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  1. #1601
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da animal Visualizza Messaggio
    ma ritornando a bomba, anzi a Obomba, il fracking e' il male del XXI secolo in ogni campo ed in ogni settore!

    Quando arriva il fracking le case perdono valore | Rinnovabili


    Tranquillazi animale, il fracking non arriva a Manhattan e manco a Miami Beach....

    Gli USA sono un paese vastissimo e tali giacimenti si trovano in aree scarsamente abitate.

    Non ti preoccupare quindi di fare il bastion contrario.....te lo ripeto, il petrolio sta a 35 dollari al barile.

    Sono buone notizie per l'economia americana perche il petrolio lo consumiamo e non lo esportiamo.

    Sono pessime notizie per i russi.


    Dopo di che puoi postare altri 100 articoli che ci parlano del "disastro ambientale", di come "l'acqua viene inquinata", di come "lo shales e' alla fine" e altre pataccate ridicole.

    Non cambia la sostanza delle cose.

    Ripeti con me forse ti entra in testa.

    Petrolio basso, good for america.
    Petrolio basso, bad thing for russia.
    Petrolio basso, good for america.
    Petrolio basso, bad thing for russia.
    Petrolio basso, good for america.
    Petrolio basso, bad thing for russia.


    Scrivilo anche sul quaderno che magari ti entra in testa.

  2. #1602
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    Cose che stanno avvenendo da mesi.
    Cioè che aumenta la produzione e diminuiscono gli scavi necessari e quindi i costi? Io curerei l'analfabetismo funzionale, prima di cimentarvi sull'inglese.
    I vincenti hanno sempre una soluzione ad ogni problema, i no(n)euro hanno sempre una scusa.

  3. #1603
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Immanuel Visualizza Messaggio
    Cioè che aumenta la produzione e diminuiscono gli scavi necessari e quindi i costi? Io curerei l'analfabetismo funzionale, prima di cimentarvi sull'inglese.
    Purtroppo per le tue capacità cognitive non ci sono cure, ma ci penso io ti sottolineo le parti più importanti.

    La nuova bolla Usa nello shale gas 169 miliardi di debiti - la Repubblica.it
    La nuova bolla Usa nello shale gas 169 miliardi di debiti


    MILANO.
    Un semestre contabile si è chiuso, e si possono cominciare a fare i conti del costo del petrolio basso per gli operatori del settore idrocarburi. Circa 32 miliardi di dollari per i produttori di petrolio e gas da scisti ( con la tecnica shale), vicino ai 37,7 miliardi di sbilancio che avevano totalizzato nell'intero 2014, che solo da luglio aveva visto i prezzi del greggio scendere bruscamente e dimezzarsi (anche se ieri il Brent ha segnato un rialzo del 3,6% a 49,36 dollari a barile, in scia delle indicazioni positive arrivate dalla congiuntura europea).
    Anche solo fermando il calendario al 21 agosto avevano portato il conteggio tenuto da Standard & Poor's dei default societari nel mondo a 70, già dieci più che nell'intero 2014, e in predicato per superare gli 81 fallimenti del 2013. Di questi 70 default, almeno un quarto riguardano società attive nell'estrazione di petrolio e nel gas: ultime della lista le due statunitensi SandRidge Energy e Samson Resources, declassate in agosto rispettivamente a Sd (selective default) e D (default) dall'agenzia di rating statunitense. Non è un caso 40 dei 70 fallimenti societari di questi primi nove mesi 2015 riguardi aziende statunitensi.

    Il Financial Times lunedì ha calcolato il differenziale tra gli investimenti delle società che estraggono idrocarburi dagli scisti tramite fratturazione idraulica e altri processi non convenzionali negli Stati Uniti usando i dati di Factset. Anche il debito netto dei produttori di shale sta crescendo alle stelle: nei primi sei mesi del 2015 è salito a 169 miliardi di dollari, oltre il doppio rispetto all'ammontare di fine 2010. Proprio il fardello finanziario sta frenando la produzione di idrocarburi negli States, vista scendere in maggio e giugno, e che gli addetti ai lavori pensano calerà ancora, anche se dal dato record dello scorso ottobre, il numero di pozzi esplorativi è già crollato del 59%.

