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  1. #3041
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    https://www.maurizioblondet.it/i-van...-che-nelleuro/

    I VANTAGGI DI ESSERE IN GUERRA (invece che nell’euro)
    Maurizio Blondet 19 Marzo 2019 23 commenti
    Abbiamo perduto il 25% industrie

    E la gente non lo sa. Fossimo stati in guerra, vedrebbe le macerie ingombrare le strade, le fabbriche diroccate, i macchinari perduti e capirebbe: “La situazione è grave, la patria è in pericolo”.

    Lo stato di guerra – io l’ho visto in Croazia e a Sarajevo – instilla nella popolazione la condizione di “mobilitazione” psicologica: la società di fa’ più compatta nel pericolo comune. “In tempo di guerra, ogni cittadino avverte la scarsezza delle sue possibilità individuali, la drammatica ristrettezza sua, e la sua radicale dipendenza dalle capacità di tutti gli altri; la sua sensibilità per il tutto sociale si fa più acuta; ansiosamente e con non poco sforzo passa in rivista quel che possa sperare dalle altre classi e professioni, quali eccellenze sulle quali possa basare la prospettiva di vittoria”.

    Fossimo in guerra, tutti sentirebbero come una fortuna avere ancora una grande acciaieria produttiva sul territorio nazionale (ancorché di proprietà indiana), e sapremmo cosa pensare di un movimento o partito che ne volesse fortemente la chiusura, per l’aria pulita, riconvertendo quei bravi operai in raccoglitori di cozze.



    Quando si è in guerra tutti, anche la popolazione non-combattente, pensano incessantemente a fare la loro parte, partecipare ai sacrifici dei soldati al fronte. Nelle due guerre mondiali, le donne facevano i maglioni e le calze calde per i soldati, fra i quali c’erano i loro figli, nipoti e mariti; gli scolari raccoglievano la carta straccia per fare quelle candelette che servivano a riscaldare il rancio gelato nelle gavette.





    I benestanti, volenti o nolenti, sottoscrivevano il Prestito per la Vittoria. I tecnologi e gli scienziati erano incitati a dare il meglio di sé, ad esprimere genio inventivo: si pensi solo ai “siluri a lenta corsa” italiani, alla benzina sintetica e alla gomma sintetica che i chimici tedeschi diedero alla Germania (1).

    Quelli che si divertivano, andavano al ristorante e ai balli, venivano guardati come “profittatori di guerra” o egoisti arricchiti che si sottraevano alla solidarietà collettiva e allo sforzo necessario.


    (Altro che discoteca)
    Oggi, la maggior parte dei giovani” va in discoteca, e nessuno li biasima. Ci fosse la guerra, altro che discoteca: le mamme, compagne e mogli li schiferebbero, li spingerebbero ad arruolarsi, o almeno a partecipare alla rimozione delle macerie, al recupero dei cadaveri e nelle fabbriche di armi. Oppure ad entrare nella Resistenza contro l’Occupante.

    OCCUPAZIONE
    Sì, perché in questa guerra che non vediamo, oggi siamo in stato di occupazione.

    Usiamo la moneta dello straniero, che ci rovina. Dobbiamo obbedire a leggi assurde che ci sono state dettate dal Nemico: il deficit sotto il 3 per cento, il debito pubblico che deve scendere fino al 60% del Pil, sono obblighi che hanno avuto l’effetto – comprovato – di diminuire il nostro Pil, e quindi di aumentare il nostro debito in rapporto ad esso; l’obbligo di mantenere l’avanzo primario, ha come effetto di impedire la ricostruzione delle infrastrutture e di rendere impossibile la ripresa economica.

    Il nemico ci ha vietato il salvataggio delle banche a spese dello Stato, ma per sé viola questa regola – fonde Deutsche Bank a Commerzbank con aiuti i Stato – e tutte le altre quando vuole.

    La Grecia è palesemente sotto il più spietato tallone nemico:

    La UE, su istigazione tedesca, non consegna alla Grecia 960 milioni di euro – soldi suoi, attenzione: è la quota che le spetta sui profitti degli interessi lucrati dalla BCE sui BOT greci che detiene – perché il governo greco non si è ancora risolto a pignorare le prime case dei cittadini insolventi. Il governo di Atene ha l’ordine di sbattere sul lastrico i suoi cittadini e mettere in svendita le loro case, solo se fa questo avrà i soldi che sono suoi. E’ ciò che i tedeschi chiamano “fare le riforme”.

    Senza contare

    I VANTAGGI DI UNA “VERA” OCCUPAZIONE
    Perché l’Occupante si incarica della gestione diretta del paese occupato. E’ molto meglio della situazione presente: l’Occupante si assume la responsabilità.

    Per esempio, la UE e l’Occupante tedesco rimproverano i nostri governi di “non fare le riforme”. E’ verissimo, hanno ragione. I nostri governi non hanno il coraggio di “fare le riforme” necessarie, che sono soprattutto due, anzi una: rimettere in riga lo sgangherato apparato pubblico, per renderlo cointeressato ai destini della patria; e piallare le inefficienze della magistratura – inefficienze volute che la magistratura difende perché le considera suoi intoccabili privilegi; ed è in grado di annullare ogni “riforma” miglioratrice incriminando i politici che ci provassero.

