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  1. #2071
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Massoneria, a Trapani 500 iscritti in 19 logge: “Potere parallelo in grado di inquinare la gestione della cosa pubblica”
    Quasi cinquecento iscritti tra banchieri, funzionari pubblici, imprenditori, politici locali, suddivisi in 19 logge: sei sono attive soltanto a Castelvetrano, la città di Matteo Messina Denaro, l’ultima primula rossa di Cosa nostra. Sono i numeri aggiornati della massoneria in provincia di Trapani, la città dei misteri che ha da sempre avuto un rapporto particolare con compassi e grembiulini. Numeri che arrivano dall’ultima indagine coordinata dal procuratore Marcello Viola e che si sono tradotti in un dettagliato dossier finito sui tavoli della prefettura.
    Il risultato delle indagini parla chiaro: nel trapanese i “fratelli muratori” sono 460, un piccolo esercito composto da dirigenti di enti pubblici, delle forze dell’ordine, da imprenditori, professionisti e amministratori locali, tutti legati dal vincolo massonico. Dati rilevanti in una provincia che conta 400mila abitanti, ed per questo motivo che nel dossier, pubblicato da Repubblica, gli investigatori scrivono: “Appare lecito chiedersi fino a che punto la quotidiana e multiforme attività di enti pubblici non sia subdolamente pilotata dall’influenza di poteri occulti assai più penetranti della purtroppo diffusa logica clientelare, della dilagante corruzione o ancora delle ben note pressioni intimidatorie di chiara matrice mafiosa”. Come dire: a cosa servono 19 logge attive nel regno dell’ultimo boss stragista ancora in libertà, dove la parola massoneria ha spesso fatto da schermo per intrecci e connessioni indicibili?
    “Le clamorose vicende politico giudiziarie di risonanza nazionale e locale – continuano infatti gli inquirenti – non sembrano avere ancora ingenerato il diffuso convincimento che in seno alle logge massoniche possa annidarsi un vero e proprio potere parallelo in grado di inquinare l’attività amministrativa e la gestione della cosa pubblica costituendo una temibile turbativa per le istituzioni e la collettività”. Il riferimento è per il blitz andato in onda nel gennaio del 1986 nelle stanze del circolo Scontrino a Trapani: quel giorno il capo della squadra mobile Saverio Montalbano scoprì che dietro il paravento dell’esclusiva associazione culturale si nascondeva l’attività di sette logge massoniche con trecento fratelli muratori: una delle logge, la Iside 2, risultò poi essere completamente segreta, così come in segreto si erano iscritti i suoi cento “incappucciati”.
    Erano gli anni in cui a Trapani veniva ambientata la prima serie della Piovra, tra gli iscritti al circolo Scontrino spiccavano i nomi di politici di peso, come quello dell’ex potentissimo ministro della Dc Calogero Mannino, mentre la loggia coperta Iside 2 accoglieva tra i suoi membri anche sanguinari boss mafiosi come Mariano Agate, Natale L’Ala, Natale Rimi, Mariano Asaro, Gioacchino Calabro, più Pino Mandalari, considerato il commercialista di Totò Riina.
    Padrini di Cosa nostra ma anche dirigenti delle forze dell’ordine, altissimi funzionari di importanti ministeri e persino esponenti del clero: tutti seduti fianco a fianco in nome di una inconfessabile unità d’intenti. Sarà per questo che poco dopo il suo blitz, Montalbano verrà inspiegabilmente trasferito, mentre trent’anni dopo la musica nella provincia più occidentale della Sicilia non sembra essere cambiata.
    Per capirlo basta sovrapporre il dossier sulla massoneria ai particolari emersi da alcune recenti indagini. Come per esempio quella a carico di Francesco Miccichè, l’ex vescovo di Trapani cacciato nel 2011 da Papa Ratzinger, finito sotto inchiesta per truffa, appropriazione indebita e stalking. All’inizio l’ex presule si era difeso dalle accuse tirando in ballo le sue posizioni pubbliche contro la massoneria: adesso, però, ci sarebbe una una nuova pista d’indagine che punta a fare luce sulla costruzione di una chiesa affidata senza appalto alla ditta di alcuni massoni.
    L’ombra del compasso si scorge anche nell’ultima inchiesta che ha fatto aprire le porte del carcere per Pasquale Perricone, l’ex vicesindaco di Alcamo indicato come “vicino” alla famiglia mafiosa dei Melodia, considerato dalla procura al vertice di un “comitato d’affari” che gestiva ogni business pubblico e privato della zona: tra gli arrestati nella stessa operazione c’è anche Emanuele Asta, dirigente regionale che sarebbe iscritto alla loggia Myrhiam.
    Una loggia con lo stesso nome, tra l’altro, compare nelle turbolenti vicende che hanno portato alle dimissioni di Sebastiano Bonventre, eletto dal Pd sindaco di Alcamo nel 2012. Quel turno elettorale è costato all’ex senatore del Pd Nino Papania una condanna a otto mesi in primo grado per voto di scambio, mentre Bonventre ha deciso di dimettersi da sindaco negli stessi giorni in cui sui giornali locali cominciavano a circolare alcune fotografie che dimostrerebbero il suo grado di gran maestro venerabile della loggia Myrhiam 225. Dal blitz al centro Scontrino, insomma, saranno pure passati trent’anni, ma a Trapani, evidentemente, c’è ancora tanta voglia di massoneria.
    Massoneria, a Trapani 500 iscritti in 19 logge: "Potere parallelo in grado di inquinare la gestione della cosa pubblica" - Il Fatto Quotidiano