    La diminuzione dei prezzi, legata al rallentamento delle economie dei paesi emergenti e all'eccesso di produzione del cartello dei paesi Opec, era stata letta anche come una strategia dei "falchi" dell'Arabia Saudita per rimettere al loro posto i ruspanti produttori shale a stelle e strisce, che negli ultimi anni hanno regalato agli Stati Uniti l'indipendenza energetica e anzi stanno per fane un esportatore temibile.
    Gli effetti geopolitici ed economici del barile basso, tuttavia, sono ben più ampi, e imprevedibili. In Russia, per esempio, dove il bilancio statale si regge per metà sulle entrate da idrocarburi, si è vista la prima recessione dal 2009. Tuttavia i colossi energetici di Mosca, che beneficiano di aliquote fiscali mobili che calano con il calare del prezzi del greggio, si stanno mostrando molto più resilienti rispetto alle loro rivali a stelle e strisce. Rosneft, Lukoil e Gazprom, ha calcolato Goldman Sachs, stanno generando cassa come se i prezzi petroliferi fossero ancora a 100 dollari, anziché a 50. E beneficiano dei costi di produzione più bassi del mondo, lasciando il conto delle minori entrate fiscali al Cremlino. Difatti, da inizio gennaio i titoli delle major russe sono in leggero rialzo, mentre la Shell perde il 27%, British Petroleum il 17%, e così le altre major occidentali, che contribuiscono a tenere l'indice settoriale Msci energia in fondo alla lista dei rendimenti. Anche se l'italiana Eni non rientra nelle casistiche, il suo titolo è tra i migliori nel 2015 con un saldo in pareggio.
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    Un impianto Usa che ricava il petrolio da pietre di tipo shale

  4. #1604
    Viva la piadina!!!
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    Purtroppo per le tue capacità cognitive non ci sono cure, ma ci penso io ti sottolineo le parti più importanti.

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    Un semestre contabile si è chiuso, e si possono cominciare a fare i conti del costo del petrolio basso per gli operatori del settore idrocarburi. Circa 32 miliardi di dollari per i produttori di petrolio e gas da scisti ( con la tecnica shale), vicino ai 37,7 miliardi di sbilancio che avevano totalizzato nell'intero 2014, che solo da luglio aveva visto i prezzi del greggio scendere bruscamente e dimezzarsi (anche se ieri il Brent ha segnato un rialzo del 3,6% a 49,36 dollari a barile, in scia delle indicazioni positive arrivate dalla congiuntura europea).
    Anche solo fermando il calendario al 21 agosto avevano portato il conteggio tenuto da Standard & Poor's dei default societari nel mondo a 70, già dieci più che nell'intero 2014, e in predicato per superare gli 81 fallimenti del 2013. Di questi 70 default, almeno un quarto riguardano società attive nell'estrazione di petrolio e nel gas: ultime della lista le due statunitensi SandRidge Energy e Samson Resources, declassate in agosto rispettivamente a Sd (selective default) e D (default) dall'agenzia di rating statunitense. Non è un caso 40 dei 70 fallimenti societari di questi primi nove mesi 2015 riguardi aziende statunitensi.

    Il Financial Times lunedì ha calcolato il differenziale tra gli investimenti delle società che estraggono idrocarburi dagli scisti tramite fratturazione idraulica e altri processi non convenzionali negli Stati Uniti usando i dati di Factset. Anche il debito netto dei produttori di shale sta crescendo alle stelle: nei primi sei mesi del 2015 è salito a 169 miliardi di dollari, oltre il doppio rispetto all'ammontare di fine 2010. Proprio il fardello finanziario sta frenando la produzione di idrocarburi negli States, vista scendere in maggio e giugno, e che gli addetti ai lavori pensano calerà ancora, anche se dal dato record dello scorso ottobre, il numero di pozzi esplorativi è già crollato del 59%.

