BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI.
A partire dal IV sec. a. C., i Bruzi o Brettii (i vecchi Calabresi, per intenderci) furono nemici acerrimi dei Romani. Dopo averci vanamente tentato con Pirro e con Annibale, si allearono perfino con lo schiavo ribelle Spartaco pur di non vedere il loro territorio cadere in mano di Roma. Forse avevano capito che sarebbe stato il primo passo verso l’abisso (come effettivamente fu). Per questo furono severamente puniti e soggiogati. Dopo l’avvento del Cristianesimo, i Romani sparsero la notizia che Bruzi erano i centurioni che uccisero Gesù. Ben sapendo che loro stessi avevano impedito ai Bruzi di far parte dei loro eserciti – proprio in quanto nemici – salvo che per pure mansioni servili: ergo i centurioni che uccisero Gesù non potevano essere Bruzi. Ma l’accusa di deicidio circola ancora. Sotto la dominazione spagnola, durante l’occupazione francese e dopo l’Unità, i figli dei Bruzi, divenuti ormai Calabresi, furono dipinti in tutt’Europa da coloro che li avevano aggrediti, asserviti, affamati, stuprati, torturati e uccisi, come dei briganti: la loro colpa era quella di avere osato sollevarsi contro i soprusi, di aver combattuto, rivendicato diritti, difeso le loro donne. Benedetto Croce dà testimonianza che tutto il Sud era considerato, letteralmente, un “paradiso abitato dai diavoli”. E per gli Europei moderni (primi fra tutti i “Padani”), indovinate cosa siamo? Tutti mafiosi, o giù di lì. E perché credete che i media, in occasione dell’ultimo fatto di sangue dinanzi a Palazzo Chigi, abbiano tanto insistito sul fatto che l’attentatore era un Calabrese? Per un fatto di serietà giornalistica? Perché erano obbligati a declinare le generalità complete dell’individuo (ma l’essere Calabrese è una generalità)? Mi domando: se l’attentatore fosse stato Umbro o Marchigiano o Lombardo o “Padano”, credete davvero che ora sapremmo da quale regione o macro-regione proveniva?
(francesco bevilacqua)
Nella foto: dalle prime balze del Monte Petricelle (Monti dell'Orsomarso, Parco Nazionale del Pollino) la cresta che scende verso la Madonna della Neve di Buonvicino, con la Costa Tirrenica. Foto Francesco Bevilacqua.
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