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  1. #3091
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da Freezer Visualizza Messaggio
    Adsl di merda in paesedi mErda
    Ancora...

    Purtroppo il malfunzionamento di certe latitudini è contagioso.

  2. #3092
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Mamma mia che reverenza hanno gli itagliani verso la rastona:


    https://www.open.online/2019/07/02/l...arola-rackete/


    S i guardi e legga qui. Il blog pretende di dire la verità e comincia a demonizzare la russia che a loro detta avrebbe infangato la rastona, poi ecco che bolla di fake tutto ciò che è negativo verso la "tedesca". Non ho trovato quasi niente contro di lei, ma solo ogni cosa a favore. Però si continua a dire che le sono tutti ostili.

  3. #3093
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Non per nulla la maggioranza si chiama silenziosa.

  4. #3094
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da psico Visualizza Messaggio
    Mamma mia che reverenza hanno gli itagliani verso la rastona:


    https://www.open.online/2019/07/02/l...arola-rackete/


    S i guardi e legga qui. Il blog pretende di dire la verità e comincia a demonizzare la russia che a loro detta avrebbe infangato la rastona, poi ecco che bolla di fake tutto ciò che è negativo verso la "tedesca". Non ho trovato quasi niente contro di lei, ma solo ogni cosa a favore. Però si continua a dire che le sono tutti ostili.

    sei vai su facebook o sui blog le parti si invertono però...

    ma non riesco nemmeno più ad appassionarmi in quanto "Lei" ha fatto il "suo lavoro" (ci crede ? è pagata ? lobotomizzata ? odia l'Occidente ? boh francamente interessa poco) ... l'ìtaglia invece si dimostra sempre la solita itaglia: pasticciona, miliardi di chiacchiere, pecoreccia, ambigua, cavillosa, inconcludente e ridicola

  5. #3095
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da sciadurel Visualizza Messaggio
    sei vai su facebook o sui blog le parti si invertono però...

    ma non riesco nemmeno più ad appassionarmi in quanto "Lei" ha fatto il "suo lavoro" (ci crede ? è pagata ? lobotomizzata ? odia l'Occidente ? boh francamente interessa poco) ... l'ìtaglia invece si dimostra sempre la solita itaglia: pasticciona, miliardi di chiacchiere, pecoreccia, ambigua, cavillosa, inconcludente e ridicola
    Questa è una cosa che gli itaGliani hanno nel sangue .Lo vedo pure sul lavoro , cosa per cui finirò per pagare, pur non essendone corresponsabile .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  6. #3096
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da Freezer Visualizza Messaggio
    Questa è una cosa che gli itaGliani hanno nel sangue .Lo vedo pure sul lavoro , cosa per cui finirò per pagare, pur non essendone corresponsabile .
    Le brutte abitudini sono contagiose.

  7. #3097
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da sciadurel Visualizza Messaggio
    sei vai su facebook o sui blog le parti si invertono però...

    ma non riesco nemmeno più ad appassionarmi in quanto "Lei" ha fatto il "suo lavoro" (ci crede ? è pagata ? lobotomizzata ? odia l'Occidente ? boh francamente interessa poco) ... l'ìtaglia invece si dimostra sempre la solita itaglia: pasticciona, miliardi di chiacchiere, pecoreccia, ambigua, cavillosa, inconcludente e ridicola
    I nazionalisti itagliani sono ridicoli e fanno il gioco del sistema come mat.

  8. #3098
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    La stampa mainstream e il silenzio sullo scandalo CSM
    Lascia davvero stupiti il silenzio calato sullo scandalo CSM. Un silenzio che è lecito sospettare sia figlio della volontà di mettere la sordina su una situazione delicatissima con pesanti risvolti istituzionali.
    Poi, per puro caso, ecco che si puo' imbattere in un articolo ben nascosto nelle pagine di cronaca romana del Corriere della Sera di oggi e il sospetto diventa granitica certezza. Il pezzo spiega che sono state depositate altre trascrizioni dei dialoghi captati dal trojan inoculato nel telefono del giudice Palamara.
    Bene, ci sarebbero altri due membri del CSM che partecipavano alle riunioni carbonare con Lotti e lo stesso Palamara per orientare politicamente le nomine delle alte cariche della Magistratura. Come se non bastasse sarebbero presenti ulteriori dialoghi dove l’Onorevole Lotti narra agli astanti di essersi recato al Quirinale per illustrare al Presidente della Repubblica la vicenda che vede lo stesso Lotti rinviato a giudizio in relazione al caso Consip.
    L’estensore di questo articolo seminascosto nelle cronache locali sottolinea che il Lotti potrebbe certo aver millantato nel corso dei sabba che dirigeva con i suoi compagni d’avventura. Verissimo, potrebbe essere cosi', ma potrebbe essere anche vero che il Lotti al Quirinale ci sia andato.
    Una situazione da chiodi alla quale evidentemente la stampa non vuole dare risalto perchè ormai la posizione del CSM (con altri due componenti appartenenti alla Carboneria politico-giudiziaria) e anche del Quirinale direttamente tirato in ballo diventa sempre più drammatica. Stiamo vivendo una crisi istituzionale enorme che puo' provocare un terremoto istituzionale di inaudita gravità.
    E se non si verificherà alcun terremoto istituzionale si verificherà un’altra grave conseguenza: quella che il popolo bue avrà la certezza che esiste un doppio binario della Giustizia, quello per i poveracci e quello per lorsignori.
    La stampa mainstream e il silenzio sullo scandalo CSM - Elzeviro

    Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo si autosospendono dall'ordine dei giornalisti in polemica con Feltri
    La risposta del presidente Verna: "Condivido le loro ragioni, ma l'autosospensione non esiste"
    HuffPost
    Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo si autosospendono dall'ordine dei giornalisti in polemica con
    “Caro Presidente, abbiamo deciso di autosospenderci dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti perché ci consideriamo incompatibili con l’iscrizione all’albo professionale di Vittorio Feltri”. Comincia cosi' la lettera aperta scritta da Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo al presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Verna. “Proprio noi, che più di altri, ci battiamo per la difesa dell’articolo 21 della Costituzione, riteniamo gli scritti e il pensiero del direttore Feltri veri e propri crimini contro la dignità del giornalista” scrivono i due giornalisti.
    “Le parole di Vittorio Feltri su Andrea Camilleri e le sue opere - aggiungono - hanno rappresentato per noi la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ne va della credibilità di ognuno di noi e della nostra categoria. Adesso basta. O noi o lui. Quel “terrone che ci ha rotto i coglioni” per noi figli del Sud è inaccettabile. Non è in gioco la libertà di pensiero. Sono in gioco i valori della nostra Costituzione. Ogni suo scritto trasuda di razzismo, omofobia, xenofobia”.
    “Dopo la miseria portano le malattie” (rivolto ovviamente ai migranti), l’ormai tristemente celebre “Bastardi islamici” - ricordano ancora nella lettera - o, uscendo dal seminato delle migrazioni, robaccia come “Più patate, meno mimose” in occasione dell′8 marzo (e le diverse varianti dedicate anche a Virginia Raggi, con il “patata bollente”) o “Renzi e Boschi non scopano”. Poi gli insulti a noi del sud con il celebre “Comandano i terroni” e infine il penultimo, di qualche mese fa, “vieni avanti Gretina” (dedicato alla visita a Roma di Greta Thunberg)”.
    “L’idea che Vittorio Feltri offre - sottolineano - è che si possa, impunemente, permettersi questo avvelenamento chirurgico. E non è un problema solo suo. Almeno, non lo è più. A lui non frega niente: il limite, la deontologia, la misura, il buon senso, diremmo perfino la dignità sembrano saltate da tempo. Non possiamo accettare tra noi chi istiga all’odio.
    Ne va della nostra credibilità”.
    A stretto giro arriva la risposta del presidente dell’Ordine: “Condivido le ragioni dei colleghi Borrometi e Ruotolo sul caso Feltri-Camilleri - afferma -, se l’ordine dei giornalisti fosse un club mi autosospenderei pure io. Ma non lo è e l’istituto dell’autospensione non esiste, ci si puo' semmai cancellare, astenendosi dallo svolgere la professione e salvo il diritto d’opinione per poi iscriversi di nuovo quando sono cessate le ragioni di cui alla polemica”.
    https://www.huffingtonpost.it/entry/...b06ad4d25b7dd3