    La diminuzione dei prezzi, legata al rallentamento delle economie dei paesi emergenti e all'eccesso di produzione del cartello dei paesi Opec, era stata letta anche come una strategia dei "falchi" dell'Arabia Saudita per rimettere al loro posto i ruspanti produttori shale a stelle e strisce, che negli ultimi anni hanno regalato agli Stati Uniti l'indipendenza energetica e anzi stanno per fane un esportatore temibile.
    Gli effetti geopolitici ed economici del barile basso, tuttavia, sono ben più ampi, e imprevedibili. In Russia, per esempio, dove il bilancio statale si regge per metà sulle entrate da idrocarburi, si è vista la prima recessione dal 2009. Tuttavia i colossi energetici di Mosca, che beneficiano di aliquote fiscali mobili che calano con il calare del prezzi del greggio, si stanno mostrando molto più resilienti rispetto alle loro rivali a stelle e strisce. Rosneft, Lukoil e Gazprom, ha calcolato Goldman Sachs, stanno generando cassa come se i prezzi petroliferi fossero ancora a 100 dollari, anziché a 50. E beneficiano dei costi di produzione più bassi del mondo, lasciando il conto delle minori entrate fiscali al Cremlino. Difatti, da inizio gennaio i titoli delle major russe sono in leggero rialzo, mentre la Shell perde il 27%, British Petroleum il 17%, e così le altre major occidentali, che contribuiscono a tenere l'indice settoriale Msci energia in fondo alla lista dei rendimenti. Anche se l'italiana Eni non rientra nelle casistiche, il suo titolo è tra i migliori nel 2015 con un saldo in pareggio.
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    Comprensione del testo:

    "You’d think this sort of plunge in drilling activity would curtail production. Eventually it might. But for now, the industry has focused on efficiencies, improved drilling technologies, and the most productive plays. Drillers are trying to raiseproduction but with less money so that they can meet their debt payments. Thousands of wells have been drilled recently but haven’t been completed and aren’t yet producing. This is the “fracklog,” a phenomenon that has been dogging natural gas for years."

    In ogni caso, e passando al tuo articolo per certo, l' articolo da te postato e' di Settembre, cmq, a fronte di un calo di un 50% ( e piu') delle trivelle attive dal massimo di Ottobre 2014, ti risulta un calo del 50% nella produzione di greggio negli USA?

    No.... forse, tale calo produrra' un calo di 900 mila barili al giorno, ovvero al livello PRIMA del picco di Ottobre 2014, in sostanza ed aprox da un calo di piu' del 50% delle trivelle in operazione, potremmo, forse, assistre ad un calo di meno del 10% nella produzione, con un "Fracklog" enorme... che alla prima ripresa dei prezzi... entra in produzione......

    Per certo, quello che ti/vi si era indicati tempo e tempo fa, ovvero che il settore avrebbe conosciuto il necessario periodo di concentrazione (ovvero le compagnie piu' solide compreanno, hanno comprato e comprano gli assets di quelle meno solide), quello che, appunto, sta accadendo.

    Ad oggi, sullo shale, dal BEP, dalal produzoine, dalle espoertazioni ecc ecc.. NON ne avete BECCATA una.
    Globalizzazione..... si grazie.

  5. #1605
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    Purtroppo per le tue capacità cognitive non ci sono cure, ma ci penso io ti sottolineo le parti più importanti.

