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Discussione: C'era una volta la DDR

  1. #1
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    Predefinito C'era una volta la DDR



    « La DDR? Ma che cosa vuole questa DDR? Non è nemmeno un vero Stato. Si regge solo sulle truppe sovietiche. »
    (Lavrentij Pavlovič Berija, maggio 1953)


    Il titolo dell'edizione italiana tradisce l'originale. Con quel tratto fiabesco illude il lettore che il libro di Anna Funder possa essere il pendant dell'ironica e malinconica pellicola Good by, Lenin! , che ha avuto un buon successo anche in Italia. Il titolo dell'edizione originale in inglese è invece Stasiland , il paese della Stasi, cioè del famigerato servizio di sicurezza della Repubblica democratica tedesca, la Ddr appunto. Questo è un libro sulla Stasi e contiene ben poco di nostalgico.
    La Ddr è stata definita come il più perfezionato stato di sorveglianza di tutti i tempi. In un paese di diciassette milioni di abitanti la Stasi disponeva di 97.000 dipendenti e di 170.000 informatori fra la popolazione. Se nel Terzo Reich c'era un agente della Gestapo ogni duemila cittadini e nell'Urss di Stalin un agente del Kgb ogni seimila, nella Ddr c'era un agente o un informatore ogni sessantatre. Nella centrale della Stasi, presa d'assalto dai berlinesi dopo il crollo del Muro, lavoravano quindicimila burocrati, sovrintendendo alla vigilanza su tutto il paese con quattordici uffici regionali. La Stasi era uno stato nello stato, come si dice in questi casi e come vuole attestare il titolo di questo libro, e incuteva timore agli stessi dirigenti del partito con i suoi potenti strumenti di controllo e di ricatto. Tutto questo è noto da tempo. Com'è nota la vicenda della montagna di dossier che riportavano le informazioni dei delatori, spesso costretti dalla Stasi con maniere abiette, sul vicino di casa, ma anche sul collega di lavoro, sull'amico, perfino sul coniuge, dossier in parte dati alle fiamme dagli stessi agenti nelle poche ore che ebbero a disposizione, in parte fatti dagli stessi a pezzettini (pezzettini raccolti in un archivio di Norimberga, dove occorreranno trecentosettant'anni per ricomporre i puzzle) e in parte recuperati e offerti alla consultazione degli interessati.

