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Discussione: Vacuità

  1. #1
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    Predefinito Vacuità

    Ucci Do, diverso tempo fa, postò un documentario di Herzog sul pellegrinaggio dei Buddhisti vero l'albero del Bodhi.
    In questo video c'è un passaggio dove si vedono questo monaci che stanno discutendo su un tema alquanto caro ai Buddhisti, ma altrettanto nebuloso per la nostra mente: La Vacuità.

    Sento chiaramente che se il mio Cuore potesse avere questa stessa Comprensione del Buddha riuscirebbe anche a comprendere il motivo per cui il Buddhismo viene definito una religione senza Dio; in definitiva potrei tranquillamente dare una sbirciatina dentro il Cuore del Buddha,...sentire lo stesso sentimento.
    Ma come faccio a comunicare un sentimento senza che diventi un concetto filosofico ?
    Con una storiella.

    Noi andiamo al ristorante.
    Se mangiamo male non torniamo più.
    Se mangiamo bene diciamo al cameriere di fare i complimenti al Cuoco.
    Se mangiamo benissimo vogliamo conoscere il Cuoco.

    Ammettiamo che noi apparteniamo a quella categoria di "clienti" che hanno mangiato benissimo, ovvero, quelli che hanno assaporato, anche per un solo istante, un "gusto" particolare,
    un gusto speciale che non avevamo mai sentito prima e che ha determinato il fatto che dentro al nostro Cuore nascesse quella richiesta chiara: "vogliamo conoscere il Cuoco !"

    Il cameriere ci esaudisce e ci accompagna in cucina, ma appena entrati ci accorgiamo che in quella cucina non c'è nessun fornello e neppure un Cuoco !

    A questo punto cosa facciamo ?
    Ci arrabbiamo perchè il mangiare veniva da una societa di catering ?
    Ci sentiamo ingannati?
    Vogliamo i nostri soldi indietro ?
    Dentro a questo marasma della sconcertante scoperta che, in definitiva, il ristorante non esiste, ci dimentichiame il motivo per cui abbiamo voluto conoscere il Cuoco, che è quello che abbiamo assaporato quello che non avevamo mai assaporato prima.

    Buddha è arrivato esattamente a questa Comprensione che è quella di accettare che non è l'esistenza, o la non-esistenza di un Cuoco a determinare il fatto che io possa ringraziare per aver assaporato quello che andava assaporato!
    Allo stesso modo nemmeno la Vacuità o la non-Vacuità non possono determinare il fatto che io possa essere appagato.

    Così anche la mia esistenza, o la mia non-esistenza, non possono cambiare il fatto che in questo presente il mio Cuore possa essere appagato.
    *
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    chi né vuol né sa tutt' ha e può.

  2. #2
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    Predefinito Re: Vacuità

    Non è l'esistenza o la non esistenza del cuoco a determinare il senso di appagamento per aver assaporato il cibo.
    Ma ciò non sposta di una sola virgola la realtà oggettiva delle cose ovvero che se hai mangiato bene anche se nel ristorante non ci sono cuochi da qualche parte qualcuno deve pur averlo preparato il pasto.
    Non si sono comunque discorsi logici per i quali l'intelligenza possa credere o non credere all'esistenza di un cuoco.
    E' la Fede che ci fa presentire ciò che è. E' la Rivelazione che ce ne dà la prova assoluta.

  3. #3
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    Predefinito Re: Vacuità

    Citazione Originariamente Scritto da Lupo Visualizza Messaggio
    Ma ciò non sposta di una sola virgola la realtà oggettiva delle cose ovvero che se hai mangiato bene anche se nel ristorante non ci sono cuochi da qualche parte qualcuno deve pur averlo preparato il pasto.
    Questa non è una verità oggettiva.
    Questa è una supposizione, ovvero che ci sia un pasto preparato da "qualcuno".

    Così come può esistere questa tua affermazione, può esistere anche il fatto che questo pasto è sempre esistito e che non c'è nessuna ragione
    che sia stato preparato apposta per far contento qualcuno.

    Non ha nessuna importanza quale di queste due supposizioni sia Vera, l'importante è che io sia stato appagato per quel "cibo".
    Evidentemente Buddha si è fermato in questo punto; scoprire le ragioni per cui ci sia un appagamento è solo una perdita di appagamento.
    E' ovvio che mentre stiamo cercando di scoprire per quale motivo ci sia un appagamento ecco che quella gioia ce la perdiamo.
    Quindi anche se qualcuno sente che c'è "Cuoco" che lo ama e si incanala sulle ragioni di quell'Amore, ecco che anche lui si metterà sul
    piano della ragione, ovvero che anche lui deve trovare una ragione per amare qualcosa.

    Sappiamo bene che non funziona così.

    Quando siamo innamorati e felici, che ci sia Dio o che non ci sia, non ce ne frega nulla; probabilmente ( anche questa è una supposizione )
    quel menefreghismo è contraccambiato.
    *
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  4. #4
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    Predefinito Re: Vacuità

    @Z4doz: la mia risposta non puo' essere inviata tramite pvt poichè supero il limite e quindi te la scrivo qui...


