Mi pare sempre più evidente che Karl Marx avesse ragione nel suo fondamentale principio: i rapporti di forza tra le parti sociali sono all'origine del sistema sociale. La storia lo dimostra.
Dimostra che gli avanzamenti economici e democratici dell'ultimo secolo mai sarebbero stati possibile senza l'organizzazione marxista del proletariato, nei partiti e nei sindacati.
All'inizio del Novecento chi mangiava una mela si prendeva dal ladro e si toglieva il cappello di fronte al padrone. Vogliamo tornare a quello? In gran parte del mondo ci siamo del tutto, nella nostra ci siamo vicini.
Sotto le bandiere rosse c'era un popolo, un popolo che uscendo dal suo stato di minorità, realizzando così l'Illuminismo nella realtà e non solo sulla carta (quale in fondo se non questa l'ambizione del movimento marxista?), ha lottato ed ha appreso la propria importanza, la propria decisività. E' divenuto forza di progresso, di avanzamento sociale, morale, economico, personale, intellettuale, culturale. Il fallimento finale della realizzazione comunista novecentesca ha distrutto tutto questo. Senza le organizzazioni sociali e politiche ispirate ai principi marxisti il popolo perde la propria forza e cade preda del populismo, per sua natura imbecille e reazionario. E' per questo che in questa fase storica ci troviamo nella rassegnante situazione di dover difendere la rivoluzione borghese dalle forze della reazione. E' per questo che la lotta ora è essenzialmente difensiva e non è possibile dividersi, non è possibile non sostenere il Partito Democratico e i suoi alleati in patria, non è possibile non riconoscere, nel campo internazionale, che gli Stati Uniti, dopo aver compiuto innumerevoli crimini antiumani e reazionari nel corso della Guerra Fredda, sono, perlomeno in presenza di una amministrazione democratica, una delle migliore forze, i cui avversari non sono più le forze dei lavoratori e del loro progresso ma le forze della reazione e dell'oscurantismo specialmente islamista. Questa è la lezione storica del movimento comunista internazionale ed italiano, valutare la realtà e non imporre ad essa schemi astratti. Valutare cioè i rapporti di forza e le fasi storiche su di essi basati. I marxisti che si collocano in posizione di inutilità sostanziale e di pura testimonianza sono per definizione falsi marxisti. E' necessario sporcarsi le mani.
Lenin forse era scemo ma in quel tempo lontano vendeva la terra con incluso il villano, si è battuto, ha lottato ed ha fatto una guerra perché fosse il bracciante ad avere la terra.
Marx aveva pienamente ragione nell'attenzione alla fotografia della realtà e nella sua diagnosi attivizzante sulle modalità del suo superamento in senso progressivo. E aveva ragione nel non delineare con precisione come avrebbe dovuta essere la società successiva al successo delle lotte di progresso del proletariato. Questo va lasciato al progresso delle conoscenze.
Una cosa però è certa, non è possibile astrarre anche solo una modellistica economica ideale dallo stato di cose presenti. Io rimango, dal punto di vista tecnico economico, un convinto keynesiano. Ma quello che Keynes, nel suo genio, si ostinava a mio modo a non capire è che le sue idee, come quelle di tutti, non potevano imporsi dall'alto sul sistema sociale, ma la loro possibilità di implementazione era subordinata ai rapporti di forza esistenti. Altrimenti, gli interessi del denaro, senza un principio di consapevolezza di classe, vincono sempre. E l'interesse di chi gestisce il capitale, nel quadro attuale specificatamente quello finanziario, è sempre il laissez-faire. E' stato possibile seguire col modello fin tanto che ha retto la lotta di classe. Una volta scomparsa, anche il compromesso socialdemocratico è caduto e il nuovo sistema del capitalismo finanziario, nuovamente e pienamente animale, ha potuto ridettare la sua legge.
L'Unione Sovietica ha compiuto diversi errori, e tragico fu il sanguinario dominio stalinista. Ma sul piano globale quale ruolo ha veramente giocato? Un ruolo molto spesso salvifico. Chi era, negli anni '30, ad opporsi al nazifascismo, alla persecuzione ebraica, se non proprio l'URSS. Le liberaldemocrazie occidentale tacevano, talvolta simpatizzavano. Cosa ci dice l'esperienza fondamentale e centrale della guerra di Spagna, modello eterno di contrapposizione tra il bene e il male? E la nascita dello Stato di Israele, la lotta all'apartheid, la lotta per i diritti civili dei neri in America, la ribellione alle guerre del capitale in Vietnam, la lotta partigiana nei paesi occupati nella guerra mondiale, l'eroismo dell'Unità Popolare cilena che vinse secoli di sfruttamento e fu travolta dopo tre anni da complotti reazionari assassini, sarebbe state possibile e in quale misura tutto questo senza i marxisti? Senza, diciamolo pure, i comunisti?
E' il momento di cercare, magari con calma, di ripassare dalla difensiva all'attacco, per questo spero che possa fare qualcosa Fabrizio Barca, che mi sembra in linea con questo impianto.
Il sarto di Ulm morì, ma dopo un po' di anni, si cominciò per davvero a volare.
Si scusi il fatto che ciò che dico è un banale bignamino di principi novecenteschi, ma accade che rimangano, oggi più che mai, veri.




Rispondi Citando