    LA CORTE DELLA PRESIDENTA
    Boldrini, vergogna in Marocco: a spese nostre con 33 persone
    Italia batte Germania 33 a 9. Si tratta del risultato del confronto fra i delegati che hanno partecipato alla dodicesima sessione dell’assemblea parlamentare che l’Unione per il Mediterraneo ha tenuto a Tangeri, in Marocco. Le delegazioni dei ventotto Paesi della Ue, assieme a quelle dei Paesi del nord Africa e del Medioriente che si affacciano sul Mediterraneo si sono incontrati per un vertice dal tema quanto mai sbiadito: «Insieme per un furturo comune nello spazio Euromediterraneo», con «l’ambizione di costruire un migliore ancoraggio di sviluppo interculturale in materia di pace e sicurezza». Tutto e niente. D’altronde sperare che da questi consessi esca qualcosa di interessante è una pia illusione.
    L’Unione per il Mediterraneo è un lascito dell’ex presidente francese Nicolas Sarkozy, che lo tenne a battesimo nel 2008 a Parigi. Da allora si danno appuntamento un paio di volte all’anno le delegazioni dei Ventotto, assieme a quelle di Algeria, Egitto, Giordania, Palestina, Israele, Libano, Libia, Marocco, Mauritania, Tunisia, Turchia, Montenegro e perfino Monaco. Lo scorso mese di maggio, per la precisione da giovedì 26 a domenica 29, è stata la volta dell’assemblea plenaria, composta dai parlamentari e dal seguito di interpreti e funzionari che li accompagnano. Ed è proprio qui che la nostra delegazione si è distinta da tutte le altre, per la numerosità dei componenti. Oltre ai due capi delegazione, la presidente della Camera Laura Boldrini e quello del Senato, Pietro Grasso, figurano sei interpreti, due senatori, la ex grillina Maria Mussini (ora gruppo misto) e il forzista Antonio D’Alì. Il resto della delegazione è formato da componenti qualificati dall’organizzazione marocchina come «staff». Si segnalano, fra gli altri, Roberto Natale, portavoce della Boldrini, Giovanni Rizzoni capo del dipartimento relazioni intenazionali di Montecitorio e due esperte di comunicazione, sempre in quota Boldrini: Valentina Loiero e Giovanna Pirrotta. Quasi speculare la composizione dei funzionari di Palazzo Madama, con Alessandra Lai, capo affari internazionali e Roberta D’Addio, capo organizzzazione relazioni internazionali.
    Letteralmente surclassate le altre delegazioni. Mentre i tedeschi si sono presentati in nove, i francesi sono arrivati addirittura in due, i belgi in tre, gli spagnoli in otto, i croati in quattro. Fra le delegazioni più numerose l’Algeria si è fermata a quindici, l’Austria a undici, l’Egitto a diciassette, la Giordania a tredici come il Marocco. Fuori quota la delegazione del Parlamento europeo, forte di 35 membri.
    Ad alzare il velo sulla spedizione marocchina sono stati due parlamentari di Forza Italia, uno di Montecitorio, Basilio Catanoso, l’altro di Strasburgo, Salvo Pogliese che hanno indirizzato alla presidenza della Camera e al Collegio dei questori una nota in cui esprimono «stupore e rammarico». Segnalando, fra l’altro, «una sensazione da clima vacanziero nel gruppo italiano, che sarebbe stata notata perfino dalle altre delegazioni». Unica nota positiva: questa volta al viaggio di Stato non s’è aggregato il fidanzato della Boldrini, come accadde nel 2013, alla cerimonia per la morte di Nelson Mandela. Forse perché nel frattempo i due hanno rotto.
    Laura Boldrini, vertice in Marocco con una corte di 33 persone a spese nostre - Politica - Libero Quotidiano


  2. #2072
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Non scrive la sentenza: scarcerati i mafiosi. Marcato: però chi spara ai ladri va in galera…

