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Discussione: Ancora UFO.

  1. #231
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    Predefinito Re: Ancora UFO.

    chi legge la sua opera più importante,
    l'Evangelo come mi è stato rivelato,
    ha un quadro storico, culturale,
    religioso, antropologico, della palestina
    ai tempi di Gesù, nonché una dettagliata
    cronistoria delle eccezionali opere
    compiute dal Redentore.

    da leggere e meditare.

  2. #232
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    Predefinito Re: Ancora UFO.

    Guarda che scherzo ogni tanto.
    Grazie.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #233
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    Predefinito Re: Ancora UFO.

    INGHILTERRA: SCOPERTE IMPRONTE UMANE DI 800 MILA ANNI FA! LE PIÙ ANTICHE D’EUROPA

    18/02/2014

    Sono state rinvenute in Inghilterra le più antiche impronte umane mai scoperte in Europa. Si tratta delle prime orme umane al di fuori dell'Africa. Cinque persone, vissute circa 800 mila anni fa, hanno impresso i loro piedi nel fango della riva si un antico estuario di Happisburgh, nel nordest di Norfolk. A fare la scoperta un team di scienziati del Queen Mary College, del British Museum e del Museo di Storia Naturale di Londra.



    Forse si trattava di una semplice famiglia britannica in un giorno qualsiasi di 800 mila anni fa.
    Di fatto, si tratta delle più antiche impronte umane mai osservate in Europa, la prima prova della vita umana nel vecchio continente e le prime mai trovate al di fuori dell’Africa.
    La scoperta di deve ad una squadra di ricercatori di vari istituti (British Museum, Museo di Storia Naturale di Londra e Queen Mary College) che ha individuato le orme di un massimo di cinque persone impresse nel fango di un antico estuario di Happisburgh, sulla costa orientale del paese.

    “All’inizio non sapevamo cosa stavamo vedendo”, spiega il dottor Nick Ashton del British Museum. “Ma come abbiamo rimosso i residui di sabbia, era chiaro che le cavità somigliavano a delle orme e che avevamo bisogno di analizzare la superficie il più rapidamente possibile”.

    Secondo il parere di Ashton, la scoperta, raccontata in dettaglio nella rivista Plos ONE, è il collegamento tangibile con i nostri primi parenti umani.

    “Il tempismo è stato fondamentale”, racconta il dottor Simon Lewis della Scuola di Geografia del Queen Mary College. “La posizione delle orme è stata rilevata proprio nel momento in cui i ricercatori si trovavano sul posto. Se avessimo tardato di solo due settimane, la marea avrebbe eroso le orme cancellandole. L’importanza di queste orme è nella rarità di questo tipo di scoperte”.
    La scoperta
    A raccontare la dinamica della scoperta al Telegraph è il dottor Martin Bates, geoarcheologo presso l’Università del Galles. “Stavamo eseguendo alcune indagini geofisiche nelle vicinanze, quando ci siamo imbattuti in una serie di incavi impressi nel fango”.

    “Ci siamo trovati davanti a questa superficie stranamente modellata. Inoltre, l’anno prima avevo fatto un lavoro su alcune tracce neolitiche su dei sedimenti simili nella costa occidentale del Galles. Ho pensato che somigliavano a impronte umane e dopo aver osservato meglio, ne sono stato sicuro al 95%”.

    Le impronte si trovavano a pochi metri dalle antiche difese artificiali installate nel 1953 per arginare le inondazioni e l’erosione della costa.

    “Le difese sono state costruite quasi a ridosso delle orme, con il rischio di distruggerle facilmente”, spieha Bates. “Invece, le difese le hanno in gran parte protette. Dopo averle esposte, però, non sono durate a lungo, circa due settimane”.
    Le impronte, infatti, sono state conservate da uno strato di limo e sabbia per centinaia di migliaia di anni prima di essere esposti alla marea.

    Prima che le impronte venissero distrutte dal mare, il team ha utilizzato alcune apparecchiature avanzate di imaging per catturare fotografie tridimensionali e scansione le tracce nella roccia. “I sedimenti erano abbastanza morbidi e venivano esposti all’erosione ad ogni ciclo di marea”, ha spiegato Bates. “Non si possono sollevare facilmente grandi blocchi di sedimenti senza distruggerli”. Gli scienziati temono che molte altre impronte e indizi archeologici siano andati irrimediabilmente perduti negli ultimi due mesi, a causa delle forti tempeste e mareggiate che hanno devastato la costa del Norfolk.