    Da gran tempo i politici non ci provano più, per paura della casta punitiva; e siamo arrivati la magistratura può fare aspettare gli attori economici dieci anni per una sentenza civile, o assolvere un negro assassino perché “non conosce la lingua” o è “sofferente per il trauma dell’emigrazione”. Un partito preso a favore dei “richiedenti asilo” che esprime un palese disprezzo per gli italiani – e il destino della nazione.

    In realtà, noi dovremmo inviare dei mezzi con una supplica a Berlino e chiedere umilmente: è vero, i nostri governanti “non fanno le riforme”; mandaci tu, o Egémone, tuoi funzionari capaci; essi saranno in grado di farle senza guardare in faccia a nessuno.

    Esempio: durante la repubblica di Salò, la gestione dell’Alfa Romeo fu assunta dagli ingegneri delle SS e che misero gli operai a fabbricare motori d’aereo: e furono tanto ammirati dalla qualità professionale degli operai (tutti comunisti e antifascisti) che, a guerra finita, uno degli ingegneri, Rudolf Hruska, lasciò la Porsche e su invito di Giuseppe Luraghi tornò in Italia, e progettò il geniale motore dell’Alfasud: a cilindri contrapposti sul modello dei motori a stella aeronautici, ennesimo esempio italiano di ottimo progetto semi-rovinato dalla realizzazione pressappochista.


    Il motore aereo Alfa Romeo a 18 cilindri contrapposti



    L’ing. Rudy Hruska
    Tuttavia, è un esempio da ricordare ai nostri Occupanti: le “riforme”? fatele voi, solerti esecutori dell’Ordine nuovo Europeo! Oggi, voi godete di come i governanti che voi ci avete dato rovinano la nostra economia, aspettando il momento di arraffare le nostre riserve auree. Venite qui a governare voi direttamente, e raddrizzate la nostra economia mezzo-affondata.



    I funzionari tedeschi cominceranno dagli statali. Constateranno che essi sono prigionieri di un sistema sgangherato, il quale non solo non li incentiva a contribuire al meglio alla sforzo comune dei compatrioti, ma anzi positivamente li disincentiva. Essi sanno che, appena si assumono una responsabilità e prendono una decisione, la decisione verrà impugnata in sede giudiziaria da un cittadino qualunque; tipicamente il concorrente che ha perso la gara per rifare il ponte farà ricorso al TAR contro la decisione; interesserà la magistratura dei possibili “risvolti penali”, e il giudice “apre il dossier”. Insomma per lo statale sono grattacapi e guai, anche grossi. Per i quali il sistema gli dà la soluzione: non decidere mai. Ritardare. Procrastinare. Passare ad altro ufficio per gli opportuni accertamenti.

    E’ così che sono bloccati miliardi di lavori già decisi dai governi e finanziati, con danno enorme per un paese in stato di guerra che ha subito tante distruzioni di fabbriche e di opere pubbliche.

    Il punto è che lo statale, lo stipendio lo prende lo stesso. Anzi meglio, è il prendere decisioni contestabili – ed immediatamente contestate dal litigioso privato e dalla magistratura – a metterlo in pericolo di perderlo, o di sprecarlo in avvocati. Ed è un “bello stipendio”, del 20-30 per cento superiore del pari livello nel settore privato. Ed è al riparo dalle vicissitudini e le sciagure della guerra in corso che colpiscono i privati con riduzioni delle paghe, chiusura delle imprese, suicidi degli imprenditori. Avrà lo stipendio, e gli aumenti periodici ,anche se l’economia del paese è distrutta.

    Questo comporta che lo statale italiano non si sente in guerra, non urge nel suo ceto la mobilitazione psicologica che coglie l’intera popolazione negli stati di vera guerra; è estraneo ai destini della patria.

    Vuoi mettere il vantaggio di una vera occupazione? Funzionari tedeschi assumessero la gestione della sgangherata macchina statale, e facessero loro le “riforme” che esigono dai nostri politici senza fegato e con tante clientele da acontentare? Troverebbero mille modi per snellire e rendere efficienti i pubblici dipendenti: dai licenziamenti per ritardi decisionali, fino ai disincentivi: per esempio, legherebbero gli aumenti degli stipendi al prodotto interno lordo. Se cresce il PIL, cresce la paga; se diminuisce, diminuisce anche la busta. AI magistrati, i tedeschi occupanti sarebbero capaci di imporre la separazione delle carriere, e la responsabilità civile delle loro azioni (come qualunque altra professione, come i medici….) : misure che renderebbero i giudici molto più cauti nell’emettere sentenze. Magari aiutandoli anche, imponendo per decreto che i litigiosi italiani che ricorrono senza motivo vero, vengano puniti per il reato di “causa temeraria”.

    LEGGE MARZIALE
    Lo stato di guerra comporta la legge marziale. E’ uno dei vantaggi più evidenti della guerra. Il diritto bellico subentra al diritto comune, le corti marziali scavalcano o esautorano la magistratura ordinaria…quella che conosciamo oggi.

