Massoneria, a Trapani 500 iscritti in 19 logge: “Potere parallelo in grado di inquinare la gestione della cosa pubblica”
Quasi cinquecento iscritti tra banchieri, funzionari pubblici, imprenditori, politici locali, suddivisi in 19 logge: sei sono attive soltanto a Castelvetrano, la città di Matteo Messina Denaro, l’ultima primula rossa di Cosa nostra. Sono i numeri aggiornati della massoneria in provincia di Trapani, la città dei misteri che ha da sempre avuto un rapporto particolare con compassi e grembiulini. Numeri che arrivano dall’ultima indagine coordinata dal procuratore Marcello Viola e che si sono tradotti in un dettagliato dossier finito sui tavoli della prefettura.
Il risultato delle indagini parla chiaro: nel trapanese i “fratelli muratori” sono 460, un piccolo esercito composto da dirigenti di enti pubblici, delle forze dell’ordine, da imprenditori, professionisti e amministratori locali, tutti legati dal vincolo massonico. Dati rilevanti in una provincia che conta 400mila abitanti, ed per questo motivo che nel dossier, pubblicato da Repubblica, gli investigatori scrivono: “Appare lecito chiedersi fino a che punto la quotidiana e multiforme attività di enti pubblici non sia subdolamente pilotata dall’influenza di poteri occulti assai più penetranti della purtroppo diffusa logica clientelare, della dilagante corruzione o ancora delle ben note pressioni intimidatorie di chiara matrice mafiosa”. Come dire: a cosa servono 19 logge attive nel regno dell’ultimo boss stragista ancora in libertà, dove la parola massoneria ha spesso fatto da schermo per intrecci e connessioni indicibili?
“Le clamorose vicende politico giudiziarie di risonanza nazionale e locale – continuano infatti gli inquirenti – non sembrano avere ancora ingenerato il diffuso convincimento che in seno alle logge massoniche possa annidarsi un vero e proprio potere parallelo in grado di inquinare l’attività amministrativa e la gestione della cosa pubblica costituendo una temibile turbativa per le istituzioni e la collettività”. Il riferimento è per il blitz andato in onda nel gennaio del 1986 nelle stanze del circolo Scontrino a Trapani: quel giorno il capo della squadra mobile Saverio Montalbano scoprì che dietro il paravento dell’esclusiva associazione culturale si nascondeva l’attività di sette logge massoniche con trecento fratelli muratori: una delle logge, la Iside 2, risultò poi essere completamente segreta, così come in segreto si erano iscritti i suoi cento “incappucciati”.
Erano gli anni in cui a Trapani veniva ambientata la prima serie della Piovra, tra gli iscritti al circolo Scontrino spiccavano i nomi di politici di peso, come quello dell’ex potentissimo ministro della Dc Calogero Mannino, mentre la loggia coperta Iside 2 accoglieva tra i suoi membri anche sanguinari boss mafiosi come Mariano Agate, Natale L’Ala, Natale Rimi, Mariano Asaro, Gioacchino Calabro, più Pino Mandalari, considerato il commercialista di Totò Riina.
Padrini di Cosa nostra ma anche dirigenti delle forze dell’ordine, altissimi funzionari di importanti ministeri e persino esponenti del clero: tutti seduti fianco a fianco in nome di una inconfessabile unità d’intenti. Sarà per questo che poco dopo il suo blitz, Montalbano verrà inspiegabilmente trasferito, mentre trent’anni dopo la musica nella provincia più occidentale della Sicilia non sembra essere cambiata.
Per capirlo basta sovrapporre il dossier sulla massoneria ai particolari emersi da alcune recenti indagini. Come per esempio quella a carico di Francesco Miccichè, l’ex vescovo di Trapani cacciato nel 2011 da Papa Ratzinger, finito sotto inchiesta per truffa, appropriazione indebita e stalking. All’inizio l’ex presule si era difeso dalle accuse tirando in ballo le sue posizioni pubbliche contro la massoneria: adesso, però, ci sarebbe una una nuova pista d’indagine che punta a fare luce sulla costruzione di una chiesa affidata senza appalto alla ditta di alcuni massoni.
L’ombra del compasso si scorge anche nell’ultima inchiesta che ha fatto aprire le porte del carcere per Pasquale Perricone, l’ex vicesindaco di Alcamo indicato come “vicino” alla famiglia mafiosa dei Melodia, considerato dalla procura al vertice di un “comitato d’affari” che gestiva ogni business pubblico e privato della zona: tra gli arrestati nella stessa operazione c’è anche Emanuele Asta, dirigente regionale che sarebbe iscritto alla loggia Myrhiam.
