di Filippo Facci
Caro Pietrangelo Buttafuoco, leggo sempre i tuoi articoli in cui denunci le varie mafie culturali e letterarie: m’interessano e li condivido nella sostanza.
Non ho mai dato retta a chi sostiene che critichi i circoli radical-snob sinché non ne fai parte:
ci sono prove abbondanti del contrario, dico sul serio.
Nel tuo definirti «un impresentabile», escluso da ogni «celebrata società letteraria», colgo semmai uno stucchevole complesso catacombale da ex fascista o da fascista, scusami, non sono più aggiornato; ma fa niente, ripeto che condivido la sostanza di quello che scrivi.
Una sola cosa non mi va giù, e lo dico con un linguaggio che so di potermi permettere: la tua tendenza a denunciare le mafiosità contrapponendone delle altre.
Cioè:
io apprezzo Antonio Scurati anche se non mi ha mai invitato da nessuna parte, e trovo penoso Sergio Luzzatto anche se non ha mai scritto niente contro di me;
non mi sogno nemmeno di dire che Francesco Merlo sia meglio di Alessandro Baricco - che tieniti forte: io apprezzo - solo perché è un mio amico ed è catanese, come fai tu;
non m’invento che il buon Peppino Sottile sia meglio di tutti i Montalbano solo perché è tuo amico, come hai scritto tu.
Eccetera.
Inoltre leggo i tuoi articoli e li condivido - ripeto - anche se i tuoi romanzi li trovo illeggibili.
E io questa cosa non la chiamo defezione, e neanche essere austro-ungarico rispetto a un siciliano: la chiamo libertà.
Puoi capirmi?
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saluti




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