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    Cool Casino Grillo, fuori due

    Casino Grillo, fuori due

    Il bollettino di i­e­ri parla di due onorevoli che abbandonano Grillo e il gruppo: si terranno soldi e libertà alla faccia del­l’ondata di insulti e minacce che la rete ha vomita­to loro addosso

    Alessandro Sallusti

    Più che un partito, quello di Grillo è un ca­sino.

    Gente che va, gente che viene, gen­te che si perde per strada e arriva tardi al voto che se espresso avrebbe fatto salta­re il banco della partitocrazia.



    E poi improvvisati fo­to-detective che urlano allo scoop sulla malapoliti­ca ma poi chiedono scusa per avere sbagliato scat­to, proclami e minacce che si susseguono di ora in ora manco fossimo in guerra, il vecchietto Rodotà che in pochi giorni passa da salvatore della patria a rincoglionito cronico, soldi che appaiono e scom­paiono, comparsate televisive prima punite e ora invocate.

    E poi i voti che si dimezzano, elezione do­po elezione.

    Dobbiamo ringraziarli, i grillini, per ravvivare il contenuto di giornali e tg alle prese con la noia me­diatica del governo di coalizione.

    Il bollettino di i­e­ri parla di due onorevoli che abbandonano Grillo e il gruppo: si terranno soldi e libertà alla faccia del­l’ondata di insulti e minacce che la rete ha vomita­to loro addosso.

    Come dare loro torto, e del resto lo avevamo previsto in tempi non sospetti: Roma cambierà i cittadini a Cinque Stelle, non viceversa.

    Quanti altri li seguiranno nei prossimi giorni o mesi?

    Non lo so, credo non pochi, ma tutto questo la dice già lunga sulla cantonata che Bersani stava prendendo nell’offrire loro di governare insieme al Pd.

    Roba da pazzi, perché i grillini sono certa­mente a maggioranza di sinistra ma in quanto a competenza e affidabilità, Scilipoti al loro confron­to era un gigante.

    Se ne erano accorti tutti tranne Bersani, il fido Gotor e pochi altri scienziati della politica, per esempio Travaglio, reduce dai succes­si dell’appoggio a Di Pietro prima e Ingroia poi, due che non sono neppure riusciti a varcare la so­glia di Montecitorio.

    Il guaio è che, non contenti dei fallimenti, a sini­stra un pugno neppure piccolo di irriducibili (più Travaglio) non si dà pace.

    Insistono a sperare che un’alleanza Pd-Grillo possa costituire una alterna­tiva a quella Pd- Pdl.

    Facciamo cadere il duo Letta-Alfano dicono, e poi ce la giochiamo. Sì, a briscola.

    Il Pdl può dormire sonni tranquilli. O questo gover­no o elezioni.

    Il ribaltone è possibile solo nella te­sta dei soliti dietrologi e visionari.

    Li conosciamo, sono quelli che, dalla fine di Berlusconi al succes­so di Monti, di previsioni non ne hanno mai azzec­cata una.

    ...

    ...El Trabajador...





    Ultima modifica di salvo.gerli; 09-06-13 alle 08:52
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  2. #2
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    Thumbs down Re: Casino Grillo, fuori due

    Altro che epurato, Grillo snobbò la Rai

    Angelo Guglielmi, storico direttore di Raitre negli anni '80-'90, svela un retroscena interessante sull'epurazione che il comico genovese dice di aver subito da Viale Mazzini. E Pippo Baudo conferma: "Ma quale censura..."

    Grillo e la Rai, il ritorno. O la vendetta. Da epurato a vigilante, col suo deputato M5S presidente della commissione parlamentare che controlla viale Mazzini (nomina il Cda Rai, vota il presidente, decide sulla par condicio), il napoletano Roberto Fico, che ha subito rimarcato l'eccezionalità dell'evento: i grillini al comando della Vigilanza Rai, quando Beppe «è stato il primo epurato della tv pubblica» (dopo la famosa battuta sui socialisti che in Cina non sanno a chi rubare perché sono tutti socialisti).




    Angelo Guglielmi, uno dei grandi creatori di tv in Italia, direttore (meglio, inventore) della mitica Raitre degli anni '80-'90, ricorda altrimenti la storia dell'editto pre-bulgaro su Grillo in Rai: «Certo, i socialisti, che erano parte essenziale della maggioranza e esprimevano il presidente del Consiglio, non potevano tollerare quella battuta, sulla tv pubblica - racconta Guglielmi - Ma poi fu Grillo a non voler più tornare in Rai. Me lo disse lui, quando andai a trovarlo a Tivoli, pochi mesi dopo l'incidente col Psi, insieme al mio capostruttura Bruno Voglino.Mio sommo desiderio era avere Grillo nella mia Raitre, per lui avevo pensato un programma stupendo. Dieci minuti in prima serata, al sabato, uno studio disadorno con una bandiera dell'Italia, parodia del messaggio presidenziale di fine anno, dove Grillo era libero di dire quel che voleva, un suo messaggio settimanale al popolo italiano. Avevo intuito (nel 1987, ndr) che la sua vis comica era già essenzialmente politica. Gli promisi carta bianca. L'idea lo divertì, ma rifiutò. Mi disse che mai più avrebbe rimesso piede in Rai. Fu una sua scelta, non un'epurazione».
    Anche Pippo Baudo, storico «partner» televisivo tv di Grillo (incursore anarchico nella normalità democristiana dei format di Baudo), corregge la mitologia del leader Cinque stelle primo epurato della Rai. «Ma quale censura, è Grillo che non è voluto rientrare in Rai - ha raccontato Baudo, che adesso preferisce non dichiarare -È stato un auto esilio, Grillo voleva creare il “caso” per tornare con un grande coup de théâtre. E ci è riuscito».