    Sperimentarel'appagamento è sperimentare la nostra vera Natura.
    Non ha importanza se questo appagamento è momentaneo, noi sentiamo che questafelicità la potremmo sperimentare in eterno.
    Nessun essere umano sano direbbe: Basta felicità ! E' troppa ! E'insopportabile !
    Il dolore ha a che fare con noi per la ragione opposta: quando questa felicitàcessa.


    Come facciamo a sapere quando quell’appagamento attiene alla nostra vera natura enon sia, invece, un appagamento falsato da altre dinamiche?


    Sela risposta è: “lo sai, lo intuisci, lo riconosci”…significa forse che l’abbiamogià vissuto e abbiamo perso questa connessione…forse nascendo?

    Sela risposta è: “guarda che non esistono dinamiche altre poichè esse promanano in ogni caso da te e quindi non sonoingiuste o sbagliate”…vorrei che pensassi ai casi in cui credevi (a me èsuccesso svariate volte) di essere felice…in quel momento lo pensavi e ti beatificavidi questo appagamento…per poi scoprire successivamente che c’era un appagament odiverso e piu’ grande…

    …prendiad esempio le storie d’amore…che sono immense in alcuni momenti (tanto da indurci a giurare fedeltà eterna) per poi essere dimenticate e sostituite da altre che lesurclassano…
    …opensa a chi trova la felicità esclusivamente nel potere…è ovvio che la sua felicità sarà graduata a seconda dell’intensità del potere stesso…

    …senza introdurre questioni morali, queste riflessioni mi portano pero’ ad immaginarmia volte l’eternità non come ininterrotta narrazione orizzontale, senza inizio néfine (e io credo e vorrei fosse così) ma come "espressione" di tante, infinite linee verticali…individuali…chepartono dal viversi un momento e salgono nel cielo…perdendosi…




    Se fossimo un collezzionista di farfallee potessimo trovare una farfalla al giorno da renderci appagati e questodurasse in eterno sarebbe un'eternità vissuta nel pieno appagamento.
    Se fossimo un monaco Buddhista che recita il suo mantra in eterno nell'attesache arrivi questa Vacuità che lo renda appagato.
    Chi dei due è l'illuminato ?
    Chi è quello appagato che ha goduto del dono della propria Vita ?
    L'essere umano si stadimenticando di "essere" quello che è.




    Capisco dove mi vuoi portare ma si innesca poi il discorso del riconoscimento dellafelicità…cioè, in non voglio necessariamente complicare le cose per diletto, maun conto è dire “si sono felice…non so se questa è la vera felicità ma intantomi godo questa disinteressandomi di comprendere se è vera” ed un altro conto è dire “decido di considerare vera la felicità che mi sto vivendo”…

    …oratutto sarebbe veramente facile e comprensibile e serenamente sperimentabile se potessimo, semplicemente, ancorarci alla equazione perfetta che il-vivere-stesso-è-la-Vera-Felicità.

    Lo sarebbe se non sapessimo che l’uomo ha dimenticato, come giustamente metti in luce, di esserequello che è…e sovente ha bisogno di Maestri che lo liberino dal male o cheindichino strade per sconfiggere la sofferenza…


    …questa dimenticanza non è voluta…è questa la cosa che un po’ ci spiazza (come dici nessuno direbbe: “la felicità non mi interessa e se proprio devo sperimentarla che siaqualcosa che duri poco”)…vuol dire che ci vuole forse un proposito per riconoscerla…una nostra trasformazione...financo una disciplina....e poi una relazione con Dio ed una volontà di cambiamento.




    Se un ragioniere è stato felice perchèha trascorso la sua vita a far di conto e godeva quando chiudeva i bilanci inpareggio, chi può andare a dirgli che la sua vita è stata sprecata ?
    Se quel ragioniere si dovesse accorgere che quello che fa gli procurafrustrazione e dolore, e non fa nulla per trovare la propria VERA essenzaallora sì che io posso dire che la sua Vita la sta sprecando.


    Concordo.
    C’è sempre il rischio che quel ragioniere utilizzi la propria vita cercandosenza trovare, ma concordo ovviamente con te.

    Non siamo venuti al mondo per vincere lamedaglia dell'illuminazione. Siamo venuti al mondo per essere appagati dellanostra Vita, siamo venuti per sperimentare la nostra Vera Essenza.


    Siamo capitatiqui e la Vita ci dice “ecco, vedi? Tu sei così…bevine fino all’ultima goccia perchépoi non ci sarà piu’ questa stessa Vita a disvelarti questa relazione con essa…poi ritornerai dove eri prima diarrivare a questo mondo…”

    Pero’ non vogliofinire questa mia risposta dentro una negatività.

    Una cosa bella –se ci pensi – della paura della fine del viaggio (ancorché questa paura rischi di precluderci la genuina consapevolezza della felicità) è che essa implica anche che lo stesso viaggio, nei vari ambiti della sua esperienza, ti sta piacendo…è per te importante e prezioso…e difficilmente sostituibile...