    La faccio breve dando un esempio: se vigesse la legge di guerra, oggi i responsabili concessionari delle Autostrade sarebbero stati fucilati come profittatori e sabotatori dello sforzo bellico. E il ponte Morandi sarebbe stato ricostruito dal Genio militare in sei mesi, per le necessità logistiche del conflitto.

    Gli statali che – secondo dati della Guardia di Finanza – hanno provocato danni erariali per 6 miliardi solo nell’ultimo anno e mezzo, sarebbero processati dai tribunali militari secondo il diritto di guerra.

    https://www.confartigianato.it/wp-co...18_03_2019.pdf

    La mafia nigeriana a Castelvolturno sarebbe trattata con il solo mezzo che può debellarla: il sigillo dell’area reso inaccessibile ai media e ai civili, e il rastrellamento sistematico strada per strada e casa per casa con adeguato numero di truppe e autoblindo. Chiunque fosse trovato in possesso di armi, droga, parti di corpo umano macellato e resti di pranzi cannibalici, sarebbe immediatamente passato per le armi.



    Questi sono alcuni dei vantaggi del trovarsi in guerra, invece che “In Europa”. E’ la conclusione che ho tratto dalla conferenza di lunedì alla Regione Lombardia, dopo aver ascoltato Valerio Malvezzi, Fabrizio Conditi e Francesco Carraro: gente, tutta, cosciente di essere in guerra e unita nella necessità di liberare l’Italia. (Naturalmente il pezzo è intendere come paradossale)

    NOTA sui chimici

    Ortega y Gasset, da cui ho tratto i passi sopra citati, scrisse dopo la Grande Guerra: “Si immagini l’entusiasmo con cui il popolo tedesco avrà visto la gloriosa classe dei suoi chimici elevarsi dall’umile oscurità in cui soleva vivere, e fornire in proporzioni geniali il suo contributo patriottico che ha stupito il mondo. Di certo in tali momenti [durante la guerra] l’intera nazione avrà benedetto la cura che in tempi di pace pose nel favorire gli studi chimici. In confronto, quel popolo avrà maledetto il suo torpido disdegno impolitico per la politica, che gli ha impedito di preparare per i giorni del pericolo urgente un corpo selezionato di diplomatici e politici” (Espana Invertebrada, 1922). Oggi come allora, magari Berlino avesse politici bravi quanto i suoi chimici….





    Tutti capivano che la situazione era seria. Presa di coscienza che oggi manca, benchè il 25% delle nostre imprese sia ridotto così.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #3042
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Il mio commento personale inviato a Blondet.

    Bene. E così a conclusione della conferenza ha tratto questa convinzione. Che è giustissima, come è bello l'articolo. Ma siamo alle solite. Prendo dal suo lettore Omaha: ormai siamo un popolo anestetizzato, stanco,...
    La verità, ormai lo sa, è che non siamo mai stati un popolo, come appare evidente persino nella miseria di altri commenti. Gli unici che non lo sanno sono i giovani, perché lobotomizzati, indottrinati, super condizionati e fatti persi da squola, droghe, discoteche e reddito di cittadinanza. Quelli che per ignoranza potrebbero essere popolo sono larve. Temo, come da siti specifici si apprende quotidianamente, che gli imprenditori finiranno per ammazzarsi quasi in massa.
    Itaglia.

  3. #3043
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    https://www.adnkronos.com/fatti/poli...7wCB3b36J.html
    Berlusconi operato per un'ernia

    Gli era fuoruscita la pompetta.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #3044
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Il "Sistema Fiat" secondo Gigi Moncalvo


    TODOS GREMBIULETTOS - L'ETERNO MAGALDI: ''CASALEGGIO SENIOR ERA MASSONE, CHE PIACCIA O MENO AI 5 STELLE'' - IL GRAN MAESTRO DEL GRANDE ORIENTE DEMOCRATICO FA DIRETTE STREAMING IN CUI AMA FARE ''OUTING'' DI FRATELLI E FRATELLINI - ''MA COME, I GRILLINI DICONO DI NON VOLERE MASSONI AL GOVERNO, E POI HANNO TRIA E MOAVERO MILANESI?''
    "Piaccia o meno ai 5 Stelle, Gianroberto Casaleggio era massone". Lo afferma Gioele Magaldi, presidente del Movimento Roosevelt e autore del bestseller "Massoni" (Chiarelettere, 2014) che svela i retroscena "supermassonici" del back-office del potere, italiano e internazionale. "Immaginavo che Casaleggio senior fosse un iniziato alla massoneria, ma ne ho avuto conferma solo di recente: sono in possesso dei documenti che lo provano", ha detto Magaldi, gran maestro del Grande Oriente Democratico, nella diretta web-streaming "Gioele Magaldi Racconta", su YouTube, il 25 febbraio.
    Nel filo diretto settimanale con Fabio Frabetti, conduttore della trasmissione web-radio "Border Nights", Magaldi confessa di aver avuto "un ottimo rapporto, sia pure aurorale", con Gianroberto Casaleggio, prematuramente scomparso il 12 aprile 2016, appena due mesi prima dell'elezione di Virginia Raggi come sindaco di Roma: "Sono convinto che Gianroberto Casaleggio avrebbe sviluppato una proficua collaborazione con il Movimento Roosevelt – aggiunge Magaldi – inserendo il nostro vicepresidente, l'economista post-keynesiano Nino Galloni, nella squadra per il Comune di Roma: cosi' saremmo riusciti a rigenerare davvero la capitale, senza costringerla a rinunciare in partenza a una storica opportunità come quella rappresentata dalle Olimpiadi".
    Magaldi esprime un duro giudizio sull'amministrazione Raggi, praticamente impalpabile, e accusa i 5 Stelle di ipocrisia: "Scrivono di non volere massoni nell'esecutivo Conte, che invece vanta svariati appartenenti alla massoneria, come i ministri Giovanni Tria e Enzo Moavero Milanesi". E aggiunge: "D'ora in poi denunceremo anche legalmente l'assurda discriminazione che colpisce i massoni, con dispositivi e norme incostituzionali". Nel frattempo, il Movimento 5 Stelle prenda nota: era massone anche il compianto Gianroberto Casaleggio.
    todos grembiulettos - l'eterno magaldi: ''casaleggio senior era massone - Politica

