
Originariamente Scritto da
persio_flacco
Anche in questa analisi di Fortis, come in tutte le altre che ho letto, vengono ignorati due fattori di fondamentale importanza per comprendere e descrivere correttamente l'origine della crisi europea e il suo protrarsi del tempo. Deve esserci un motivo per questa sistematica esclusione che sarebbe utile comprendere.
1. origine della crisi. La crisi finanziaria europea ha inizio dallo scoppio della bolla immobiliare USA. Il motivo della devastante ripercussione dello scoppio della bolla statunitense sul sistema finanziario europeo è noto e ben descritto: i mutui immobiliari erogati negli Stati Uniti con grande liberalità e scarsa attenzione a soggetti di dubbia solvibilità: i cosiddetti subprime, sono stati impacchettati dentro strumenti finanziari, marcati tripla A dalle agenzie di rating e immessi nel mercato mondiale. Il tutto sotto gli occhi delle autorità di regolazione e controllo americane.
Quando la bolla è scoppiata, da un giorno all'altro si è volatilizzato un enorme ammontare di valore nominale, e questo ha scavato enormi voragini nei bilanci delle banche europee (e perfino in quelli di alcuni enti locali italiani "consigliati" da consulenti finanziari ad investire in quegli strumenti).
Quello che è accaduto è che i titoli emessi e garantiti da istituti finanziari americani, e pagati con soldi buoni dagli investitori europei, si sono rivelati per essere cartaccia senza valore.
Il resto è noto: banche in sofferenza, soldi pubblici impiegati per colmare i buchi ed evitare il fallimento, restrizione del credito e, infine, crisi che da finanziaria diventa economica.
2. perdurare della crisi. Il 40-50 % in volume degli scambi che avvengono quotidianamente sui mercati finanziari sono trattati da sistemi automatici. Si tratta di software specializzati e ultrasegreti che girano su server installati in prossimità del CED della Borsa per sfruttare il minimo ritardo che intercorre dall'invio di un ordine alla sua registrazione. Si tratta di frazioni di secondo ma sufficienti per interporre una intermediazione tra l'uno e l'altro che per ogni transazione genera un profitto che è si minimo ma che moltiplicato per milioni di transazioni rende molto al gestore del sistema. Si tratta del famoso HFT (High Frequency Trading), trading ad alta frequenza. L'effetto sui mercati di questi sistemi, unito all'azione di una moltitudine di micro-trader individuali ai quali degli operatori specializzati forniscono consolle che mettono a loro disposizione la possibilità di investire pensioni, stipendi, risparmi, su tutti i mercati mondiali, è quello che abbiamo sotto gli occhi: la volatilità più estrema. Per la maggior parte il profitto non è più generato dall'investimento fatto a ragion veduta sulle aziende con le migliori prospettive di mercato, con il management migliore e più efficiente, con la maggiore capacità di innovazione, il profitto è generato dalle fluttuazione di valore dei titoli, e a guidare le danze sono sistemi automatici che "fiutano" le minime tendenze al ribasso o al rialzo a prescindere dalla loro fondatezza. La platea di micro-trader amplifica le fluttuazioni seguendole alla ricerca del guadagno facile. In sintesi: il mercato finanziario è diventato una bisca che prescinde dall'economia reale. Questo mette in difficoltà gli investitori seri che ancora usano intelligenza, competenza, coraggio, per scommettere sulle aziende che a loro giudizio danno le migliori prospettive di ritorno perché, senza alcun motivo reale, i titoli sui quali hanno investito possono essere esaltati o atterrati nel giro di pochi minuti dalle logiche autoreferenziali della speculazione descritta sopra.
A questo quadro appena accennato vanno aggiunti almeno altri due fattori: il massiccio e deliberato attacco speculativo ai debiti sovrani europei del 2011 e l'influenza di una certa scuola di pensiero che corrisponde ad un ben preciso nucleo di interesse e di potere finanziario. Il primo ha messo in crisi le economie europee con la più alta esposizione debitoria, costrette a pagare interessi molto alti per ricollocare il loro debito pubblico; il secondo ha fornito strumenti teorici ad istituzioni come il FMI per dettare le regole dell'austerità ad economie che di tutto avrebbero avuto bisogno meno che di strategie recessive.
Io credo che l'esclusione di questi elementi renda qualsiasi analisi sulla crisi inconsistente.