Una Macroregione Adriatica con Marche, Abruzzo e Molise/ Commenta
La proposta di legge del deputato pdl Tancredi: i vantaggi e gli svantaggi. Il capoluogo? L’Aquila
PESCARA. Forse è stata l’istituzione delle Regioni negli anni Settanta a mettere nei guai i conti dello Stato. L’opinione è sempre più diffusa e surclassa quella secondo la quale si farebbe un buon servizio al debito pubblico eliminando le Province. Non parte da questioni di cassa il ragionamento del parlamentare del Pdl Paolo Tancredi che ha annunciato un progetto di legge per riunire Abruzzo, Marche e Molise in un’unica Macroregione adriatica con un solo consiglio regionale, un unico corpus di leggi, una sola sanità, un unico sistema per lo smaltimento dei rifiuti, un fronte unico per affrontare la questione delicata delle ricerche petrolifere in mare. Il capoluogo di questa maxi regione sarebbe L’Aquila.
Riunire le tre regioni costiere (ma il discorso vale per altre macroregioni) equivale anche, secondo Tancredi, a costituire territori sufficientemente forti da reggere il confronto con le altre grandi regioni europee: la Baviera, la Catalogna, la Lombardia.
In casi come questi è però giusto che i cittadini non lasciano la parola ai politici ma dicano la loro, come afferma anche la Costituzione che all’articolo 113 ammette progetti di fusione di regioni qualora vengano avallati da referendum popolari. Per questo i nostri lettori potranno intervenire per commentare la proposta scrivendo sul sito.
Da soli non si cresce Con i nostri numeri è difficile competere in Europa con regioni come la Baviera, la Catalogna e la stessa Lombardia
PESCARA Macroregione Adriatica. Forse non sarà questo il nome, ma è certamente questa l’espressione geografica individuata dalla proposta di legge che il deputato del Pdl Paolo Tancredi sta per presentare in Parlamento. Marche-Abruzzo-Molise insieme formerebbero una macroregione di 3milioni 200mila abitanti con un Pil di 75 miliardi. Numeri che cominciano a essere importanti, visto che il Pil della macroregione sarebbe superiore per esempio a quello di un paese come la Croazia (62 miliardi) che dal 1° luglio prossimo sarà il 28° Stato dell’Unione europea. L’accorpamento delle regioni secondo Tancredi sarebbe la vera riforma istituzionale, e non quella delle Province, che resta «una questione mediatica, sproporzionata», dice il deputato teramano. «L’enfasi per la loro abolizione è fuori portata rispetto all’efficienza che cerchiamo. Invece il vero inizio, la vera manovra dell’efficientamento istituzionale viene dall’accorpamento delle Regioni». È d’altronde un fatto, precisa Tancredi, «che la riforma del Titolo V della Costituzione, non completata con il federalismo fiscale, non ha raggiunto gli obiettivi voluti». Abbiamo ancora un sistema regionale «sproporzionato, inefficiente e costoso», dice Tancredi «e oggi costa molto di più un consigliere regionale che un intero consiglio provinciale. In più il consigliere regionale genera più inefficienza. Il fatto per esempio che il Molise abbia un’assemblea legislativa è una cosa senza senso, oltre al fatto di generare incongruenze normative». Per esempio «le leggi regionali incidono su materie importanti come il commercio, per cui se tu vai da Vasto a Foggia trovi tre normative commerciali diverse. Assurdo. Per questo dobbiamo andare verso le macroregioni. La mia», insiste Tancredi, «non è una proposta antifederalista, anzi: il mio è un federalismo convinto, perché il regionalismo non decolla proprio per la sproporzione delle regioni». Molte delle quali sono inadatte, dice il deputato, a presentarsi come interlocutori dell’Unione europea. «Come fanno regioni come Basilicata, Molise, Abruzzo a competere con colossi come la Baviera, la Catalogna, la stessa Lombardia?» Parte da qui la proposta della macroregione (non nuovissima, anche il Pd Abruzzese aveva cominciato a discuterne con il governatore della Regione Marche Spacca). «Abbiamo un’area omogenea medio adriatica con le stesse vocazioni territoriali», ragiona Tancredi, «e con una logistica che può essere integrata. Si tratta di un’area che insieme può raccogliere la sfida che viene lanciata dall’altra parte dell’Adriatico. Ma penso anche al problema dell’estrazione petrolifera in Adriatico, o del ciclo integrati dei rifiuti: abbiamo tanti argomenti che possiamo trattare in maniera unitaria, senza parlare del tema (più demagogico) del costo dei tre consigli regionali». L’iter per la proposta di legge è lungo. Dovrà passare per i consigli regionali (che vanno solo «sentiti») e poi dovrà trovare il suo completamento in una riforma dell’articolo 131 della Costituzione. «Per il momento cerchiamo di raccogliere consensi attorno alla proposta: ho già parlato con altri colleghi parlamentari di Marche e Molise». E quale sarà il capoluogo? «A me piacerebbe L'Aquila, ma non è una questione centrale: non vogliamo certo abolire la storia dell’Abruzzo o delle Marche o del Molise, vogliamo semplicemente creare un organismo istituzionale unico».
