Pagina 11 di 218 PrimaPrima ... 1011122161111 ... UltimaUltima
Risultati da 101 a 110 di 2175
  1. #101
    email non funzionante
    Data Registrazione
    03 Sep 2012
    Messaggi
    1,888
     Likes dati
    5,884
     Like avuti
    1,792
    Mentioned
    10 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio





    In europa stanno attorno ai 9-10 dollari.

    Fai tu!
    I prezzi attuali del gas negli USA sono intorno a $4.00 per MMBtu e continueranno a crescere. Nonostante tutti enormi investimenti nell'estrazione di shale gas, tutti i produttori dell'ultimo sono in perdita.

    Se aggiungi i costi di trasferimento del gas (non necessariamente il shale) agli impianti GNL, trasporto via mare, rigassificazione, etc, il prezzo salirà molto ma molto di più. Già oggi i prezzi saranno pari, se non più alti, del gas venduto in Europa da Russia, Norvegia ed altri.

    Tra 3-5 anni la bolla di shale gas si sgonfierà. E lo dicono tanti analisti nel campo. E allora sò c...
    Ultima modifica di Arctic; 28-07-13 alle 22:34

  2. #102
    email non funzionante
    Data Registrazione
    30 Nov 2009
    Località
    new york
    Messaggi
    164,930
     Likes dati
    17
     Like avuti
    12,232
    Mentioned
    1836 Post(s)
    Tagged
    13 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    In europa il prezzo del gas per MMbtu sta a quasi 12 dollari per MMBtu.

    Come ho gia scritto, il gas estratto negli USA soddisfa l'esigenza domestica e infatti non si importa piu.

    L'effetto degli shales non sta nell'export del gas o del petrolio, ma nella pressione "politica" sugli altri competitors degli USA, perche se gli europei o gli asiatici pagano gli idrocarburi il 20-30% in piu, ci sara un gap competitivo a livello industriale.

    Quindi gli europei dovranno ricontrattare le forniture dalla Russia, dall'Algeria, dal Qatar o altre parti, per cercare di ridurre tale gap. ed e' quello che stanno cercando di fare.

  3. #103
    email non funzionante
    Data Registrazione
    03 Sep 2012
    Messaggi
    1,888
     Likes dati
    5,884
     Like avuti
    1,792
    Mentioned
    10 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    In europa il prezzo del gas per MMbtu sta a quasi 12 dollari per MMBtu.

    Come ho gia scritto, il gas estratto negli USA soddisfa l'esigenza domestica e infatti non si importa piu.

    L'effetto degli shales non sta nell'export del gas o del petrolio, ma nella pressione "politica" sugli altri competitors degli USA, perche se gli europei o gli asiatici pagano gli idrocarburi il 20-30% in piu, ci sara un gap competitivo a livello industriale.

    Quindi gli europei dovranno ricontrattare le forniture dalla Russia, dall'Algeria, dal Qatar o altre parti, per cercare di ridurre tale gap. ed e' quello che stanno cercando di fare.
    I prezzi di idrocarburi nei paesi produttori sono molto più bassi dei prezzi in paesi importatori. E come mai che gli importatori ancora non hanno rinegoziati i prezzi? So passati decenni e decenni, e ancora siamo li...
    Ultima modifica di Arctic; 28-07-13 alle 22:58

  4. #104
    Cavaliere d'oro
    Data Registrazione
    12 Dec 2003
    Località
    L'ultima ridotta d'Italia
    Messaggi
    13,879
     Likes dati
    3,668
     Like avuti
    1,628
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    paul io non penso che se si fosse potuto "ricontrattare" non si sarebbe già fatto, altrimenti vari politici europei sarebbero da incriminare per connivenza con lo straniero se ci avessero fatto, per decenni, pagare di più di quanto si sarebbe potuto e dovuto.
    Possiamo fare tutte le "pressioni" che vogliamo ma se i produttori se ne fregano c'è poco da fare, a parte comprare altrove o riconvertire la produzione energetica e puntare tutto sul nucleare, cosa che però in Italia non si può fare in ogni caso e quindi ce la prenderemo comunque in quel posto.
    Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi

