, etil-benzene, xilieni...). E' ben illustrato nella infografica del New York Times sull'inquinamento associato al fracking. In molti casi si sono trovate quantità molto significative di queste sostanze, e dello stesso gas naturale infiltrato, nelle forniture di acqua che provengono dai pozzi delle zone adiacenti (come denunciano documentari come Gasland). Non c'è da stupirsi: in ogni pozzo entrano 4.000 tonnellate di cocktail chimico. Il problema dell'inquinamento normalmente è quello che preoccupa le popolazioni circostanti, soprattutto perché nessuno è stato in grado ancora di stimare quanto tempo ci vuole perché la falda si ristabilisca. In alto, c'è una tendenza all'allentamento delle norme di protezione ambientale per favorire il fracking, pratica comune negli Stati Uniti che si sta copiando anche in Spagna.

    Oltre all'inquinamento della falda, si produce l'emissione di diversi gas, come composti organici volatili e, in alcuni casi, di radon. E questo senza contare che è un'industria con un impatto significativo nell'emissione di gas serra, non solo di CO2, ma anche dello stesso metano.

    - Terremoti: non è una leggenda urbana ma una cosa certa e preoccupante: la frattura delle lamine di ardesia e la lubrificazione con acqua può favorire lo spostamento di masse di terra e causare terremoti. A Blackpool c'è stato un terremoto di magnitudo 2,5 della scala Richter il primo aprile del 2011 ed un altro di magnitudo 1,7 il 27 di maggio dello stesso anno. La stessa compagnia che realizzava i lavori di prospezione dello shale gas, Cuadrilla, ha riconosciuto che i suoi test erano la causa probabile dei terremoti, anche se ha aggiunto “la configurazione geologica era inusuale” (si noti che stiamo parlando di “prospezioni”, non di “estrazione”, il che rende i fatti ancora più allarmanti). Negli Stati Uniti si sono prodotti una serie di terremoti collegati al fracking in Ohio durante il 2012 (il più grave, è stato uno di magnitudo 4,0 vicino a Youngstown il 31 di dicembre del 2011).

    - Uso del suolo: stiamo parlando di un'industria pesante, che richiede un traffico costante di materiali e personale, infrastruttura, logistica, trasporti, alloggi, ecc. L'impatto è tremendo: vedete, per esempio, le file ininterrotte di camion che portano forniture e prodotti chimici, e riportano via il petrolio prodotto, nella formazione di Bakken nel Nord Dakota:



    Siccome stiamo parlando di un'industria che richiede una grande logistica ma che ha una vita molto breve, l'impatto sul territorio è molto grande e la fretta può portare a distruggere in poco tempo ciò che può impiegare decenni per recuperare.

    Conclusione

    Non è audace dire, dopo tutto ciò che si è detto, che lo sfruttamento di risorse di idrocarburi estremi col fracking è un completo controsenso, da qualsiasi punto di vista, senza nemmeno una praticabilità economica e molto marginale nel caso del Tight oil (risorsa che in Spagna non si conosce né ci si aspetta di conoscerla). Il sacrificio energetico per questo sfruttamento, in un momento che richiederebbe un miglior utilizzo delle risorse in declino, ci pone in una situazione molto peggiore di fronte al futuro. E gli impatti ambientali associati son talmente crudi da fare di questa scommessa semplicemente un suicidio.

    Il vero problema di fondo, ora e sempre, è l'incapacità da parte delle istanze politiche di accettare che il modello attuale, basato sulla crescita economica inarrestabile ed esponenziale, sia semplicemente non più praticabile di fatto. Quanto più tempo tarderemo ad accettare, e a far accettare, che c'è bisogno di un cambiamento di sistema economico, più profondamente transitiamo su una strada che ci porta dove in realtà non vogliamo andare.

    Saluti.
    AMT

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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Shale gas, due studi: "Con il fracking al massimo due anni di abbondanza" - Il Fatto Quotidiano

    Shale gas, due studi: “Con il fracking al massimo due anni di abbondanza”


    di Maria Rita D'Orsogna | 1 aprile 2014Commenti (62)

    Più informazioni su: Fracking, Shale Gas, Wall Street.