    La nuova bolla Usa nello shale gas 169 miliardi di debiti - la Repubblica.it
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    La diminuzione dei prezzi, legata al rallentamento delle economie dei paesi emergenti e all'eccesso di produzione del cartello dei paesi Opec, era stata letta anche come una strategia dei "falchi" dell'Arabia Saudita per rimettere al loro posto i ruspanti produttori shale a stelle e strisce, che negli ultimi anni hanno regalato agli Stati Uniti l'indipendenza energetica e anzi stanno per fane un esportatore temibile.
    Gli effetti geopolitici ed economici del barile basso, tuttavia, sono ben più ampi, e imprevedibili. In Russia, per esempio, dove il bilancio statale si regge per metà sulle entrate da idrocarburi, si è vista la prima recessione dal 2009. Tuttavia i colossi energetici di Mosca, che beneficiano di aliquote fiscali mobili che calano con il calare del prezzi del greggio, si stanno mostrando molto più resilienti rispetto alle loro rivali a stelle e strisce. Rosneft, Lukoil e Gazprom, ha calcolato Goldman Sachs, stanno generando cassa come se i prezzi petroliferi fossero ancora a 100 dollari, anziché a 50. E beneficiano dei costi di produzione più bassi del mondo, lasciando il conto delle minori entrate fiscali al Cremlino. Difatti, da inizio gennaio i titoli delle major russe sono in leggero rialzo, mentre la Shell perde il 27%, British Petroleum il 17%, e così le altre major occidentali, che contribuiscono a tenere l'indice settoriale Msci energia in fondo alla lista dei rendimenti. Anche se l'italiana Eni non rientra nelle casistiche, il suo titolo è tra i migliori nel 2015 con un saldo in pareggio.
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  6. #1606
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    C'e' poco da fare i galopp..ini sono instancabili ( ma quando si spegne la batteria installata nel loro "cervello"?)
    E' inultili ricordargli che:

    se il prezzo del barile sale , gli U$A diventano esportatori e quindi vanno in deficit energetico con conseguentemente aumento dei prezzi.
    Inoltre finiscono di distruggere il loro ecosistema, inquinando le gia' scarse risorse idriche.
    se il prezzo scende, sbattono fuori dal mercato il fracking, mettendo sulla strada almeno 100.000 tecnici ed altrettante famiglie.

    Mentre per la Madre Russia se il prezzo sale, va bene madama marchesa, entrano piu' dollari nelle casse dello stato.
    Se il prezzo scende, venendo a mancare il contributo del fracking, viene posto fuori partita questo asset, vengono a mancare le basi per esportazioni di LNG dall'AmeriCania, e saltano parecchi competitor prima che la Russia venga posta in seria difficolta'
    Si ricorda che la Banca centrale russa ha riserve e fondi tra i 300 e i 400 miliardi $ ed uno dei piu' bassi debiti del mondo.

    Insomma nel braccio di ferro che $auditi ed ameriCani hanno imposto al mondo, in primis Russia, quelli che stanno giocando con il fuoco, oltre che sporco, sono i primi due, che non sanno come mediare le due esigenze di alzare i prezzi del barile ( necessita' per i $auditi e per il fraking ameriCano) ma anche di abbassarlo per mettere fuori gioco Russia , ma anche fracking e LNG export.

    Insomma sara' dura riuscire a conciliare le due esigenze, e si fa avanti sempre di piu' l'idea che prima o poi i cani d'oltreoceano, faranno saltare il banco, dato che non possono permettersi un braccio di ferro con i russi, ma anche con i loro "alleati" $auditi, e sempre sottoposti alla tagliola dei loro 2 trilioni di debiti in mano ai cinesi-

    Aspettiamoci quindi per il 2016, una nuova strategia, questa volta su scala mondiale con lo scoppio di qualche bolla ( derivati, banche???? altro) ed una guerra condotta non piu' su scala regionale, ma mondiale!

    I neocon ( che in francese si potrebbe tradurre con i neocoglioni) ameriCani sono in fibrillazione, e crisi di nervi e ci si puo' aspettare di tutto.
    A meno che i due caballero$ del forum abbiano qualche soluzione tra i loro chips dato che hanno sempre una spiegazione per tutti e tutto
    Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
    Stupri, attentati, invasione, fallimenti, disoccupazione, emergenza sociale, denatalita',violenza verbale , suicidi, omicidi....