  5. #105
    email non funzionante
    Data Registrazione
    30 Nov 2009
    Località
    new york
    Messaggi
    164,930
     Likes dati
    17
     Like avuti
    12,232
    Mentioned
    1836 Post(s)
    Tagged
    13 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Rick Hunter Visualizza Messaggio
    paul io non penso che se si fosse potuto "ricontrattare" non si sarebbe già fatto, altrimenti vari politici europei sarebbero da incriminare per connivenza con lo straniero se ci avessero fatto, per decenni, pagare di più di quanto si sarebbe potuto e dovuto.
    Possiamo fare tutte le "pressioni" che vogliamo ma se i produttori se ne fregano c'è poco da fare, a parte comprare altrove o riconvertire la produzione energetica e puntare tutto sul nucleare, cosa che però in Italia non si può fare in ogni caso e quindi ce la prenderemo comunque in quel posto.

    Il mercato del gas negli USA e' regolato su base diversa rispetto a quello che c'e in europa, parliamo di "spot market" vs take or pay.

    Essendosi creato un gap in termini di prezzo chiaramente gli USA hanno acquisito un vantaggio competitivo a livello industriale. Se una materia prima costa 4 volte di piu in un paese rispetto ad un altro mi sembra evidente che ci sono delle pressioni politiche per correggere questa cosa.

    INTERVIEW-Europe beware of wishing for spot gas prices -Gazprom | Reuters

  6. #106
    SuperMod
    Data Registrazione
    14 Aug 2009
    Messaggi
    82,678
     Likes dati
    30,324
     Like avuti
    29,001
    Mentioned
    1709 Post(s)
    Tagged
    12 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Shale-gas con le ?bolle? | IndustriaEnergia.it