    16 Jun 2016 · 1 Commento



    E ieri sui social l’assessore veneto Roberto Marcato ha accolto così la notizia…. come riproponiamo in apertura!
    Ed ecco la notizia….
    La prima commissione del Csm ha richiesto al Comitato di Presidenza l’apertura di una pratica sulla vicenda, riportata sulla stampa, della scarcerazione nel processo per ‘ndrangheta ‘Cosa Mia’ di tre condannati a causa del ritardo del deposito delle motivazioni della sentenza. Lo annuncia Renato Balduzzi, presidente della Prima Commissione del Csm. “Da notizie di stampa in data odierna – si legge nella nota – è emerso che alcuni imputati per associazione per delinquere di stampo mafioso ed altri gravi reati sono stati scarcerati per decorso del termine massimo di custodia cautelare, pur essendo la condanna inflitta in primo grado stata confermata dalla Corte di Assise di Appello di Reggio Calabria nel luglio 2015. In particolare, ciò sarebbe avvenuto a causa del ritardo nel deposito delle motivazioni della sentenza, la cui redazione è stata affidata alla consigliera Stefania di Rienzo; il termine di novanta giorni, originariamente fissato e successivamente prorogato per uguale periodo, sarebbe interamente decorso”. “Data la gravità delle notizie – si sottolinea – la Prima Commissione del Csm ha richiesto in data odierna al Comitato di Presidenza l’apertura di una pratica al fine di acquisire gli atti relativi alla vicenda processuale e di valutarne i relativi profili”.

    Non scrive la sentenza: scarcerati i mafiosi. Marcato: però chi spara ai ladri va in galera? | L'Indipendenza Nuova



    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #2073
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Partigiano trucidò 54 innocenti e il governo gli dà una medaglia
    La Difesa ha decretato "eroe" della Resistenza Valentino Bortoloso, che partecipò all'eccidio partigiano di Schio
    Giuseppe De Lorenzo
    Se da partigiano hai ucciso 54 persone, se sei entrato nelle carceri e hai scaricato l'intero caricatore di mitra su quelle persone inermi, lo Stato italiano ti premia. Ti dà una medaglia. Ti inserisce nel novero degli eroi. Anche se alle spalle hai una condanna a morte a certificare che quella azione "eroica" fu in realtà un eccidio.
    L'eccidio del partigiano
    Non è uno scherzo. Uno dei protagonisti dell'eccidio di Schio del 6-7 luglio del 1945 (la guerra era già finita) è stato insignito della lodevole "medaglia della Liberazione". Il ministero della Difesa, infatti, in onore dei 70 anni della Repubblica italiana ha pensato fosse necessario istituire una nuova onoreficienza per chi prese parte alla Resistenza partigiana. E così nel vicentino, il prefetto Eugenio Soldà non ha potuto che eseguire gli ordini ricevuti dal ministro Pinotti e consegnare la medaglia a 84 partigiani vicentini.
    Peccato che, non si sa se per errore oppure per dolo, tra i premiati ci sia finito anche Valentino Bortoloso. Teppa, questo il suo nome di battaglia, nel curriculum vanta la partecipazione all'eccidio di Schio. Era uno dei componenti del commando della brigata garibaldina "Martiri Valleogra" che penetrò nelle carceri e colpì a suon di mitra 54 persone. Delle quali, ricorda il Gazzettino, 15 erano donne e 7 dei bambini.
    Bortoloso venne riconosciuto responsabile e condannato a morte dagli alleati. Anche se poi la pena decadde successivamente in altri processi.
    Le reazioni sdegnate
    La consegna della medaglia ha scatenato una nuvola di proteste a Schio, e anche il sindaco della città ha cercato di prendere le distanze da quanto deciso dalla Difesa. "Se l'ex partigiano fosse realmente pentito per quanto fatto nel luglio del '45, avrebbe dovuto, quanto meno, rifiutare il riconoscimento come vero e concreto gesto di rappacificazion - dice Alex Cioni, responsabile del comitato Prima Noi - Invece, accogliendo questa onorificenza, il partigiano Teppa ha premuto nuovamente il grilletto scaricando idealmente una nuova mitragliata di pallottole su uomini e donne inermi".
    Partigiano trucidò 54 innocenti e il governo gli dà una medaglia - IlGiornale.it