    Migranti, il giudice elogia la linea Salvini. E viene "processato" dai colleghi
    Roberto Politi, presidente del Tar di Brescia, definisce l'attuale governo "un esecutivo finalmente non più pavido" e applaude al cambio di corso sui migranti
    Franco Grilli
    Ha espresso le sue opinioni sulle politiche migratorie e per il presidente del Tar di Brescia, Roberto Politi, i colleghi avvocati hanno subito riservato critiche aspre.
    La sua colpa? Aver detto che l'Italia oggi ha un "esecutivo finalmente non più pavido" e che un serio dibattito sui migranti è stato spesso osteggiato da una "penosa litania dei diritti fondamentali".
    Le sue riflessioni Politi le ha espresse durante la presentazione della relazione all'inaugurazione dell'anno giudiziario del Tribunale amministrativo. Al centro del discorso la massa di cause pendenti dei richiedenti asilo che fanno ricorso contro le decisioni delle Commissioni territoriali per il diritto di asilo. Il presidente del Tar, riporta il Corriere, ha sostanzialmente plaudito alle nuova linea sui migranti e ha auspicato una stagione di riforme in favore dei "cittadini italiani, nati in Italia da cittadini a loro volta italiani". Infine, Politi ha stigmatizzato le "penose litanie" sui diritti che favoriscono una "classe super protetta a tutela di posizioni contraddistinte dal vizio originario della clandestinità".
    Ora: si puo' anche criticare la scelta del magistrato di esprimersi in queste parole durante una cerimonia ufficiale. Ma nel farlo occorre anche ricordare, solo per fare un esempio, che anche l'ex procuratore capo di Torino, Armando Spataro, non ha mai mancato di dire la sua sull'immigrazione.
    Comunque, Politi è finito rapidamente nell'occhio del ciclone. Ad attaccarlo gli avvocati delle camere penali di Brescia. "Appare offensivo definire penosa litania di diritti fondamentali la richiesta del rispetto dei diritti inviolabili riconosciuti dalla nostra Costituzione ad ogni individuo, indipendentemente dalla sua cittadinanza", hanno scritto in una nota. Per gli avvocati bresciani le parole del giudice sono "gravi per un magistrato nell'esercizio delle sue funzioni che proprio su quei diritti è chiamato a giudicare".
    Migranti, il giudice elogia la linea Salvini. E viene "processato" dai colleghi

    Verhofstadt chiamo' Conte ‘burattino’. Ora 425 mila euro mettono in imbarazzo lui e Macron
    Ricordate Guy Verhofstadt? Il politico belga, leader dei liberali europei, l’amico di Emmanuel Macron che, sfoggiando il suo miglior italiano, qualche settimana fa al Parlamento europeo dava lezioni al presidente del consiglio Giuseppe Conte chiamandolo “burattino” (e ricordando che lo stesso Di Maio aveva provato a corteggiare Macron) e Conte replicava che burattino è “chi risponde alle lobby”.
    Ma perché quest’allusione? Conte sapeva forse qualcosa che noi non sapevamo ancora? Oggi, infatti, – come riportato da Le Monde e France 2 – si scopre che il gruppo Alde di Verhofstadt non ha disdegnato centinaia di migliaia di euro (ben 425mila, per l’esattezza) ricevuti dal 2014 da grandi multinazionali del calibro di Google, Walt Disney, Syngenta, Deloitte, Microsoft e persino Bayer, l’attuale produttore del Roundup – glifosato – da quando ha acquisito Monsanto.
    Finanziamenti ovviamente del tutto legali (d’altronde chi le scrive le leggi?), ma che pongono il problema del conflitto di interessi e del potere di condizionamento delle lobby sui cosiddetti “rappresentanti dei cittadini”. L’Alde non risulta l’unico gruppo ad aver ricevuto finanziamenti di questo tipo, ma se guardiamo agli importi gli altri sembrano aver ricevuto “spiccioli” in confronto.
    E' legittimo chiedersi come tali finanziamenti influenzino le decisioni politiche ad esempio in tema di pesticidi, tassazione delle multinazionali, paradisi fiscali, controllo della rete e negli ambiti di interesse delle multinazionali che elargiscono tali generose donazioni senza contropartita(?).
    Alla pubblicazione della notizia il portavoce del partito di Macron En Marche, imbarazzato, ha annunciato che l’idea di unirsi in gruppo con l’Alleanza dei liberali e democratici europei per le prossime Elezioni europee non è più all’ordine del giorno, e che tali finanziamenti dovrebbero essere vietati, come lo sono già in Francia e in numerosi altri Paesi europei.
    Nessuna reazione invece risulta giunta da Emma Bonino (Più Europa/Radicali) che sul loro sito si vantano di essere l’unico membro italiano dell’Alde.
    Chissà che non serva da lezione anche al M5s o ai suoi “non leader” Luigi Di Maio, Grillo e Casaleggio, pronti appena due anni fa a lasciare l’Ukip del “fantastico” xenofobo Nigel Farage per trasferirisi nell’Alde (dalla padella alla brace verrebbe da dire!), nonostante il M5s in Europa stia e voti agli antipodi sia dell’Ukip che dell’Alde (ma unirsi ai verdi o alla sinistra radicale del Gue/Ngl sarebbe riconoscere di aver toppato sin dall’inizio. E poi senza gruppo niente fondi europei istituzionali).
    https://www.ilfattoquotidiano.it/201...acron/5034278/