    TE LA DO’ IO “LA MACCHINA DEL FANGO” - MARCO LILLO REPLICA A BONINI CON UN VELENOSISSIMO ELENCO DI NOTIZIE “INSABBIATE” O ‘’TAROCCATE’’ DA "REPUBBLICA" – ‘’IN QUESTO ALCUNI COLLEGHI DEI PIANI ALTI DI REPUBBLICA SONO MAESTRI. SPECIALMENTE SE GLI SCOOP RIGUARDANO GLI AMICI DI MATTEO RENZI E DEL PD IL CUI "TESSERATO N. 1" E' CARLO DE BENEDETTI, GIA' PATRON DEL GRUPPO’’
    Repubblica accusa il Fatto di "macchina del fango" e "buca delle lettere" per aver pubblicato notizie vere, mai smentite, sentendo tutti i protagonisti, ma sgradite ad alcuni colleghi di Repubblica e ai loro danti causa. Giudichino i lettori se sia meglio quel "fango", oppure la sabbia di Repubblica.
    Se cioè le notizie vadano sempre pubblicate con l' evidenza che meritano, senza essere accusati di "sfregiare la reputazione" degli interessati - singolare anatema di Carlo Bonini, che non ricordiamo altrettanto attento alla reputazione dei protagonisti dei suoi pezzi - oppure bucate, acquattate, ridimensionate, annichilite in trafiletti, nascoste nelle edizioni locali. Insomma: insabbiate. O magari taroccate (come il famoso "taglia e cuci" made in Bonini delle chat Di Maio-Raggi, per far dire al primo il contrario di cio' che diceva su Marra; o le bufale su tangenti alla Raggi).
    In questo alcuni colleghi dei piani alti di Repubblica sono maestri. Specialmente se gli scoop riguardano gli amici di Matteo Renzi e del Pd il cui "tesserato n. 1" è Carlo De Benedetti, già patron del Gruppo. A Napoli, sul caso Consip, lavorano due ottimi giornalisti di giudiziaria: Conchita Sannino e Dario Del Porto. Il 22 febbraio 2017 firmano un articolo bomba, zeppo di materiale inedito, sulle manovre di Carlo Russo e Alfredo Romeo.
    Il faccendiere toscano e l' immobiliarista napoletano vengono raccontati mentre, intercettati dai pm Woodcock e Carrano, discutono di affari, interventi e interessi ovunque: nel Salento, dove Russo vorrebbe proporre a Romeo un investimento immobiliare a cui sarebbe interessato anche il babbo dell' allora premier, Tiziano Renzi; all' Inps, dove Russo dice di poter aprire un "canale"; nell' editoria, ragionando sull' eventuale acquisto de l' Unità o de la Città di Salerno.
    Misteriosamente, pero', l' articolo viene confinato nelle pagine di Repubblica Napoli. E non sarà letto da chi ne acquista una copia a Roma, a Milano o in Puglia: il governatore pugliese Michele Emiliano salterà dalla sedia quando saprà dei contatti di Russo con Romeo, ricordando che l' amico toscano di Tiziano gli chiese un appuntamento. "Uno da stare a sentire" scrisse Luca Lotti in un sms di raccomandazione a Emiliano, altro scoop del Fatto, il 24 febbraio 2017.
    La tattica di recintare a Napoli gli argomenti fastidiosi agli amici di Renzi viene usata anche quando la "macchina del fango" del Fatto produce lo scoop sul tentativo - fallito - di Romeo di abbordare il presidente dell' Anticorruzione Raffaele Cantone attraverso un incarico (legittimo) al fratello avvocato Bruno. Il Fatto ci apre il giornale del 17 gennaio 2017. Il giorno dopo Repubblica la riprende lasciandola nelle pagine napoletane.
    Il 21 gennaio 2017 i fratelli Cantone vengono sentiti a Napoli come testi. Il giorno dopo anche Repubblica dedica un paginone agli sviluppi investigativi. E la correda di una succosa intervista a Bruno Cantone. Solo sull' edizione locale.
    Tanta attenzione a non diffondere troppo in giro roba urticante per i renziani, troverebbe una clamorosa spiegazione in un altro buco di Repubblica, che il 10 gennaio 2018 non pubblica una notizia che campeggia ovunque: grazie a una soffiata di Renzi sull' imminente riforma delle banche popolari, Cdb ha dato disposizioni al suo broker di acquistare azioni degli istituti di credito e ci ha guadagnato 600.000 euro. Il giorno dopo Repubblica è costretta a mettere su carta qualcosa a pagina 8. Buttando la palla sulla tribuna della baruffa elettorale: "Banche, diventa un caso politico la telefonata Renzi-De Benedetti".
    La circostanza era contenuta nella richiesta di archiviazione per il broker avanzata dalla Procura di Roma. Il Gip la straccerà e ordinerà l' imputazione coatta per lui e solo per lui, il broker, Gianluca Bolengo, l' esecutore dell' ordine di De Benedetti, il vaso di coccio tra i vasi di ferro. Renzi e De Benedetti non sono nemmeno indagati. Ma questo certamente non ha nulla a che vedere con la linea di difesa di Pignatone - e della continuità di un' eventuale successione di Francesco Lo Voi - assunta da Repubblica.
    https://www.dagospia.com/rubrica-2/m...ica-205286.htm