    Ma capiscono quello che fanno?
    Paolo Deotto
    Sulla fine di giugno l’attenzione incomincia già a spostarsi sulle vacanze. Sulla fine di giugno si pensa più volentieri ai quindici giorni al mare che alle noiose cronache parlamentari… e in quei giorni inizierà alla Camera la discussione sul disegno di legge che porta la firma di Roberto Giachetti, PD, tra l’altro candidato sindaco di Roma.
    Il ddl si intitola “Disposizioni in materia di legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati”. Torna insomma trionfalmente in Parlamento una delle più infami menzogne, costruita decenni fa dai radicali e in buona parte anche dal Movimento Studentesco di Roma: la distinzione tra droghe “leggere” e “pesanti”. Infame menzogna, utilizzata ora per fare un altro importante passo verso la distruzione della società, peraltro già ben avviata da tempo col divorzio, l’aborto, la legge 40, e di recente con la legge Cirinnà e con l’ossessiva propaganda omosessualista, che martella tutti, anche i bambini delle scuole elementari.
    La diffusione dell’uso degli stupefacenti è essenziale per chi lavora per realizzare una società di schiavi dementi, tutti uniti dal pensiero unico, favorito anche dalla tremenda situazione di resa al mondo in cui si trova la Chiesa. Una società destinata alla rovina. Il piano del demonio ogni giorno segna nuove vittorie.
    La proposta di Giachetti ha già ricevuto l’appoggio di un centinaio di parlamentari, e si può esser certi che passerà, perché i “favorevoli” si trovano sia a sinistra, sia a destra. Del resto i parlamentari da tempo hanno rinunciato a ogni forma di esame e di critica. Essere macchine da voto con un eccellente stipendio mensile è assai più comodo.
    Mi sono laureato in Giurisprudenza nell’anno accademico 1971/72. Ho avuto la fortuna di seguire le lezioni di Medicina Legale di un grande professore, Romeo Pozzato. Il testo di studio era quello famoso, di due altri grandi Maestri della medicina legale: i professori Antonio Cazzaniga e Caio Mario Cattabeni. Ebbene, in quegli anni (e parliamo non di ieri, ma di quarantacinque anni fa), erano già ben noti gli effetti devastanti dei derivati della cannabis, hashish e marijuana.
    A livello comportamentale, l’uso di cannabis causa principalmente:
    Imprevedibilità di comportamento (aggressività, che può essere seguita da apatia, e viceversa).
    Incapacità di concentrazione e di memoria (effetti questi ben constatati da tanti insegnanti).
    Fasi di esuberanza sessuale incontenibile, seguite da fasi di indifferenza.
    Incapacità di regolare e controllare l’istintività.
    Allucinazioni.
    Ma ci sono effetti ben peggiori, anch’essi ben conosciuti da decenni: l’uso della cannabis può causare danni alle cellule cerebrali. Non è raro che il consumatore abituale di cannabis abbia fenomeni di allucinazione anche se “disintossicato”. Le lesioni cerebrali infatti – non guaribili – restano come danno permanente e l’aver cessato l’assunzione della droga non giova, perché ormai il cervello è danneggiato.
    La risposta personale all’uso della cannabis è molto variabile, né si possono stabilire parametri sicuri. C’è indubbiamente chi ne fa uso per anni senza subire gravi conseguenze, ma c’è anche chi invece patisce gravi danni, sia contingenti che permanenti. Insomma, è una pazzesca roulette russa: quando si schiaccia il grilletto non si sa se la cartuccia sia in canna.
    Tutte queste cose erano ben note, studiate, sperimentate, decenni fa. Ora qualche studioso le “riscopre”, come novità eccezionali.
    Come è nata l’infame menzogna della distinzione tra droghe “leggere” e “pesanti”?
    Senza dubbio la responsabilità maggiore ricade sull’attività criminale dei radicali, da sempre diffusori frenetici di tutto ciò che porta alla morte. Marco Pannella ha cessato di fare danni da poche settimane e non ha mai avuto una parola di pentimento per la sua sciagurata propaganda a favore degli stupefacenti.
    Ma una pesante responsabilità storica è anche quella del Movimento Studentesco. Quando il Partito Comunista iniziò a stringere i cordoni della borsa, il Movimento Studentesco della Capitale avviò il business della cannabis per finanziarsi. Poiché la cretineria ideologica ammantava ogni azione, si inventò anche una curiosa distinzione: l’eroina e la cocaina come “droghe capitaliste” e la cannabis era la droga “proletaria”. Ovviamente bella, buona e innocua.
    Curiosità storica: Ho Chi Minh, presidente del Vietnam del Nord, negli anni della guerra dichiarò senza problemi che una delle armi usate contro i soldati americani era proprio la diffusione tra di essi della cannabis, il cui uso abituale rendeva gli uomini apatici e inabili al combattimento.
    La menzogna sessantottina divenne, come tutte le menzogne, “verità assoluta”, indiscutibile, favorita poi dal sempre più diffuso concetto di “libertà” come facoltà di fare tutto ciò che passa per la testa, comprese le peggiori idiozie. Tale concetto di “libertà”, favorito dalla resa al mondo che la Chiesa ha fatto da decenni, rinunciando al suo dovere di guida morale, ci ha portato alla brillante situazione che oggi viviamo.
    E, per tornare al sottotitolo, poiché non è possibile credere che tutti i parlamentari che hanno appoggiato, e che voteranno, il ddl Giachetti siano diabolici complottisti (a ben considerare, faremmo loro troppo onore), possiamo solo sconsolatamente constatare che siamo in mano a una manica di beoti, che votano ciò che viene servito loro sul piatto. Obbediscono, incassano il loro ricco stipendio mensile, in parte cospicua esentasse, e votano. E di ciò che votano, non gliene frega nulla.
    Cosa possiamo fare di fronte a questo nuovo attentato alla libertà (quella vera) e alla civiltà? Materialmente nulla. Ma possiamo fare moltissimo se restiamo saldi nella fede, se denunciamo comunque la menzogna, se riusciamo a costruire e mantenere vive le roccaforti in cui non entri il verme malefico della distruzione. E torniamo sempre a quel concetto, che non si ribadirà mai troppo: dobbiamo conservare il buon seme della fede, da rimettere a fiorire nella terra quando la società dei pazzi sarà arrivata alla sua inevitabile meta: la distruzione.
    Ma capiscono quello che fanno?* ?* di Paolo Deotto | Riscossa Cristiana

