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  1. #3711
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da psico Visualizza Messaggio
    https://www.ilmattino.it/primopiano/cronaca/astrazeneca_prof_morto_biella_moglie_seconda_dose_ ultime_notizie-5837244.html

    Sempre reverenti.
    La loro mentalità è immutabile, pure difronte alla morte .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  2. #3712
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Esistono 3 Italie, quando lo capiranno sarà tardi
    25 MARZO 202126 MARZO 2021 OPINIONI LETTURA 5 MIN

    di Sergio Bianchini – Senza ammettere, porre e porsi esplicitamente l’esistenza di tre Italie è impossibile non solo fare vere riforme per sanare il sistema, ma è impossibile persino immaginarle.

    Da 40 anni il sistema Italia è in crisi, gli annunci di riforme sono ormai immemorabili mentre ad avanzare costantemente è solo il degrado e la rissosità delle rappresentanze politiche.

    Si, le Italie sono 3, nord, centro e sud. Lo sanno tutti ma soprattutto coloro che detengono il potere statale cercano di nascondere questa realtà. Anche se il loro pensiero profondo e permanente è proprio lo stesso e cioè come impedire la deflagrazione dello stato e della nazione.

    E così le idee che ogni volta nascono per superare l’ormai abituale stato di emergenza hanno un solo problema, come impedire la spaccatura, lo sviluppo ineguale riaffermando sempre la necessità di eliminare le differenze tra nord e sud, di uniformare. E come? Dando più potere al centro e alle sue decisioni, ignorando e demonizzando le differenze territoriali con una prassi asfissiante contro i particolarismi a favore di un centralismo che non si realizza mai.

    Si, il centralismo non si realizza mai perché i pensatori, i manager, i giuristi, gli intellettuali centralisti in realtà sono quasi tutti meridionali e meridionalisti. Credono o spesso fanno finta di occuparsi del bene comune ma il loro pensiero non è logico e conseguente. Il loro pensiero vero è sempre lo stesso, difendere e mantenere la propria esistenza preminente dentro lo stato senza occuparsi davvero di efficientarlo.

    E così le tre Italie vengono sempre più tenute insieme da un sistema giuridico e culturale che le compatta dall’esterno come una ingessatura soffocante e paralizzante. Che però al sud va bene. O meglio appare come il male minore. Un sud che teme tantissimo “di essere abbandonato a sé stesso”. Significativa questa ricorrente formulazione!

    Un centralismo tendenziale costantemente ostacolato da un secessionismo tendenziale e viceversa. Ecco la dinamica reale del paese. Con diatribe permanenti e capovolgimenti repentini sempre senza sbocchi. A volte parlando tra amici salta fuori che prima o poi sarà il sud a secedere. Paradosso non impossibile.

    Secondo me allo stato ingessatore dovremmo sostituire lo stato spina dorsale. Una mutazione simile a quella avvenuta tra i molluschi con la conchiglia dura e un ventre molle ed i vertebrati con una corda interna circondata dalla parte molle. Che permise la forza ed allo stesso tempo il dinamismo dei nuovi organismi. Una struttura meno pesante ma in grado di sostenere dall’interno il corpo intero senza distruggere il dinamismo ad ampio raggio.

    Ciò sarebbe possibile se il personale statale, dai ministeri alle scuole, dal livello esecutivo a quello dirigenziale fosse proveniente da tutte le tre macroregioni e non da una sola. Perché oggi la totale meridionalizzazione dello stato è una grave malattia che iniziò sotto il fascismo e che già Gramsci stigmatizzò quando i dipendenti statali erano 400 mila.

    La meridionalizzazione dello stato è l’incapacità e la rinuncia a costruire lo sviluppo di tutti i territori del paese ed una generazione abusiva del reddito meridionale che placa l’inquietudine della parte più povera del paese ma a spese di una profonda degenerazione dello stato. Degenerazione che mantiene e produce la sua costante inefficienza. Altro che burocrazia!