    Gramellini fa la morale sul ladro ucciso a Ivrea. Pioggia di critiche sul web
    Gramellini: "Nel mondo che vorrei, le vittime non sparano. Chiamano i carabinieri". Ma il web si schiera col tabaccaio di Pavone Canavese
    Il caso del tabaccaio di Pavone Canavese terrà ancora banco. Inutile negarlo. Potrebbe essere il primo caso in cui i giudici si troveranno ad applicare la nuova legge sulla legittima difesa. O, almeno, è la prima volta in cui l'Italia, gli inquirenti e gli avvocati saranno costretti a discutere sull'ipotesi di "grave turbamento" prevista dalla nuova disciplina. L'autopsia sul corpo del bandito moldavo ucciso ha cambiato le carte in tavola. Se in un primo momento si pensava che Franco Iachi Bonvin avesse avuto una colluttazione con il Ion Stavila prima di sparare, il medico legale Roberto Testi ha certificato che il colpo è probabilmente partito dall'alto (il balcone di casa) e ha colpito la vittima alle spalle. Ieri i cittadini e i commercianti del paese in provincia di Ivrea sono comunque scesi in piazza per urlare la loro solidarietà al tabaccacio indagato per eccesso di legittima difesa. Una scelta che ha lasciato interdetti Massimo Gramellini, che nel suio Caffé di oggi sul Corriere della Sera ha criticato quei "fan del tabaccaio" che cui "interessa poco sapere se in pericolo c'era la sua vita o soltanto la sua cassa". "Per loro - sentenzia il giornalista - la difesa della proprietà privata giustifica comunque una reazione". Certo, Gramellini non li considera "biechi reazionari" o "bimbetti spaventati", ma afferma che "un Paese dove tutti hanno la pistola in tasca è un luogo maledettamente insicuro". E nel mondo che vorrebbe il giornalista, "le vittime non sparano. Chiamano i carabinieri".
    L'articolo di Gramellini, condiviso dal Corsera su Facebook, ha provocato la reazione degli utenti. In molti hanno manifestato la loro solidarietà a Bonvin. "Tutta la vita con il tabaccaio", dice Pietro. "Gramellini - scrive Luigino - nel mondo che vorrei, i criminali non entrano in casa d'altri, vanno a lavorare". E ancora: "Esatto, bravo Gramellini - dice ironico Alfredo - Nel mondo che vorrei le vittime non sparano, chiamano i Carabinieri, questi arrestano i ladri e nessun giudice li libera dopo due ore. Ma sappiamo tutti che purtroppo non funziona cosi', e chi ha subito due, tre, quattro furti e si ritrova i ladri che gli ridono in faccia il giorno dopo, a un certo momento non ce la fa più. E spara, anche alla schiena". E' della stessa idea anche Silvia: "Nel mondo che vorrei, per un povero cristiano non dovrebbe venire derubato 7 volte senza vedere assicurati alla giustizia i ladri né venire in alcun modo risarcito! Quanta retorica, sempre a senso unico". E ancora: "Se il moldavo fosse rimasto a casa sua con o senza turbamento sarebbe ancora vivo". Perché, secondo Gabri, sono "tutti bravi a dire non sparate. Pero' ne avessi sentito uno dire: 'Non andate a rubare'".
    Gramellini fa la morale sul ladro ucciso a Ivrea. Pioggia di critiche sul web - IlGiornale.it