    Il debenedettismo, io so’ io e voi nun siete un cazzo!
    di Nicola PorroNicola Porro
    La cosa più bella di oggi riguarda Carlo De Benedetti. Soltanto qualche giorno fa ha criticato le élite europee che hanno sbagliato a capire la globalizzazione. Succede che la “tessera n.1 del Pd” compra uno yacht da 51 milioni di euro e si dimentica di dichiararlo. Se l’è scordato: 120 milioni di barca in sei anni. E passi. Ci sta. Ma la cosa inquietante è che De Benedetti si lamenta con l’Ansa per la violazione della sua riservatezza. Si', parla lo stesso che l’altro giorno rimproverava le élite europee per non aver capito la situazione. Parla lo stesso proprietario di Repubblica, quel giornale che è entrato per anni nella camera da letto di Berlusconi e in tutte le vicende personali oggetto di cause giudiziarie.
    Ora che lo hanno beccato con uno yacht 51 milioni, si appella alla privacy con la solita arroganza. Ah certo, una piccola dimenticanza. Insomma, un altro caso de dibenedettismo. Come diceva Alberto Sordi nei panni del Marchese del Grillo: io so’ io, e voi nun siete un cazzo!
    https://www.nicolaporro.it/il-debene...iete-un-cazzo/

  5. #3045
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Il mio commento personale inviato a Blondet.

