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  1. #1
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    Predefinito Le classi sociali mutano ma il Pd non lo capisce

    Cosa attende Renzi e una ricerca inglese


    Le classi sociali mutano ma il Pd non lo capisce


    Loredana Vagnoni*
    La debolezza del partito democratico deriva dall’incapacità di rappresentare i nuovi interessi


    Le forme moderne delle classi sociali
    19 shares3 sharesstampapdf

    La crisi del Pd con il proprio elettorato è ormai acclarata. Alle ultime elezioni politiche è sfuggito anche il voto di quell’elettorato cui la sinistra storicamente si rivolge. Eppure non era difficile cogliere il senso di sfiducia trasversale verso le istituzioni, in particolare verso i partiti politici. Già in occasione delle amministrative del 2011 (Milano, Napoli, Cagliari) i candidati risultati vincenti non furono quelli indicati dal Pd. Segnali chiari, ma si è scelto di non andare lontano.
    In questi giorni sono molti a stracciarsi le vesti per ricostruire il Pd. Sì, ma per chi? A chi si rivolgerà questa volta? O almeno, con chi cercherà di parlare? Forse è arrivato il momento di ragionarci su, prima che il Congresso, ormai alle porte, travolga tutti con la solita solfa del tesseramento.
    Da una ricerca condotta da Ipsos sul Corsera, è emerso che il Pd è stato votato dal 37% dei pensionati e dal 25% degli impiegati pubblici. Seguono i professionisti (23%), gli studenti (23%) e i lavoratori autonomi (15%). Solo il 20% degli operai e il 18% dei disoccupati ha scelto di votare per il Pd. Risultati ben lontani dalle aspettative del partito e da una campagna elettorale centrata sui temi del lavoro.
    È sfuggita ai più una recente ricerca scientifica sull’analisi socio-economica in Gran Bretagna condotta dalla London School of Economics e dall’Università di Manchester, in collaborazione con la Cbs. Il risultato emerso è molto interessante: le classi sociali in Gran Bretagna non sarebbero più le tradizionali tre – upper, middle e working class – bensì sette: l’élite (6%), la classe media stabile (25%), la classe media tecnica (6%), i nuovi lavoratori benestanti (15%), i lavoratori tradizionali (14%), i lavoratori del terziario (19%) e i precari (15%).
    Oltre agli indicatori standard, quali occupazione, reddito e istruzione, gli studiosi inglesi hanno preso in considerazione anche altre tre dimensioni: sociale, culturale ed economica. Le relazioni sociali, gli interessi culturali, le mete di vacanza, la propensione al risparmio e gli asset patrimoniali sono stati considerati, a tutti gli effetti, elementi rilevanti per rappresentare la società inglese di oggi.
    Le classi con il profilo più interessante sono i lavoratori benestanti e i lavoratori del terziario. I primi sono socialmente e culturalmente attivi ma con un livello medio di ricchezza economica; i secondi sono i figli della storica “working class”, ormai frammentata dalla deindustrializzazione, dalla disoccupazione di massa, dall’immigrazione e dal passaggio dal manifatturiero all’occupazione nei servizi. Questi ultimi sono un nuovo gruppo urbano, relativamente povero, ma con interessi sociali e culturali molto alti. Questi dati smentiscono il pensiero comune che cultura e vita sociale siano legati ai successi economici. Parte di ciò può a giusta ragione essere considerata tra le spinte della nuova fase del Labour Party, lanciata ad ottobre scorso a Manchester da Ed Miliband nel suo “One Nation Party”.
    Forse è questo l’esercizio, un “semplice” esercizio di analisi, che dovrebbe fare il Partito Democratico per capire la contemporaneità che ci circonda e ritrovare la sintonia con il proprio elettorato?
    Noi ce l’auguriamo ma la strada è ancora lunga. Tenuto conto che, a differenza della Gran Bretagna, in Italia la mobilità sociale è notevolmente più limitata e il gap tra Nord e Sud aumenta. Che siamo un paese sempre più vecchio e povero, dove le disuguaglianze sociali ed economiche aumentano a scapito di giovani e donne.
    *tratto da Qdr - Qualcosa di Riformista






    Leggi il resto: Le classi sociali mutano ma il Pd non lo capisce | Linkiesta.it

  2. #2
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    Predefinito Re: Le classi sociali mutano ma il Pd non lo capisce

    ubeh, abbastanza ovvio perche' nessun partito si avvale di analisi sociologiche - costano ed hanno paura dei risultati