    Quindi il vero cambiamento richiederebbe governi di ampia unità con un apparato statale non uno ma trino e prima di tutto la disponibilità costante ad esprimere e governare le tre realtà fondamentali del paese senza vergognarsene. Producendo sincerità e chiarezza, smettendo di oscurarle in pubblico e strumentalizzarle nelle retrovie.

    Anche l’enfasi del nuovo ministro Bianchi sul ruolo unificatore nazionale della scuola mi inquieta molto perché continua a mettere al centro non le necessità organizzative possibili e necessarie per una scuola allo sbando da decenni. La sua ansia, Il suo modello, rimane l’uniformità nazionale e quindi vedrai che penserà al tempo pieno obbligatorio per tutti. Poi però mancheranno i soldi per farlo e allora si continuerà a piagnucolare dicendo che quella sarebbe la linea ma …. Addio dunque a riforme vere e non solo annunciate.

    E intanto gli anni passano, i bimbi crescono, le mamme imbiancano…come sempre inutilmente.

    http://https://www.lanuovapadania.it...no-sara-tardi/
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #3713
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Questo è un altro. Leggete qui:

    https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/26697175/coronavirus-coprifuoco-abolito-maggio-giugno-estate-mascherina-obbligatoria.html


    Coprifuoco fino a maggio o addirittura a luglio con la mascherina all' aperto tutta l'estate.

    Gli itagliani ubbidiranno come ragazzini delle elementari.

  4. #3714
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta



    Intervista con l'avvocato Renzo Fogliata, difensore di alcuni esponenti del Comitato di Liberazione Nazionale Veneto (CLNV)condannati per associazione a delinquere nell'istigazione alla disubbidienza fiscale.

    Padania libera, sprofondi roma.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #3715
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Tonfo del reddito, mai così giù dal 2014. Risultato di zero aiuti a famiglie e imprese
    2 APRILE 20212 APRILE 2021 ECONOMIA LETTURA 3 MIN

    Calano il reddito, i consumi e il potere d’acquisto delle famiglie. Volano la pressione fiscale, il deficit e il debito. E’ questa la fotografia scattata dall’Istat, da cui si evince che la situazione di crisi e’ ben lontana dall’essere superata. Nel dettaglio, nel quarto trimestre del 2020 il reddito e’ diminuito dell’1,8% rispetto al trimestre precedente. A fronte di un aumento del deflatore implicito dei consumi dello 0,2%, il potere d’acquisto e’ diminuito del 2,1%. Aumenta contestualmente la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici che e’ stata pari al 15,2% (+0,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente). Tale aumento deriva da una flessione della spesa per consumi finali piu’ sostenuta rispetto a quella registrata dal reddito disponibile lordo (-2,5% e -1,8% rispettivamente).

    In leggero calo il tasso di investimento delle famiglie consumatrici che e’ stato pari al 5,7%, 0,1 punti percentuali piu’ basso rispetto al trimestre precedente, a fronte di una flessione degli investimenti fissi lordi del 2,7% e della diminuzione dell’1,8% del reddito lordo disponibile. Contestualmente, e’ in rialzo la pressione fiscale: secondo gli ultimi dati dell’Istat, nel IV trimestre dello scorso anno e’ stata pari al 52,0%, in crescita di 1,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E questo andamento, nonostante la riduzione delle entrate fiscali e contributive. Nel III trimestre, era al 39,3%. Il deficit/Pil nel 2020, e cioe’ complessivamente nei quattro trimestri dello scorso anno, vola al 9,5% in netto peggioramento rispetto all’1,6% del corrispondente periodo del 2019. In termini di incidenza sul Pil, nel 2020 il saldo primario e il saldo corrente sono risultati negativi, pari rispettivamente al -6% (+1,8% nel 2019) e al -4,3% (+1,7% nel 2019). Solo nel IV trimestre il deficit/Pil e’ stato pari al 5,2%; nello stesso periodo dell’anno precedente risultava un accreditamento dell’1,9%. Il saldo primario delle A.P. (indebitamento al netto degli interessi passivi) e’ risultato negativo, nel quarto trimestre, con un’incidenza sul Pil del -1,9% (+5,2% nel quarto trimestre del 2019), mentre il saldo corrente delle A.P. e’ stato positivo, con un’incidenza sul Pil dell’1,5% (+5,6% nel quarto trimestre del 2019). “Come nei primi nove mesi dell’anno, l’incidenza del deficit delle Amministrazioni pubbliche sul Pil e’ sensibilmente aumentata in termini tendenziali per la riduzione delle entrate e per il consistente aumento delle uscite, dovuto alle misure di sostegno al reddito di famiglie e imprese”. Infine, e’ in netto aumento, nel 2020, il rapporto debito/Pil che sale al 155,6% mentre nel 2019 era pari al 134,6%.

