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  1. #4101
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Autonomia, i nodi vengono al pettine. Il residuo fiscale che scatena il Nord
    5 FEBBRAIO 2023 ECONOMIA LETTURA 5 MIN

    https://www.lanuovapadania.it/econom...atena-il-nord/
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #4102
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    E se tutte le Regioni fossero a Statuto Speciale, concorrenziali tra loro?
    6 FEBBRAIO 2023 OPINIONI LETTURA 3 MIN

    di Giorgio Bargna – I territori di una Nazione concorrono anche a identificare come uno e molteplice lo Stato-nazione, e così a sfatare l’ingenua visione del carattere monolitico e omogeneo dello Stato-nazione e dell’identità nazionale: i cittadini, le collettività, i territori che convivono in una medesima comunità politica nazionale portano a quest’ultima ciascuno un proprio bagaglio di storia, cultura e memorie, di pratiche e tradizioni normative, di modelli sociali e istituzionali, di questioni aperte e di sfide politiche, di situazioni socioeconomiche, e di contributi all’erario.
    Nel dopoguerra l’istituto regionale, per quanto fragile, era sorto per rispondere soprattutto alla non banale varietà socioeconomica del Paese. A quel tempo però ci si limitò semplicemente, tra il 1946 e il 1963, alla costituzione delle così dette regioni a statuto speciale: Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Sardegna, Sicilia.


    Le regioni che ottennero l’autonomia speciale furono quelle che riuscirono a far valere ‘al momento giusto’ la loro vicenda storica e i problemi di cui esse sono portatrici nei confronti di uno Stato-nazione. Entrarono così in gioco il carattere plurietnico-linguistico, la collocazione geopolitica periferica presso delicati e contestati confini internazionali, la tradizione insulare contrapposta al continente, l’espressione storica di tendenze separatistiche, i nodi irrisolti nel senso di appartenenza nazionale o nel riconoscimento dell’autorità dello Stato centrale. Il pericolo che l’Italia, Stato ancora fragile, potesse perdere parti del proprio territorio in un momento di tensioni internazionali alla fine della Seconda guerra mondiale.


    Dal 1948 comunque si intendeva costituire concrete funzioni regionali, per più di un ventennio, il dettato costituzionale in questa materia era stato disatteso per varie ragioni, soprattutto di opportunità politica della Democrazia Cristiana, che durante la fase Costituente aveva sostenuto il decentramento regionale e la nascita delle regioni italiane ma in seguito aveva abbandonato tale posizione per il timore di sancire l’egemonia delle sinistre in alcune aree del Paese. Nel 1968, con l’approvazione della legge elettorale n. 108 del 17 febbraio, si avviò concretamente la costituzione delle Regioni a statuto ordinario
    Perché tutto questo ritardo?


    Anche e soprattutto per ragioni politiche. Erano i tempi del dominio democristiano e c’era la previsione, poi rivelatasi fondata, che alcune Regioni sarebbero finite nella disponibilità dei partiti di sinistra, e per questo motivo i governi di allora cercarono di posticiparne il più possibile l’istituzione, anche se questo impegno compariva regolarmente nei loro programmi. A questo fattore politico va aggiunto il peso delle ambizioni centralistiche delle amministrazioni romane che vedevano come il fumo negli occhi la nascita delle Regioni.


    Si visse un periodo molto interessante nella stesura degli statuti regionali, tra il 1970 e il 1975, dove magari ogni Regione ha lavorato un po’ per conto suo, ma in alcuni casi si sono realizzate delle piccole operazioni costituenti attraverso l’incontro tra la tradizione politica cattolica, che era storicamente regionalista e quella comunista, che regionalista era diventata per evidenti motivi politici.
    Però in sostanza si può anche affermare che le Regioni a statuto ordinario sono state entrate nella Costituzione anche perché dovevano essere sostenute quelle a statuto speciale.
    Politicamente però ai partiti ha fatto comodo l’istituzione delle Regioni.


    Le Regioni hanno avuto, per così dire, un grande successo. La classe politica ha scoperto che si aprivano nuovi spazi soprattutto per i partiti esclusi dal governo centrale. Per essi si presentava anche l’occasione di dimostrare di avere una capacità di governo non solo in ambito municipale. Ma tutti i partiti si resero conto che con le Regioni si allargava la possibilità di distribuire dividendi politici.


    Negli anni, sotto la spinta indipendentista del Nord i partiti hanno cercato di procastinare surrogati di autonomia.
    Sono state disegnate in modo probabilmente confuso le competenze dello Stato e delle Regioni, soprattutto nelle materie in cui è stata prevista una sorta di co-gestione. Le Regioni, poi, sono diventate dei percettori di finanziamenti statali a piè di lista e di fatto non ne rispondono perché i cittadini continuano a individuare soprattutto nello Stato il responsabile di tutto. Allo stesso tempo non si è tenuto conto in modo adeguato delle differenze oggettive, basti pensare al costo della vita, che in certi settori motiverebbero una diversa articolazione su base territoriale.