  3. #3
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    Predefinito Re: Le classi sociali mutano ma il Pd non lo capisce

    Questo è il grosso problema della politica italiana: è ancora concentrata su modelli che risalgono al passato, in alcuni casi a schemi ideologici di due secoli or sono, e non riesce semplicemente ad adeguarsi al tempo che passa, al cambiamento in atto.
    Non è solo il PD, è tutta la politica che deve cambiare, abbiamo perso troppo tempo.
    Combattere contro il malvagio non fa di te per forza il buono; combattere per una causa che ritieni giusta non rende giusto tutto quello che fai

    Non basta negare le idee degli altri per avere il diritto di dire "Io ho un'idea". (G. Guareschi)

  4. #4
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    Predefinito Re: Le classi sociali mutano ma il Pd non lo capisce

    Citazione Originariamente Scritto da Guy Fawkes Visualizza Messaggio
    Questo è il grosso problema della politica italiana: è ancora concentrata su modelli che risalgono al passato, in alcuni casi a schemi ideologici di due secoli or sono, e non riesce semplicemente ad adeguarsi al tempo che passa, al cambiamento in atto.
    Non è solo il PD, è tutta la politica che deve cambiare, abbiamo perso troppo tempo.
    gia'


    il modello clientelare non va piu' di moda

  5. #5
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    Predefinito Re: Le classi sociali mutano ma il Pd non lo capisce

    A giudicare da certe decisioni prese recentemente , penso sia ragionevole ritenere che la classe politica tutta , e non solo il PD sia ancora come mentalità agli inizi del '900....
    Mi riferisco all'ILVA , su cui si parla in altro thread , si , però inserendomi nel tema di questo , direi che qui siamo a schemi tipo "padrone delle ferriere" , o scioperi di mungitori (a mano ) di mucche in provincia di Reggio Emilia di inizi '900 , cioè siamo a schemi astratti e stereotipati di mondi sociali scomparsi , è una chiarissima dimostrazione del progressivo distacco di chi fa politica (con i media che suonano il piffero) , di fronte alla società reale......

  6. #6
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    Predefinito Re: Le classi sociali mutano ma il Pd non lo capisce

    Citazione Originariamente Scritto da dedelind Visualizza Messaggio
    Cosa attende Renzi e una ricerca inglese


    Le classi sociali mutano ma il Pd non lo capisce


    Loredana Vagnoni*
    La debolezza del partito democratico deriva dall’incapacità di rappresentare i nuovi interessi


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    La crisi del Pd con il proprio elettorato è ormai acclarata. Alle ultime elezioni politiche è sfuggito anche il voto di quell’elettorato cui la sinistra storicamente si rivolge. Eppure non era difficile cogliere il senso di sfiducia trasversale verso le istituzioni, in particolare verso i partiti politici. Già in occasione delle amministrative del 2011 (Milano, Napoli, Cagliari) i candidati risultati vincenti non furono quelli indicati dal Pd. Segnali chiari, ma si è scelto di non andare lontano.
    In questi giorni sono molti a stracciarsi le vesti per ricostruire il Pd. Sì, ma per chi? A chi si rivolgerà questa volta? O almeno, con chi cercherà di parlare? Forse è arrivato il momento di ragionarci su, prima che il Congresso, ormai alle porte, travolga tutti con la solita solfa del tesseramento.
    Da una ricerca condotta da Ipsos sul Corsera, è emerso che il Pd è stato votato dal 37% dei pensionati e dal 25% degli impiegati pubblici. Seguono i professionisti (23%), gli studenti (23%) e i lavoratori autonomi (15%). Solo il 20% degli operai e il 18% dei disoccupati ha scelto di votare per il Pd. Risultati ben lontani dalle aspettative del partito e da una campagna elettorale centrata sui temi del lavoro.
    È sfuggita ai più una recente ricerca scientifica sull’analisi socio-economica in Gran Bretagna condotta dalla London School of Economics e dall’Università di Manchester, in collaborazione con la Cbs. Il risultato emerso è molto interessante: le classi sociali in Gran Bretagna non sarebbero più le tradizionali tre – upper, middle e working class – bensì sette: l’élite (6%), la classe media stabile (25%), la classe media tecnica (6%), i nuovi lavoratori benestanti (15%), i lavoratori tradizionali (14%), i lavoratori del terziario (19%) e i precari (15%).
    Oltre agli indicatori standard, quali occupazione, reddito e istruzione, gli studiosi inglesi hanno preso in considerazione anche altre tre dimensioni: sociale, culturale ed economica. Le relazioni sociali, gli interessi culturali, le mete di vacanza, la propensione al risparmio e gli asset patrimoniali sono stati considerati, a tutti gli effetti, elementi rilevanti per rappresentare la società inglese di oggi.
    Le classi con il profilo più interessante sono i lavoratori benestanti e i lavoratori del terziario. I primi sono socialmente e culturalmente attivi ma con un livello medio di ricchezza economica; i secondi sono i figli della storica “working class”, ormai frammentata dalla deindustrializzazione, dalla disoccupazione di massa, dall’immigrazione e dal passaggio dal manifatturiero all’occupazione nei servizi. Questi ultimi sono un nuovo gruppo urbano, relativamente povero, ma con interessi sociali e culturali molto alti. Questi dati smentiscono il pensiero comune che cultura e vita sociale siano legati ai successi economici. Parte di ciò può a giusta ragione essere considerata tra le spinte della nuova fase del Labour Party, lanciata ad ottobre scorso a Manchester da Ed Miliband nel suo “One Nation Party”.
    Forse è questo l’esercizio, un “semplice” esercizio di analisi, che dovrebbe fare il Partito Democratico per capire la contemporaneità che ci circonda e ritrovare la sintonia con il proprio elettorato?
    Noi ce l’auguriamo ma la strada è ancora lunga. Tenuto conto che, a differenza della Gran Bretagna, in Italia la mobilità sociale è notevolmente più limitata e il gap tra Nord e Sud aumenta. Che siamo un paese sempre più vecchio e povero, dove le disuguaglianze sociali ed economiche aumentano a scapito di giovani e donne.
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    Le classi sociali mutano...
    ma chi lo prendeva in culo prima....
    continua a pigliarcelo....