  7. #1607
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    se il prezzo del barile sale , gli U$A diventano esportatori e quindi vanno in deficit energetico con conseguentemente aumento dei prezzi.

    hhahahhahahahhahahahahhahhahahhahahahhahahahhahaha hahhahahhahahaha


    Gli USA non diventano "esportatori", animale, perche essi producono in casa grosso modo 10-11 milioni di barili di petrolio al giorno, ma ne consumano circa 18.

    Gli altri 7 ce li metti tu ??????? Per quanto riguarda il gas la produzione soddisfa la domanda interna.



    Inoltre finiscono di distruggere il loro ecosistema, inquinando le gia' scarse risorse idriche.
    ahahhhahahahhahahahhahahahahhahahahhahahahahahhaha hahhahahahah

    Siamo alla comicita piu pura!!! Gli USA hanno un territorio grande 30 volte l'Italia, i giacimenti di shale occupano in realta poche migliaia di km2 di territorio!!!!

    Ma che ti dice sto cervello. Sei proprio alla disperazione.


    se il prezzo scende, sbattono fuori dal mercato il fracking, mettendo sulla strada almeno 100.000 tecnici ed altrettante famiglie.
    100mila tecnici !!!!!

    haahhahahhahahahahhahahahahhahahahhahahahhahahahah hhaha

    Ma hai capito che qui lavorano oltre 140 milioni di persone?????

    Con 100mila tecnici che cazzo ci fai, la birra??????




    Se il prezzo scende, venendo a mancare il contributo del fracking, viene posto fuori partita questo asset, vengono a mancare le basi per esportazioni di LNG dall'AmeriCania, e saltano parecchi competitor prima che la Russia venga posta in seria difficolta'

    Se il prezzo scende, troll, l'economia russa va in crisi. Se scende sotto i 40 dollari cade in forte recessione come oggi.
    Le "esportazioni" americani di LNG non esistono, te lo abbiamo gia spiegato, troll.



    Si ricorda che la Banca centrale russa ha riserve e fondi tra i 300 e i 400 miliardi $ ed uno dei piu' bassi debiti del mondo.
    Infatti i 300 miliardi di dollari servono come fondi "cuscinetto" perche non hanno la possibilita di compensare la caduta del prezzo degli idrocarburi con altro !!!!

    E nel momento in cui finiscono, non ci sono soggetti che vanno a sottoscrivere i titoli di stato Russi o altre obbligazioni.

    In altre parole la Russia dispone di un "leverage" finanziario piuttosto ridotto.

    Campano di gas e petrolio, li, non c'e altro.

  8. #1608
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    hhahahhahahahhahahahahhahhahahhahahahhahahahhahaha hahhahahhahahaha


    Gli USA non diventano "esportatori", animale, perche essi producono in casa grosso modo 10-11 milioni di barili di petrolio al giorno, ma ne consumano circa 18.

    Gli altri 7 ce li metti tu ??????? Per quanto riguarda il gas la produzione soddisfa la domanda interna.


    ahahhhahahahhahahahhahahahahhahahahhahahahahahhaha hahhahahahah

    Siamo alla comicita piu pura!!! Gli USA hanno un territorio grande 30 volte l'Italia, i giacimenti di shale occupano in realta poche migliaia di km2 di territorio!!!!

    Ma che ti dice sto cervello. Sei proprio alla disperazione.




    100mila tecnici !!!!!

    haahhahahhahahahahhahahahahhahahahhahahahhahahahah hhaha

    Ma hai capito che qui lavorano oltre 140 milioni di persone?????

    Con 100mila tecnici che cazzo ci fai, la birra??????







