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Discussione: Addio a Vitellozzo

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    Predefinito Addio a Vitellozzo

    ATTORE, COMICO, AFFABULATORE: AVEVA 69 ANNI

    Addio a Carlo Monni, il poeta che amava il vento

    Dall'infanzia tra i campi all'amore per Dante e Campana. Libero e puro, fuori dagli schemi e con un cuore immenso


    Carlo Monni, il diamante grezzo e più vero della comicità toscana, l'ultimo erede di una tradizione millenaria di poeti-comici-affabulatori-attori se n'è andato. Ha lasciato questa terra in una notte fredda di maggio. Dentro di lui Cecco Angiolieri, Dante, Shakespeare, Dino Campana, Cecco da Varlungo, Roberto Benigni. Amava la poesia, le donne, il vino, le «allegre brigate», come diceva a tavola quando mescolava con forza naturale e sublime poesia e finocchiona. «Perché, vedi, la poesia è un brivido, tutto il resto è letteratura». Era nato nell'ottobre del 1943 a Campi Bisenzio, dieci chilometri da Firenze verso Prato, quella che lui chiamava ancora oggi la Piana. Oppure Champs sur le Besance, per farsi beffe delle nobili origini altrui. Allora era medioevo, campagna totale, ritmi segnati dal tempo e dalle stagioni. Aveva allevato maiali da ragazzo, ne andava fiero. S'arrabbiava con gli angeli del fango del '66: «Loro perbenino a raccogliere i libri e tutti a scrivere sui giornali; noi a smadonnare per tirare via gli animali morti nelle stalle da soli, con le mani, come le bestie».


    Era così Carlo: anarchico, irriverente, contrario a ogni compromesso, puro, libero dentro e fuori, fino alla fine. Così ha voluto fare a modo suo, anche con questa maledetta malattia scoperta un anno fa e tenuta segreta a tutti. Niente, resistenti fino alla fine, come ripete senza farsene una ragione Ettore, il Grezzo, suo scudiero fedele. Si perché Carlo Monni era contrario a tutte le regole, a tutti i sistemi, a tutte le mode: ovviamente senza auto, senza cellulare, senza carte di credito, senza televisione (che odiava dal profondo del cuore), «un barbone con la casa» come si definiva lui. Un poeta vero che la critica non ha mai capito fino in fondo.

    Mentre la gente sì che lo capiva
    , soprattutto i giovani - incredibile - i 20enni che si fermavano a bocca aperta a sentire i versi di Campana o i canti di Dante che lui recitava nelle piazze, alle feste dell"Unità, alle sagre di paese, nelle aie d'estate o in quei teatri che avevano capito che pezzo unico fosse Carlo Monni (come quello di Rifredi a Firenze, dove è stata allestita la camera ardente e si terranno i funerali martedì alle 15).
    L'unico in grado di mescolare il basso e l'alto come i poeti o i folli sanno fare. Ha lavorato con tutti, da Ronconi a Benigni, passando per Giuseppe Bertolucci, Marco Ferreri, Sergio Citti, Massimo Troisi, Mario Monicelli, Carlo Lizzani, Pupi Avati, Tinto Brass, Alessandro Benvenuti e Paolo Virzì. Oltre 300 presenze tra cinema e teatro. Partì un giorno di inizi anni '70 per Roma con Donato Sannini e Roberto Benigni. Poco più che ragazzi. «Roberto suonò tutto il viaggio, non smise un minuto di cantare». Da lì nacque Cioni Mario di Gaspare fu Giulia, da lì nacque quel capolavoro del cinema italiano che è «Berlinguer ti voglio bene», lì furono messi i semi di «Non ci resta che piangere», con Benigni, l'indimenticaile Troisi e Carlo Monni straordinario Vitellozzo.


    Per parlare con Carlo o lo chiamavi a casa al fisso prima delle 7.30 oppure andavi a cercarlo alla Cascine, il parco lungo l'Arno. Tutte le mattine, freddo, sole, pioggia o vento lui si faceva la sua camminata. Il vento gli piaceva tanto, più di tutti «il vento di rovaio» come chiamava lui il tramontano: «schiarisce i pensieri». «Mi trovi nel mio ufficio» diceva: sandali e piedi nudi, a camminare a passo svelto, spesso senza camicia. Oppure lo trovavi a cena dai fratelli Briganti, in piazza Giorgini, a tutte le ore, una sua seconda casa.
    Con lui era sempre spettacolo, era sempre poesia. Dalle nottate sul lago ai Renai con Moscerino che suonava la chitarra, o con il Casaglieri a discutere di donne e questioni filosofiche (come la figura che fece Bertrand Russel quando venne al circolo Arci di Vergaio), o con Romolo, il pittore amico da sempre con cui si dilungava a parlare di colori, di politica e massimi sistemi in campagna a Poppiano. Senza dimenticare il sodalizio con Ceccherini e Paci e quello straordinario Pinocchio poetico e bestemmiatore portato nelle piazza di mezza Italia negli anni '90. Fino agli straordinari amici degli ultimi anni, Andrea Kaemmerle e Andrea Cambi (anche lui partito anzitempo), complici-attori di performance straordinarie al chiaro di luna di serate estive senza tempo.

    Tanti amici per Carlo, di tutti i tipi. Tante persone che gli hanno voluto bene, lui per un Gin tonic c'era sempre e non aveva mai da ritornare a casa. Ascoltava sempre, non giudicava mai. Merce rarissima. Cuore immenso, le risposte ai malesseri della vita gliele dava la poesia, la sua compagna di una vita. Abitava da solo in via dell'Inferno, una viuzza inimmaginabile nel quadrilatero della moda in pieno centro a Firenze. «Monni all'Inferno» uno dei suoi ultimi spettacoli più belli. Lui era l'esatto opposto delle star. Aveva scelto di essere non di apparire. Per lui non ci sarà inferno, ora che ha lasciato questa terra. Solo il ricordo di tutti quelli che hanno avuto la fortuna di incontrarlo. Grazie di cuore Carlo per la poesia e la bellezza che ci hai regalato. Iacopo Gori20 maggio 2013 | 14:08© RIPRODUZIONE RISERVATA

    Addio a Carlo Monni, il poeta che amava il vento - Corriere.it
    slava kokaini

  2. #2
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    Predefinito Re: Addio a Vitellozzo

    nooooooooooooooooooooooooooooooooo

    R.I.P.
    UN GRANDISSIMO, ONORE


    "Pistilloni in crabettura boccidi sa zanzara" (Don Gigi)
    "Internet è stato creato per dare ai malati di mente qualcosa da fare" (Frank Darabont)

  3. #3
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    Predefinito Re: Addio a Vitellozzo

    Ciao Monni, grande toscano!!

  4. #4
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    Predefinito Re: Addio a Vitellozzo

    Non scomoderei il termine "poeta".
    Certo è stato tutto ciò che Benigni, ad un certo punto, ha smesso di essere.

 

 

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