    Ma di chi erano quelle impronte?
    Le impronte aprono un piccolo squarcio nel tempo, permettendoci di vedere ‘dal vivo’ le tracce dei nostri antenati più antichi. Probabilmente, sono state lasciate da un gruppo di persone, di cui almeno due bambini e un maschio adulto. Potrebbe essere stata un famiglia impegnata nella raccolta di vegetali nei pressi del fiume.
    Ashton ha detto che le impronte possono collocarsi tra il milione e gli 800 mila anni, almeno 100 mila anni prima della stima proposta dagli scienziati per il primo insediamento umano in Gran Bretagna. Si tratta di un dato significativo, poiché significa che la Gran Bretagna di 700 mila anni fa aveva un clima in stile mediterraneo.
    I ricercatori pensano che le impronte siano correlate all’Homo Antecessor, una specie estinta di ominide databile tra 1,2 milioni e 800 mila anni fa, considerato una fase intermedia tra l’Homo Georgicus e l’Homo Heidelbergensis. Il reperto fossile meglio conservato è una mascella appartenuta ad un individuo di circa 10 anni e ritrovata ad Atapuerca in Spagna.

    “Si tratta di una scoperta estremamente significativa”, ha detto Clive Gamble, professore di archeologia presso l’Università di Southampton, non coinvolto nella ricerca. “E’ la prova più concreta che abbiamo avuto per osservare questi umani così antichi”.


    Le ricerche presso Happisburgh continueranno e gli scienziati sperano di trovare i resti fossili degli antichi esseri umani, o tracce delle loro abitazione, così da poter costruire un quadro più completo del loro stile di vita. Il ritrovamento farà parte di una mostra allestita dal Museo di Storia Naturale intitolata La Gran Bretagna: un milione di anni della storia umana.

    Fonte: ilnavigatorecurioso.it

    INGHILTERRA: SCOPERTE IMPRONTE UMANE DI 800 MILA ANNI FA! LE PIÙ ANTICHE D?EUROPA - NEXUS Edizioni
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  4. #234
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  5. #235
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    Predefinito Re: Ancora UFO.

    Ufo in Italia: 7 nel 2013, 56 in 4 anni - Top News - ANSA.it

    Quell'alieno di '3 metri con le gambe nodose'

    Ufo, in 4 anni 56 segnalazioni all'Aeronautica - FOTO


    ROMA - Ufo sui cieli italiani. Sono stati sette gli avvistamenti registrati nel 2013 dall'Aeronautica militare: 56 negli ultimi 4 anni, con un vero boom nel 2010 (22 casi) e un calo nel 2011 (17) e nel 2012 (10). E' il quadro, inedito, che emerge dai faldoni "declassificati" custoditi presso il Reparto generale sicurezza - pubblicati nel libro "Ufo i dossier italiani" (Mursia, pp. 338), dei giornalisti Lao Petrilli e Vincenzo Sinapi - la struttura che si occupa di questa materia ai fini della sicurezza del volo e nazionale.
    Agli atti dell'archivio dell'Aeronautica Militare che custodisce le segnalazioni di Ufo (pubblicate nel libro "Ufo, i dossier italiani" edito da Mursia) finiscono pure documenti relativi ad avvistamenti così bizzarri che non compaiono nelle statistiche ufficiali. Rientra in questa categoria, per stare agli episodi più recenti ed inediti, l'avvistamento - uno dei pochi - di un alieno in carne e ossa, sempre che ne abbiano. A scrivere il rapporto sul soggetto volante non identificato (alieno) sono i Carabinieri della Compagnia di Sacile, in provincia di Pordenone.
    "In particolare - si legge nel rapporto dell'Arma, agli atti dell'Aeronautica - il 7 aprile 2012, alle 23 circa, in località Gaiardin di Caneva (PN), pressi installazione militare denominata Sito G in disuso, persone non identificate, abitanti ad Alpago (BL), nel mentre percorrevano la S.P. 61, direzione Marcia Caneva-Cansiglio, improvvisamente notavano ferma in mezzo alla carreggiata una figura, verosimilmente un alieno alto circa 3 metri, gambe nodose, braccia lunghe, testa non proprio rotonda e due occhi azzurri acceso. Essere, dopo 20/30 secondi, si allontanava direzione predetta installazione facendo perdere tracce". Si tratta di una segnalazione che non trova seguiti investigativi e che finisce solo per conoscenza, come detto, nell'archivio del Reparto Generale Sicurezza dell'Aeronautica. Che si occupa, come mission, di oggetti volanti, mentre qui - se anche l'alieno c'è, come riferito dal testimone - manca il mezzo con cui avrebbe raggiunto il pianeta Terra.








