L'80% non capisce ciò che legge. Trionfa l'Italia senz'anima
ITALIA 2013. Il Censis scatta un'istantanea terrificante del Belpaese: "Una società senz'anima che sceglie sul web leader senza volto. Il sociologo Ferrarotti: "Siamo una folla solitaria"... che vive tra compororo, tatuaggi e videopoker. "E' una società liquida, eterodiretta da vent'anni di tv la cui fruzione passa sopra alle persone fino a modellarle, a deformarle e distruggere ogni capacità di critica". Metà della popolazione non legge neanche un libro all'anno: condannati all'analfabetismo funzionale
Giovedì, 27 giugno 2013 - 103:00
di Patrizio J. Macci
E' un affresco a tinte fosche con i colori cupi della depressione, quello dipinto dal filosofo Remo Bodei, da Elisa Manna del Censis, dal professor Franco Ferrarotti padre fondatore della sociologia italiana e concluso da Giuseppe De Rita, che dell'Istituto è stato uno dei fondatori. Il titolo scelto per il momento di riflessione organizzato dal Centro Studi Investimenti Sociali non per nulla è "Fenomenologia della società impersonale". Una società senz'anima, senza iniziativa che anche dal punto di vista politico si affida al web oppure a figure rappresentative senza volto, questa è la fotografia dell'Italia del 2013. Parecchi ricordano il protagonista del film dal titolo "V per vendetta" che indossa sempre una maschera per non mostrare il vero volto, modello ispiratore per un lungo periodo del comico-politico Beppe Grillo. È l'immagine che più si avvicina agli italiani, recordmen nel mondo in fatto di chirurgia e interventi estetici e campioni nel praticare tatuaggi che raffigurano sul proprio corpo la narrazione del vissuto: tentativo vano di differenziarsi omologandosi a una pratica che diviene infine moda, dove la singola persona è annichilita.
Due i numeri tra le centinaia snocciolati, sui quali riflettere e da cui partire: il 47% degli italiani legge zero libri ogni anno, e - dato allarmante - la percentuale di persone in grado di leggere e comprendere la prima pagina di un quotidiano o un testo di media difficoltà è del 20%.
Basterebbe questo a spiegare la situazione catastrofica dal punto di vista politico ed economico che attraversa il nostro paese. E invece ci sono almeno tre fenomeni sotto gli occhi di tutti, che chiunque può notare quando esce la mattina di casa: l'esplosione dei negozi "comprooro", i videopoker, e infine, con una piccola sorpresa, il dilagare dei negozi di tatuaggi attività che quasi supera per numero di apertura quella dei negozi di sigarette elettroniche. "Siamo una folla solitaria - ha aggiunto Ferrarotti -, in una società liquida e completamente eterodiretta da venti anni di bombardamente televisivo, la cui fruizione è completamente passiva, non necessita elaborazione, ma passa sopra alle persone fino a modellarle, a deformarle e distruggere ogni capacità di critica e quindi di scegliere i propri rappresentanti".
Spulciando i numeri forniti dal Censis balza agli occhi che la crescita nel numero dei laureati italiani nel periodo 2004-2012 è pari a quello della Romania; la Repubblica Ceca ci supera ampliamente. ll rapporto limitato con lo studio e la lettura nel nostro Paese si traduce in maniera fisiologica, anzi ormai patologica, in una povertà linguistica espressiva. Il linguista Tullio De Mauro - citato nell'incontro - ha denunciato con forza come, da autorevoli indagini internazionali, emerga che oltre il 70% della popolazione italiana si trovi al di sotto del livello minimo di lettura e comprensione di un testo scritto in italiano di media difficoltà, che il 5% non è neppure in grado di decifrare lettere e cifre, un altro 33% è a rischio di analfabetismo di ritorno.
Infine, non più del 20% possiede le competenze minime per orientarsi e risolvere, attraverso l'uso della lingua italiana, situazioni complesse e problemi della vita sociale quotidiana. Incombe sulla società italiana lo spettro di un "analfabetismo funzionale", cioè l'incapacità da parte delle persone di usare in maniera efficiente le abilità di lettura e scrittura. "Non dobbiamo essere contrari per partito preso alla televisione oppure ai media" - ha chiosato il Professor Bodei-, negli Stati Uniti ci sono trasmissioni televisive che raccontano di poesia, e non alle tre del mattino. E, pensate un po', utilizzano materiale d'archivio della Rai italiana. Nel Belpaese invece la cultura è paragonata al petrolio: deve trasformarsi in denaro altrimenti non interessa. Per questo è stata coniata una orribile definizione come quella di "giacimenti culturali"; ma non è così, la conoscenza deve essere fine a se stessa. Una società colta è una società democratica".
"Mezzo secolo dopo, - ha concluso De Rita- nessuno poteva immaginare che io e Ferrarotti fossimo ancora qui a studiare questi fenomeni. E' evidente che fra altri cinquant'anni non ci saremo più, ma il Censis è ottimista e spera che anche i problemi che dilaniano la società italiana non saranno più gli stessi".
Ferrarotti, da affabulatore consumato, ha chiuso il sipario con una battuta: "Dobbiamo constatare che non solo lo sviluppo sociale e culturale che speravamo si è fermato, ma che ora siamo davanti a una vera e propria involuzione. Con una celia di riso amaro, leggendo i numeri, si può direche cadute le ideologie...è rimasta la pappagorgia"




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