  4. #2074
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Padri orchi e poveri immigrati: l’ideologia invade le tracce della maturità
    Due questioni, negli ultimi anni, sono apparse cruciali per ridefinire gli schieramenti politici e interrogarsi sul futuro della nostra società. La prima è quella dell‘immigrazione, con tutto ciò che essa comporta in termini di riflessioni sull’identità, sull’altro e sul confine che lo separa da noi; la seconda è quella delle problematiche di genere, ovvero del nodo di tematiche relative all’identità sessuale, al gender, alla famiglia. Ebbene, i funzionari del ministero dell’Istruzione che hanno elaborato le tracce dei temi sembrano particolarmente sensibili a entrambi, dato che agli studenti italiani hanno proposto, tra gli altri argomenti, tanto una riflessione sul rapporto padre/figlio quanto una sul concetto di confine. Vediamo in che modo.
    A proposito del tema della paternità, gli studenti dovevano partire da tre testi. Il primo era una poesia di Umberto Saba, dal titolo eloquente: “Mio padre è stato per me ‘l’assassino’”. Il rapporto del narratore con la figura paterna è quanto meno controverso. Fino a che ha avuto 20 anni, il poeta l’ha considerato, appunto, “l’assassino”, salvo poi capire che in realtà il genitore era semplicemente un “bambino”. L’uomo “andò sempre pel mondo pellegrino; / più d’una donna l’ha amato e pasciuto. / Egli era gaio e leggero”. Mentre il padre se la spassava, “mia madre / tutti sentiva della vita i pesi” e avvertiva il figlio: “Non somigliare – ammoniva – a tuo padre”. In questo conflitto fra padre e madre, il poeta non prende posizione, ma il quadro è eloquente: conflittualità genitoriale, una madre che alleva il figlio nell’odio del padre, una famiglia divisa fra principio di piacere (incarnato dal padre viveur) e principio di realtà (la mamma che sgobba).
    C’è poi uno stralcio dalla Lettera al padre di Kafka, in cui lo scrittore praghese ricorda di quando, per un capriccio infantile, si mise a protestare perché voleva dell’acqua e il padre, per punizione, lo mise in castigo sul ballatoio, palesandosi come un’istanza suprema inflessibile e spietata.
    C’è, inoltre, un brano di Federigo Tozzi su un padre che prova avversione per il figlio gracile e lui che, di rimando, si mostra docile ma sottilmente ribelle.
    Il rapporto padre-figlio nella letteratura del Novecento è tutto qui, per i funzionari del ministero: solo conflitto, incomprensione, incomunicabilità. Non che si dovesse per forza optare su una rappresentazione familiare oleografica stile reclame del Mulino Bianco, il rapporto con il padre è stato anche conflitto. Qui, però, par di capire che esista solo il conflitto, mai l’esemplarità, l’incarnazione di una legge giusta, un aspetto donativo, creatore.
    Meno spudoratamente propagandistica la traccia sul concetto di confine, che prende spunto da una frase di Piero Zanini in cui si distingue, secondo un luogo comune un po’ scricchiolante dell’antropologia, tra confine e frontiera. Del primo si dice se non altro che “è anche un modo per stabilire il diritto di proprietà di ognuno in un territorio conteso”. Di questi tempi mettere il confine dal lato della pace e del diritto, anziché da quello della guerra e dell’arbitrio, è già moltissimo. Per quanto riguarda la frontiera, essa viene definita come “il limite ultimo oltre il quale avventurarsi significava andare al di là della superstizione contro il volere degli dèi, oltre il giusto e il consentito, verso l’inconoscibile che ne avrebbe scatenato l’invidia”. Oltrepassare la frontiera, quindi, “muta anche il carattere di un individuo: al di là di essa si diventa stranieri, emigranti, diversi non solo per gli altri ma talvolta anche per se stessi”. Parole che si prestano a una lettura ambivalente ma che probabilmente, ad alunni già preliminarmente formattati dai prof, apparirà come l’occasione per narrare le sofferenze di chi emigra. Insomma, la solita minestra boldriniana riscaldata.
    Padri orchi e poveri immigrati: l'ideologia invade le tracce della maturità