    La Stasi non incuteva solo timore, esercitava anche terrore. La posta veniva letta a quasi tutti, quasi tutti avevano il telefono sotto controllo, le pareti degli appartamenti celavano talvolta sofisticati sistemi di ascolto. La menzogna e la calunnia erano armi usuali. Tutti sospettavano di tutti. A quale perfidia la Stasi potesse arrivare, spiando, pedinando, perseguitando, torturando, umiliando, ricattando i cittadini, spesso innocui dissidenti, altrettanto spesso ignari innocenti, risulta dai drammatici resoconti di questo libro.
    L'autrice, un'australiana, prima studentessa poi giornalista a Berlino, incontrò nell'inverno 1996-97 nella stessa Berlino, a Lipsia e a Dresda, alcuni ex cittadini della Ddr, quattro vittime della Stasi e quattro ex agenti della stessa.
    Miriam Weber, la figura più tragica del gruppo, con la quale la giornalista australiana ha intrecciato un intenso rapporto protrattosi negli anni, aveva da giovanissima diffuso volantini e tentato di scalare il Muro. Dopo il carcere aveva tentato di farsi una vita, ma le era stata resa impossibile dalle varie forme di pressione della Stasi, fino alla morte del marito, probabilmente massacrato a botte in una cella di prigione. Della fine del marito, e della scomparsa dei suoi resti, Miriam nel 2002 non era riuscita ancora a sapere alcunché.
    Julia Behrend, sospettata per avere avuto un fidanzato italiano (la loro corrispondenza veniva regolarmente letta), non aveva trovato lavoro e non sarebbe stata liberata da una sorveglianza soffocante finché non fosse stata disponibile a fornire informazioni sulle persone che facevano parte della sua vita. Essendosi rifiutata, dieci anni dopo continuava a pensare di aver subito un danno psichico irreversibile.
    Per rivedere il figlio appena nato, rimasto in un ospedale di Berlino Ovest per l'improvvisa costruzione del Muro, Sigrid Paul, pedinata a lungo, poi rapita in pieno centro dalla Stasi, avrebbe dovuto diventare l'esca per far catturare un giovane occidentale, colpevole di aver aiutato a fuggire alcuni cittadini orientali. Sottoposta a mesi di carcere duro per non aver accettato lo "scambio", Sigrid Paul si era convinta di essere una criminale. Quasi quarant'anni dopoQQ1Q, divenuta ormai un rottame umano, il rifiuto del 1961 - "contro mio figlio" - continuava a tormentarla.
    Il quarto interlocutore della Funder, Klaus Renft, un cantante di musica rock espulso a suo tempo dalla Ddr, ma tornato a mietere successi nell'Est, era l'unico ad aver letto il fascicolo che lo riguardava ed era l'unico che si divertisse a leggere come le vicende della propria vita fossero presentate dagli agenti della Stasi.
    Anche uno dei quattro ex agenti della Stasi intervistati da Anna Funder, Hagen Koch, ricorda che il padre insegnante era stato costretto a iscriversi al partito per evitare l'internamento in un campo sovietico. Gli stessi agenti della Stasi erano sottoposti infatti a ricatti e minacce. In qualche modo, però, gli ex della Stasi incontrati dall'autrice trovavano giustificazione per il loro operato, o per l'intatta fede nel "sistema socialista" o per la necessità di avere un lavoro ben remunerato. Un paio erano orgogliosi dell'efficacia della "ditta", come tutti chiamavano la Stasi. Sembra che nel 1997 costoro non se la cavassero male, avendo trovato una sistemazione nel nuovo stato e potendone parlar male con i colleghi di una volta negli incontri nella solita osteria. Di certo non sembravano soffrire il peso del passato. Le vittime invece si portavano dentro i postumi di una gioventù distrutta e di un'esistenza travagliata. Soffrivano, e soffriranno forse per sempre, di disturbi psichici, di incubi, di paure ricorrenti.
    Pur dotato di una cornice di informazioni sulle vicende della Germania della seconda metà del secolo, il libro non è che un reportage con qualche ambizione letteraria (efficaci, ad esempio, le frequenti descrizioni del grigiore ancora dominante in Germania orientale, dove il colore del cielo si confonde con quello degli scalcinati casermoni di stile sovietico). Ma è un testo di grande utilità. Di queste testimonianze di anonimi individui, raccolte prima che la loro memoria si spenga e la loro scomparsa porti all'oblio, abbiamo bisogno oggi per capire che cosa fosse lo Stasiland. Ne avranno bisogno domani gli storici, ai quali non potranno bastare i documenti e gli atti d'archivio per ricostruire dalle pieghe più nascoste degli animi e dal chiuso dei sentimenti la follia di un regime. "Per far capire un regime come quello della Ddr è necessario raccontare le storia della gente comune", disse all'autrice una delle sue interlocutrici.

  2. #2
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    Predefinito Re: C'era una volta la DDR

    quanta nostalgia: : da ragazzo ho vissuto 2 mesi a Weimar in un campus estivo di tedesco (1988) Un'esperienza umanamente entusiasmante
    Ci sono tornato l'anno scorso, restava solo la facciata esterna del campus: tutto il resto era cambiato

    Avevo già scritto un resoconto, se vi interessa lo posto
    Ultima modifica di FrancoAntonio; 27-06-13 alle 15:25

  3. #3
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    Predefinito Re: C'era una volta la DDR

    Citazione Originariamente Scritto da Candido Visualizza Messaggio
    Avevo già scritto un resoconto, se vi interessa lo posto
    A me interesserebbe leggerlo...

