IL FALLIMENTO DELLA GUERRA ALLA DROGA
Secondo il premio Nobel per l'economia Gary Becker la 'war on drugs' ha avuto esiti fallimentari. La strada da seguire è la legalizzazione
di Maria Elena Tanca
(Reuters/Bernardo Montoya)
Articoli CorrelatiIl Club dei PresidentiYes we Can(nabis)Il matrimonio gay ha già vintoObama vuole usare i droni negli Stati UnitiAll'interno di GuantanamoLa ‘war on drugs’ (guerra alla droga), dichiarata dal presidente Richard Nixon nel 1971, è fallita. Il premio Nobel per l’economiaGary Becker non ha dubbi. Seduto davanti al computer in una grande aula dell’Università di Chicago, il professore spiega i perché del suo sì allalegalizzazione della marijuana. Insieme con il collega Kevin Murphy, Becker ha da poco scritto sulle pagine del Wall Street Journal un lungo saggio-manifesto a favore della liberalizzazione degli stupefacenti.
La posizione sostenuta dai due guru della scuola di Chicago, vero e proprio bastione del neoliberismo, è rivoluzionaria per la destra americana. Come mai questa rottura col proibizionismo del passato? “Le persone stanno cambiando idea perché il loro tentativo di rendere la marijuana illegale non ha avuto successo - dice Becker - Oggi negli Usa più di 20 stati hanno depenalizzato la marijuana in diverse forme”.
Il professore elenca con pazienza i benefici della liberalizzazione: “Innanzitutto le persone non verrebbero messe in prigione per il semplice consumo di marijuana. Inoltre, la legalizzazione ridurrebbe gli sforzi della polizia e perfino lo stesso traffico di stupefacenti”.
Poi spiega quali sono a suo avviso i principali fallimenti nella guerra alla droga: “Il primo è che si fa ancora un forte uso degli stupefacenti: la guerra non ne ha in alcun modo eliminato o ridotto il consumo. Ha inoltre determinato un aumento dei prezzi: chi spaccia e non viene catturato fa enormi profitti, motivo che induce gangster e pericolosi criminali a entrare nel business”. I prezzi elevati servono a compensare i trafficanti per i pericoli che corrono. Più il rischio cresce, più i costi aumentano. Tutto a vantaggio delle gang più violente e potenti, oltre che dei cartelli della droga, molto difficili da annientare.
“Ci sono poi persone - continua Becker - che spacciano piccole quantità, per esempio nelle scuole, e rischiano di finire in prigione. Mi sembra che in quei casi la pena sia troppo severa”. Negli ultimi 40 anni la percentuale degli studenti che hanno lasciato la scuola superiore è rimasta intorno al 25 per cento. La maggior parte sono ragazzi afroamericani e ispanici. Le ragioni dell’abbandono sono diverse: una tra tutte è la tentazione di fare profitti dedicandosi al traffico di stupefacenti.
Il costo monetario diretto della guerra include le spese per il personale di polizia e dei tribunali, e per tutte le altre risorse necessarie alla lotta. Si tratta di oltre 40 miliardi di dollari. “La guerra ha anche favorito la corruzione di polizia, politici e funzionari”, continua Becker. Spesso chi resiste alle lusinghe delle tangenti è vittima di minacce e inizia a temere per la vita propria e dei famigliari.
La corruzione non è l’unico crimine legato alla marijuana: ci sono anche omicidi e furti, per citarne alcuni. La legalizzazione ne causerebbe un sensibile decremento. “È necessario che ulteriori stati legalizzino o depenalizzino la marijuana. Sempre più Paesi dovrebbero seguire l’esempio del Portogallo, che ha depenalizzato tutte le droghe. Ci vuole un accordo internazionale, in cui si riconosca che la guerra alla droga è fallita”. Sono questi i prossimi passi da fare secondo il Nobel.
Il Portogallo ha optato per la depenalizzazione degli stupefacenti 12 anni fa. Ha deciso di puntare sulla cura dei tossicodipendenti piuttosto che sulla loro persecuzione. I risultati sono arrivati: diminuzione del numero di infezioni contratte e dei crimini connessi al consumo di droga. Invece che davanti a un tribunale, le persone trovate a far uso di stupefacenti sono esaminate da speciali commissioni composte da psicologi, giudici e operatori sociali. Caso per caso, questi esperti decidono che tipo di procedura seguire.
“La depenalizzazione – chiarisce Becker – rende legale il consumo, ma non la vendita. Sarebbe una possibile alternativa alla legalizzazione, ma personalmente penso che sia meglio legalizzare”. La depenalizzazione, infatti, produce benefici, ma non riduce molti dei costi della guerra alla droga, legati soprattutto all’azione contro i trafficanti. La legalizzazione permette invece di tassare la produzione di stupefacenti, esattamente come avviene col tabacco e con l’alcol.
Uno studio condotto da 300 esperti d’economia calcola che la legalizzazione della marijuana in tutti gli Stati Uniti farebbe risparmiare al governo 13,7 miliardi di dollari all’anno. Un’allettante prospettiva, anche se resta da abbattere l’ostacolo della legge federale. Questa, a prescindere dalle decisioni dei singoli stati, vieta la coltivazione, la vendita e il possesso di qualsiasi quantità di marijuana.
Il fallimento della guerra alla droga - Stati Uniti - The Post Internazionale




(Reuters/Bernardo Montoya)
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