    anche se i PROFESSORI spiegano loro che pigliarlo in culo
    non è un danno.... ma un'OPPORTUNITà.

    Se la crisi del PD con l'elettorato è QUESTA...
    benvenuta crisi!

  7. #7
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    Predefinito Re: Le classi sociali mutano ma il Pd non lo capisce

    Citazione Originariamente Scritto da dedelind Visualizza Messaggio
    Cosa attende Renzi e una ricerca inglese


    Le classi sociali mutano ma il Pd non lo capisce


    Loredana Vagnoni*
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    La crisi del Pd con il proprio elettorato è ormai acclarata. Alle ultime elezioni politiche è sfuggito anche il voto di quell’elettorato cui la sinistra storicamente si rivolge. Eppure non era difficile cogliere il senso di sfiducia trasversale verso le istituzioni, in particolare verso i partiti politici. Già in occasione delle amministrative del 2011 (Milano, Napoli, Cagliari) i candidati risultati vincenti non furono quelli indicati dal Pd. Segnali chiari, ma si è scelto di non andare lontano.
    In questi giorni sono molti a stracciarsi le vesti per ricostruire il Pd. Sì, ma per chi? A chi si rivolgerà questa volta? O almeno, con chi cercherà di parlare? Forse è arrivato il momento di ragionarci su, prima che il Congresso, ormai alle porte, travolga tutti con la solita solfa del tesseramento.
    Da una ricerca condotta da Ipsos sul Corsera, è emerso che il Pd è stato votato dal 37% dei pensionati e dal 25% degli impiegati pubblici. Seguono i professionisti (23%), gli studenti (23%) e i lavoratori autonomi (15%). Solo il 20% degli operai e il 18% dei disoccupati ha scelto di votare per il Pd. Risultati ben lontani dalle aspettative del partito e da una campagna elettorale centrata sui temi del lavoro.
    È sfuggita ai più una recente ricerca scientifica sull’analisi socio-economica in Gran Bretagna condotta dalla London School of Economics e dall’Università di Manchester, in collaborazione con la Cbs. Il risultato emerso è molto interessante: le classi sociali in Gran Bretagna non sarebbero più le tradizionali tre – upper, middle e working class – bensì sette: l’élite (6%), la classe media stabile (25%), la classe media tecnica (6%), i nuovi lavoratori benestanti (15%), i lavoratori tradizionali (14%), i lavoratori del terziario (19%) e i precari (15%).
    Oltre agli indicatori standard, quali occupazione, reddito e istruzione, gli studiosi inglesi hanno preso in considerazione anche altre tre dimensioni: sociale, culturale ed economica. Le relazioni sociali, gli interessi culturali, le mete di vacanza, la propensione al risparmio e gli asset patrimoniali sono stati considerati, a tutti gli effetti, elementi rilevanti per rappresentare la società inglese di oggi.
    Le classi con il profilo più interessante sono i lavoratori benestanti e i lavoratori del terziario. I primi sono socialmente e culturalmente attivi ma con un livello medio di ricchezza economica; i secondi sono i figli della storica “working class”, ormai frammentata dalla deindustrializzazione, dalla disoccupazione di massa, dall’immigrazione e dal passaggio dal manifatturiero all’occupazione nei servizi. Questi ultimi sono un nuovo gruppo urbano, relativamente povero, ma con interessi sociali e culturali molto alti. Questi dati smentiscono il pensiero comune che cultura e vita sociale siano legati ai successi economici. Parte di ciò può a giusta ragione essere considerata tra le spinte della nuova fase del Labour Party, lanciata ad ottobre scorso a Manchester da Ed Miliband nel suo “One Nation Party”.
    Forse è questo l’esercizio, un “semplice” esercizio di analisi, che dovrebbe fare il Partito Democratico per capire la contemporaneità che ci circonda e ritrovare la sintonia con il proprio elettorato?
    Noi ce l’auguriamo ma la strada è ancora lunga. Tenuto conto che, a differenza della Gran Bretagna, in Italia la mobilità sociale è notevolmente più limitata e il gap tra Nord e Sud aumenta. Che siamo un paese sempre più vecchio e povero, dove le disuguaglianze sociali ed economiche aumentano a scapito di giovani e donne.
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    Leggi il resto: Le classi sociali mutano ma il Pd non lo capisce | Linkiesta.it
    .......molto più semplicemente la crisi del PD è dovuta ad uno staff dirigenziale ammuffito e capace solo di difendere la propria poltorna e quella degli amici ......