    https://www.lanuovapadania.it/econom...lie-e-imprese/
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  6. #3716
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da psico Visualizza Messaggio
    Questo è un altro. Leggete qui:

    https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/26697175/coronavirus-coprifuoco-abolito-maggio-giugno-estate-mascherina-obbligatoria.html


    Coprifuoco fino a maggio o addirittura a luglio con la mascherina all' aperto tutta l'estate.

    Gli itagliani ubbidiranno come ragazzini delle elementari.
    Per poi diventare carne da macello , questo è stato preparato
    per secoli , gli umani sempre pronti ad obbedire ad un potere femmineo
    e quindi subdolo ed insidioso .
    Monarchie e simili sono di per se stesse qualcosa di molto virile .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  7. #3717
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Il reddito di cittadinanza continua a piacere ai clan mafiosi
    3 APRILE 20213 APRILE 2021 CRONACA LETTURA 1 MIN

    Ventitre’ persone sono indagate nell’ambito di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Vibo Valentia, sulla regolarita’ della fruizione del “reddito di cittadinanza”. La procura ha ottenuto dal gip del locale Tribunale un sequestro preventivo finalizzato a sottoporre a vincolo reale le somme di denaro indebitamente percepite da parte degli indagati, residenti nel Vibonese, che avrebbero beneficiato del sussidio grazie a false dichiarazioni all’atto della richiesta, omettendo di comunicare informazioni “dovute e rilevanti” ai fini della revoca. Il sequestro, per un totale di 80.672,53 euro, e’ stato eseguito da Carabinieri e Guardia di Finanza,. I beneficiari, all’atto di presentazione della domanda o durante l’erogazione del beneficio, avevano omesso di comunicare di essere sottoposti a misura cautelare personale per reati particolarmente gravi, come associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, rapina, violazione di norme in materia di armi, sostanze stupefacenti ed atti persecutori.

    https://www.lanuovapadania.it/cronac...-clan-mafiosi/
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  8. #3718
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Cgia, lavoro nero e lockdown. Campania e Puglia ci danno dentro. Nordest virtuoso
    3 APRILE 20213 APRILE 2021 ECONOMIA LETTURA 5 MIN