    Poi l’introduzione dell’elezione diretta dei “governatori” ha attribuito loro una legittimazione più forte rispetto a quella di un governo centrale che non viene scelto direttamente dai cittadini. A fronte di questa diagnosi la terapia sarebbe quindi l’introduzione dell’elezione diretta dell’esecutivo ma anche di un Senato delle Regioni, serio, decisionale, svincolato completamente dalla Camere dei Deputati, con funzioni diametralmente diverse.


    Oggi ormai è chiaro a tutti che le paure del dopoguerra sono scemate e che i vari territori, malgrado gli anni, hanno mantenuto le proprie peculiarietà. Chi oggi rifiuta l’istituzione di altre 15 Regioni a Statuto Autonomo lo fa semplicemente per difendere i propri interessi politici e/o socioeconomici, che possono essere di tipo elettorale e di spartizione economica, per quanto riguarda i partiti, ed ad esempio, di difesa di un lavoro di tipo statale o dei maggiori introiti fiscali in alcune regioni, a fronte di una pressione fiscale che determina un pagamento di tasse in forma minore a confronto di regioni più sviluppate.
    E’ maturo il tempo della nascita di una Nazione basata su tutte Regioni a Statuto Speciale, concorrenziali tra loro e stimolative alla crescita di ognuna di loro.

    https://www.lanuovapadania.it/opinio...iali-tra-loro/
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  3. #4103
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    “Nero di Londra”, cos’è veramente accaduto alla vigilia del primo conflitto mondiale? Il ruolo della massoneria
    8 FEBBRAIO 2023 CULTURA LETTURA 1 MIN

    di Roberto Gremmo – E’ quasi una regola non scritta di certa critica da zerbino far finta di niente quando ricerche coraggiose rivelano delle verità storiche mai davvero conosciute, che mettono in crisi molte ricostruzioni strumentali e superficiali.

    Non vi e’ dunque da stupirsi se poco o niente si e’ scritto sul libro “Nero di Londra” di Mario Jose’ Cereghino, esperto di archivi anglosassoni e di Giovanni Fasanella, giornalista e saggista di fama ed esperienza dove, sulla base di lunghe ricerche, si rivelano per la prima volta i movimenti dei servizi segreti inglesi per trascinare l’Italia nel conflitto sanguinoso dal 1914 al 1918.

    Edito da Chiarelettere, lo studio tira in ballo sia i capi della Massoneria italica che il camaleonte Mussolini proponendoli come prezzolati burattini britannici pronti a far imbracciare le armi a migliaia di poveri contadini mandati a morire sulle pietraie del Carso, ma non dimentica di puntare il dito anche su un giornalismo a libro paga per fomentare il peggior nazionalismo aggressivo.

    Tutto basato sulle straordinarie memorie del capo dello spionaggio inglese, il lavoro di Cereghino e Fasanella è una sorpresa di rivelazioni, alcune che sembrano in qualche modo rispecchiare una realtà italiana torbida e pericolosa che, per pura combinazione, sembra ciclicamente riproporsi in questo sfortunato Paese.

    Uno dei capitoli che mi ha maggiormente colpito s’intitola “Nitti e la pista anarchica” e punta i fari su un personaggio come Malatesta, tirato in ballo come mandante di attentati ma al contempo “vecchio amico di Benito Mussolini” che nel corso della prima guerra mondiale, avrebbe montato una campagna di stampa su presunti “complotti anarchici” del tutto inesistenti, ma enfatizzati per creare in modo artificiale un clima favorevole ad un governo forte.

    Eppure, già allora il movimento anarchico era da tempo in declino, ma le sparate Malatestiane erano utilizzate dall’avventuriero di Predappio come alibi per invocare il pugno duro contro Giolitti, i socialisti ed i cattolici, tutti accusati di attentare all’unita’ patriottica e di essere complici involontari del montante pericolo terroristico. Inesistente, ma che riempiva le colonne del “Popolo d’Italia”, foraggiato secondo gli autori dalle sterline della provocazione inglese e dai franchi della Massoneria francese.

    Accadeva allora. Ma può essere storia di oggi ?

    https://www.lanuovapadania.it/cultur...la-massoneria/
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  4. #4104
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    La politica e l’inflazione – I consiglieri siciliani si alzano da 11,2mila a 12mila euro lo stipendio mensile. Voto contrario all’abrogazione della rivalutazione
    10 FEBBRAIO 2023 ECONOMIA LETTURA 1 MIN