    Europa: chiese senza Dio, palazzi senza Re
    Roberto Pecchioli
    Procedure d’infrazione, richieste di spiegazioni, calcoli pignoli di ragionieri per verificare se gli Stati abbiano oltrepassato le colonne d’Ercole postmoderne, le regole finanziarie fissate a Maastricht, tavole delle legge la cui violazione fa scattare l’interdetto massimo, l’esclusione dal paradiso chiamato sobriamente Unione Europea. Hic sunt leones, era scritto nelle rudimentali carte geografiche dell’antichità per designare l’ignoto, al di là dell’attuale Gibilterra. Di qui la civiltà, di là i barbari. Da tempo ai barbari sono state aperte le porte, ma soprattutto non si crede più che di qua ci sia la civiltà. L’opera di decostruzione è antica e a noi pare che il primo scossone l’abbia dato un venerabile maestro francese del Settecento, il barone di Montesquieu. Terrorizzato dai conflitti, teorizzo' il “dolce commercio”, convinto che le relazioni di mercato recassero con sé il miglioramento dell’animo.
    Un secolo dopo, Frédéric Bastiat osservo', a proposito delle frontiere tanto odiate dai globalisti, che se i confini non sono attraversati dalle merci, lo saranno dagli eserciti. L’UE, simbolo del cosmopolitismo più sciocco ed imbelle, risolve il problema alla radice: niente più confini, niente più eserciti, niente più popoli. Purtroppo, c’è chi la prende sul serio, come ministri e dignitari italiani che hanno trasformato la festa della Repubblica in un comico happening di giovani marmotte alla Walt Disney, con gli uomini in divisa nei panni di Qui, Quo, Qua. La storia tuttavia non si ferma, l’Europa arranca innanzitutto perché odia se stessa. Con tenace autolesionismo si apre a chi Europa non è – Turchia, Marocco (!!!), Israele, ma contemporaneamente allontana la Russia, metà del suo stesso territorio, una civiltà millenaria, 150 milioni di europei di stirpe “caucasica”. Le parole avranno pure un significato.
    Al riguardo, il ministro degli esteri di una nazione europea di nobile storia ha detto di recente un tremendo sproposito. Lo spagnolo José Borrell afferma che la Russia è secolare nemica d’Europa. La colpa di Mosca deve essere di aver costituito una barriera contro i mongoli e, in tempi meno lontani, avere sconfitto il disegno napoleonico di sottomettere l’Europa alla Francia. Nel secolo XX ha fermato analoga pretesa tedesca e, nel passato più recente, è riuscita a paralizzare in Siria le forze di chi stava provocando assassinii di massa, terrorismo e flussi migratori massicci verso l’Europa, svelando che dietro di essi agiva l’alleanza tra Usa, Israele, Islam sunnita. La Russia ha combattuto contro gli Ottomani arbitri della politica europea e lascia al continente un tesoro di cultura. I santi Cirillo e Metodio sono patroni dell’Europa con San Benedetto. Pio XI disse di loro che erano “figli dell’est, bizantini della patria, greci di origine, slavi per il frutto apostolico”.
    Risuona come una sentenza inappellabile il giudizio di un intellettuale testimone della finis Europae, Pierre Drieu La Rochelle. La mattanza delle trincee della prima guerra mondiale, macelleria della gioventù europea mandata a degradarsi e morire nel fango nella prima terribile guerra di materiali, la tempesta d’acciaio di Jünger, fu l’ultima invocazione del continente ferito in conflitto con se stesso. Per Drieu, la pace avrebbe portato solo “scatolame e auto a buon mercato”. Sulle rovine hanno prevalso gli uomini della moneta, scacciando come nemici gli uomini della spada e quelli dei libri, per utilizzare l’efficace espressione della storica dell’economia Rita Di Leo.
    Un’altra triste vittoria è quella del museo sulla realtà e la vitalità. Il nostro pezzetto di mondo, l’angolo del pianeta in cui si è più studiato, scritto, pensato, prodotta arte, cultura, in cui più si è agito, è uno sterile museo visitato come un lussuoso cimitero di reperti da milioni di contemporanei (come chiamarli altrimenti?) che poco capiscono e tutto ingoiano, contentandosi di immortalare l’attimo con lo smartphone, meglio se inseriscono se stessi nel fotogramma, un selfie con la storia, l’arte, la bellezza ridotti a fondale, anzi location. Chiese senza Dio, palazzi senza Re, gioielli adescatori sul vecchio seno d’Europa, sospiro' Drieu. Quel senso terribile di sterilità, la grandezza passata caduta nel vuoto e nell’oblio sono oggi la normalità. Nessuno vi fa caso, le chiese svuotate di fedeli diventano supermercati o sedi di concerti, i simboli del potere di ieri sono visitati da orde di vacanzieri in ciabatte e maglietta.
    Il destino del continente è il presente di Venezia, la città prodigio di arte e sapienza descritta dal poeta Diego Valeri: “c’è una città di questo mondo, ma cosi' bella, ma cosi' strana, che pare un gioco di fata Morgana e una visione del cuore profondo.” E ancora: “Cosa di sogno vaga e leggera; eppure porta mill’anni di storia, e si corona della gloria d’una grande vita guerriera”. Venezia è oggi uno scheletro, una città spopolata, museo a cielo aperto sfregiato da moltitudini ignare, rapacità di commercianti simili a grassatori di strada, una sequenza di opere d’arte, palazzi e musei devitalizzati, la violenza padronale del turismo mordi e fuggi che porta navi immense a schiantarsi contro le “fondamenta” per fame di profitto, migliaia di spettatori paganti pretendono di attraversare e sfiorare un corpo delicatissimo, preservato dalla scienza secolare degli avi.
    Una sorta di stupro di massa che avviene per denaro ogni giorno in giro per l’Europa, scrigno addormentato del mondo. Scatolame, direbbe Drieu, che immaginiamo scandalizzato davanti all’edificio dello pseudo parlamento europeo di Strasburgo. La torre principale, palazzo Louise Weiss, ha un aspetto particolare: colpisce la sua incompiutezza. Costruttori e committenti spiegano che essa riflette la natura incompleta dell’Europa. La nostra estenuata civilizzazione non comprende più i simboli, neppure ne sospetta l’esistenza, al massimo ne ride come di un retaggio del passato oscuro. Il simbolismo dell’edificio esiste e non è difficile da svelare. Porta alla luce le credenze esoteriche delle élite mondialiste, le aspirazioni oscure che le animano, gli obiettivi concreti che perseguono.
    https://www.ricognizioni.it/europa-c...azzi-senza-re/