    A seguito della pesantissima crisi economica in corso, l’esercito dei lavoratori in nero presente in Italia è in forte espansione. Lo segnala l’Ufficio studi della Cgia, ricordando che nell’ultimo anno la crisi pandemica ha provocato una perdita di circa 450 mila posti di lavoro. Con le chiusure imposte nelle ultime settimane, “a tanti di questi disoccupati si sono aggiunti molti addetti del settore alberghiero e della ristorazione e altrettante finte parrucchiere ed estetiste che quotidianamente si recano nelle case degli italiani ad esercitare irregolarmente i servizi e le prestazioni più disparate” sottolinea una nota. Un numero di invisibili difficilmente quantificabile, anche se secondo gli ultimi dati stimati qualche anno fa dall’Istat, quindi ben prima dell’avvento del Covid, i lavoratori in nero presenti in Italia erano molti: circa 3,2 milioni, sottolinea la Cgia. Il tasso di irregolarità è del 12,9 per cento e tutte queste persone producono un valore aggiunto in nero di 77,8 miliardi di euro. E secondo l’associazione nei prossimi mesi, purtroppo, la situazione è destinata a peggiorare. Con lo sblocco dei licenziamenti previsti dapprima a fine giugno, per coloro che lavorano nelle Pmi e nelle grandi imprese, e successivamente in autunno, per quelli che sono occupati nelle micro e piccolissime aziende, c’è il pericolo che il numero dei senza lavoro aumenti in misura importante.Non meno impattante, secondo la Cgia, è l’effetto chiusura imposto dal governo nelle ultime settimane a bar, ristoranti, negozi, massaggiatori, parrucchieri e centri estetici.

    Soprattutto nei territori più provati dalla crisi, non sono pochi, ad esempio, i camerieri che in attesa di tornare ad esercitare la propria professione si stanno improvvisando edili, dipintori, idraulici, giardinieri o addetti alle pulizie. Eseguono piccoli lavori pagati poco e in nero che, tuttavia, consentono a queste persone di portare a casa qualche decina di euro al giorno, permettendo così a molte famiglie di mettere assieme il pranzo con la cena. In questo momento così difficile, chi lavora irregolarmente per necessità non va assolutamente criminalizzato; ci mancherebbe, sottolinea la Cgia. Tuttavia, osserva l’associazione, il dilagare del lavoro irregolare non comporta un danno solo alle casse dell’erario e dell’Inps, ma anche alle tantissime attività produttive e dei servizi, le imprese artigianali e quelle commerciali che, spesso, subiscono la concorrenza sleale di questi soggetti, osserva la Cgia. I lavoratori in nero, infatti, non essendo sottoposti al prelievo previdenziale, a quello assicurativo e a quello fiscale consentono alle imprese dove prestano servizio – o a loro stessi, se operano sul mercato come falsi lavoratori autonomi – di beneficiare di un costo del lavoro molto inferiore e, conseguentemente, di praticare un prezzo finale del prodotto/servizio molto contenuto.

    Condizioni, ovviamente, che chi rispetta le disposizioni previste dalla legge non è in grado di offrire. Inoltre, non vanno nemmeno sottovalutate le condizioni lavorative a cui sono sottoposti gli irregolari: spesso a queste persone vengono negate le più elementari tutele previste dalla legge in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro e in queste condizioni, gli incidenti e le malattie professionali rischiano di essere molto frequenti. A livello territoriale sono le regioni del Mezzogiorno ad essere maggiormente interessate dall’abusivismo e dal lavoro nero.

    Secondo l’ultima stima redatta dell’Istat e relativa al 2018, in Calabria il tasso di irregolarità è pari al 22,1 per cento (136.200 irregolari), in Campania al 19,4 per cento (362.500 lavoratori in nero), in Sicilia al 18,7 per cento (283.700), in Puglia al 16,1 per cento (222.700) e in Sardegna del 15,7 per cento (95.500). La media nazionale è pari al 12,9 per cento. Le situazioni più virtuose si registrano nel Nordest. Se in Emilia Romagna il tasso di irregolarità è al 9,8 per cento (211.700 irregolari), in Valle d’Aosta è al 9,6 per cento (5.900), in Veneto al 9 per cento (207.300) e nella Provincia autonoma di Bolzano si attesta all’8,9 per cento (27.000). L’attività in nero di queste 3,2 milioni di persone genera un valore aggiunto pari a 77,8 miliardi di euro all’anno, di cui 26,7 miliardi sono prodotti nel Sud, 19,8 nel Nordovest, 17 nel Centro e 14,3 nel Nordest. A livello regionale in termini assoluti il Pil in ”nero” più importante lo riscontriamo in Lombardia (12,6 miliardi), seguono il Lazio (9,4 miliardi), la Campania (8,3 miliardi) e la Sicilia (6,2 miliardi).

    http://https://www.lanuovapadania.it...dest-virtuoso/
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    Tacito, Agricola, 30/32.

