Silvio Berlusconi, nel chiedere di spostare i suoi processi da Milano a Brescia, muove nei confronti dei giudici “un’accusa infamante, perché colpisce un presupposto o una precondizione irrinunciabili della professionalità e dell’onorabilità del giudice, quali il dovere di imparzialità e l’indipendenza di giudizio”. Lo mette nero su bianco la sesta sezione penale della Cassazione nello spiegare perché, lo scorso 6 maggio, ha bocciato la richiesta della difesa dell’ex premier di spostare i processi Ruby e Mediaset sui diritti tv da Milano a Brescia per legittimo sospetto. ”L’eventuale probabilità di un turbamento della libertà valutativa e decisoria del giudice”, secondo gli alti magistrati, è “fondata – come in tutti i casi descritti da Berlusconi – su mere illazioni o sulla generica adduzione, causalmente irrilevante, di timori o sospetti personali” dell’ex premier, “non espressi da fatti oggettivi e muniti di intrinseca capacità dimostrativa”.
In particolare l’ordinanza, rispondendo ai rilievi della difesa di Berlusconi, su “contesti deliberatamente persecutori o complottistici dell’intera autorità giudiziaria milanese”, fa presente che si tratta di un “assunto che, per palese assenza di una pur parcellare e seria dimostrazione fattuale e logica, si traduce in una sommaria e ingiusta accusa” ancora “più grave – scrive la Suprema Corte – per il ruolo pubblico e politico ricoperto dal richiedente, mosso in sostanza a tutti i magistrati degli uffici giudicanti milanesi che per avventura e loro malgrado si siano occupati o si stiano occupando delle numerose vicende giudiziarie del senatore Berlusconi”.
Berlusconi, Cassazione: ?Dal Cavaliere accuse infamanti ai giudici? - Il Fatto Quotidiano




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