    Se il prezzo scende, troll, l'economia russa va in crisi. Se scende sotto i 40 dollari cade in forte recessione come oggi.
    Le "esportazioni" americani di LNG non esistono, te lo abbiamo gia spiegato, troll.



    Infatti i 300 miliardi di dollari servono come fondi "cuscinetto" perche non hanno la possibilita di compensare la caduta del prezzo degli idrocarburi con altro !!!!

    E nel momento in cui finiscono, non ci sono soggetti che vanno a sottoscrivere i titoli di stato Russi o altre obbligazioni.

    In altre parole la Russia dispone di un "leverage" finanziario piuttosto ridotto.

    Campano di gas e petrolio, li, non c'e altro.

    L' accordo siglato oggi al senato fa si che siano possibili anche l' esportazioni di greggio che saranno possibili dato che vi sono molte delle infrastrutture di raffinazione che sono state costruite con greggi piu' pesanti, come quello Venezuelano, la riconversione di tali strutture costa, e quindi risulta piu' conveniente esportare parte della produzione ed importare tali tipologie di greggio.

    Molti produttori sono gia' alcuni anni che spingono il congresso a rimuovere l'export ban.

    Le prime esportazioni di gas iniziano a Gennaio.
    Globalizzazione..... si grazie.

  9. #1609
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Amati75 Visualizza Messaggio
    L' accordo siglato oggi al senato fa si che siano possibili anche l' esportazioni di greggio che saranno possibili dato che vi sono molte delle infrastrutture di raffinazione che sono state costruite con greggi piu' pesanti, come quello Venezuelano, la riconversione di tali strutture costa, e quindi risulta piu' conveniente esportare parte della produzione ed importare tali tipologie di greggio.

    Molti produttori sono gia' alcuni anni che spingono il congresso a rimuovere l'export ban.

    Le prime esportazioni di gas iniziano a Gennaio.


    Si ma la questione e' che gli USA non sono esportatori netti di petrolio.

    E quanto al gas, non hanno l'interesse a esportare chissa quali immense quantita di prodotto.

    La questione e' che l'economia americana come detto, gli idrocarburi li consuma, e il valore aggiunto sul pil di un export e' assai modesta.

    La cosa assai piu rilevante e' il prezzo. Se il prezzo e' basso l'economia nel suo complesso ci guadagna e molto.

    Non ha nessuna importanza se esportano o non esportano! E' il prezzo alla pompa che conta.

    Nel caso della russia invece, loro sulla vendita all'estero ci campano! Non hanno altri settori strategici su cui ricavare centinaia di miliardi di dollari.



  10. #1610
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    Si ma la questione e' che gli USA non sono esportatori netti di petrolio.

    E quanto al gas, non hanno l'interesse a esportare chissa quali immense quantita di prodotto.

    La questione e' che l'economia americana come detto, gli idrocarburi li consuma, e il valore aggiunto sul pil di un export e' assai modesta.

    La cosa assai piu rilevante e' il prezzo. Se il prezzo e' basso l'economia nel suo complesso ci guadagna e molto.

    Non ha nessuna importanza se esportano o non esportano! E' il prezzo alla pompa che conta.

    Nel caso della russia invece, loro sulla vendita all'estero ci campano! Non hanno altri settori strategici su cui ricavare centinaia di miliardi di dollari.



    L' esportazione netta o meno e' secondaria, sia nel gas che nel greggio i produttori spingono per tale soluzione (ed l'accordo odierno sigla l' ultima passo), dato che sia per questioni infrastrutturali, prezzo ecc ecc, vi sono quantità che sono possibili da esportare.

    Che poi si ha un impatto sui prezzi anche indirettamente e' ovvio e solo taluni qua dentro o ancora non l'han capita o fanno finta di non capirla per poter sostenere un argomento nei fatti non valido, ma sono fatti loro, sono irrilevanti, la realta' non muta in base alle loro opinioni.
    Globalizzazione..... si grazie.

 

 
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