integrazione vuol dire che quando dici sono italiana ti dicono "eh?? italiana?? ma sei nata qui, vero?".
a me succede quotidianamente.


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"Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"
IL DISPUTATOR CORTESE
Possono tenersi il loro paradiso.
Quando morirò, andrò nella Terra di Mezzo.




[QUOTE Occidentale]Dovrei spulciare con attenzione, ma non mi constano picconatori folli in giro all'epoca da te citata.[/QUOTE]
non è che l'informazione fosse proprio proprio propriamente capillare, all'epoca.
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Ultima modifica di occidentale; 12-05-13 alle 23:30
"Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"
IL DISPUTATOR CORTESE
Possono tenersi il loro paradiso.
Quando morirò, andrò nella Terra di Mezzo.




adesso pure dall'estero vogliono dirci come dovrebbe essere la nostra nazione, non bastavano i comunisti![]()
Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi


"... e accenderemo un altro rogo il 4, al "fante ignoto" che non vuol più stare a Roma divenuta una Bisanzio putrefatta sempre più gonfia della sua putrefazione"
(G. D'Annunzio)


La mia opinione è che se nel paese ospitante fosse diffusa una serena e forte coscienza della propria identità culturale, e se esistesse una classe dirigente capace di gestire certi fenomeni, i problemi si risolverebbero da soli.
In Italia purtroppo sono deboli entrambi questi requisiti. E' diffuso da noi un provincialismo gregario che rende evanescente e fiacca la coscienza collettiva del prestigio e della forza che hanno le nostre radici storiche e culturali. Pur vivendo immersi nelle sue grandiose testimonianze le sentiamo lontane e sterili. Siamo simili a pastori che usano come ovile le rovine della civiltà antica, che per loro è aliena e sconosciuta.
Paradossalmente hanno più coscienza e ammirazione gli stranieri per il nostro patrimonio storico e culturale di noi italiani, che abbiamo ogni diritto di dirci suoi figli ed eredi.
Se così non fosse non sarebbe tanto diffusa la paura del contatto con lo straniero: una paura che spesso viene strumentalizzata e fomentata da demagoghi senza scrupoli in cerca di facile consenso e mutata in aggressività razzista.
Così come mancando una classe dirigente capace di affrontare e di gestire un fenomeno in sé inarrestabile, come la migrazione di popoli in fuga dalla povertà e dalla guerra, viene lasciato sulle spalle dei cittadini e delle realtà locali tutto il peso di sostenerne gli effetti.
Sono state fatte contro l'immigrazione leggi draconiane che si sapeva già in origine essere inapplicabili: i politici hanno incassato il plauso dei cittadini più spaventati dal fenomeno e poi li hanno lasciati soli, come è tradizione per la nostra classe politica.
Il risultato è che le periferie delle città si sono riempite di disperati che cercano di sopravvivere nel degrado, spesso facendo delle boscaglie il loro ricovero, dormendo in case abbandonate o nei parchi, vivendo di espedienti. Un degrado che a volte diventa degrado morale e criminalità che contagia le città e i borghi nei quali i cittadini vivono fianco a fianco con persone che per essi sono come fantasmi, sconosciuti.
Anche nel fenomeno dell'immigrazione è la politica infedele, incapace, autoreferenziale, che genera situazioni negative e violente: sia quando è inclusione velleitaria e senza condizioni sia quando è velleitario rifiuto totale del fenomeno.
La verità è che a nessuno piace abbandonare la sua terra se non costretto dalla mancanza di prospettive, o dalla paura della morte per fame o per violenza, o perché abbacinato da quel mondo avanzato che viene descritto nella propaganda occidentalista come un bengodi.
Molti di quelli che arrivano sono disposti a tutto pur di restare o di proseguire il loro viaggio: ignorarne le motivazioni o la presenza, come fossero fantasmi, è da vigliacchi; trattarli col rispetto che si deve sempre alla persona umana è innanzitutto dovuto al rispetto per noi stessi e poi perché è l'unico modo per pretendere rispetto da loro. Del resto è ovvio: chi potrebbe provare rispetto o ammirazione per chi ti tratta come una bestia?
Il che non significa affatto transigere sul rispetto delle regole: al contrario. Significa imporre delle regole che siano rispettabili e comprensibili. Non significa fornirli gratis di tutto, significa fargli pagare quello che possono per ogni cosa che ricevono: da una baracca pulita dove lavarsi e dove dormire senza rischiare la morte per freddo, al piatto di minestra se non possono permettersi di meglio, all'assistenza per cercarsi un lavoro serio, ai documenti (quelli si gratuiti) per non doversi nascondere. Poco importa se buscano la giornata lavando vetri o vendendo giornali e cianfrusaglie agli incroci, o scaricando cassette ai mercati, o raccogliendo pomodori, o facendo i fattorini: purché paghino, secondo le loro possibilità, siano responsabili per quello che ricevono e rispettino le leggi e il paese che li ospita. E se è necessario rimandarli al loro paese che almeno sappiano che non è perché li consideriamo merda di cui disfarsi ma perché non abbiamo la possibilità di farli restare. E l'unico modo che abbiamo per farlo in modo convincente è essere stati credibili con loro e con noi stessi.
E' inutile e ipocrita lamentarsi delle ricadute negative dell'immigrazione se di queste siamo noi la causa principale.