  4. #4
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    Predefinito Re: C'era una volta la DDR

    Come al solito il ....solito articolo tutto in bianco e nero e cioè che la DDR sia stato uno dei tanti mali assoluti. La DDR ebbe innumerevoli contraddizioni ma liquidare il tutto come fa l'articolo come se fosse stato il solo regno del terrore è la solita semplificazione tipica degli occidentali convinti che il bene assoluto sia dalla nostra parte. La DDR fu anche altro.
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  5. #5
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    Predefinito Re: C'era una volta la DDR

    Citazione Originariamente Scritto da Cattivo Visualizza Messaggio


    « La DDR? Ma che cosa vuole questa DDR? Non è nemmeno un vero Stato. Si regge solo sulle truppe sovietiche. »
    (Lavrentij Pavlovič Berija, maggio 1953)


    Il titolo dell'edizione italiana tradisce l'originale. Con quel tratto fiabesco illude il lettore che il libro di Anna Funder possa essere il pendant dell'ironica e malinconica pellicola Good by, Lenin! , che ha avuto un buon successo anche in Italia. Il titolo dell'edizione originale in inglese è invece Stasiland , il paese della Stasi, cioè del famigerato servizio di sicurezza della Repubblica democratica tedesca, la Ddr appunto. Questo è un libro sulla Stasi e contiene ben poco di nostalgico.
    La Ddr è stata definita come il più perfezionato stato di sorveglianza di tutti i tempi. In un paese di diciassette milioni di abitanti la Stasi disponeva di 97.000 dipendenti e di 170.000 informatori fra la popolazione. Se nel Terzo Reich c'era un agente della Gestapo ogni duemila cittadini e nell'Urss di Stalin un agente del Kgb ogni seimila, nella Ddr c'era un agente o un informatore ogni sessantatre. Nella centrale della Stasi, presa d'assalto dai berlinesi dopo il crollo del Muro, lavoravano quindicimila burocrati, sovrintendendo alla vigilanza su tutto il paese con quattordici uffici regionali. La Stasi era uno stato nello stato, come si dice in questi casi e come vuole attestare il titolo di questo libro, e incuteva timore agli stessi dirigenti del partito con i suoi potenti strumenti di controllo e di ricatto. Tutto questo è noto da tempo. Com'è nota la vicenda della montagna di dossier che riportavano le informazioni dei delatori, spesso costretti dalla Stasi con maniere abiette, sul vicino di casa, ma anche sul collega di lavoro, sull'amico, perfino sul coniuge, dossier in parte dati alle fiamme dagli stessi agenti nelle poche ore che ebbero a disposizione, in parte fatti dagli stessi a pezzettini (pezzettini raccolti in un archivio di Norimberga, dove occorreranno trecentosettant'anni per ricomporre i puzzle) e in parte recuperati e offerti alla consultazione degli interessati.