    i Marco Campagna Di shale-gas, shale-oil e shale-qualsiasi-altra-cosa si sente ormai parlare dovunque e da chiunque.
    Di sicuro ha generato un nuovo dinamismo in un mercato che, prezzo del greggio OPEC-dipendente e qualche altro parametro a parte, era diventato un po’ noiosetto.
    Gli spunti non mancano, dalle stra-sentite previsioni di indipendenza energetica degli USA entro il 2030 o giù di lì, passando per la conversione degli stessi USA da importatore ad esportatore netto (IEA docet), fino agli stravolgimenti negli assetti geopolitici del globo (vedi New York Times) e i possibili impatti ambientali (vedi The Guardian o New York Times).
    Da poco ho letto un interessante contributo di Guido Plotino del Sole24Ore (lo trovate qui), dove si prova ad immaginare cosa succederebbe (o succederà) se anche la Cina si butterà sul famoso e super-promettente (!) shale-gas.
    Non dimentichiamo, per completare il quadro, il coro di chi mette in allerta l’Europa a non perdere il “treno energetico” del nuovo millennio.
    In effetti, nonostante il sensazionalismo generale, non tutti sono così convinti, e qualcuno prospetta l’ipotesi di una “bolla” dello shale-gas, sia per motivi tecnici che finanziari.
    Per quanto riguarda i motivi tecnici, Andy Hall, ovvero un trader dotato di un “certo” intuito (ha fatto soldi scommettendo che negli anni 2000 il prezzo del barile sarebbe andato dai 20 fino ai 100 dollari), fa notare che ogni perforazione dà accesso solo a una piccola sacca di gas e petrolio, anziché a vaste riserve. Per questo, nonostante i pozzi siano inizialmente prolifici, la produzione declina rapidamente: per mantenerla a un livello costante bisogna trivellare di continuo nuovi pozzi, cosa impossibile da fare senza prezzi del barile sufficientemente alti.
    Il guru del trading sembra condividere l’analisi fatta dal report del Post Carbon Insitute: i maggiori 5 pozzi di shale gas USA attualmente in produzione hanno tassi di declino della produttività dall’80 al 95% sui primi 36 mesi e in generale dal 30 al 50% della produzione di gas da scisti deve essere rimpiazzata ogni anno con nuovi pozzi: per mantenere il livello si dovrebbero trivellare 7.200 nuovi pozzi l’anno. Servirebbe cioè un investimento di 42 miliardi di dollari l’anno: una cifra nettamente superiore ai ricavi dalle vendite, che sono di 33 miliardi l’anno.
    Sull’argomento si è pronunciato anche il FMI, con un documento di fine 2012 del Fondo Monetario Internazionale che collegava domanda e offerta di petrolio (con dentro la “bolla”, così chiamata dal FMI, dello shale oil) al rischio di una nuova fase recessiva molto acuta.
    Per quanto riguarda il lato finanziario, gli analisti del PCI in un altro report azzardano una motivazione del perché ci sia ancora chi dipinge lo shale come un buon investimento, nonostante i dati di cui sopra.
    Nel 2011, si spiega, le operazioni di fusione e acquisizione legate agli idrocarburi da scisti a Wall Street hanno raggiunto il volume di 46,5 miliardi di dollari e sono diventate il più grande centro di profitto per diverse banche d’investimento. Questo è avvenuto nonostante i pozzi in questo periodo non abbiano mantenuto le promesse in termini di resa: gli operatori hanno sovrastimato le riserve di shale gas e shale oil dal 100 al 500% rispetto alla produzione effettivamente registrata.
    Per portare la produzione ai livelli attesi si è spinto a trivellare ancora di più, arrivando a un eccesso di offerta, che ha spinto i prezzi tanto in basso da essere quasi insostenibili: come detto, per mantenere la produzione servirebbero più investimenti di quanto si ricava dalla vendita. I prezzi bassi hanno aperto la porta ad altre fusioni e acquisizioni, che hanno fruttato miliardi alle banche d’investimento. Molti pozzi sono stati venduti a grandi dell’energia ma si sono anche messi in circolazione strumenti finanziari complessi come i VPP (volumetric production payments) spesso piazzati, assieme ad altri asset su riserve non provate, a investitori che – a differenza di Andy Hall – hanno scarsa dimestichezza con le complesse dinamiche della produzione da fossili, come i fondi pensione.
    Una dinamica che ricorda in maniera preoccupante quella che ha innescato la crisi: la corsa nel 2007 a scaricare ad altri i famigerati subprimes sui mutui. Titoli che altro non erano se non promesse che non potevano essere mantenute, proprio come, secondo i dati esposti sopra, potrebbero non essere mantenute le promesse su shale-gas e shale-oil.
    clash bankrobber

  7. #107
    email non funzionante
    Data Registrazione
    30 Nov 2009
    Località
    new york
    Messaggi
    164,930
     Likes dati
    17
     Like avuti
    12,232
    Mentioned
    1836 Post(s)
    Tagged
    13 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    In effetti, nonostante il sensazionalismo generale, non tutti sono così convinti, e qualcuno prospetta l’ipotesi di una “bolla” dello shale-gas

    Il termine "bolla" non si capisce proprio cosa voglia indicare.

    Gli shales sono un fenomeno sostanzialmente americano, nel resto del mondo questo fenomeno, praticamente non c'e.

    Il gas estratto viene consumato, e i prezzi sono piu bassi rispetto a 3 anni fa. Quindi non c'e una "bolla" di prezzi.

    Il petrolio ha ridotto la dipendenza dalle importanzione, ma non viene venduto all'estero.