    Bene. E così a conclusione della conferenza ha tratto questa convinzione. Che è giustissima, come è bello l'articolo. Ma siamo alle solite. Prendo dal suo lettore Omaha: ormai siamo un popolo anestetizzato, stanco,...
    La verità, ormai lo sa, è che non siamo mai stati un popolo, come appare evidente persino nella miseria di altri commenti. Gli unici che non lo sanno sono i giovani, perché lobotomizzati, indottrinati, super condizionati e fatti persi da squola, droghe, discoteche e reddito di cittadinanza. Quelli che per ignoranza potrebbero essere popolo sono larve. Temo, come da siti specifici si apprende quotidianamente, che gli imprenditori finiranno per ammazzarsi quasi in massa.
    Itaglia.
    E' un fatto biologico , che i cattolici come blondet non vogliono comprendere .
    Ma le razze come archetipi incarnati di principi spirituali esistono e non possono essere frammisti , pena la morte su ogni livello .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  6. #3046
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    FARE I BUONI CON I SOLDI DEGLI ALTRI – BANCA ETICA HA DATO 460MILA EURO DI FINANZIAMENTO ALLA ONG “MEDITERRANEA” PER COMPRARE LA “MARE JONIO”, MA NON CONCEDEVA PRESTITI AI CORRENTISTI – A FARE DA GARANTI C’ERANO NICHI VENDOLA E NICOLA FRATOIANNI, ALL’INSAPUTA DEI CLIENTI, CHE ORA SI INCAZZANO
    1 - A PAGARE IL CONTO C'ERA BANCA ETICA
    Carlo Tarallo per “la Verità”
    Non è stata una giornata da ricordare, quella di ieri, per Banca Etica. L'istituto bancario cooperativo, la «banca dei buoni», che dovrebbe promuovere progetti sociali, che ha nello statuto come principi fondativi, «trasparenza, partecipazione, equità, efficienza, sobrietà, attenzione alle conseguenze non economiche delle azioni economiche, credito come diritto umano», ha finanziato con 460.000 euro la Ong Mediterranea saving humans, affinchè potesse acquistare la nave Mare Jonio.
    Più precisamente, Banca Etica ha finanziato il «nucleo promotore» della Ong, composto (si legge sul sito della banca) da singole persone e associazioni come l' Arci e Ya Basta di Bologna, altre Ong come Sea Watch, il magazine online I Diavoli, imprese sociali come Moltivolti di Palermo. A proposito di Sea Watch, sulla Mare Jonio c'erano anche un ingegnere e capo macchina, un soccorritore e un operatore video imbarcati in precedenza sulla nave olandese della Ong tedesca, spesso protagonista di estenuanti tira e molla con il governo italiano.
    La Mare Jonio è la nave che, dopo un braccio di ferro di qualche ora con il governo italiano, l' altra sera ha sbarcato a Lampedusa i 49 extracomunitari che aveva raccolto al largo delle coste della Libia e che, subito dopo, è stata sequestrata su ordine della Procura di Agrigento, che indaga per favoreggiamento dell' immigrazione clandestina.
    Sostanzialmente Banca Etica ha anticipato un mare di soldi alla Ong, fidandosi delle garanzie offerte dall' ex governatore della Puglia, Nichi Vendola, e da tre parlamentari: Nicola Fratoianni ed Erasmo Palazzotto (Sinistra italiana) e Rossella Muroni (Liberi e uguali). Successivamente il crowdfunding, gestito sempre da Banca Etica, ha consentito alla Ong di raccogliere circa 600.000 euro attraverso donazioni, e dunque il debito con l' istituto puo' essere ripagato.
    I 460.000 euro dati alla Ong Mediterranea saving humans, badate bene, sono stati concessi con la formula del «fido a revoca», che, non avendo scadenze definite, permette una gestione flessibile del rientro. «Si è trattato», spiegava tutto contento lo scorso 25 ottobre al sito Valori.it. il vicedirettore di Banca Etica, Nazzareno Gabrielli, «sostanzialmente di anticipare la raccolta fondi che potevano mettere in campo gli organizzatori per sostenere il progetto. E il business plan si chiude con le donazioni. Senza dimenticare che, a fronte di questo utilizzo di denaro, la nave è un bene reale che rimane. Un asset, con un suo valore», aggiungeva Gabrielli, «che quindi puo' essere venduto per reimmettere dei fondi nel progetto».
    Un asset che pero' ora è sotto sequestro, con tutte le conseguenze del caso. Non solo: bisognerebbe riflettere su quanti piccoli imprenditori, quante famiglie, quanti operatori sociali, sono in grado di presentarsi a uno sportello di Banca Etica e farsi prestare sull'unghia mezzo milione di euro, con la formula del «fido a revoca».
    Non è piaciuta ai correntisti e ai sostenitori di Banca Etica la scelta di imbarcarsi è il caso di dirlo, in una avventura cosi' rischiosa dal punto di vista economico. Ieri sulla pagina sulla Facebook dell'istituto fioccavano commenti critici, e uno su tutti ha colpito la nostra attenzione. «Ho aperto il conto», scrive Mariarosa, «alla Banca Etica 12 o 13 anni fa, ma quest' anno l' ho chiuso. Ho chiesto 5.000 euro di prestito dando in garanzia un immobile valutato 150.000, ma non e stato possibile in alcun modo ottenerlo». «Non sei», le risponde Stefano, «una Ong che favorisce l' immigrazione clandestina, quindi non puoi avere il tuo prestito!».
    2 - CHI FINANZIA I BARCAROLI
    Filippo Facci per “Libero Quotidiano”
    «Ciao amico! Naviga con noi! Sostieni Mediterranea Saving Humans, aderisci al crowdfounding, finanzia la barca "Mare Jonio" che se ne fotte della legge, delle autorità e che si fa guidare da simpatici pregiudicati come Luca Casarini! Contatta "Banca etica" che ha organizzato il crowdfounding (va bene, non sai che cazzo è un crowdfounding: in pratica devi mandarci dei soldi) e che ha già concesso un prestito di 465mila euro!