    …la scintilla sarebbe trasformare questa felicità indiretta e a volte solo speculativa inautentica e pura felicità…senza nessun’altra mediazione che essa stessa.

    Ma…nel bianco c’è il nero e nel nero c’è il bianco.

    Quindi...va bene così....nonostante tutto.



  5. #5
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    Predefinito Re: Vacuità

    Citazione Originariamente Scritto da Ucci Do
    ...ancorarci alla equazione perfetta che il-vivere-stesso-è-la-Vera-Felicità.
    Ho estrapolato questa frase dal tuo bel intervento perchè la può benissimo dire un Maestro.
    Infattii Buddha ce lo dice :"la felicità E' la strada" , quindi il vivere stesso è la strada !
    Qualsiasi indagine sull 'origine di questa "strada", se sia vera o falsa, ci farebbe uscire da questa strada , ma quando i nostri piedi sono su quella strada non abbiamo bisogno di fare nessuna verifica, quella strada la sentiamo.
    Quindi sarebbe meglio cercare di trovare un "mezzo" che ci tenga ancorati a quella strada.
    Questo mezzo c'è ed il "qui e ora" , ovvero chi è che da il potere a un desiderio di trasformarsi in Felicità ? E' il presente !
    Il passato trasforma i nostri momenti felici in dolore perchè noi ci ancoriamo a un ricordo.
    Il fururo non trasforma in felicità un nostro desiderio perchè ancora non si manifesta nel nostro presente e quindi rimane una chimera.
    Il vero potere della nostra felicità non è nei nostri desideri, ma e nel nostro "qui e ora".
    Se noi fossimo ancorati al nostro "vivere adesso" saremmo, automaticamente, in seno a quel potere di appagamento che tanto aneliamo.

    I Maestri questo "trucco" ce l'hanno rivelato e ribadito e anche tu Ucci Do, oggi, ci hai ricordato questa bellissima equazione, ... posso dire a tutti grazie di Cuore
    Ultima modifica di Z4rdoz; 02-07-13 alle 13:22
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  6. #6
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    Predefinito Re: Vacuità

    Il concetto di Sunyata o vacuità "anche se il termine vuoto di sè" non rappresenta mai la complessità che il termine originale nasconde.
    Sunyata non può essere afferrata in termini ordinari e da una mente razionale, o come ha spiegato il maestro Gheshe Yesce Tobden in uno dei suoi ultimi insegnamenti a Pomaia, Pisa:
    (La comprensione della vacuità è simile a quei pensieri che appaiono subito prima del momento di addormentarsi, nel momento in cui cerchi di ricordarli, ti rendi conto che sono totalmente inafferrabili dalla mente ordinaria..)

    Per questo, quasi tutti coloro che la hanno realizzata, lo hanno fatto nel momento della morte e in quello stato chiamato "luce oscura della morte (o bar-do del momento che precede la morte)", il momento appena precedente al distacco della coscienza ed in cui l'elemento aria si dissolve nell'elemento spazio".
    In questo momento la coscienza ha perso completamente la capacità di razionalizzare, l'attaccamento verso il corpo e la stessa concezione dell'io ordinario.
    Mentre, per le persone che hanno ancora attaccamento per l'esistenza, questo stato dura molto poco e non è rilevante per l'ottenimento della liberazione dal samsara:
    Per chi ha praticato la rinuncia nella vita "questo stato di vuoto" può perdurare molto più a lungo e permettergli di raggiungere questo tipo realizzazione.

    Per questo quando qualcuno sta meditando sulla vacuità non percepisce il mondo fenomenico (soltanto il Buddha completamente realizzato "o Tathagata" riesce a rimanere concentrato nei due stati opposti "nel ordinario dei fenomeni e nella vacuità") contemporaneamente:
    Altrimenti, qualunque altro Arhat o Bodhisattva, si trovasse in uno stato di meditazione su vacuità, non potrebbe in alcun modo interagire con il mondo fenomenico ordinario.

    Questo non significa che i fenomeni non esistano realmente, ma che la loro natura è priva di una reale esistenza inerente "a se", non esistendo ne in termini ordinari "o come vengono percepiti" ne essendo esclusivamente vuoti "non esistenti", ma esistono in entrambi gli estremi ed in maniera diversa (una afferrabile dalla concezione ordinaria ed una afferrabile soltanto nella visione della vacuità), ma in entrambi i modi funzionano ed interagiscono.

  7. #7
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    Predefinito Re: Vacuità

    come può un ricercatore, in un lampo, realizzare le Leggi oltre la vita e la morte? Tali condizioni si sovrappongono, come un lampo e la notte.
    Solo superando la dicotomia tra l’illuminazione dei vivi e l’illuminazione dei morti, quando luce e buio, vita e morte, giungono ai loro confini e ciò che è espresso è superato da ciò che non è espresso , solo allora tutto sarà ciò che già è.
    Non ho princìpi, l’adattabilità a tutte le cose è i miei princìpi

 

 

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