    Come vedete da questo grafico l'indice composito del settore energia nell'ambito dello S&P 500 e' crescito meno del 10% negli ultimi 5 anni.

    https://research.sharebuilder.com/sh...ries?sector=12
    Questa bolla di cui si parla non c'e.
    Ultima modifica di paulhowe; 29-07-13 alle 13:42

  8. #108
    email non funzionante
    Data Registrazione
    09 Jul 2012
    Messaggi
    16,123
     Likes dati
    11,791
     Like avuti
    6,197
    Mentioned
    125 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da blobb Visualizza Messaggio
    Shale-gas con le ?bolle? | IndustriaEnergia.it


    i Marco Campagna Di shale-gas, shale-oil e shale-qualsiasi-altra-cosa si sente ormai parlare dovunque e da chiunque.
    Di sicuro ha generato un nuovo dinamismo in un mercato che, prezzo del greggio OPEC-dipendente e qualche altro parametro a parte, era diventato un po’ noiosetto.
    Gli spunti non mancano, dalle stra-sentite previsioni di indipendenza energetica degli USA entro il 2030 o giù di lì, passando per la conversione degli stessi USA da importatore ad esportatore netto (IEA docet), fino agli stravolgimenti negli assetti geopolitici del globo (vedi New York Times) e i possibili impatti ambientali (vedi The Guardian o New York Times).
    Da poco ho letto un interessante contributo di Guido Plotino del Sole24Ore (lo trovate qui), dove si prova ad immaginare cosa succederebbe (o succederà) se anche la Cina si butterà sul famoso e super-promettente (!) shale-gas.
    Non dimentichiamo, per completare il quadro, il coro di chi mette in allerta l’Europa a non perdere il “treno energetico” del nuovo millennio.
    In effetti, nonostante il sensazionalismo generale, non tutti sono così convinti, e qualcuno prospetta l’ipotesi di una “bolla” dello shale-gas, sia per motivi tecnici che finanziari.
    Per quanto riguarda i motivi tecnici, Andy Hall, ovvero un trader dotato di un “certo” intuito (ha fatto soldi scommettendo che negli anni 2000 il prezzo del barile sarebbe andato dai 20 fino ai 100 dollari), fa notare che ogni perforazione dà accesso solo a una piccola sacca di gas e petrolio, anziché a vaste riserve. Per questo, nonostante i pozzi siano inizialmente prolifici, la produzione declina rapidamente: per mantenerla a un livello costante bisogna trivellare di continuo nuovi pozzi, cosa impossibile da fare senza prezzi del barile sufficientemente alti.
    Il guru del trading sembra condividere l’analisi fatta dal report del Post Carbon Insitute: i maggiori 5 pozzi di shale gas USA attualmente in produzione hanno tassi di declino della produttività dall’80 al 95% sui primi 36 mesi e in generale dal 30 al 50% della produzione di gas da scisti deve essere rimpiazzata ogni anno con nuovi pozzi: per mantenere il livello si dovrebbero trivellare 7.200 nuovi pozzi l’anno. Servirebbe cioè un investimento di 42 miliardi di dollari l’anno: una cifra nettamente superiore ai ricavi dalle vendite, che sono di 33 miliardi l’anno.
    Sull’argomento si è pronunciato anche il FMI, con un documento di fine 2012 del Fondo Monetario Internazionale che collegava domanda e offerta di petrolio (con dentro la “bolla”, così chiamata dal FMI, dello shale oil) al rischio di una nuova fase recessiva molto acuta.
    Per quanto riguarda il lato finanziario, gli analisti del PCI in un altro report azzardano una motivazione del perché ci sia ancora chi dipinge lo shale come un buon investimento, nonostante i dati di cui sopra.
    Nel 2011, si spiega, le operazioni di fusione e acquisizione legate agli idrocarburi da scisti a Wall Street hanno raggiunto il volume di 46,5 miliardi di dollari e sono diventate il più grande centro di profitto per diverse banche d’investimento. Questo è avvenuto nonostante i pozzi in questo periodo non abbiano mantenuto le promesse in termini di resa: gli operatori hanno sovrastimato le riserve di shale gas e shale oil dal 100 al 500% rispetto alla produzione effettivamente registrata.
    Per portare la produzione ai livelli attesi si è spinto a trivellare ancora di più, arrivando a un eccesso di offerta, che ha spinto i prezzi tanto in basso da essere quasi insostenibili: come detto, per mantenere la produzione servirebbero più investimenti di quanto si ricava dalla vendita. I prezzi bassi hanno aperto la porta ad altre fusioni e acquisizioni, che hanno fruttato miliardi alle banche d’investimento. Molti pozzi sono stati venduti a grandi dell’energia ma si sono anche messi in circolazione strumenti finanziari complessi come i VPP (volumetric production payments) spesso piazzati, assieme ad altri asset su riserve non provate, a investitori che – a differenza di Andy Hall – hanno scarsa dimestichezza con le complesse dinamiche della produzione da fossili, come i fondi pensione.
    Una dinamica che ricorda in maniera preoccupante quella che ha innescato la crisi: la corsa nel 2007 a scaricare ad altri i famigerati subprimes sui mutui. Titoli che altro non erano se non promesse che non potevano essere mantenute, proprio come, secondo i dati esposti sopra, potrebbero non essere mantenute le promesse su shale-gas e shale-oil.
    Finita questa bolla si ritroveranno solo acque inquinate e terreni agricoli inutilizzabili, il suicidio del fracking.