  8. #8
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    Predefinito Re: Le classi sociali mutano ma il Pd non lo capisce

    Citazione Originariamente Scritto da albertob Visualizza Messaggio
    .......molto più semplicemente la crisi del PD è dovuta ad uno staff dirigenziale ammuffito e capace solo di difendere la propria poltorna e quella degli amici ......
    E anche tu ti sbagli... e di molto....

    perché insieme alle cariatidi ci sono nel PD
    fior di politici che gli altri partiti non si sognano nemmeno:

    Renzi, Chiamparino, Barca, Civati, etc,etc......

  9. #9
    ascpe' mo' vengo!
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    Predefinito Re: Le classi sociali mutano ma il Pd non lo capisce

    Che il PD avesse da tempo perso la bussola, a me è stato chiaro da almeno 15 anni, da quando cioè hanno preso il governo nel '96.

    E in generale tutti i partiti sono ideologicamente superati a causa delle nuove possibilità comunicative, che rendono i cittadini non più delle masse amorfe, buoni solo a dare il voto alle elezioni, ma gangli vitali di discussione, critica, azione. Anche e soprattutto al di fuori dei partiti.

    Quelli in gamba lo hanno capito da tempo, però hanno anche capito che accettare questa realtà vuol dire accettare anche la perdita progressiva del loro potere; ecco perché fanno finta di non capirlo.
    Ultima modifica di Roberto il Guiscardo; 22-06-13 alle 09:44

  10. #10
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    Predefinito Re: Le classi sociali mutano ma il Pd non lo capisce

    Citazione Originariamente Scritto da Roberto il Guiscardo Visualizza Messaggio
    Che il PD avesse da tempo perso la bussola, a me è stato chiaro da almeno 15 anni, da quando cioè hanno preso il governo nel '96.

    E in generale tutti i partiti sono ideologicamente superati a causa delle nuove possibilità comunicative, che rendono i cittadini non più delle masse amorfe, buoni solo a dare il voto alle elezioni, ma gangli vitali di discussione, critica, azione. Anche e soprattutto al di fuori dei partiti.

    Quelli in gamba lo hanno capito da tempo, però hanno anche capito che accettare questa realtà vuol dire accettare anche la perdita progressiva del loro potere; ecco perché fanno finta di non capirlo.
    Se hai intenzioni di rallegrarmi la mattina...
    te ne ringrazio....

    perché tutta quella partecipazione popolare
    cin i nuovi mezzi di comunicazione (web)
    la vedi solo tu....


    Io vedo solo pochi cazzoni che se la suonano e se la cantano
    nel blog del Comico.

    Se non ci fossero i giornali e la tv a diffondere il Verbo Insultatorio
    del Grande Guru....

    se ne sarebbero accorti ben pochi che Grillo politicamente esiste
    e cazzeggia con noi....

 

 
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