Chiodi: "Siamo l'unica Regione che ha già ridotto le tasse anche alle imprese"
2 Maggio 2013
"L'Abruzzo ha cercato di fare la sua parte, siamo stati l'unica Regione d'Italia, e forse l'unica in Europa, ad aver ridotto la tassazione sia alle imprese che alle persone fisiche ". Lo afferma con orgoglio, il presidente della Regione Gianni Chiodi, che davanti alla platea riunita ieri a Vasto per il Congresso Regionale della Cisl Abruzzo, ha raccontato i risultati raggiunti, ancora una volta in anticipo, dal suo governo. Anche sul fronte del lavoro. Sicurezza e competitività dovrebbero essere i capisaldi di una ulteriore riforma del mercato del lavoro che lo porti al livello dei Paesi con cui ci troviamo a competere sul piano industriale.
Non come quella del ministro Fornero – ha aggiunto Chiodi - che ha prodotto addirittura effetti opposti rispetto alla volontà del Governo Monti". L’Abruzzo ha cercato di agire diversamente, “abbiamo anche ridotto il nostro debito pubblico del 25% - ricorda ancora Chiodi - passando dai 4 miliardi di euro del 2008 agli attuali 3 miliardi di euro, attraverso la riduzione della spesa pubblica. E questo in un contesto internazionale in cui gli altri le tasse le mettono anziché toglierle".
Una vera e propria terapia d'urto, attuata, non ha mancato di sottolineare Chiodi “anche grazie alla collaborazione ed all'impegno delle forse sindacali”. Così come sono state attuate riforme profonde come la riduzione dei costi della politica. “Non è un caso - ha proseguito il presidente - che l'Abruzzo sia la Regione che, per legge, non per autoreferenzialità, ha i costi della politica più bassi ai quali tutte le altre Regioni si devono adeguare. Inoltre, abbiamo eliminato i vitalizi, è stato ridotto il numero dei consiglieri regionali che passerà da 45 a 31 ed anche il numero degli assessori che, dagli attuali dieci, passerà a sei. Circostanza che implicherà anche l'automatica riduzione delle direzioni e quindi dei direttori".
Ma Chiodi ha parlato a tutto tondo, anche delle cose che non vanno. Per esempio, la gestione del sistema idrico integrato per cui non ha risparmiato critiche soprattutto alla classe dirigente delle municipalità. "I sistemi idrici integrati sono stati gestiti in maniera così irresponsabile dagli azionisti degli Enti d'ambito e dal management di riferimento dei Comuni - ha lamentato Chiodi - che il sistema è vicino ad un potenziale default. Come Regione, non possiamo né ripianare i debiti perché ce lo impedisce la Commissione europea né tantomeno commissariare le società di gestione.
Possiamo, però, chiedere agli Enti di gestione una seria assunzione di responsabilità". Poi, il presidente ha ricordato che, nella sanità, l'Abruzzo é tra le quattro Regioni in equilibrio finanziario e presto sarà nelle condizioni di diventare la nona Regione ad assicurare i Livelli Essenziali di assistenza. "A tal proposito - ha riconosciuto Chiodi - se è stato possibile raggiungere certi risultati e se si è vicini a nuovi importanti obiettivi, lo dobbiamo anche ad un sistema sindacale che in Abruzzo è all'avanguardia rispetto alle esigenze di cambiamento. Molto c'é da fare ancora sul fronte dell'integrazione socio-sanitaria mentre mi vede favorevole l'idea del patto generazionale che è stato già siglato con realtà come l'Abi e Federchimica".
Infine, Chiodi ha portato notizie incoraggianti anche riguardo allo sviluppo infrastrutturale. "Prima che il Governo Monti concludesse il suo mandato - ha detto Chiodi - abbiamo firmato l'Accordo di Programma Quadro infrastrutturale per l'Abruzzo che illustreremo il 2 maggio prossimo in conferenza stampa. Tuttavia, la crescita legata allo sviluppo infrastrutturale produce effetti nel medio e lungo periodo. Per questo, in Abruzzo stiamo puntando molto sullo start up di impresa e crediamo anche che dalla creazione di una macro-regione Adriatica, insieme a Marche e Molise, possano derivare vantaggi non indifferenti per il nostro territorio. A tal proposito, - ha concluso - sosterremo con forza uno specifico disegno di legge presentato dall'onorevole Paolo Tancredi".





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