  9. #3099
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    Citazione Originariamente Scritto da psico Visualizza Messaggio
    I nazionalisti itagliani sono ridicoli e fanno il gioco del sistema come mat.
    Vedesi 1° e 2° guerra mondiale .
    Per non parlare della destra conservatrice cattolica, che tutt'ora è in preda a furore anti germanico .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  10. #3100
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    https://www.repubblica.it/scuola/201...gle-230850156/

    Test Invalsi, il 35% degli studenti di terza media non capisce un testo d'Italiano. E al Sud 8 su 10 in ritardo sull'Inglese

    I risultati delle Prove nazionali: leggeri miglioramenti per Matematica e Lingue alla secondaria di primo grado. L'Istituto di valutazione: "Il Meridione ha studenti in grande sofferenza". Il ministro Bussetti: "Motivi di preoccupazione"

    di CORRADO ZUNINO
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    10 luglio 2019
    ROMA - I risultati delle prove Invalsi nazionali, che quest'anno contemplano anche l'analisi di qualità e attitudini dei nostri studenti di quinta superiore, mostrano un livello critico degli apprendimenti di bambini (seconda e quinta elementare), adolescenti (terza media) e ragazzi (seconda superiore e, appunto, quinta). Si avverte un leggero miglioramento, rispetto al 2018, per gli studenti della scuola superiore di primo grado, soprattutto in Matematica e Inglese, ma le larghe zone d'ombra faticano ad essere illuminate. L'istruzione al Sud resta un'emergenza. Così come, soprattutto nel Meridione d'Italia, l'idea di una scuola equa.
    Campania, Calabria, Sicilia alle medie: tre anni persi
    I livelli di assimilazione in Italiano, Matematica e Inglese mostrano differenze marcate nel Paese e le distanze, ancora contenute nella scuola elementare, crescono alle medie e diventano rilevanti alle superiori (il lavoro mette in discussione il convincimento collettivo che le medie inferiori siano il buco nero dell'istruzione italiana, sono solo uno dei passaggi critici). Bene, in seconda elementare il blocco di chi raggiunge risultati largamente insufficienti in Italiano (si parla di comprensione del testo) è pari al 20 per cento: uno scolaro ogni cinque. E se in Umbria e Basilicata quest'area supera di poco il 10 per cento, in Calabria si arriva al 24 per cento (peggio ancora nella provincia autonoma di Bolzano, ma in questo caso dipende dalla larga platea discente di lingua tedesca). Nelle stesse classi - sempre la seconda della primaria - la forbice si allarga se si prende in esame Matematica. La media dei "largamente insufficienti" del Paese qui è pari al 28 per cento, in Campania e in Calabria si arriva al 35. Vanno segnalati, anche in questo caso, i risultati confortanti della Basilicata con una quota di forte sofferenza sotto il 15 per cento, la più bassa tra le venti regioni italiane. Alle ampie difficoltà scolastiche del Sud si sottrae anche la Puglia.

