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    Predefinito La metafisica di De Chirico

    Quando, per la prima volta, mi trovai davanti alle opere di De Chirico provai una strana, ma piacevole, sensazione, mai provata prima. Mi sembrava di essere, io stessa, protagonista di quelle scene, cariche di mistero e di incognite e sentivo l'insolito desiderio di "entrare nel dipinto" per scoprire cosa ci fosse oltre ciň che si vedeva.
    Ne rimasi catturata ed affascinata.

    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 09-06-13 alle 15:06

  2. #2
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    Predefinito Re: La metafisica di De Chirico

    Citazione Originariamente Scritto da Heidi Visualizza Messaggio
    Quando, per la prima volta, mi trovai davanti alle opere di De Chirico provai una strana, ma piacevole, sensazione, mai provata prima. Mi sembrava di essere, io stessa, protagonista di quelle scene, cariche di mistero e di incognite e sentivo l'insolito desiderio di "entrare nel dipinto" per scoprire cosa ci fosse oltre ciň che si vedeva.
    Ne rimasi catturata ed affascinata.
    Lo avresti fatto felice, il risultato cui ambiva era proprio scatenare un simile coinvolgimento emotivo nell'osservatore...

    Direi che l'analisi del pensiero e dell'opera dell'Artista (specie della parte piů pregevole, cioč quella anteriore al 1920) debba muovere da qui: L'enigma di un pomeriggio d'autunno (1909/1910).

    De Chirico stesso, nel 1912, raccontň in che singolar maniera gli era balenata l'idea di questo dipinto: ... dirň ora come ho avuto la rivelazione di un quadro che ho esposto quest'anno al Salon d'Automne e che ha per titolo: L'enigma di un pomeriggio d'autunno. Durante un chiaro pomeriggio d'autunno ero seduto su una panca in mezzo a Piazza Santa Croce a Firenze. Non era certo la prima volta che vedevo questa piazza. Ero appena uscito da una lunga e dolorosa malattia intestinale e mi trovavo in uno stato di sensibilitŕ quasi morbosa. La natura intera, fino al marmo degli edifici e delle fontane, mi sembrava convalescente. In mezzo alla piazza si leva una statua che rappresenta Dante avvolto in un lungo mantello, che stringe la sua opera contro il suo corpo e inclina verso terra la testa pensosa coronata d'alloro. La statua č in marmo bianco, ma il tempo gli ha dato una tinta grigia, molto piacevole a vedersi. Il sole autunnale, tiepido e senza amore illuminava la statua e la facciata del tempio. Ebbi allora la strana impressione di vedere tutte quelle cose per la prima volta. E la composizione del quadro apparve al mio spirito; ed ogni volta che guardo questo quadro rivivo quel momento. Momento che tuttavia č un enigma per me, perché č inesplicabile. Perciň mi piace chiamare enigma anche l'opera che ne deriva.

    Una descrizione molto interessante in cui ogni persona abituata non a vegetare ma a vivere, dunque attenta a se stessa e alla propria sensibilitŕ, dovrebbe riconoscersi... E' vero infatti che uno stato di malessere - specie se dovuto a una lieve intossicazione, come probabilmente nel suo caso - crea una sorta di vago stato alterato di coscienza... Inoltre De Chirico era uomo di gran cultura, specie in ambito filosofico, e molto incline alla ricerca introspettiva... Ed ecco il lampo, all'improvviso questa...


    Immagine tratta dal sito http://www.flickr.com/ (by Cornell University Library)

    ... "diventa" cosě...


    La piazza si rimpicciolisce... la Basilica e la statua assumono, invece, contorni classici... De Chirico ha "visto"... ma oltre i sensi, oltre la realtŕ fisica ("pittura metafisica", appunto)...
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 09-06-13 alle 22:24
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  3. #3
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    Predefinito Re: La metafisica di De Chirico

    Nel 1914, Ardengo Soffici, in un numero della rivista "Lacerba", scriveva: “[…] La pittura di De Chirico non č pittura, nel senso che si dŕ oggi a questa parola.
    Si potrebbe definire una scrittura di sogni. Per mezzo di fughe quasi infinite d’archi e di facciate, di grandi linee diritte; di masse immani di colori semplici, di chiari e di scuri quasi funerei egli arriva ad esprimere, infatti, quel senso di vastitŕ, di solitudine, d’immobilitŕ, di stasi, che producono talvolta alcuni spettacoli riflessi allo stato di ricordo nella nostra anima quasi addormentata.”


    Tratto da: “Arte Moderna” (vol. 19, parte I); Fratelli Fabbri editori.




    "L'enigma di una giornata" eseguito nel 1914

    immagine tratta da:




    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 09-06-13 alle 21:38

  4. #4
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    Predefinito Re: La metafisica di De Chirico

    Sicuramente, "Le piazze" sono il tema piů ricorrente. De Chirico le dipinge in tutti i modi, con qualsiasi luce, ma sempre deserte.
    Eppure in questa nota di apparente inquietudine, si ritrova, quasi, un senso di pace, che proprio quel “silenzio dipinto” emana.