    Giù le mani dalla preside di Milano
    di Paola Orrico
    E’ una donna forte, la preside Anna Lamberti, inflessibile e coraggiosa dirigente dell’istituto comprensivo statale Guido Galli, di cui fanno parte parte tre scuole elementari ed una scuola media. Nonostante i dieci giorni di prognosi e di riposo assoluto, consigliatole dai medici del pronto soccorso, nonostante la grave aggressione subita (un pugno in pieno volto), nonostante l’umiliazione delle parole intimate dall’aggressore, “Te ne devi andare”, e pronunciate in tono mafioso e criminale.
    Anna Lamberti, da poco Preside del comprensorio scolastico, vuole tornare al più presto al suo posto di lavoro, nonostante il dolore acuto per il pugno sferratole in pieno volto da un “valoroso” e prode antagonista, di cui, ancora oggi, non si conoscono l’identità né le motivazioni del gesto folle.
    Si erano verificati alcuni scontri “verbali”, qualche tempo prima, con alcuni professori ed un gruppetto di genitori che non avevano gradito le misure apportate dalla nuova insediata.
    La Preside, fresca di nomina, infatti, aveva ritenuto opportuno far rispettare quelle regole che, fino al suo insediamento, erano state completamente ignorate; in più di una occasione, aveva espresso l’esigenza di tornare ad una regolamentazione più seria, meno lasciata all’anarchia ed all’improvvisazione. Tutte prese di posizioni, che, a parer di genitori, forse più intelligenti, potevano essere viste come a tutela dei loro pargoli, mai lesive di alcunché. Una fra tante, ad esempio, la chiusura della palestra, perché giudicata da una segnalazione, inagibile e pericolosa per lo svolgimento di qualsiasi attività fisica; la povera preside si era anche spesa nel tentativo di disciplinare le frequentissime richieste di assemblee studentesche, il più delle volte concesse a casaccio, tanto per perdere intere mattinate di apprendimento; si era anche imposta per una maggior cura delle aule scolastiche e del materiale didattico; in virtù anche di un tentativo di responsabilizzazione degli studenti. Solo vandali conclamati ed allievi che usano cose altrui (banchi, lavagne, mura delle classi) come proprie potrebbero pretendere di spaccare, lerciare e distruggere a proprio piacimento; solo genitori non dabbene potrebbero prenderne le parti e giudicare la Preside, per questo, una talebana.
    Da che mondo è mondo, se non si è proprietari in pectore, delle proprie cose, si dovrebbe non volerne disporre a proprio piacimento, in virtù di non so quale “vena artistica”, sempre orientata verso il sudiciume. Non ho mai visto, in taluni, sorgere una vena artistica proiettata all’abbellimento ed alla conservazione delle cose. La povera Preside, evidentemente, ha cercato di ristabilire l’ordine delle cose, e qualcuno, forse, qualche genitore, non ha gradito la cosa, aspettandola in istituto e colpendola con un pugno da knock out. Questo è l’ennesimo esempio (se ancora si sentisse il bisogno di ribadirlo) della società decadente, in cui stiamo vivendo. Nulla di meno. Una società talmente marcia ed autolesionista, che, persino i genitori, sono soliti fare “gruppetto” contro gli insegnanti, o almeno, contro quelli che contestano od osano contestare gli atteggiamenti errati e sbracati dei propri figli. Se una volta la scuola era vista come palestra di vita, e gli insegnanti, come fonti di apprendimento, oggi, viviamo viceversa, in un contesto completamente capovolto: genitori che si ergono a strenui difensori dei figli, sempre pronti ad ergersi a loro paladini e difensori; pronti addirittura a sferrare pugni e calci, se qualcuno osa “correggerli”; pronti ad iniziare lotte furibonde, quasi sindacali, verso chiunque provi ad indirizzarli alla minima disciplina ed alla minima “buona creanza”. La decadenza, insomma, qui ormai impera. Auguri alla Preside.
    Giù le mani dalla preside di Milano - L'intraprendente | L'intraprendente

  5. #2075
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    Non è "fallito" solo "Monte dei Pacchi" ma è fallita tutta una certa Italia (che purtroppo è ancora maggioritaria) - Rischio Calcolato | Rischio Calcolato


    Nota di Rischio Calcolato: Io uno Stefano Bassi così Incazzato non l’avevo mai letto. Mi sa che sta facendo il “Ciaone” definitivo all’Italia. Toni a parte, ne condivido l’analisi in pieno, soprattutto nella questione dei “pifferai magici”, capisco che non è popolare per un politico andare a dire in TV: “ca@@i di chi ci ha lasciato i soldi dopo anni di avvertimenti (in MPS)”, tuttavia questo profluvio di “salviamo le banche e i risparmiatori (con i soldi di altri risparmiatori)” a partire dall’M5s è ridicolo e perfettamente falliTaGliano.
    da Il Grande Bluff (di Stefano Bassi)
    E’ tutta FallitaGlia a fallire insieme a “Monte dei Pacchi”:
    l’azione è a -99,xx% dai massimi storici del 2007 ed in Borsa MPS ormai capitalizza meno di 1mld, mentre si parla di un aumento di capitale da 3-5mld e di 27mld di sofferenze lorde (poi magari ci metteranno un altro tampone…che si chiami Atlante 2 o Giasone…ma sostanzialmente la Banca è fallita).
    A fallire è tutto un sistema fallitaGliano di Italopitechi che si stanno man mano estinguendo ma non senza lamentarsi alla caxxo…
    Il Sindaco Piddino eletto a pieni voti a Siena (ex-funzionario Monte dei Pacchi) oggi chiede un intervento urgente al governo: l’hanno eletto concittadini pavidi clientes di una “mafia localistica” (ed in tutta Italia funziona così), l’hanno eletto dopo che lo stesso Piddì ha bruciato 20mld (i loro) in MPS …ma hanno ancora eletto un piddino sperando che mantenga un minimo le clientele (tutti a Siena hanno a che fare con MPS ed hanno anche paura come la avevano di Mussari)…
    Si chiede aiuto ad un Renzi che a Gennaio scorso ebbe il coraggio di sparare: “Mps ora è risanata, investirci è un affare”… e da quel giorno siamo a -57%….pensate se uno avesse seguito i consigli di Matteuccio…
    Poi abbiamo i giornaletti leghisti o finti antagonisti che dicono……………….

    come sia tutta colpa della Merkel che ha usato 259mld per le banche crucche mentre adesso ci negano 40mld per le Banche Italiane…
    Fanno gli splendidi nazional-populisti ma non vi dicono che all’epoca si potevano usare gli aiuti di stato e che l’Italia non li volle usare perchè la mafia politica e delle fondazioni non voleva intralci e dunque vai di BALLA “del sistema più solido degli altri”…
    e poi noi stessi votammo il bail-in ma adesso vogliamo fare marcia indietro però senza che le corporazioni feudali vengano toccate….