    La Stasi non incuteva solo timore, esercitava anche terrore. La posta veniva letta a quasi tutti, quasi tutti avevano il telefono sotto controllo, le pareti degli appartamenti celavano talvolta sofisticati sistemi di ascolto. La menzogna e la calunnia erano armi usuali. Tutti sospettavano di tutti. A quale perfidia la Stasi potesse arrivare, spiando, pedinando, perseguitando, torturando, umiliando, ricattando i cittadini, spesso innocui dissidenti, altrettanto spesso ignari innocenti, risulta dai drammatici resoconti di questo libro.
    L'autrice, un'australiana, prima studentessa poi giornalista a Berlino, incontrò nell'inverno 1996-97 nella stessa Berlino, a Lipsia e a Dresda, alcuni ex cittadini della Ddr, quattro vittime della Stasi e quattro ex agenti della stessa.
    Miriam Weber, la figura più tragica del gruppo, con la quale la giornalista australiana ha intrecciato un intenso rapporto protrattosi negli anni, aveva da giovanissima diffuso volantini e tentato di scalare il Muro. Dopo il carcere aveva tentato di farsi una vita, ma le era stata resa impossibile dalle varie forme di pressione della Stasi, fino alla morte del marito, probabilmente massacrato a botte in una cella di prigione. Della fine del marito, e della scomparsa dei suoi resti, Miriam nel 2002 non era riuscita ancora a sapere alcunché.
    Julia Behrend, sospettata per avere avuto un fidanzato italiano (la loro corrispondenza veniva regolarmente letta), non aveva trovato lavoro e non sarebbe stata liberata da una sorveglianza soffocante finché non fosse stata disponibile a fornire informazioni sulle persone che facevano parte della sua vita. Essendosi rifiutata, dieci anni dopo continuava a pensare di aver subito un danno psichico irreversibile.
    Per rivedere il figlio appena nato, rimasto in un ospedale di Berlino Ovest per l'improvvisa costruzione del Muro, Sigrid Paul, pedinata a lungo, poi rapita in pieno centro dalla Stasi, avrebbe dovuto diventare l'esca per far catturare un giovane occidentale, colpevole di aver aiutato a fuggire alcuni cittadini orientali. Sottoposta a mesi di carcere duro per non aver accettato lo "scambio", Sigrid Paul si era convinta di essere una criminale. Quasi quarant'anni dopoQQ1Q, divenuta ormai un rottame umano, il rifiuto del 1961 - "contro mio figlio" - continuava a tormentarla.
    Il quarto interlocutore della Funder, Klaus Renft, un cantante di musica rock espulso a suo tempo dalla Ddr, ma tornato a mietere successi nell'Est, era l'unico ad aver letto il fascicolo che lo riguardava ed era l'unico che si divertisse a leggere come le vicende della propria vita fossero presentate dagli agenti della Stasi.
    Anche uno dei quattro ex agenti della Stasi intervistati da Anna Funder, Hagen Koch, ricorda che il padre insegnante era stato costretto a iscriversi al partito per evitare l'internamento in un campo sovietico. Gli stessi agenti della Stasi erano sottoposti infatti a ricatti e minacce. In qualche modo, però, gli ex della Stasi incontrati dall'autrice trovavano giustificazione per il loro operato, o per l'intatta fede nel "sistema socialista" o per la necessità di avere un lavoro ben remunerato. Un paio erano orgogliosi dell'efficacia della "ditta", come tutti chiamavano la Stasi. Sembra che nel 1997 costoro non se la cavassero male, avendo trovato una sistemazione nel nuovo stato e potendone parlar male con i colleghi di una volta negli incontri nella solita osteria. Di certo non sembravano soffrire il peso del passato. Le vittime invece si portavano dentro i postumi di una gioventù distrutta e di un'esistenza travagliata. Soffrivano, e soffriranno forse per sempre, di disturbi psichici, di incubi, di paure ricorrenti.
    Pur dotato di una cornice di informazioni sulle vicende della Germania della seconda metà del secolo, il libro non è che un reportage con qualche ambizione letteraria (efficaci, ad esempio, le frequenti descrizioni del grigiore ancora dominante in Germania orientale, dove il colore del cielo si confonde con quello degli scalcinati casermoni di stile sovietico). Ma è un testo di grande utilità. Di queste testimonianze di anonimi individui, raccolte prima che la loro memoria si spenga e la loro scomparsa porti all'oblio, abbiamo bisogno oggi per capire che cosa fosse lo Stasiland. Ne avranno bisogno domani gli storici, ai quali non potranno bastare i documenti e gli atti d'archivio per ricostruire dalle pieghe più nascoste degli animi e dal chiuso dei sentimenti la follia di un regime. "Per far capire un regime come quello della Ddr è necessario raccontare le storia della gente comune", disse all'autrice una delle sue interlocutrici.
    E' un esempio di come l'efficienza tedesca sia stata innumerovoli volte elevata a sistema.
    Non importa quale sia o sia stato il motore ideologico che smuove l'apparato teutonico. Questi è sempre ben oliato efficiente e potente. Il problema sorge quando quel motore lancia l'intero apparato verso una corsa sfrenata ed i meccanici sono talmente indaffarati ed efficienti da non accorgersi del baratro.
    E' forse questo il motivo che, secondo alcuni studi sociologici, genera un senso di auto repressione e auto imposta moderazione nel popolo tedesco contemporaneo. La paura della loro stessa efficienza che sfugge al controllo.
    Ultima modifica di TheMeroving; 01-07-13 alle 12:02
    - Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
    - Ne sei sicuro ?
    - Non ho alcun dubbio !