    [...]
    Le piazze

    Le tele piů celebri di De Chirico rappresentano piazze assolate e vuote, dove tutto appare fermo e silenzioso: unica traccia di vita č un treno che corre all'orizzonte o una ciminiera fumante. Si riconosce solo qualche ombra o una statua isolata e la loro solitudine esprime l'incomunicabilitŕ dell'uomo. La presenza di statue, castelli, portici rinascimentali ricorda alcune piazze italiane, ma nessuna di quelle dipinte esiste davvero, perché l'artista le modifica secondo le sue esigenze. Invece che luogo d'incontro sociale, le piazze di De Chirico sono spazi vuoti, dove non č piů possibile incontrarsi, dove le poche figure dipinte scompaiono al confronto delle grandi architetture, appaiono estranee e inquietanti finendo per diventare appunto 'metafisiche'. Sembrano luoghi reali, ma colori e luci innaturali, prospettive assurde e accostamenti impossibili le spingono verso una dimensione che va oltre la realtŕ e che sconfina nell'immaginario.[...]


    da: Giorgio De Chirico in "Enciclopedia dei ragazzi" Treccani#



    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 09-06-13 alle 21:04

  5. #5
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    Predefinito Re: La metafisica di De Chirico

    ... Dopo le architetture e le geometrie delle piazze, č con la creazione dei manichini che De Chirico inaugura uno dei periodi piů affascinanti, piů straordinari e avventurosi di tutta la sua opera e introduce una rivoluzione nel campo dell'arte. "Il manichino di De Chirico piů che un personaggio vero e proprio č un veicolo plastico. La sua struttura č complessa ed elementare. Č una macchina ma č anche un essere soprannaturale, uno scheletro ragionato, una specie di androgino matematico composto di squadre, con una testa ovale senza lineamenti o con un profilo proiettato. Ha qualcosa di solenne e di conturbante. L'involucro di un eroe antico o futuro non ancora identificato".

    Infatti De Chirico li mette uno a fianco dell'altro, li separa, li articola fornendo loro nuovi attributi, regala loro un nome: Ettore e Andromaca, Il Trovatore, il Poeta, il Pittore, il Filosofo, l'Archeologo. Il manichino perň conserva sempre la sua prospettiva e si mantiene su piani leggermente inclinati: puň essere senza braccia o senza mani, sostenuto da squadre, squadrette e righelli quasi come grucce trigonometriche. Una parte della critica lo definirŕ in modo astioso e becero "Dio ortopedico" ma de Chirico č sopravvissuto anche a questo.

    Massimo Barile - Giorgio de Chirico: l'Uomo e l'Artista nel mondo metafisico




    Ettore e Andromaca (1917)




    Le Muse inquietanti (1918)




    Il Trovatore (1960)




    Orfeo trovatore stanco (1970)

  6. #6
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    Predefinito Re: La metafisica di De Chirico

    Vediamo, adesso, questo noto autoritratto... Firmato "G. C." ma anche, per esteso, "Georgio de Chirico" (nome che apponeva durante i primi anni del soggiorno parigino) e datato "1908" (1911, invece, alla sua prima mostra).


    Ecco, insieme, i due pilastri fondanti della poetica dechirichiana: la "malinconia" e l'"enigma".

    La posa č quella "filosofica" per eccellenza, dei ritratti di Nietzsche soprattutto... Cosě le tinte, il passaggio graduale dal blu al verde, conferiscono un senso quasi opprimente di tristezza...

    Eppure la "malinconia" di De Chirico non č da intendersi in senso stretto... č piuttosto quello stato d'animo che meglio orienta verso la speculazione, la contemplazione... per giungere, quindi, al cospetto del Mistero... e, forse, capirlo e dunque trascenderlo, nei limiti in cui č umanamente possibile.

    Infatti, in basso, si legge: Et quid amabo nisi quod aenigma est?
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 09-06-13 alle 21:36
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  7. #7
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    Predefinito Re: La metafisica di De Chirico

    Nota: riflettendoci su, onde evitare equivoci, ho preferito sostituire l'immagine odierna di Santa Croce con una piů fedele all'aspetto del sito nel primo Novecento... De Chirico colloca infatti la statua ottocentesca di Dante "in mezzo alla piazza"... e infatti era lě che si trovava... fino al 1968, quando fu spostata lateralmente.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 09-06-13 alle 22:25
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  8. #8
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    Predefinito Re: La metafisica di De Chirico

    Altro soggetto molto amato da De Chirico č quello dei cavalli.
    Cavalli pieni di vigore, con caratteristiche che fanno pensare quasi a delle sculture.
    Sembrano uscire da un mondo mitologico ormai scomparso e riescono a farsi ammirare, con i loro movimenti flessuosi e il loro affascinante aspetto.
    Quasi sempre in coppia, si muovono su spiagge deserte o tra i restidi colonne e vecchi templi, trasportandoci in luoghi surreali, ma coinvolgenti.



    I cavalli con un tempio

    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 15-06-13 alle 19:51

  9. #9
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    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 15-06-13 alle 19:55

  10. #10
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    Predefinito Re: La metafisica di De Chirico

    Citazione Originariamente Scritto da Heidi Visualizza Messaggio
    [FONT=verdana]Altro soggetto molto amato da De Chirico č quello dei cavalli.
    Cavalli pieni di vigore, con caratteristiche che fanno pensare quasi a delle sculture.
    Sembrano uscire da un mondo mitologico ormai scomparso e riescono a farsi ammirare, con i loro movimenti flessuosi e il loro affascinante aspetto.
    [COLOR=#333333][FONT=Times New Roman]Quasi sempre in coppia, si muovono su spiagge deserte o tra i restidi colonne e vecchi templi, trasportandoci in luoghi surreali, ma coinvolgenti.
    Il cavallo di De Chirico possiede appunto tratti e atteggiamenti monumentali; rappresenta il trionfo archetipico della potenza, della vitalitŕ al culmine... che perň č destinata a vanificarsi, a disperdersi fra i rivoli del tempo... che, nelle sue lande oniriche e tragicamente fantastiche, tutto tramuta in rovine.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 19-06-13 alle 02:15
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