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    Nonostante tutta la propaganda di petrolieri, investitori, banche e politici lo shale gas non sarà la soluzione di nessuno dei nostri problemi energetici o occupazionali.
    E questo non lo dice l’ultimo arrivato, ma due studi eseguiti dal Post Carbon Institute e dall’ Energy Policy Forum in cui si analizzano circa 65 mila pozzi da fracking e il ruolo delle speculazioni di Wall Street nel promuovere lo shale gas. Questi studi colpiscono a picconate il mito secondo il quale gli Usa diventeranno “energeticamente indipendenti” grazie allo shale gas. Gli autori dei report sono J. David Hughes, geologo, che per ben 32 anni ha lavorato per l’industria del petrolio e del gas (e quindi sa quel di cui parla) e che adesso è il presidente della Global Sustainability Research. Assieme a lui, Deborah Rogers, analista finanziaria di Wall Street.
    Dai due, due parole soltanto: bolla energetica. Ma prima un passo indietro.
    In questi anni si è sentito da tutte le parti che gli Usa hanno questa abbondanza di shale gas, che finalmente si svezzeranno dal Medio Oriente, che è una questione di sicurezza nazionale fare fracking. In tutto questo, l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha dato una grossa mano. Ad esempio, nell’edizione 2013 del suo World Energy Outlook, spara con ottimismo che le risorse di “petrolio recuperabili” continuano a crescere di pari passo con i progressi tecnologici, appunto fracking e trivellazione di pozzi orizzontali.
    Obama stesso, nel discorso alla nazione dopo l’inaugrazione del 2012 annunciò trionfante che il fracking avrebbe portato a circa 600 mila posti di lavoro e che “abbiamo riserve di gas che dureranno per 100 anni e la mia amministrazione farà di tutto per sviluppare questa fonte energetica in modo sicuro“.
    L’Iea prevede che nel 2035 si useranno circa 100 milioni di barili di petrolio e gas al giorno. Oggi ne usiamo 85. Ma niente paura: abbiamo 2670 miliardi di barili di petrolio convenzionale e gas naturale, 345 miliardi di barili di tight oil leggero, 1880 miliardi di barili di bitume e petrolio extra-pesante e 1070 miliardi di barili di kerogen oil. Un sacco di numeri e il paradiso petrolifero per tutti!
    Ora tutte queste cose di cui si parla sono per la maggior parte idrocarburi non convenzionali, e cioè idrocarburi difficili da tirare fuori, più inquinanti di quelli convenzionali – bitume, petrolio da spremere dalle rocce, terreno da fratturare, alte temperature e solventi per separare il petrolio dal resto.
    E’ pura distruzione.
    Ma grazie alla creatività e alla tecnologia Usa – un paese che risolve ogni problema – non ci saranno problemi: diventeranno il maggior produttore mondiale, saranno addirittura esportatori di gas e di petrolio e in qualche modo il tutto sarà fatto in “sicurezza”! Un paradiso ancora più paradiso di prima.
    Entrata in scena di Hughes e Rogers.
    I due analizzano scientificamente e con dettaglio circa 65 mila pozzi di fracking da gas e da petrolio situati in 31 giacimenti e concludono che invece di un secolo di energia a basso costo e prosperità economica, il fracking darà… al massimo dieci anni di abbondanza! Dicono:
    1. Il boom del tight oil e shale gas è stato ampiamente sovrastimato dagli operatori e dagli speculatori. Le riserve di shale gas sono state sovrastimate dai vari operatori da un minimo del 100 per cento fino al 400-500 per cento. Cioè hanno sparato numeri a casaccio.
    2. Wall Street ha giocato un ruolo chiave dietro le quinte nella promozione del boom del fracking attraverso fusioni e acquisizioni societarie, replicando un modello simile a quello già visto con il boom immobiliare e che ha portato alla crisi finanziaria recente.
    3. Giacimenti da sfruttare con il fracking e che sono altamente produttivi sono quasi un miraggio. Basta pensare che l’80 per cento di tutta la produzione di queste fonti non convenzionali viene solo da cinque giacimenti di gas e due di petrolio. Addirittura le aree più produttive sono delle piccole macchie all’interno di questi giacimenti. I due principali giacimenti di shale oil negli Usa sono il Bakken Shale fra North Dakota e Montana e l’Eagle Ford in Texas, dove ci sono riserve per circa 5 miliardi di barili – 10 mesi di fabbisogno nazionale USA.
    4. I pozzi di tight sono in declino e sono poco efficenti, proprio come i pozzi di estrazione di shale gas. Il declino medio per pozzo va dal 77 all’89 per cento nel corso dei primi tre anni dalla trivellazione. Cioè se prima tiri fuori 100, dopo tre anni tiri fuori 25 se è troppo. Se si guarda ai giacimenti interi, dove il numero di pozzi può aumentare nel tempo, il declino è compreso tra il 28 ed il 47 per cento all’anno.
    5. Visto che ciò che si estrae da ciascun pozzo diminuisce rapidamente, tutto quello che si può fare è di aumentare spasmodicamente il tasso di trivellazione. Ogni anno vengono trivellati circa 7 mila nuovi pozzi di shale gas a un costo di 42 miliardi di dollari semplicemente per cercare di mantenere una produzione costante. Spesso sono pozzi secondari, più difficili da trivellare o da cui estrarre idrocarburi, per cui si stima che con il passare del tempo ne verranno costruiti sempre di più, sempre meno redditizi, e con costi saranno sempre più alti.
    E come risponde Wall Street a tutto questo?
    Con poca voglia di promuovere ulteriori investimenti, progetti di oleodotti e di gasdotti abbandonati. La panacea pare essere l’esportazione. E infatti il prezzo del gas negli Usa è molto minore che negli altri paesi e si pensa che esportando il gas ci saranno maggiori introiti.
    Deborah Rogers continua cosi: “Il dibattito sul fracking in Usa è sempre stato costantemente incentrato sulla capacità di creare nuovi posti di lavoro e benefici economici, con rischi molto limitati sui possibili impatti sull’ambiente e sulla salute pubblica. Ma i dati non mentono: in tutte le regioni in cui c’è stato lo sfruttamento dei giacimenti di shale gas l’equilibrio economico è dimostrato essere stato molto elusivo, mentre il degrado ambientale ed i costi secondari indotti sono stati reali”.
    Cioè progresso duraturo niente, devastazione ambientale vera.

 

 
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