    Fummo noi ad eleggere Mussari presidente dell’ABI….no…ma dico… un pezzo di galantuomo (ecco io qui avrei usato un altro termine, n.d. fk) del genere presidente dell’associazione bancaria e diede le dimissioni solo con la pistola alla tempia…
    ma adesso stiamo ad analizzare CHI avrebbe diffuso la news che la BCE vuole entro ottobre un piano di MPS per smaltire minimo 10mld di sofferenze perché sarebbe un “gombloddo” per indebolire Renzi e l’Italia…ah ah ah! (intanto ai tempi di Mussari e delle sue porcate Draghi era Governatore di Bankitalia …ed in teoria doveva vigilare)….
    Adesso su Facebook arrivano i rivoluzionari da tastiera a sfogarsi alla cazzo ed a chiedere le dimissioni di Renzi e Padoan perchè sarebbero loro i colpevoli…ah ah ah!
    Così ci mettiamo altri due più stronzi di loro …
    perché il problema non è la punta dell’Iceberg che solo fa da specchio
    ma tutta la mega-base sommersa dell’Iceberg = la marea di italioti clientes parassiti teste di minkia + oggetto di lavaggio del cervello…che ciucciano quello che possono (nel loro orticello)
    ma poi negano la realtà non si informano non hanno le palle e cercano solo capri espiatori esterni o di comodo…
    Ed adesso pensate pure che M5S sia la salvezza al suono di “i risparmi non si toccano” ed altre sparate del genere…e va bene così.
    Non vi suggerisce NULLA che da 30 anni il Declino continua comunque INESORABILE…
    di ipotetico salvatore in ipotetico salvatore…di pifferaio magico in pifferaio magico…di negazione della realtà in negazione della realtà…
    Ma italioti sempre uguali a se stessi… almeno fino al DEFAULT sempre più vicino…
    un popolo di merda (e pure pieno di sé) del quale io per fortuna ormai faccio parte sempre più marginalmente… (wow! n.d. fk)
    una configurazione socio-politico-economico-demografico-culturale OGGI massimamente perdente/inefficiente in un Mondo Globale iper-competitivo (a parte una minoranza)…
    ma W FallitaGlia!!!
    Noi dell’informazione INDIPENDENTE siamo nicchia (anche se come me da 20ml di ppg viste….ma sempre nicchia è…) …
    e vi anticipammo tutto per filo e per segno, a schiena dritta e rischiando in prima persona…
    Se l’informazione non fosse stata “a libro paga” poteva cambiare qualcosa?
    Non so…ma non credo, perché è la struttura sottostante che NON VA e Darwin deve fare il suo mestiere…
    Ma adesso l’Italiota medio ha tra le mani la CONSOLAZIONE finale…
    dai che salta anche Deutsche Bank e dunque anche la Merkel culona…;-)
    Sai che godo!
    Peccato che il colosso DB non sia una banca solo tedesca ma GLOBALE …e se saltasse lei…salterebbe TUTTO, in primis FallitaGlia ed a seguire anche gli USA e tutto il resto… ‘na figata vero?
    Sperate piuttosto che DB venga messa sul piatto della bilancia per parare anche il culo a FallitaGlia…eh?!
    Almeno per un altro po’ …banda di italopitechi….
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #2076
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Inchiesta passaporti, arresti funzionari - Ultima Ora - ANSA.it

    (ANSA) - ROMA, 7 LUG - La Polizia ha eseguito 11 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di soggetti accusati di far parte di un'organizzazione che avrebbe immesso sul mercato clandestino passaporti italiani destinati alla distruzione. Tra i destinatari del provvedimento figurano anche tre funzionari del'Istituto Poligrafico dello Stato e del Ministero dell'Economia e delle Finanze: i tre sono accusati di aver sottratto documenti dai magazzini della Zecca dello Stato.
    L'inchiesta ha consentito di accertare che i documenti destinati al macero, finivano in realtà sul mercato clandestino e spediti in Siria, Iraq e Afghanistan. A gestire l'organizzazione erano sopratutto algerini e marocchini con basi a Roma e Napoli e contatti a Parigi, a Istanbul e nel comune di Molenbeek, a Bruxelles.

