L'uso del termine Indiani d'America, risale alle prime fasi dell'esplorazione del continente centrale e meridionale da parte delle spedizioni spagnole. Si giustificava col fatto che Cristoforo Colombo, col suo viaggio transoceanico, intendeva trovare una rotta alternativa per giungere sulle coste del subcontinente indiano, sì da far chiamare Indie occidentali le nuove terre scoperte.
Il termine Indios, spagnolo ma anche portoghese, è utilizzato in italiano per riferirsi alle popolazioni indigene dell'America latina, mentre in Spagna e Paesi ispanofoni, Portogallo e Brasile indica indifferentemente i popoli amerindi del Centro e Sud America. Anche questo termine significa "indiani", e deriva dall'errore storico per il quale si confuse l'America con l'India.
Per quanto oggi il termine Indiani d'America sia considerato politicamente scorretto, alcuni nativi preferiscono identificarsi come tali. Russel Means (attivista Lakota morto nel 2012), ad esempio, dichiarò in un'intervista "Anch'io preferisco il termine "Indiano d'America". Chiunque sia nato nell'emisfero occidentale è un nativo americano."
Aree culturali dei Nativi Americani al momento del contatto con gli Europei
Grandi laghi e foreste, praterie e deserti, le aspre catene montuose, le coste favorevoli alla pesca: una sconfinata varietà di ambienti, generosi oppure estremi. In Nord America giunsero durante l'età della pietra, i primi gruppi umani provenienti dall'Asia e i loro discendenti rimasero isolati dal resto del mondo per migliaia di anni. Nel continente americano si verificò un'evoluzione culturale separata, il cui risultato fu gli Indiani americani, non una, ma tante culture e molteplici adattamenti ai diversi ambienti.
Quando giunse in America una parte di umanità, Francesi, Inglesi, Spagnoli, i Pellerossa avevano sviluppato vari tipi di economia. Non solo c'erano i cacciatori di bisonti ma anche comunità meno conosciute di pescatori di salmoni, cacciatori di balene, agricoltori, pastori e anche predoni. Gli antropologi dividono gli Indiani americani in 10 aree culturali, ma i tre gruppi principali sono: quelli del Nord-Ovest (come Nootka e i Salish), quelli della California (ad esempio Shasta e Yuma) e le tribù dell'Est (come i Micmac e i Cherokee).
Praticavano la pesca, l'orticoltura, la raccolta di vegetali spontanei e il commercio. Erano i benestanti del mondo indiano, il loro ambiente si presentava infatti ricco e vario e non occorreva sfruttarlo con agricoltura intensiva. L'abbondanza di risorse portò ad un sovrappiù alimentare che liberò le persone dalla ricerca di cibo e permise loro di dedicarsi alla scultura e alla "pittura", eseguite dagli uomini, mentre le donne si dedicarono all'intreccio, alla tessitura e al ricamo.
Le comunità indiane erano "democratiche", perché basate sul clan e la tribù erano sufficientemente piccole perché le informazioni corressero veloci e senza troppe distorsioni e se questo non fosse bastato erano presenti cantastorie come nell'Europa medievale. A decidere era il consiglio del clan in assemblee in cui tutti i membri potevano partecipare e prendere la parola e dove le qualità oratorie erano molto apprezzate. Il clan mandava i propri rappresentanti al consiglio della tribù per le questioni più generali. I capi clan erano dunque i portavoce di decisioni condivise e se sbagliavano venivano destituiti al contrario di quanto accade nella nostra epoca. L'abitudine alla democrazia è riflessa nella costituzione della lega degli Irochesi, di cui facevano parte 5 tribù indiane, che prevedeva una sorta di "parlamento bicamerale".
Ci furono eccezioni, come presso la tribù dei Kwatiutl, dove comparve una potente casta sacerdotale ed esisteva la schiavitù per nemici catturati in lotte. L'organizzazione della società non era dovunque la stessa. La famiglia Irochese era matrilineare: l'uomo si trasferiva nel villaggio della moglie e i beni passavano alle madri e alle figlie. Gli Algonchini dei Grandi Laghi avevano un sistema patrilineare. I popoli nord-americani che vissero in zone aride come il Texas, il Colorado e l'Arizona sono conosciuti come i Pueblo, dal nome delle loro abitazioni "condomini" a più piani in mattoni e pietra, realizzarono canalizzazioni estese capaci di alimentare le coltivazioni di mais. Costruivano piramidi di legno e terra, simili ai templi dei Maya, qui i sacerdoti celebravano riti religiosi.
Gli alimenti venivano immagazzinati per la collettività e in alcune tribù i responsabili della distribuzione del cibo diventarono capi assoluti, alla pari dell'Antico Egitto. Ricerche archeologiche rivelano come le capre di montagna fossero rinchiuse in recinti nel tentativo di addomesticarle, ma l'allevamento vero e proprio avvenne a contatto col Messico, dove gli Spagnoli avevano importato pecore e bovini. Quando i Pueblo impararono l'uso del cavallo, sempre importato dagli Spagnoli, la cultura equina si diffuse fino alle Grandi Pianure in tutti i popoli nordamericani. Tra il Mississippi e le Montagne Rocciose vivevano gli Indiani meno bellicosi e pacifici, i Sioux, "moderni ecologisti" che si riassumevano nel detto "ogni essere vivente è mio parente". Erano democratici anche coi bambini, che venivano molto ascoltati e mai picchiati. Non c'erano concetti perversi di superiorità sull'individuo, la pedofilia cristiana non aveva ancora raggiunto quelle terre, l'omosessualità era accettata ed era riconosciuta parte integrante della cultura Pellerossa. Molte tribù indiane si fecero la guerra, ma non furono mai conflitti di larga scala, né guerre per il dominio di altre tribù o allo sterminio in nome di una cultura superiore, si compirono piuttosto sortite notturne per rubare beni agli avversari, evitando molto spesso lo scontro diretto. Se questo avveniva si preferiva ferire l'avversario anziché ucciderlo. La sussistenza degli Indiani nelle praterie erano i bisonti, che allo stato brado garantivano riserve di cibo praticamente illimitate.
Gli Indiani d'America erano una società evoluta nella loro primitività in perfetta sintonia con Madre Natura, due fattori bloccarono per sempre la continuità di questi favolosi popoli: la scarsa resistenza alle malattie che giunsero dal Vecchio Mondo e la non conoscenza del ferro a causa dell'arrivo dell'uomo bianco. Le malattie introdotte dagli Europei falcidiarono subito milioni di Indiani e nativi americani, cosa che non bastò a far scomparire la razza "rossa", bensì portò ad accettare le usanze dell'uomo bianco per non scomparire, ma ciò fece nascere gli stessi difetti caratteriali anche nelle tribù indiane rimaste dando il colpo di grazia alla società indiana, che ancora oggi fatica a riemergere nelle sabbie dell'oblio culturale nelle quali l'uomo bianco cristiano l'ha spinta con forza e violenza.




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