  9. #109
    email non funzionante
    Data Registrazione
    30 Nov 2009
    Località
    new york
    Messaggi
    164,930
     Likes dati
    17
     Like avuti
    12,232
    Mentioned
    1836 Post(s)
    Tagged
    13 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    Finita questa bolla si ritroveranno solo acque inquinate e terreni agricoli inutilizzabili, il suicidio del fracking.

    Tu invece ti ritroverai disoccupato a vita.

    I pozzi si trovano a 1500-2000 metri di profondita, queste aree non sono utilizzate per l'agricoltura e le acque stanno a meno di 100 metri di profondita.

    Capisco che non hai la piu pallida idea di cosa stiamo parlando, quindi continua a fare il troll a tempo pieno.

    Per intanto noi da questa parte dell'oceano............ U.S. oil production surpasses "most optimistic forecasts" - Mywesttexas.com: Oil
    Ultima modifica di paulhowe; 29-07-13 alle 14:20

  10. #110
    Cavaliere d'oro
    Data Registrazione
    12 Dec 2003
    Località
    L'ultima ridotta d'Italia
    Messaggi
    13,879
     Likes dati
    3,668
     Like avuti
    1,628
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    Finita questa bolla si ritroveranno solo acque inquinate e terreni agricoli inutilizzabili, il suicidio del fracking.
    invece noi ci troveremo con qualche milione di pannellino al silicio del caxxo giusto...? Metabo... no comment, potrei risultare spiacevole.

    L'unica salvezza è il nucleare miscelato al gas estratto dalle scisti, non ci sono alternative valide, a meno di voler tornare al medioevo, dove per altro ci stiamo reincamminando, recessione significa questo sostanzialmente. Ma se gli italiani non vogliono salvarsi, come pare, allora meritano solo di essere invasi e messi sotto tutela da qualche potentato straniero che prenderà le decisioni per loro, ovviamente non a costo zero, tutti gli occupanti si fanno pagare cara l'occupazione e noi non abbiamo nemmeno materie prime, solo il nostro lavoro come ricchezza. E qualche bene culturale asportabile.
    Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi

 

 
Pagina 11 di 218 PrimaPrima ... 1011122161111 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Fracking e terremoti
    Di Regina di Coppe nel forum Energia, Ecologia e Ambiente
    Risposte: 49
    Ultimo Messaggio: 02-11-20, 21:48
  2. Il Massachusetts vuole vietare il fracking dopo i terremoti
    Di dedelind nel forum Politica Estera
    Risposte: 31
    Ultimo Messaggio: 09-01-14, 14:36
  3. Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 15-05-13, 15:13
  4. Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 07-06-12, 18:21
  5. Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 30-05-12, 07:58

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito