

Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Massoneria a dare ordini.
Persino in un caso simile.


Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


“Derubare della giusta mercede gli operai” spiegato bene
Maurizio Blondet 15 Dicembre 2023
Stanno provando a incolpare la Meloni dei salari da fame in Italia… che sono alla fame da oltre 20 anni
SALARI SEMPRE PIÙ SCARSI, POVERTÀ SEMPRE PIÙ ALTA, MA IL GOVERNO PENSA AI PRIVILEGI DEI PARLAMENTARI
Dal 1990, il salario medio in Italia è diminuito del 2,9%
Il salario medio annuale, in Italia, dal 1990 al 2020
Aggiornato
lunedì 24 Aprile 2023
https://twitter.com/Gitro77/status/1735296691496976499?s=20
I salari reali italiani del 2022 sono più bassi di quelli del 2000.
il modello ordoliberista improntato all’export su cui si fondano UE ed EZ funziona se ammazzi la domanda (quindi occupazione stabile e salari dignitosi) per pompare l’export. Soprattutto per quei Paesi per cui l’euro risulta sopravvalutato (tipo l’Italia). Questo non esenta i cacciavitari (ma anche i sindacati) dalle loro responsabilità.
Il capitalismo ha aumentato i profitti non grazie a innovazioni e nuove soluzioni inventive, ma direttamente a spese dei salari
https://twitter.com/Gitro77/status/1735293394287579164
La quota profitti è raddoppiata passando dal 20% circa del 1960 all’attuale 40% a scapito (ovviamente) della quota salari che è passata dall’80% circa all’attuale 60%. Un capolavoro, non c’è che dire.
Le vere colpe della Meloni!https://twitter.com/Gitro77/status/1735566773922021519
https://www.maurizioblondet.it/derub...n=push_friends
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


LA MOSSA DEL COLLE/ Quella Ue a maggioranza fra Orbán e Zelensky
Pubblicazione: 19.12.2023 - Stefano Bressani
Decisioni Ue: il presidente Mattarella chiede di abbandonare l’unanimità. Gli interrogativi su Orban e il rischio di indebolire l’Italia
Caro direttore,
la nuova esternazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a favore dell’abbandono dell’unanimità nelle decisioni Ue non può non suscitare qualche spunto interrogativo. Invocare in questi giorni la cancellazione accelerata di un diritto di veto tuttora in mano a ciascuno dei 27 leader Ue va a indebolire – almeno oggettivamente – la posizione del governo italiano a un tavolo di impegno estremo come quello della riscrittura delle regole Ue. Vi si coglie d’altronde un’assonanza con la Francia di Emmanuel Macron, con la quale nel novembre 2021 l’Italia ha siglato un inedito “Trattato del Quirinale”, peraltro con la firma del premier istituzionale Mario Draghi. Ora come allora sembra riproporsi la questione di un “semipresidenzialismo di fatto” ormai consolidato a Roma: una prassi istituzionale in cui il Quirinale assume, fra l’altro, posizioni di merito nel campo della politica estera, ruolo che invece la Costituzione di una Repubblica parlamentare riconosce solo all’esecutivo.
Questo avviene, d’altra parte, nelle settimane in cui sta entrando nel vivo il confronto – squisitamente politico – sul “premierato”: il progetto di riforma istituzionale che il centrodestra ha lanciato dopo l’ultima affermazione elettorale con il fine espresso di superare la governance sempre più ibrida consolidatasi dal 2011 in poi (anche con il premierato ibrido di Giuseppe Conte a trazione M5s-Pd e garantito dal Quirinale durante la pandemia). La costruzione del premierato è un processo politico-istituzionale in cui non sembrano sussistere spazi costituzionali per arbitraggi o gradimenti esterni. Fra l’altro: già nel 2016 gli italiani hanno bocciato via referendum popolare il progetto di riforma Renzi-Boschi, che risentiva in modo visibile dei “desiderata” della Presidenza della Repubblica. E nel 2022 Mattarella è stato rieletto anche sull’onda della contrarietà a portare al Quirinale Mario Draghi, con la prospettiva di formalizzare un semipresidenzialismo “alla francese”. Il premierato sembra andare nella stessa direzione politica.
Sempre in questi giorni, tenere alta la tensione attorno alla governance Ue vuol dire avallare nei fatti l’escalation ostracistica dell’Unione franco-tedesca contro l’Ungheria di Viktor Orbán. Il quale sta bloccando la Ue nella decisione di prolungare gli aiuti all’Ucraina nella guerra contro la Russia, limitandosi per ora ad astenersi sull’apertura di colloqui formali con Kiev per l’ingresso nell’Unione. Bruxelles ha tenuto nel frattempo congelati 10 miliardi di fondi Ue destinati a Budapest nell’ambito del Recovery Plan post-Covid. Da anni la Commissione Ue contesta all’Ungheria orbaniana di non essere più una democrazia a canoni Ue. Su questo versante gli spunti di riflessione appaiono comunque molteplici.
A sei mesi dal rinnovo del Parlamento Ue e di tutti gli alti incarichi a Bruxelles è nota la vicinanza fra Orbán e il premier italiano in carica: in un contesto – molto più politico che istituzionale – in grande evoluzione. Fidesz – il partito conservatore del premier ungherese – è stato parte del Ppe fin da quando Budapest è entrata nella Ue: ancora nel 2019 Orbán e i suoi voti a Strasburgo sono stati decisivi nell’insediare Ursula von der Leyen alla Commissione. Nel 2021, tuttavia, il Ppe ha accompagnato alla porta Fidesz, favorendone fra l’altro un avvicinamento a Ecr, il contenitore politico di destra riformista di cui FdI è oggi architrave e Meloni leader virtuale. Ecr è oggi all’opposizione a Strasburgo: ma gli sforzi di agganciarlo nel Ppe (e portare Meloni dentro una nuova “grande coalizione”) costituiscono finora la dinamica principale della fase preelettorale, fra cancellerie ed euro-partiti.
Il Pse è invece nettamente sulla difensiva, come lo stesso Pd in Italia. Per sei mesi ancora occuperà la poltrona italiana in Commissione con Paolo Gentiloni: secondo alcuni, tuttavia, già al lavoro sul suo rientro in Italia come nuovo leader “dem”, infatti visibilmente disinteressato al tavolo sul nuovo Patto. Insomma, da qualsiasi lato lo si guardi, il favore “istituzionale” ed “europeista” alla rimozione del veto nel Consiglio Ue, sembra in ogni caso incorporare un giudizio politico a gamba tesa e a partita in corso, in Europa e in Italia.
La crociata contro Orbán sembra meritare qualche altro approfondimento. Il premier ungherese era già in carica – per la prima volta – quando l’Ungheria ottenne l’apertura dei colloqui per l’adesione alla Ue, nel 1998. Erano trascorsi già nove anni dalla caduta del Muro, che aveva segnato la fine della Guerra fredda. E Budapest aveva atteso cinque anni prima di avanzare la prima richiesta di ingresso nell’Unione. Questa fu concessa infine nel 2002 e le frontiere furono abbattute nel 2004. L’Ungheria dovette attendere dunque quindici anni in tutto per uscire definitivamente dal quarantennio sovietico, pur essendo un Paese di millenaria appartenenza all’Europa. Qualcuno può ragionevolmente contestare a Orbán i dubbi sull’apertura immediata di colloqui con l’Ucraina di Volodymyr Zelensky, un Paese in guerra, privo di tradizioni democratiche e di dubbia “europeità”?
Non da ultimo. Quando Orbán aprì e condusse la fase negoziale con la Ue, in Italia la maggioranza parlamentare era di centrosinistra. Mattarella, capogruppo alla Camera della Margherita dopo la vittoria dell’Ulivo nel 1996, fu poi vicepremier di Massimo D’Alema e quindi ministro della Difesa nel governo Amato (negli anni, fra l’altro, dell’intervento Nato nei Balcani). Fu quell’Italia che – assieme agli altri partner Ue – esaminò e alla fine promosse l’Ungheria di Orbán. E l’ingresso effettivo di Budapest maturò quando presidente della Commissione Ue era Prodi.
Può darsi che a distanza di due decenni, l’Ungheria di Orbán abbia effettivamente perso i requisiti per restare nell’Unione e che gli stessi Paesi e le stesse forze politiche che allora lo accolsero nella Ue si vedano obbligati a isolare e neutralizzare un “Paese impazzito”. Ma la soluzione del problema (verosimilmente non unico nell’Europa odierna) non può certo essere l’azzeramento tecnico del potere di veto ungherese nel Consiglio Ue. All’ultimo Consiglio Ue – che ha trattato Orbán quasi da paria – a capotavola c’era il presidente di turno della Ue, il premier socialista spagnolo Pedro Sánchez, che ha perso le ultime elezioni ma ottenuto la fiducia grazie a un pugno di separatisti catalani. Questo però solo in cambio dell’impegno ad amnistiare i leader protagonisti del “golpe” di Barcellona nel 2017: tuttora ricercati all’estero dalla magistratura iberica.
https://www.ilsussidiario.net/news/l...ensky/2634670/
Da riportare.
E poi ci si scandalizza per le parole di La Russa.
No comment per evitare guai.
Ultima modifica di Eridano; 19-12-23 alle 18:02


Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Ripetiamo: perché no al MES
Maurizio Blondet 22 Dicembre 2023
Perché i nemici interni ed esteri ci tengono tanto, spiegato bene
1 Claudio Borhghi 0 motivi per cui NON dobbiamo ratificare la riforma del MES.
1) Ratificare la riforma significa APPROVARE SPECIFICAMENTE TUTTO IL TRATTATO, comprese le sue parti più assurde, fatte votare da Monti a un distratto Parlamento nell’estate del 2012
2) La riforma del MES PEGGIORA uno strumento già famigerato perché figlio degli interventi di austerità contro la Grecia. I paesi UE vengono divisi fra “buoni” e “cattivi”. L’Italia è, guarda caso, fra i cattivi. 3) Il MES potrà intervenire nei salvataggi delle banche (nota bene, non dei risparmiatori perché PRIMA va fatto il bail-in) e non si può DECIDERE di non farlo. Se una grande banca tedesca o francese va in crisi il MES interviene e i soldi degli italiani verranno usati per pagare i suoi creditori.
4) Il nuovo trattato MES scrive chiaramente che in caso di intervento sarà possibile prevedere un taglio del valore dei titoli di Stato in mano ai risparmiatori.
5) Il nuovo trattato MES obbliga ad inserire nei titoli di Stato delle clausole (cosiddette CACS) che ne rendano più facile il taglio del valore.
6) Se il MES fosse operativo, in caso di crisi sui mercati, vedi ad esempio durante la pandemia, la BCE non interverrebbe più lasciando invece azionare il MES con tutte le conseguenze del caso.
7) Il MES diventerebbe una specie di “agenzia di rating” con il potere di decidere sulla sostenibilità o meno del debito. In pratica potrebbe CAUSARE una crisi dichiarando a suo piacimento che un debito è insostenibile.
8) I dirigenti del MES, a fronte di questi poteri enormi (il direttore potrebbe chiederci il versamento del capitale impegnato, oltre CENTODIECI MILIARDI ENTRO UNA SETTIMANA), sono ESENTI DA QUALSIASI GIURISDIZIONE (davvero, c’è scritto proprio così). Non gli si potrà far causa, non dovranno rendere conto a nessuno delle loro azioni, nessuna autorità può violare gli uffici del MES, i loro stipendi sono esentasse.
9) La soglia della maggioranza qualificata, 80%, usata per numerose situazioni, è calibrata in modo da lasciare fuori l’Italia (che “pesa” il 17% mentre Germania (27%) e Francia (21% ) guarda caso hanno quote sufficienti per diritto di veto assoluto.
10) Non è vero che si può ratificare ma non usare il MES. Una volta attivate le modifiche esse diventano direttamente impegnative, vedi salvataggi banche, e se l’Italia perdesse l’accesso ai mercati non ci sarebbe nessuna scelta possibile se non farne uso.
In sostanza il MES è uno strumento di dominio e di sottomissione, non porta NESSUN VANTAGGIO per l’Italia, meno che mai nella nuova versione. Non va ratificato perché non è nell’interesse dell’Italia e la ratifica non è assolutamente un atto dovuto bensì un fondamentale passaggio nell’accettazione di un trattato.
LINK UTILI: Il testo del nuovo trattato MES https://esm.europa.eu/system/files/document/2021-09/05-TESM-CONS.en21.pdf… Qui potrete trovare il tweet con le mie risposte agli articoli pro MES dei media mainstream: https://twitter.com/borghi_claudio/status/1661500753805025286… Qui potrete trovare la mia spiegazione della lettera mandata dal MEF alla commissione esteri sul MES. https://twitter.com/borghi_claudio/status/1672156855429132291… La dettagliatissima pagina sul MES di
@lidia_Undiemi
che tra i primi mise in guardia sui pericoli del trattato https://lidiaundiemi.it/mes Intervista sul MES del Prof. Alessandro Mangia, Professore Ordinario di diritto Costituzionale dell’università Cattolica di Milano https://ilsussidiario.net/news/verso-il-mes-e-una-nuova-agenzia-di-rating-ecco-la-trappola-pronta-per-litalia/2472275/… Un mio intervento in TV sul MES https://youtube.com/watch?v=2SK56j-7zgw&t=2s… Qui alcuni miei interventi alla Camera sul MES https://youtube.com/watch?v=veagsBRhfNM… https://facebook.com/watch/live/?ref=watch_permalink&v=1024629427889210…
https://twitter.com/Lidia_Undiemi/status/1738133170812326309
STOP AL MES/ Mangia: con il suo no l’Italia ha fatto un favore all’Europa
…
In realtà all’Europa del MES interessa poco o niente. Ma interessa molto a certe parti della politica italiana che sollecitano interventi esteri per cavalcare la questione. E gli interessa non da oggi, perché la sponda europea è ciò che sorregge queste forze. Un poco interessa alle casse locali tedesche, ma hanno il peso che hanno. Si dice che interessi per la situazione non proprio rosea di Deutsche Bank, ma è un’affermazione poco credibile.
Perché?
Perché se salta Deutsche Bank il MES non è sufficientemente capitalizzato per intervenire efficacemente. Viene giù tutto. E allora alla BCE toccherebbe fare la Banca centrale. Proprio così: l’Europa è l’unica parte del mondo che non ha una Banca centrale, cioè una banca che garantisca illimitatamente risparmiatori e sistema bancario. Ce ne rendiamo conto?Siamo furbi noi e scemi gli altri, come si crede a Bruxelles e a Francoforte, oppure gli scemi siamo noi? È una cosa che mi ha sempre stupito.
https://www.maurizioblondet.it/ripet...che-no-al-mes/
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.