    La versione di Grillo è quella idealizzata dalla vulgata grillina e codificata da lui stesso: «Mi tennero lontano dalla Rai per diversi anni, dal 1986 al 1993, per due battute che anticipavano Tangentopoli. Poi, nel '92-'93, li portarono tutti in galera. Nel '93, dopo lunga quarantena, si rifece viva con me la Rai dei “professori”: tutte brave persone, che non capivano un tubo di televisione. Feci due serate in diretta, poi cominciarono a capire qualcosa di televisione e decisero che bastava così».
    In realtà la quarantena non è una quarantena.

    Grillo in Rai ci torna due anni dopo l'«editto», nel '88, al Festival di Sanremo su Raiuno, ed è di nuovo all'Ariston l'anno dopo, a fare ancora a pezzi il Psi ancora potente («E pensare che Martelli è andato in Kenya per farsi uno spinello, 5 milioni ha speso») e già che c'è pure la Dc del direttore generale Agnes («Il clan degli avellinesi De Mita e Agnes»). È pure tra i big invitati al Fantastico del 1990 (poi assente «per motivi di lavoro»). Per uno «tenuto lontano dalla Rai dall'86 al '93», non male.
    Nel frattempo risparisce, fa spettacoli teatrali da sold out (perché «l'hanno cacciato dalla Rai» e quindi la gente paga per sentirlo a teatro), è ospite alla festa dei Telegatti, vince il «Grand Prix Confindustria-Upa» per lo spot Yomo, fa spettacoli alle Feste dell'Unità di D'Alema e Veltroni. E ritorna di nuovo in Rai, a Raiuno, prima serata (1993), dove fa il botto con un monologo Cinque Stelle: «Ho cinque anni di cose da dirvi, anzi dieci anni. I cinque anni passati senza poter più venire in televisione e i prossimi cinque anni, che tanto mi mandano via subito».
    La Rai e Grillo, nessun leader la conosce più di lui, nessuno l'ha usata meglio di lui, soprattutto nell'assenza, da epurato volontario. Una battaglia dei grillini in Vigilanza sarà per la trasparenza dei compensi Rai. Anche su questo Grillo ha fatto scuola. Fu lui stesso a sventolare il suo, di compenso, per pochi minuti a un Festival di Sanremo: 350milioni di lire.

    Battute che prefiguravano il successivo Grillo leader anti-partiti (morti):

    «Guardate qui, ci sono un sacco di clausole, con penali da pagare. Ecco, per esempio, se mi scappasse che i socialisti rubano avrei una penale di 3mila lire. Perché così poco? Perché, cari politici, non ci interessate più».

    I diritti del suo Un grillo per la testa vengono comprati nel '96 dalla Rai a 245 milioni di lire (malgrado Grillo offrisse di cederli a un prezzo simbolico di 500 lire), ma poi non vanno in onda, e il comico fa una causa civile. Che sia ancora in piedi la vertenza tra la Rai e il leader della Vigilanza Rai?


    ...




    .......il CACCIABALLE dell'editto...






    [/COLOR]
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  3. #3
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    Thumbs down Re: Casino Grillo, fuori due

    "Grillo prigioniero della Rete: i suoi editti non hanno futuro"

    L'esperto di marketing Paolo Landi: "Beppe si è reso conto di aver sbagliato tutto sul piano della comunicazione. Ora vuole invadere le tv? Una mossa controproducente"


    «Grillo si sta rendendo conto che sta sbagliando tutto sul piano della comunicazione. Prima la tv era il male e il web il bene. Adesso vuole occupare la tv.



    Ma partecipare ai talk show potrebbe essere controproducente. I grillini che sono comparsi finora avrebbero fatto meglio a trincerarsi dietro i blog. E se anche ci andasse Grillo dovrebbe smetterla con le previsioni messianiche sull'Italia al collasso: la gente comincia a toccarsi».