    Il sistema scolastico nell’Italia meridionale e nelle Isole non solo continua a essere meno efficace rispetto all’Italia centrale e soprattutto settentrionale, ma coltiva un'ingiustizia di censo. La variabilità dei risultati tra scuole differenti e tra classi presenti nello stesso plesso, nel primo ciclo d’istruzione, è consistente e in ogni caso più alta che al Nord e al Centro, così come sono più elevate le percentuali di alunni con status socio-economico basso che non raggiungono livelli adeguati nelle prove. In particolare, in Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna. Rispetto al 2018, tuttavia, alcune variazioni in positivo si osservano anche nella macro-area del Sud, nel primo ciclo d’istruzione e nel biennio del secondo ciclo.

    La crescita costante delle differenze Nord-Sud tra i 7 e i 19 anni si vede già con le prove Invalsi di quinta elementare. Gli allievi in "forte difficoltà" nella comprensione di un testo salgono nel Paese al 25 per cento: vuol dire uno su quattro. Calabria e Sicilia viaggiano, invece, hanno percentuali di dieci punti peggiori. Umbria e Marche mostrano una sofferenza intorno al 15 per cento: meno della metà rispetto all'estremo Sud. La Matematica allo stesso livello scolastico - stiamo parlando di pre-adolescenti di undici anni - acuisce le differenze: i "gravemente insufficienti" nel Paese diventano quasi un quarto, quelli della Calabria quasi quattro su dieci (con la Basilicata che detiene ancora il risultato migliore: 15 per cento di "ritardi seri"). Anche in Inglese lo stacco tra Settentrione e Meridione è netto. Nella comprensione (listening) si trova sotto il livello A1, l'Inglese basico, il 15 per cento degli scolari italiani di quinta e il 32 per cento degli scolari sardi.

    In terza media le differenze non si contengono più e i ritardi scolastici meridionali diventano una frattura nazionale. I problemi nella comprensione di un Italiano adeguato all'età si fanno seri in tutto il Paese: il 35 per cento dei quattordicenni, infatti, è al livello 1 e 2 (su una scala di cinque), ma in Calabria addirittura uno studente su due ha problemi di comprensione di un testo. Le Marche mostrano anche alle medie i risultati migliori. Per comprendere cosa si intende per livello 1 nella comprensione di un testo in terza media, l'Invalsi indica questo specchietto: "Al livello 1 l’allievo individua singole informazioni date esplicitamente in parti circoscritte di un testo. Mette in relazione informazioni facilmente rintracciabili nel testo e, utilizzando anche conoscenze personali, ricava semplici informazioni non date esplicitamente. Conosce e usa le parole del lessico di base e riesce a ricostruire il significato di singole parole o espressioni non note, ma facilmente comprensibili".

    Passando all'insidiosa Matematica la sofferenza tra gli studenti italiani, sempre in terza media, sale al 38 per cento - si parla di difficoltà rispetto a nozioni base -. In Sardegna e in Campania si supera il 50 per cento, in Sicilia ci si avvicina al 60 e in Calabria sono sei i ragazzi ogni dieci che non conoscono i ferri del mestiere della disciplina. "Possiamo dire che in larghe parti del Sud ci sono adolescenti che affrontano l'esame di terza media avendo competenze da quinta elementare", spiega Roberto Ricci, direttore generale dell'Invalsi, l'Istituto nazionale di valutazione del sistema educativo. Sulla comprensione dell'Inglese, ancora, i "gravi ritardi" in Valle d'Aosta sono poco meno di uno su cinque, in Sicilia sfiorano il 65 per cento.
    Inglese, maggioranza dei maturandi sotto il livello B1
    In seconda superiore gli "scarsi" in Italiano sono il 30 per cento, oltre il 45 in Calabria e Sardegna. I migliori risultati si vedono in Valle d'Aosta, Veneto e nelle due province autonome di Trento e Bolzano. Le forti difficoltà in Matematica sono al 38 per cento sul livello medio nazionale e oltre il 60 in Sardegna. Nella stessa disciplina i guai (e le differenze) esplodono in quinta: all'esame di Maturità approdano diciannovenni che nel 42 per cento dei casi hanno lacune larghe. In Calabria e in Sicilia i "gravi ritardi" superano il 60 per cento, in Campania si tocca l'aliquota sessanta, in Sardegna la si sfiora. Sull'Inglese il livello è imbarazzante (per la scuola italiana, ben prima che per i ragazzi). In Calabria quasi sette maturandi su dieci non riesce a leggerlo, in Calabria e in Sicilia l'85 per cento non lo comprende (al livello richiesto seguendo standard europei). Il dato medio del Paese sulla seconda lingua resta da allarme rosso: quasi il 50 per cento non sa leggere, il 65 per cento non raggiunge il livello B1 previsto, appunto, dai programmi di quinta superiore.
    Le ragazze meglio nelle Lettere (italiane e straniere)
    In seconda primaria, la differenza tra maschi e femmine nei risultati delle prove Invalsi è di tre punti in Italiano, a favore delle seconde, e tre punti in Matematica, a favore dei primi. In quinta elementare le pre-adolescenti superano i coetanei di nove punti in Italiano mentre una differenza di sei punti si registra, ma a parti rovesciate, in Matematica. Nell'Inglese, sia nell’ascolto che nella lettura, le femmine conseguono un risultato migliore, di quattro punti nel primo caso e di sei punti nel secondo. In terza media la differenza si attesta a nove punti in Italiano e a tre punti in Matematica, a vantaggio nel primo caso delle femmine e nel secondo dei maschi. In Inglese, come già in quinta primaria, le studentesse ottengono un punteggio più alto dei maschi di sette lunghezze nella prova di ascolto e otto nella prova di lettura.
    Gli stranieri faticano con le cifre, bene in Inglese
    In tutti i gradi gli alunni stranieri ottengono in Italiano e in Matematica punteggi nettamente più bassi di quelli degli italiani. Le distanze tendono, però, a diminuire nel passaggio tra la prima e la seconda generazione d’immigrati e nel corso dell’itinerario scolastico, in particolare in Matematica, materia dove pesa meno la padronanza della lingua del Paese ospitante. In terza media, classe terminale del primo ciclo d’istruzione, la differenza tra italiani e stranieri di seconda generazione è, a livello nazionale, di diciotto punti in Italiano e di nove in Matematica. Nella scuola secondaria di secondo grado il divario in Lettere tra gli studenti italiani e quelli d’origine straniera si attesta sul piano nazionale, in seconda superiore, a ventiquattro punti rispetto agli stranieri di prima generazione e a tredici rispetto agli stranieri di seconda. In Matematica le differenze sono rispettivamente di diciassette e sette punti. Per i maturandi le distanze si riducono a diciassette e nove punti in Italiano e a nove e cinque punti in Matematica.