  6. #6
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    Predefinito Re: C'era una volta la DDR

    Citazione Originariamente Scritto da ULTIMA LEGIONE Visualizza Messaggio
    è la solita semplificazione tipica degli occidentali convinti che il bene assoluto sia dalla nostra parte. La DDR fu anche altro.
    Veramente anche gli Stati Uniti col razzismo, il puritanesimo e il classismo sono stati un male assoluto, come la DDR.

  7. #7
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    Predefinito Re: C'era una volta la DDR

    Citazione Originariamente Scritto da Cattivo Visualizza Messaggio
    Veramente anche gli Stati Uniti col razzismo, il puritanesimo e il classismo sono stati un male assoluto, come la DDR.
    Il male assoluto non esiste, esiste l'ipocrisia assoluta e gli occidentali sono in prima posizione in questa classifica
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  8. #8
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    Predefinito Re: C'era una volta la DDR

    Pur non essendo mai stato comunista quel che è giusto è giusto dirlo: da un giovane studente di lingue e letterature straniere avevo l'obbligo di un soggiorno di studio all'estero di almeno 2 mesi certificato in Germania per perfezionare il tedesco.

    A Francoforte mi avevano chiesto 1800 dollari di retta somma che per me era enorme quindi cercai una soluzione meno cara e la soluzione era: prendere una tessera di simpatizzante degli amici della DDR (era un'associazione basata a Roma) e quindi poter andare a studiare a Weimar in DDR con una retta di 400 dollari...

    Fu un'esperienza unica, molto umana, conobbi dei tedeschi umili, schiacciati dalla presenza russa (i soldati russi erano ovunque), desiderosissimi di conoscere noi del mondo occidentale, i corsi poi erano intensi, culturalmente ricchissimi, visitammo Berlino da Est, impossibile anche solo pensare di avvicinarsi al muro, che da est era completamente bianco, una lunga striscia bianca poi Lipsia, Dresda e poi il famoso castello di Wartburg dove Lutero tradusse la Bibbia, la casa di Franz Listz, Goethe, Schiller di Bach

    Qualcuno di noi si face espellere per aver cambiato il denaro in nero (venivamo sollecitati ovunque a cambiare).
    Qualche cassetta di musica dell' ovest, soprattutto musica da discoteca allietava le serate del campus universitario di Weimar dove ci trovamo, in un campus parallelo al nostro facemmo la conoscenza di Etiopi, Vietnamiti, Cubani

    nascevano amori, passioni, a volte di un giorno, altre di un mese, a volte duraturi ma disperati perchè la ragazza o il ragazzo incontrato in DDR non sarebbe mai potuta uscire dalla DDR, quindi ragazzi italiani, spagnoli, inglesi facevano continuamente la spola, con ogni scusa magari ogni due tre mesi pe rpoter incontrare la loro amata

    Comunque fu una delle piu' belle esperienzae della mia vita

    Ho ancora il visto su passaporto firmato dal famigerato generale Milch, onnipotente ministro dell'interno della DDR, quando lo mostravo i VOPI scattavano sull'attenti davanti a me che ero considerato ospite da trattare con tutti gli onori.