    Tutti soldi presi da 41mila correntisti che di Casarini e dell' immigrazione illegale magari non sapevano un accidente, certo, ma ora sono tutti felici di ritrovarsi in compagnia di Nichi Vendola, dell' Arci, della celebre associazione "Ya Basta" di Bologna, dell' Ong tedesca Sea watch oltre all' attuale sottosegretario all' Economia Laura Castelli e un' altra quindicina di parlamentari grillini! Tutti nella stessa banca, anzi barca, che festa! Ti aspettiamo! Mandaci i soldi, pirla!». Questa è la versione semiseria.
    La versione seria è uguale. Più o meno uguale. La nave Mare Jonio che ha «salvato» 49 migranti (che li ha fatti espatriare illegalmente) è un' invenzione finanziaria di Banca Etica, un istituto di credito popolare in forma di cooperativa che agisce «nel rispetto delle finalità di cooperazione e solidarietà» (lo si legge nel loro sito) e dove per esempio ogni conto corrente, contrattualmente, sostiene in quota anche la ong Medici senza Frontiere.
    In pratica, questa banca ha anticipato circa 460mila euro alla Mediterranea Saving Humans, altra ong nata appena nel giugno scorso e che ha operato a partire dal 3 ottobre. La stessa banca ha poi organizzato un crowdfunding che in pratica sarebbe una colletta, ma che oggi usa definirsi «processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni».
    Nel sito della banca si legge che «il fido è anche garantito da garanzie personali prestate da alcuni parlamentari», e il testo d' invito recitava: «Regala miglia di navigazione a Mediterranea... entro 24 ore riceverai per email il bellissimo calendario delle maree Quella di Mediterranea è un' azione di disobbedienza morale ma di obbedienza civile».
    Certo. Questa colletta, comunque, porto' a raccogliere 586mila euro (l'obiettivo era 700mila) che bastarono per la barca e soprattutto l' exploit dell' altro giorno. Sulla carta (anzi, sul web) la banca rende pubblici i finanziamenti erogati, ma i dettagli - se le violazioni di legge sono dettagli - i soci li apprendono a cose fatte.
    Quindi è a cose fatte che hanno appreso di avere Luca Casarini, ormai, come loro più noto testimonial: uno spot che per la legge dei numeri porterà molti soci a schierarsi automaticamente con Matteo Salvini anche se avesse proposto di cannoneggiare la Mare Jonio.
    I soci, comunque, sono circa in 41mila tra società (16 per cento) e singoli individui (84 percento, 34mila persone fisiche) e non sono solo italiani: molti sono spagnoli e tutti, in teoria, dovrebbero condividere le aree di finanziamento, compreso quindi il «soccorso» dei migranti con biglietto di sola andata.
    Alcuni degli aderenti a questa banca li abbiamo citati, e potremmo aggiungere realtà del calibro del magazine online «I Diavoli» o imprese sociali come «Moltivolti» di Palermo, ma un posto speciale ce l' ha indubbiamente il Movimento cinque stelle: utilizzo' proprio quell' istituto, a suo tempo, anche per la nota sceneggiata di restituzione di soldi allo Stato con assegni giganti inquadrati dalle telecamere. Insomma: la banca che ha fottuto metà del governo (la Lega) è la banca dell' altra metà del governo (i grillini).
    Sul sito di Banca Etica si apprende che «la nave ha l' obiettivo di svolgere attività di monitoraggio, testimonianza e denuncia della drammatica situazione che quotidianamente vede donne, uomini e bambini rischiare la propria vita, attraversando il Mediterraneo centrale, nell' assenza di soccorsi generata dalle recenti politiche italiane ed europee».
    Evidentemente il monitoraggio comprende la forzatura di blocchi navali e la disobbedienza alle forze dell' ordine, ma si vede che sono forzature e disobbedienze etiche. E comunque, la banca, si è formalmente limitata a concedere un prestito. Del resto il vicepremier Luigi Di Maio, nell' ottobre scorso, disse che la nave «è una sentinella civica, nient' altro».
    S' è visto.
    Tra i dettagli, ora, c'è che i soci di Banca Etica potrebbero rischiare di aver finanziato eventuali contatti di Luca Casarini con i trafficanti nonché un'operazione finalizzata a creare un caso politico alla vigilia del voto sull'autorizzazione a procedere di Palazzo Madama: queste, almeno, le accuse mosse apertamente dal Viminale. Nel sito di Banca Etica si legge che ai soci è garantita «massima trasparenza su come sarà gestito il risparmio raccolto», «escludendo impieghi in settori che possono non essere consoni ad una visione etica dell' impiego del denaro».
    Traduzione: niente fondi d' investimento con aziende che magari inquinano o commerciano armi, e pero' è spuntato mezzo milione di euro per l' immigrazione clandestina di 49 libici (fanno circa 12mila a cranio) sotto l' occhio attento - perbacco - dell'Ethical Screening, cioè un comitato di selezione etica degli investimenti fatti utilizzando «un portafoglio selezionabile dai clienti dell' istituto bancario sulla base di giudizi etici». Etica ovunque. Sarà per questo che un paio d' anni fa 53 deputati del Pd, di Sinistra italiana e dei Cinque Stelle si sono battuti per inserire agevolazioni alla «finanza etica» nella legge di bilancio.
    http://www.dagospia.com/rubrica-29/c...ila-198913.htm