    I politici siciliani si aumentano lo stipendio. E’ stata, infatti, confermata la norma sugli adeguamenti Istat delle indennità per i 70 parlamentari siciliani. L’Assemblea regionale ha respinto, con voto segreto, un emendamento che prevedeva l’abrogazione della norma della legge che nel 2014 aveva introdotto l’automatismo della rivalutazione delle indennità al costo della vita. Finora i parlamentari di Palazzo dei Normanni percepivano ogni mese 11.100 euro lordi ma da adesso avranno un aumento di 890 lordi al mese per arrivare quindi a 12 mila euro mensili per una spesa totale di 750 mila euro all’anno, e 11,2 milioni di euro l’anno. La richiesta del voto segreto per confermare l’emendamento sull’aumento dello stipendio è stata fatta da Gianfranco Miccichè: “Non è la prima volta che Roma interferisce, in questo caso chiedendo la cancellazione di questa norma: basta – dice Miccichè – siamo considerati lo schifo del Paese, qualsiasi cosa facciamo. Basta. Con l’indennità da parlamentare arrivo a fine mese e chiedo scusa a chi purtroppo non ci arriva. Ma non ho ville, non ho yacht e non rubo, si è montato un polverone su un automatismo”.

    https://www.lanuovapadania.it/econom...rivalutazione/
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  5. #4105
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Sanremo, 11,1 milioni e il 66.5% per la serata dei duetti. Share più alto dal 1987

    Senza speranza.

  6. #4106
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    A Sanremo educazione all’odio a mamme e bambini
    Maurizio Blondet 11 Febbraio 2023

    Per imporre il nuovo credo globale al popolino arretrato, a Sanremo hanno assoldato tale Chiara Francini, che i media definiscono “attrice”, s’è prodotta in un monologo contro le donne che «cominciano a figliare» a «valanga». Aggiunge che “la gente incinta è violenta”, e quanto a lei, spera che suo figlio sarà gay.

    Un tema a caso, insomma. Infatti subito dopo quel tal Amadeus s’è prodotto in dichiarazioni sul programma ideologico educativo che ha inteso dare a quello che un tempo lontano è stato il Festival della Canzonetta italiana:

    _*”Ai bambini va spiegato che esiste un uomo che ama un uomo e una donna che ama una donna, che è normale e questo va portato ovunque, in televisione e nello spettacolo”.*_

    E per meglio inchiodare il messaggio pedagogico, è accaduto questo:

    https://twitter.com/QLexPipiens/status/1624303997564616704

    Quindi il vostro cronista si unisce alla seguente protesta-appello:

    Ecco la nuova “normalità”: usare *IL TUO CANONE* per manipolare ideologicamente l’opinione pubblica con l’obiettivo di sdoganare il matrimonio omosessuale, le adozioni gay, l’utero in affitto, l’ideologia gender, la promiscuità sessuale, la pornografia e la prostituzione, causando confusione e incertezza nei bambini e nei giovani.

    *#NONCONILMIOCANONE* – Firma subito e condividi la petizione per chiedere un intervento immediato del governo Meloni e della commissione di vigilanza RAI. Che il governo sostenga l’istanza dei cittadini contro questo intollerabile abuso!

    Dobbiamo lanciare l’allarme: *condividi questo messaggio con almeno 10 dei tuoi contatti Whatsapp* per aumentare l’impatto della nostra campagna contro gli abusi della Rai.

    Clicca qui:

    https://citizengo.org/it/fm/210064-liberiamo-sanremo-dal-gender-e-dal-porno-meloni-e-il-governo-intervengano

    CitizenGO (https://citizengo.org/it/fm/210064-liberiamo-sanremo-dal-gender-e-dal-porno-meloni-e-il-governo-intervengano)

    https://www.maurizioblondet.it/a-san...mme-e-bambini/
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  7. #4107
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Sanremo, 11,1 milioni e il 66.5% per la serata dei duetti. Share più alto dal 1987

    Senza speranza.
    Vediamo il bicchiere mezzo pieno: share più alto ma meno spettatori... il che vuol dire che in generale c'è pure meno gente che guarda la TV...

  8. #4108
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Beato te se sei ottimista.
    Io resto del parere della decerebrazione di massa.

  9. #4109
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta


  10. #4110
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Paese reale -Spariscono due negozi all’ora
    11 FEBBRAIO 2023 ECONOMIA LETTURA 1 MIN

    Nel 2022 sono spariti una media di oltre due negozi ogni ora. E’ quanto emerge dalle elaborazioni messe a punto da Confesercenti sui dati disponibili delle fonti camerali, secondo cui creare un’impresa nel commercio al dettaglio è “un sogno sempre più difficile da realizzare”.

    Tanto che – continua Confesercenti – “nel 2022 sono nate solo 22.608 nuove attività, il 20,3% in meno del 2021. Un numero del tutto insufficiente a compensare le oltre 43mila imprese che hanno abbassato per sempre la saracinesca, e che fa chiudere l’anno con un bilancio negativo per oltre 20mila unità”, per una media quindi “di oltre due negozi spariti ogni ora”. La situazione riguarda tutto il territorio nazionale anche se la perdita più alta è in Campania (-2.707 negozi); seguono, il Lazio (-2.215), la Sicilia (-2.142), e la Lombardia (-2.123). Ma la perdita peggiore in termini relativi è quella delle Marche (-8,8% sul 2021).

    https://www.lanuovapadania.it/econom...negozi-allora/
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