    La sola materia dove gli alunni stranieri conseguono risultati simili a quelli dei loro compagni italiani è l’Inglese: in varie regioni, gli stranieri, in particolare di seconda generazione e nella prova di ascolto, fanno meglio degli italiani. Considerando l’Italia nel suo insieme, in quinta elementare gli alunni stranieri di prima e seconda generazione superano di alcuni punti gli italiani nell’ascolto, ma non nella lettura.

    I dati del Rapporto Invalsi - l'adesione ai test in quinta superiore è stata del 96,4 per cento - evidenziano "innegabili motivi di preoccupazione, ma anche motivi di novità e interesse". Lo ha detto il ministro dell'Istruzione Marco Bussetti alla presentazione dei risultati, oggi alla Camera. "L'Invalsi è uno strumento che consente di avere una foto articolata e dettagliata del nostro lavoro", ha aggiunto, "come ministero siamo convinti dell'importanza della valutazione standardizzata degli apprendimenti che, tuttavia, si deve integrare e affiancare all'insostituibile ruolo della valutazione dei docenti". Critico il presidente della Commissione Cultura della Camera, Luigi Gallo (M5s): “Le valutazioni da sole non bastano se non si attiva un processo di miglioramento. Da vent'anni si mappano i guasti, senza però lavorare alle soluzioni. È necessario investire più risorse per sviluppare processi di miglioramento, per esempio rafforzando l’azione di Istituti di ricerca come Indire a cui va dato un ruolo cardine nella formazione e nella promozione concreta di processi di miglioramento della scuola”.

    Il risultato della squola itagliana, così com'è voluta dalla nostra sinistra che la domina da sempre su direttive dei soviet.
    Abbasso il sapere, abbasso il merito, tanto lavaggio dei cervelli e rovina della società: gli imbecilli non hanno spirito critico e sono facilmente condizionabili e gestibili.
    Ma vorrei anche dire il risultato del matriarcato imperante nel corpo insegnante.
    Gente con quattro nozioni quattro (quando ci sono) della propria materia, ripetute idiotamente per decenni, credendo di essere portatrici della verità assoluta, senza manco capire nulla di altre cose.
    I risultati non mi stupiscono affatto, e sono destinati a peggiorare con l'arrivo di tutti i figli delle risorse.
    Sarebbe necessario un annientamento choc e una ripartenza su basi completamente diverse.
    Con una marea di gente a spasso o, per meglio dire, a zappare la terra.
    Ma le pari opportunità sono a senso unico.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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