    Conosco la Zecca dello Sctato.
    Portare fuori qualcosa di lì è praticamente IMPOSSIBILE.
    A meno di avere ... collaboratori e coperture adeguatissime.
    Questi, i "nostri" intendo, meritano comunque il plotone immediato per alto tradimento.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #2077
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Cannabis, cascano tutti i pretesti della legalizzazione
    di Ermes Dovico
    In vista dell’inizio del dibattito alla Camera in calendario il 25 luglio, l’iter della proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis è cominciato con le prime audizioni degli esperti e dei soggetti interessati, che si stanno tenendo in questi giorni presso le commissioni riunite Giustizia e Affari sociali. L’indagine conoscitiva sta facendo emergere i vari aspetti problematici del ddl, primo tra tutti il rischio insito nella commistione tra il cosiddetto uso ricreativo della cannabis e i suoi eventuali usi medici. In questo senso si è espresso Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, secondo il quale “tutta la parte relativa all’attività medica dovrebbe rimanere fuori dalla proposta di legge ed essere lasciata alle autorità competenti, in particolare all’Aifa, che deve decidere se un prodotto ha o no valore terapeutico, perché altrimenti aumentiamo molto il fai da te”.
    Garattini contesta l’idea alla base della proposta di legge e cioè che si possa parlare di droga leggera: “Non userei questo termine, perché tutte le droghe sono droghe. È chiaro che l’eroina e la cannabis sono diverse e che la prima è più dannosa, ma dobbiamo pure vedere la massa di persone che le utilizza, perché un rischio relativamente basso può diventare molto serio per la società quando i consumatori sono un numero elevato. E poi non c’è niente di leggero quando si ha a che fare con un cervello in via di sviluppo come quello dei giovani fino a 20 anni, per i quali è nota la maggiore incidenza di schizofrenia e malattie depressive che possono sopraggiungere anche 10-12 anni dopo il consumo”.
    Lo scienziato lombardo vede inoltre un pericolo nel fatto che lo Stato proceda alla legalizzazione di una sostanza che fa male ai suoi cittadini, per lucrarci sopra, senza peraltro considerare le ricadute sociali e sanitarie: “Mi sembra che questa legge sia un po’ ipocrita, perché uno degli aspetti principali è quello di raccogliere tasse e quando si avviano simili meccanismi diventa poi difficile fare delle significative attività di prevenzione per aiutare i giovani a non cadere vittime di questi comportamenti, che poi spesso si accompagnano all’uso di altri prodotti illeciti”.
    Altri punti controversi del ddl sono stati messi in luce dal medico Luca Navarini, specializzando in Allergologia e Immunologia clinica e rappresentante del Centro studi Livatino, che nel corso dell’audizione ha spiegato come non stia in piedi la logica di chi giustifica la necessità di legalizzare per controllare meglio la qualità della sostanza e la sua percentuale di Thc (uno dei maggiori principi attivi della cannabis): “Se si segue questo ragionamento, dovrebbe valere per tutte le droghe d’abuso. Il problema è che parte dell’opinione pubblica considera i cannabinoidi sostanze innocue, ma non è così, perché gli eventi avversi documentati sono molteplici e vanno dalla maggiore probabilità di contrarre patologie polmonari al più elevato rischio di incidenti, fino agli effetti neurobiologici a lungo termine, con possibili modificazioni dell’allerta, dell’apprendimento e della memoria”.
    Eventi avversi che riguardano tutte le fasce d’età, ma in particolar modo gli adolescenti, appunto, perché nel pieno del loro sviluppo cerebrale. Sebbene il testo preveda che la vendita della cannabis continui a rimanere vietata per i minori di 18 anni, inevitabilmente la spinta liberalizzatrice renderà ancora più semplice procurarsi la marijuana. “L’autocoltivazione porterà a una facilità maggiore a ottenere la sostanza: pensiamo agli adolescenti che vivono in case in cui verranno coltivate piantine di cannabis. E poi non dimentichiamo che il mercato delle organizzazioni criminali non scomparirà certo con la legalizzazione - aggiunge Navarini - ed è lecito pensare che proprio gli adolescenti saranno ancora più esposti”.
    Il buonsenso e i riscontri medici evidenziano quindi tutte le fallacie argomentative dei promotori del ddl sulla legalizzazione della cannabis. Si tratta cioè dei soliti espedienti per far digerire gradualmente leggi di questo tipo, che mirano a normalizzare (magari con il pretesto di fini apparentemente nobili) comportamenti oggettivamente contrari al bene dell’uomo: in questo caso - giova ricordarlo - il consumo, la coltivazione e la vendita di una droga. Il tutto presentato come se fosse una strada obbligata o, come viene chiamato oggi, “il male minore”.
    Cannabis, cascano tutti i pretesti della legalizzazione

  8. #2078
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    http://www.rischiocalcolato.it/blogo...ia-188278.html

    I SICILIANI VOGLIONO UN REFERENDUM PER L’INDIPENDENZA DALL’ITALIA

    Mi sa che è la volta buona.
    I topi siculi hanno fiutato che la barca sta per affondare.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #2079
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    hanno troppo interesse a restare. sono balle.

  10. #2080
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    L'incidente ferroviario in puglia è stato realmente tale ? Curioso che sia avvenuto dopo alcuni segnali inviati a renzi .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

 

 
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