Da convinto sostenitore di un' economia di Decrescita (vedasi qui e qui per chi volesse approfondire) una delle cose che più mi manda in bestia del nostro attuale modello di consumo è il turn-over continuo, quasi soprannaturale, dei beni appena "deteriorati" dal loro uso.
Ormai non c'è santo che tenga. Quando possediamo un oggetto, ad esempio uno stereo, un computer, un televisore, addirittura un'automobile, e una sua componente si guasta compromettendo l'utilizzo complessivo dell'apparecchio, non ci si limita a riparare quanto serve, ma si getta il tutto e si acquista un nuovo modello.
Questo comportamento ha due motivi principali. Da un lato si "coglie l'occasione" per gettare qualcosa di superato e acquistare il modello all'ultima moda dell'oggetto guasto. E qui ci sarebbe da ridere perché sembrerebbe quasi che il guasto sia un dono del cielo che ci ha aperti gli occhi facendoci di colpo indovinare quanto avessimo bisogno di un modello più all'avanguardia di computer, frigorifero, telefonino e quanto fossimo stati scemi a non accorgercene prima.
Ma più ancora ciò che ci spinge è una motivazione economica. Riparare qualcosa costa di solito poco meno che comprare l'intero articolo nuovo.
Questo avviene probabilmente perché, mentre la costruzione di un intero avviene a livello industriale, la riparazione di un singolo pezzo implica un lavoro "artigianale" e quindi molta manodopera da parte di un tecnico che deve esser giustamente retribuito.
Tuttavia vale la pena riflettere su questo secondo punto.
A mio avviso si tratta di un comportamento sbagliato perché se è vero che relativamente la cosa conviene per una questione di qualità, (a 100 prendo il nuovo, a 70 riparo il vecchio...) è pur vero che la riparazione consente comunque un risparmio in termini assoluti. Forse sul singolo caso può anche non essere percepito, ma io penso che se moltiplichiamo questo risparmio per tutti gli articoli che nel corso degli anni potremmo riparare anziché sostituire in blocco, le somme si farebbero considerevoli.
Mi si obietterà che degli oggetti elettrici particolarmente vecchi rischiano però di rompersi con troppa frequenza ragion per cui le continue riparazioni richieste non permetterebbero nemmeno questo risparmio. Ma poiché è evidente che qui si parla di roba buona appena guastata, magari per un accidente, e non di decrepiti giradischi di 30 anni fa, l'obiezione non riguarda il caso nostro. Senza considerare che comunque, anche l'articolo nuovo che abbiamo acquistato per sostituire il vecchio finirà comunque nel cestino al primo malfunzionamento.
Ma c'è anche un'altra motivazione che mi spinge a criticare il nostro comportamento più comune. E anche in questo caso si tratta di una critica al nostro più profondo spirito che è materialista anche quando non ce ne rendiamo conto, perché ormai sappiamo valutare le cose solo in base al loro costo economico immediato.
Quando il vostro portatile da 500 euro di rompe potreste ripararlo spendendone 200. Oppure potete spenderne altri 500 e grazie a una permuta prendervi un modello migliore, per cui vi credete fighi.
E allora mi chiedo... quel computer nuovo che avete acquistato con una convenienza economica relativa, quanto costa nel complesso a voi e a tutti gli altri? Forse pensate che si sarà formato per mitosi, sdoppiandosi da qualche altro pc direttamente sullo scaffale del vostro punto vendita o negozio.
E invece è stato prodotto a migliaia di chilometri di distanza. Per costruirlo è stato necessario reperire materie prime che hanno avuto un impatto sull'ambiente. Il processo industriale ha richiesto energia elettrica con un nuovo consumo di risorse o, quand'anche fosse stata energia "pulita", di territorio. Il vostro pc è stato poi confezionato in una scatola di cartone che non è sbucato dal nulla, ma da qualche albero dell'Amazzonia. Il pacco ha poi viaggiato, insieme a migliaia di suoi simili, su una nave o un treno merci, e poi su un Tir che lo ha condotto a destinazione. Questi spostamenti hanno richiesto nuova energia, carburante che è stato bruciato e che ora respiriamo nell'aria, e nuovo territorio, ferrovie, strade, e anche del traffico in più che ci siamo beccati noi stessi. Magari pensateci quando siete imbottigliati nel traffico sul provinciale o in autostrada e i veicoli sono quasi tutti camion.
E il vecchio pc? Sì, quello dato in permuta o "da rottamare", come si dice a volte. Il negoziante, lui sì, recupererà quel che può. Il resto verrà disperso. E poiché le parti meccaniche di un computer non sono propriamente biodegradabili, andranno smaltite con nuovi processi industriali recuperando il materiale riciclabile (il riciclo è cosa buona, ma se si può evitare di riciclare ciò che è buono è meglio) e mandando in discarica il resto.
E tutto questo non ha prezzo, non può essere valutato nell'ottica di quello che spendiamo o non spendiamo.
Sembrerebbe un quadro troppo esagerato, quello descritto, quasi apocalittico, come se si volesse far ricadere sulle spalle di chi ha semplicemente cambiato un pc o una radio, una responsabilità immensa, esistenziale e vitale per l'intero pianeta Terra.
In effetti... è così.
Se moltiplichiamo questo modello di comportamento per ogni cosa che gettiamo con noncuranza quando necessitava solo di un'aggiustatina, e poi moltiplichiamo ancora tutte queste cose per qualche centinaio di milioni di persone che nella parte ricca del mondo fanno questo... il risultato sarà davvero qualcosa di vitale per tutti noi.
Un turn-over, per riprendere il termine usato all'inizio, del tutto superfluo e distruttore di risorse immense.
E ora, dopo che avete letto, forse iniziate a credere che dopo tutto, nell'aver voluto acquistare il computer nuovo, o lo stereo o la tv, anziché cambiare la scheda madre, l'altoparlante o il tubo catodico, non siete stati così "fighi" come pensavate.
Forse avete capito che in fondo siete stati solo dei cazzoni.
E ricordate che per esserlo avete pure pagato di più.
E questo vi rende ancora più cazzoni.





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