È malata, ma il giudice le vieta l’aborto
Il caso di Beatriz scuote il Salvador
REUTERSMembri di Amnesty International sfilano per le strade di San Salvador con lo slogan: “Oggi è Beatrice, domani potresti essere tu”
La giovane è grave e il feto non ha nessuna possibilità di sopravvivere alla nascita. Ma il Tribunale si pronuncia per la non interruzione della gravidanza. Protestano le attiviste per i diritti, plaudono le organizzazioni cattoliche
PAOLO MANZO
È gravemente ammalata, con in grembo un feto privo di alcune parti del cervello senza possibilità di sopravvivere alla nascita, secondo tutti i medici consultati. Eppure non può abortire. Succede a El Salvador, dove la Corte Suprema ha vietato a Maria Delmy Cortez, di 22 anni, soprannominata Beatriz e alla 26ma settimana di gravidanza, di abortire.
Come La Stampa aveva raccontato oltre un mese fa, celando l’identità della ragazza per ragioni di privacy, il caso era diventato pubblico grazie a una lettera aperta sui principali quotidiani salvadoregni. In quell’occasione la giovane donna sollecitava una sentenza favorevole da parte dei giudici in un paese che, seppur retto da un governo progressista di sinistra, vede ancora l’aborto come un tabù. L’interruzione di gravidanza è infatti vietata, come in quasi tutti gli altri paesi dell’America Latina ma la differenza è che a El Salvador è vietata in qualsiasi circostanza. In Brasile invece, per esempio, Maria avrebbe potuto abortire perché l’aborto è legale in caso di anencefalia del feto.
La Costituzione, a El Salvador, come hanno sottolineato gli stessi giudici, protegge il diritto di vita “dal momento del concepimento”, a qualsiasi condizione. Non solo, ma chi viola la legge, donna incinta e personale medico, è punibile fino a 50 anni di carcere. A nulla sono valse le proteste delle associazioni e della società civile, neppure la tesi sostenuta dagli avvocati della giovane donna e dai medici e appoggiata persino dal Ministero della Salute, secondo la quale il parto potrebbe mettere in serissimo rischio la vita stessa della madre. Che soffre di una malattia cronica di natura autoimmune, in grado di colpire diversi organi e tessuti del corpo e di insufficienza renale. Condizioni che la Corte Suprema ha bellamente ignorato, sostenendo invece che esse sono stabili. Uno dei giudici, interpellati dalla stampa locale, Rodolfo Gonzalez, ha dichiarato che “la decisione è stata presa perché la vita della donna non è realmente a rischio e che, inoltre, un tribunale non può permettersi di interrompere una gravidanza”.
Ma il giudizio finale non è stato una passeggiata. C’è stata, infatti, una spaccatura tra i giudici. Uno dei cinque, Florentin Melendez, ha votato a favore dell’interruzione di gravidanza, pur dichiarandosi contrario in linea di principio all’aborto. Ma il suo voto non è bastato a cambiare il destino di Maria, alias Beatriz. Intanto per le strade della capitale protestano le associazioni per i diritti delle donne: “Oggi è Beatriz, domani puoi essere tu”, “Tenete lontani i vostri rosari dalle nostre ovaie” gli slogan più diffusi. Con la speranza che possano aiutare a salvare Maria e tante altre donne di paesi come la Repubblica Domenicana, Honduras, Nicaragua, Cile, Haiti, Suriname, in cui vige la stessa legge. Senza restrizioni e con il carcere assicurato per la donna che non solo volesse, ma fosse costretta per gravi motivi di salute ad abortire.
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Questa non è religione, è bieco oscurantismo e disumanità.




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