Una loggia con lo stesso nome, tra l’altro, compare nelle turbolenti vicende che hanno portato alle dimissioni di Sebastiano Bonventre, eletto dal Pd sindaco di Alcamo nel 2012. Quel turno elettorale è costato all’ex senatore del Pd Nino Papania una condanna a otto mesi in primo grado per voto di scambio, mentre Bonventre ha deciso di dimettersi da sindaco negli stessi giorni in cui sui giornali locali cominciavano a circolare alcune fotografie che dimostrerebbero il suo grado di gran maestro venerabile della loggia Myrhiam 225. Dal blitz al centro Scontrino, insomma, saranno pure passati trent’anni, ma a Trapani, evidentemente, c’è ancora tanta voglia di massoneria.
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LA CORTE DELLA PRESIDENTA
Boldrini, vergogna in Marocco: a spese nostre con 33 persone
Italia batte Germania 33 a 9. Si tratta del risultato del confronto fra i delegati che hanno partecipato alla dodicesima sessione dell’assemblea parlamentare che l’Unione per il Mediterraneo ha tenuto a Tangeri, in Marocco. Le delegazioni dei ventotto Paesi della Ue, assieme a quelle dei Paesi del nord Africa e del Medioriente che si affacciano sul Mediterraneo si sono incontrati per un vertice dal tema quanto mai sbiadito: «Insieme per un furturo comune nello spazio Euromediterraneo», con «l’ambizione di costruire un migliore ancoraggio di sviluppo interculturale in materia di pace e sicurezza». Tutto e niente. D’altronde sperare che da questi consessi esca qualcosa di interessante è una pia illusione.
L’Unione per il Mediterraneo è un lascito dell’ex presidente francese Nicolas Sarkozy, che lo tenne a battesimo nel 2008 a Parigi. Da allora si danno appuntamento un paio di volte all’anno le delegazioni dei Ventotto, assieme a quelle di Algeria, Egitto, Giordania, Palestina, Israele, Libano, Libia, Marocco, Mauritania, Tunisia, Turchia, Montenegro e perfino Monaco. Lo scorso mese di maggio, per la precisione da giovedì 26 a domenica 29, è stata la volta dell’assemblea plenaria, composta dai parlamentari e dal seguito di interpreti e funzionari che li accompagnano. Ed è proprio qui che la nostra delegazione si è distinta da tutte le altre, per la numerosità dei componenti. Oltre ai due capi delegazione, la presidente della Camera Laura Boldrini e quello del Senato, Pietro Grasso, figurano sei interpreti, due senatori, la ex grillina Maria Mussini (ora gruppo misto) e il forzista Antonio D’Alì. Il resto della delegazione è formato da componenti qualificati dall’organizzazione marocchina come «staff». Si segnalano, fra gli altri, Roberto Natale, portavoce della Boldrini, Giovanni Rizzoni capo del dipartimento relazioni intenazionali di Montecitorio e due esperte di comunicazione, sempre in quota Boldrini: Valentina Loiero e Giovanna Pirrotta. Quasi speculare la composizione dei funzionari di Palazzo Madama, con Alessandra Lai, capo affari internazionali e Roberta D’Addio, capo organizzzazione relazioni internazionali.
Letteralmente surclassate le altre delegazioni. Mentre i tedeschi si sono presentati in nove, i francesi sono arrivati addirittura in due, i belgi in tre, gli spagnoli in otto, i croati in quattro. Fra le delegazioni più numerose l’Algeria si è fermata a quindici, l’Austria a undici, l’Egitto a diciassette, la Giordania a tredici come il Marocco. Fuori quota la delegazione del Parlamento europeo, forte di 35 membri.
Ad alzare il velo sulla spedizione marocchina sono stati due parlamentari di Forza Italia, uno di Montecitorio, Basilio Catanoso, l’altro di Strasburgo, Salvo Pogliese che hanno indirizzato alla presidenza della Camera e al Collegio dei questori una nota in cui esprimono «stupore e rammarico». Segnalando, fra l’altro, «una sensazione da clima vacanziero nel gruppo italiano, che sarebbe stata notata perfino dalle altre delegazioni». Unica nota positiva: questa volta al viaggio di Stato non s’è aggregato il fidanzato della Boldrini, come accadde nel 2013, alla cerimonia per la morte di Nelson Mandela. Forse perché nel frattempo i due hanno rotto.
Laura Boldrini, vertice in Marocco con una corte di 33 persone a spese nostre - Politica - Libero Quotidiano
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Nota di Rischio Calcolato: Io uno Stefano Bassi così Incazzato non l’avevo mai letto. Mi sa che sta facendo il “Ciaone” definitivo all’Italia. Toni a parte, ne condivido l’analisi in pieno, soprattutto nella questione dei “pifferai magici”, capisco che non è popolare per un politico andare a dire in TV: “ca@@i di chi ci ha lasciato i soldi dopo anni di avvertimenti (in MPS)”, tuttavia questo profluvio di “salviamo le banche e i risparmiatori (con i soldi di altri risparmiatori)” a partire dall’M5s è ridicolo e perfettamente falliTaGliano.
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