    Paolo Landi, sessant'anni, consulente di marketing strategico e comunicazione per importanti aziende italiane, è stato anche il primo autore in Italia di un saggio critico sul web. Si intitolava Impigliati nella rete. Era il 2007. Il suo libro precedente sulla televisione era prefato da Beppe Grillo. «Scrisse gratuitamente la prefazione al mio pamphlet sulla televisione (Volevo dirti che è lei che guarda te - La televisione spiegata a un bambino, Bompiani, 2006). Grazie a lui il libro ebbe quattro edizioni. Non lo conoscevo, gli scrissi, il libro gli era piaciuto, mi fece l'introduzione. Ma questo debito di riconoscenza non mi esime oggi dal criticarlo».

    Un anno dopo su quel libro sull'idolatria della Rete, un testo troppo precoce, niente prefazione di Grillo.

    «Da comico era autorevole, leggevo i suoi articoli su Internazionale, lo applaudivo a teatro. Era il nostro Michael Moore. Nel 2007 non era ancora infatuato del web...».

    Ora invece...

    «Per paura di rimanere indietro, Grillo e Casaleggio fanno un salto troppo lungo e, invece di usare la Rete come un mezzo per facilitarci la vita, la mitizzano».

    Lei dice che non va sopravvalutata. Da dove nascono le sue diffidenze?

    «Dalla mia esperienza di vita aziendale. Non so dire quante volte, nelle riunioni, veniva fuori questo ruolo salvifico della Rete. Una volta l'amministratore delegato portò tutti i manager ad ascoltare un guru della comunicazione che ci parlò di Second life. Senza un avatar eravamo condannati all'emarginazione sociale. Si sa com'è finita».

    Grillo e Casaleggio?

    «Sono i campioni di questa retorica. Quando sento un uomo di una certa età dire troll, spammare, multinick mi ricorda il mio bisnonno meravigliato davanti ai prodigi del motore a scoppio. Alla sua età bisognerebbe cercare di essere autorevoli».

    Non lo è? In Parlamento ci sono 163 grillini cooptati in Rete e votati dagli italiani...

    «Nella famosa diretta streaming con Bersani l'unica cosa che la Lombardi è riuscita a dire è “Mi sembra di stare a Ballarò”.È il paradosso di una giovane web oriented per cui la vecchia tv resta l'unico termine di paragone possibile».

    La Rete non è uno strumento di democrazia?

    «La democrazia della Rete è una mistificazione e Grillo dovrebbe saperlo.Tutti leggono il suo blog e nessuno gli interventi delle migliaia che gli rispondono. Cosa me ne importa delle opinioni degli sconosciuti? È la democrazia dei soliti noti, di cui Beppe fa parte».

    Il suo blog è il più visitato in Italia, uno dei più influenti al mondo.

    «Il blog di Grillo ricorda Hyde Park. Lì, ogni domenica mattina c'è qualcuno che sale su uno sgabello e arringa i passanti. Chiunque può dire la sua. Ma come gli oratori dello speaker's corner Grillo è ormai prigioniero di un manierismo. Anche se possono provocare, le sue denunce e i suoi insulti saranno sempre meno influenti».

    Dalla Sicilia ha scagliato un editto contro giornali e tv...

    «In assenza di contenuti costruttivi, questi editti sono pensati mediaticamente per continuare ad avere titoli sui giornali. Niente più».
    Con le Quirinarie e l'esiguo numero di votanti sono emersi i limiti della Rete. Secondo lei Grillo e Casaleggio la usano nel modo corretto?

    «Possibile che Casaleggio e Grillo non si siano accorti che il web è soprattutto un grande supermercato?

    Fare politica in Rete vuol dire conformarsi al suo linguaggio commerciale. La Rete è potenzialmente anarchica, è una pia illusione pensare di controllare i suoi fruitori».

    Il suo vero punto debole è l'incapacità di passare alla fase costruttiva?

    «La cifra stilistica del suo one man show è la distruttività. È imprigionato: se partecipasse a un governo mostrerebbe di compromettersi con un sistema che invece vuole distruggere. Coluche, con il quale recitò in un film di Dino Risi (Scemo di guerra, 1985), fu più intelligente: quando capì che molta gente avrebbe potuto votarlo come presidente della Repubblica si ritirò.

    Grillo insiste perché vuole rimanere solo, incompreso e indispettito contro gli italiani che non lo hanno capito, non lo hanno voluto presidente. Come un bambino».

    ...

    ...scemi di guerra...




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  4. #4
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    Predefinito Re: Casino Grillo, fuori due

    si, si...tutto vero, l'importante è crederci... fino a quando il M5S non riceverà finanziamenti pubblici e fino a quando sarà contro queste merde di politici che ci governano, avrà il mio voto.
    Se niente importa non c'è niente da salvare.

  5. #5
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    Predefinito Re: Casino Grillo, fuori due

    Il m5s rappresenta solo Grillo e infatti i suoi deputati si stanno rivelando per quello che sono...dei gran pagliacci
    Non giudicate e non sarete giudicati;

    Non condannate e non sarete condannati

    Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

 

 

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