  9. #3719
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    Statali, assunzioni al Sud. Monta la rabbia dei Comuni del Nord. E Brunetta: ne avete già abbastanza
    3 APRILE 20213 APRILE 2021 CRONACA LETTURA 2 MIN

    di Cassandra – E dove, se non nel Mezzogiorno? Annuncia la ministra a ministra per il Sud e la Coesione territoriale Mara Carfagna: «Il 6 aprile il bando con le selezioni veloci sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Dopo 100 giorni figure tecniche ed esperti saranno al lavoro sul Pnrr nel Mezzogiorno».

    Qualcosa, si legge, come 2800 nuovi ingressi, mica pizza e fichi. La piattaforma, si apprende sul Corriere della Sera è la

    «Step One 2019» per partecipare alle procedure che permetteranno l’assunzione rapida a tempo determinato (massimo 36 mesi) dei tecnici qualificati in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

    Evviva mica tanto, perché Anci Veneto non ci sta, anche Anci Piemonte. Figli di uno Stato minore?

    «Pretendo che si parli anche degli altri Comuni che hanno lo stesso problema o che addirittura operano in condizioni peggiori» ha spiegato il sindaco di Treviso Mario Conte nei giorni scorsi, – riporta via Solferino – in qualità di presidente dell’Anci Veneto. Una reazione a cui si è aggiunta ieri anche quella del presidente di Anci Piemonte e sindaco di Vercelli, Andrea Corsaro: «Apprezziamo lo sforzo del governo per abbattere la burocrazia e a realizzare procedure snelle che consentano l’assunzione rapida di 2.800 tecnici qualificati nelle regioni del Sud — ha precisato —. Ma la carenza di personale è un problema che affligge l’Italia, da tempo chiediamo con forza lo sblocco delle assunzioni. Auspichiamo, ora, che analoga iniziativa possa interessare anche i Comuni del Nord, che devono poter disporre di tutti gli strumenti necessari per far funzionare uffici e servizi e portare avanti i progetti Recovery plan».

    E Brunetta? Difende il piano.

    «Ha poco o nessun senso riproporre la contrapposizione Nord-Sud. I dati della Ragioneria Generale dello Stato dicono che le regioni ordinarie del Nord hanno un numero medio di addetti per 1.000 abitanti nel comparto “funzioni locali” pari a 7,3, contro 6,1 del Sud. E tra il 2010 e il 2019 il blocco del turnover ha colpito soprattutto gli enti locali del Mezzogiorno».

    Si attendono repliche. Anche perché la pubblica amministrazione proprio proprio settentrionale non lo è…

    https://www.lanuovapadania.it/cronac...ia-abbastanza/
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  10. #3720
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Il Nord ha fame. Milano, in fila per il pacco alimentare la vigilia di Pasqua
    3 APRILE 2021 LOMBARDIA LETTURA 1 MIN

    Nello spazio video del Corriere della Sera, in prima pagina, spicca la fotografia del Nord che non ce la fa. Una lunga interminabile fila ritratta nelle immagini di cittadini che attendono di ricevere alla vigilia di Pasqua un pacco alimentare alla sede del Pane Quotidiano, associazione laica di volontariato.

    La politica impegnata a discutere di se stessa, di alleanza, di promesse, di investimenti sul recovery, di certo non è lì. Sono state donate uova di Pasqua per i più piccoli. La parte migliore del Paese lavora in silenzio.

    http://https://www.lanuovapadania.it...lia-di-pasqua/
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