    Purtroppo fui espulso due giorni prima la fine del corso per aver posto una domanda in una comunità agricola sugli effetti dell'esplosione di Chernobyl in DDR, avevo fatto una domanda tabu' senza accorgermene
    Ultima modifica di FrancoAntonio; 01-07-13 alle 18:06

  9. #9
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    Predefinito Re: C'era una volta la DDR

    quel giorno andammo a visitare una specie di comune agricola che dava lavoro a centinaia di persone: i risultati rispetto a una piantagione occidentale erano ridicoli, c'erano serre riscaldate tutto l'anno che costavano 20 volte di piu' che se il prodotto venisse importato e malgrado cio' si producevano mele striminzite, cetrioli di colore grigio-giallo, inosomma un risultato molto deludente:

    Io e altre due persone durante la visita facemmo alcune critiche a questo sistema dicendo che era controproducente e che faceva perdere molti soldi

    Poi chiedemmo degli effetti di Chernobyl e a quel punto il diretore della comune ando' inbestia e chiese i nostri nomi.

    l'indomani il preside ci fece chiamare e ci espulse come indesiderati, fu comunque gentile e si vedeva che gli dispiaceva ma era obbligato a farlo dalla polizia

    Fui fortunato rispetto ad altri che vennero espulsi "in flagrante" colti a cambiare dei soldi in nero, ammanettati ai polsi, strattonati e obbligati a trascorrere molte ore presso qualche caserma russa prima di essere messi su un treno

    Anche alcuni nostri accompagatori "scomparvero" improvvisamente. Ogni 5 persone avavamo un accompagnatore o un'accompagnatrice (uno studente universitario), la mia era una splendida ragazza bionda di nome Claudia.

    Ogni sera venivano a sedersi ai tavoli giovani ragazzi e ragazze spesso di bella presenza (evidentemente erano della Stasi) e ci ponevano domande tipo" il tuo accompagnatore cosa ha detto di bello oggi?" qualche ragazza, magari bruttarella ci cascava affascinata da qualche ragazzotto atletico, alto, biondo e che prometteva una serata interessante....

    L'indomani l'accompagnatore-ice era scomparso/a espulso dall'iniversità

    Ogni sera ci si trovava in una specie di taverna dove si beveva birra e si ascoltava musica (le cassette che avevamo portato noi dall'occidente

    taverna che ho ritrovato con emozione l'anno scorso durante un viaggio a Weimar e Dresda, tutto il resto intorno era coambiato, modernizzato tranne quella taverna con internato del campus universitario di Weimar

  10. #10
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    Predefinito Re: C'era una volta la DDR

    malgrado il fatto che eravamo tenuti strettamente sott'occhio, ma in modo spesso simpatico da stangone bionde o da ragazzi all'apparenza simpatici e atletici e che gli orari erano rigidissimi (alle 7 in punto la sveglia, 7 e 30 colazione, dalle 8 alle 13 avevamo lezione e dalle 13,15 alle 13,45 si pranzava alla mensa universitaria, poi alle 13,45 in punto partiva la corriera per delle escusioni, spesso molto belle e interessanti) fu un soggiorno interessantissimo e molto ma molto umano.

    In fondo queste persone che subivano il comunismo erano persone molto colte, curiose di apprendere e molto aperte verso di noi occidentali, e non per interessi ma per apprendere, per sapere

    Si vedeva che in mancanza d'altro molti passavano molto tempo a leggere, a studiare. c'era gente che senza essere mai stata fuori dalla DDR parlava un inglese o anche un giapponese perfetto, c'era da chiedersi come facevano

    Altri avevano delle conoscenza di storia o d'arte da restare estasiati, oppure suonavano 3-4 strumenti da professionisti

    Livelli di cultura altissimi, poi certo mancava tutto il resto

    l'accesso alla cultura e anche ai servizi sociali era inpensabile in un mondo occidentale, poi pero' è chiaro che chi sgarrava era fuori

 

 
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