    Gli uomini di Chiesa che fanno confusione
    San Paolo che definisci la Chiesa “colonna e sostegno della verità”, sulla stessa schermata Ansa ho trovato a destra le parole del Custode del Sacro Convento di Assisi, a sinistra una ricerca commissionata da Avvenire, il quotidiano dei vescovi. Da una parte un frate francescano che auspica “la costruzione di un’Europa unita e plurale” (ancor più maomettani?) e si scaglia contro le “malsane aspirazioni sovraniste”. Dall’altra il giornale Cei che designa Bolzano prima città italiana per complessiva qualità della vita, in stridente contrasto con gli auspici di Assisi perché stiamo parlando dell’unica città italiana governata dal sovranismo reale: mica dal leghismo chiacchierone bensi' dal feroce e pratico sovranismo etnico della popolazione di lingua tedesca. San Paolo che definisci la Chiesa “colonna e sostegno della verità”, permettimi di definire questi e molti altri uomini di Chiesa colonne e sostegno della confusione, collaboratori di Babele, proclamatori di stoltezza.
    https://www.ilfoglio.it/preghiera/20...usione-246308/

  7. #3047
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  8. #3048
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    BRACALINI: PERCHE’ IL 25 APRILE E’ UNA DATA CHE ANCORA DIVIDE
    24 Apr 2019 ·

    di ROMANO BRACALINI – Il 25 aprile doveva costituire un simbolo nazionale,un motivo di orgoglio collettivo,un riferimento forte e condiviso della nuova identità italiana, come il 4 di luglio negli Stati Uniti e il 14 luglio in Francia. Non c’è riuscito.Ogni anno i cortei organizzati dall’ANPI diventano un motivo di polemica e di divisione, come quelli che si annunciano giovedì.
    Così, con tutti gli apparati della propaganda, e forse a causa di questi, il 25 aprile non è riuscito a diventare la festa nazionale che si voleva perché il suo carattere politico e di parte l’ha resa indigesta ed estranea a gran parte del Paese.
    Nonostante le mistificazioni e le cifre gonfiate, la Resistenza fu un fenomeno minoritario e non influì sulle sorti della guerra. E tuttavia ho grande rispetto per quelli, pochi, che l’hanno fatta davvero, a confronto di quelli, molti, che dissero di averla fatta.
    La Resistenza, inoltre, ha interessato solo la metà del paese, ovvero il Centro-Nord, dalla Toscana in su, quello stesso Centro-Nord che ha sempre rappresentato la modernità e il progresso e che darà la vittoria alla Repubblica nel 1946. Il Sud, come tutti i deboli, veniva al rimorchio.
    Nel periodo clandestino i partigiani si aggiravano sulle centomila unità, forse meno; dopo la Liberazione divennero improvvisamente dai 600.000 ai 700.000, tutti in possesso di certificati più o meno autentici, più o meno compiacentemente rilasciati.
    Gli uomini più avveduti dell’antifascismo avevano elencato le esigenze morali che dovevano imporsi alla coscienza nazionale dopo la tragedia che aveva distrutto il paese. L’Italia non era stata la vittima del fascismo, ma la sua più convincente rappresentazione. Che cosa fu il fascismo se non la sintesi di tutte le bassezze plebee della razza italiana? Ma l’aratro aveva inciso in profondità e le iniquità e i vizi del carattere, che ne avevano favorito la nascita e il trionfo, non sarebbero morti col fascismo.
    Dice Tocqueville che “è impossibile liquidare il totalitarismo dall’alto e con mezzi totalitari”. Ora, in Italia negli anni 1944-45, gli anni della Resistenza che costituiva l’alibi e il grimaldello dei partiti, si stava facendo proprio questo. Alla dittatura del partito unico si sostituiva la dittatura dell’esarchia del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale).
    L’Italia “nuova”, come le fenice, rinasceva dalle proprie ceneri a immagine e somiglianza di quella vecchia, con i medesimi vizi di struttura e le stesse tentazioni autoritarie. Dal folto schieramento “antifascista” sviluppatosi come per partenogenesi erano sorti due partiti maggioritari, il comunista e il cattolico (o democristiano), di cui non si capiva come avrebbero potuto traghettare il paese dalla dittatura alla democrazia essendo entrambe, diceva Benedetto Croce, ”intrinsecamente e per istituto illiberali”. Di conseguenza anche gran parte della Resistenza risentiva della medesima ideologia illiberale e serviva al Pci per accreditarsi come partito di governo.
    Le scritte sui muri, secondo lo stile introdotto dal fascismo, inneggiavano alla Repubblica, alla rivoluzione, poche scritte di entusiasmo e molte di odio e di proposte di nuove lotte insieme alla esaltazione della violenza partigiana che si pensava potesse tornare utile dopo la fine della guerra.
    Col ritorno dei partiti s’era scatenata una “indiscriminata divisione del bottino”. Era quello il primo nucleo della nascente partitocrazia italiana che avrebbe svuotato i poteri del Parlamento e occupato lo Stato surrogandone le funzioni ma senza migliorarne l’efficienza, specie nell’amministrazione e nei servizi pubblici, anzi peggiorandoli rispetto all’ “ordine fascista” che almeno faceva viaggiare i treni in orario e con le latrine pulite.
    La Resistenza sarebbe servita al PCI per prendere il potere con la forza, o quanto meno per governare da una posizione di forza. Il comunista Pietro Secchia, braccio destro di Palmiro Togliatti, era il teorico del colpo di stato militare per fare dell’Italia uno stato comunista, sul modello delle cosiddette “democrazie popolari” dell’Est asservite all’URSS, e per questo contrario a disarmare i partigiani comunisti delle brigate “Garibaldi”. Solo la presenza degli americani in Italia scongiurò la realizzazione del piano eversivo del PCI.
    Il 25 aprile non rappresenta il ritorno alla libertà, come si pretende, ma la continuità col passato nel quadro della nuova dittatura pluralista.

    BRACALINI: PERCHE? IL 25 APRILE E? UNA DATA CHE ANCORA DIVIDE | L'Indipendenza Nuova
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  9. #3049
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    https://it.sputniknews.com/opinioni/...leterna-crisi/
    Tutti i giorni. Nel più assordante dei silenzi.

  10. #3050
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    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    https://it.sputniknews.com/opinioni/...leterna-crisi/
    Tutti i giorni. Nel più assordante dei silenzi.
    L'importante è insistere sull'olocausto e sull'antifascismo del venticinqueaprile.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
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