    Gli oggetti volanti non identificati visti sopra il Duomo di Milano il 29 maggio 2011










    I cinque UFO



    Gli oggetti volanti non identificati che fanno fermare alcuni automobilisti testimoni del fenomeno. L'avvistamento, in localita' Frattocchie, alle porte di Roma, risale al 25 settembre 2010



    I trenta UFO di Santa Venerina, avvistati da un poliziotto e dalla sua famiglia a Santa Venerina (Catania) il 29 maggio 2010



    L'oggetto somigliante ad una



    I globi luminosi avvistati nei cieli torinesi di Rivalta il 28 agosto 2010 da un'impiegata


    Ultima modifica di ventunsettembre; 01-03-14 alle 17:32
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #236
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    Predefinito Re: Ancora UFO.

    Ufo: in Italia 7 avvistamenti nel 2013 e 56 negli ultimi 4 anni

    SCIENZA | Nuovi dati dai faldoni «declassificati» del Reparto generale sicurezza dell'Aeronautica Militare sugli Oggetti volanti non identificati (Ovni).
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #237
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    Predefinito Re: Ancora UFO.

    Ingrandisci la foto
    Roma: avvistato e filmato un UFO triangolare durante la finale di Coppa Italia il 26 maggio 2013. Vedi video qui sotto, girato da zetareticoli2010.


    ROMA (WSI) - I dati sono ufficiali e arrivano direttamente dall'Aeronautica Militare: sono stati 7 gli avvistamenti registrati nel 2013. Ben 56 negli ultimi 4 anni, con un vero boom nel 2010 (22 casi) e un calo nel 2011 (17) e nel 2012 (10). È il quadro, inedito, che emerge dai faldoni «declassificati» custoditi presso il Reparto generale sicurezza - pubblicati nel libro «Ufo i dossier italiani» (Mursia, pp. 338), dei giornalisti Lao Petrilli e Vincenzo Sinapi - la struttura che si occupa di questa materia ai fini della sicurezza del volo e nazionale.

    Negli archivi riservati dell'Aeronautica finiscono gli avvistamenti più qualificati di Oggetti volanti non identificati (Ovni), in genere quelli provenienti da testimoni che hanno denunciato il fatto ai carabinieri e compilato un modulo molto circostanziato. Questo viene inoltrato all'Aeronautica militare che, tramite i suoi vari reparti - dal servizio meteo ai comandi operativi - avvia un'indagine tecnica. Se l'oggetto misterioso non è un pallone sonda, un aeroplano tracciato dai radar o, comunque, un fenomeno noto, allora a tutti gli effetti viene classificato come Ovni, Oggetto volante non identificato. Un Ufo, appunto.

    Il che non vuol dire, naturalmente, che gi alieni sono tra noi: «significa solo che non è stato possibile individuare una giustificazione tecnica o naturale di quel fatto», spiegano all'Aeronautica, precisando che non è compito loro esprimersi sull'attendibilità dell'avvistamento. Ufo di varie forme - dai semplici oggetti luminosi a vere e proprie «flottiglie» di Ovni, e anche qualche «umanoide» - sono stati avvistati in tutta Italia, da «privati cittadini», forze dell'ordine, piloti e perfino preti. Nel 2009 erano state 12 le segnalazioni di Ufo registrate dall'Aeronautica; nove nel 2008 e soltanto tre nel 2007.

    ***
    triangle UFO over rome italy may 26 2013 - YouTube
    triangle ufo caught in rome italy 26/05/2013 around 60 pm.
    this object appeared very bright and at an altitude of several thousand meters and with slow speed.
    Ultima modifica di ventunsettembre; 01-03-14 alle 17:59
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #238
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  9. #239
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    Predefinito Re: Ancora UFO.

    04/03/14

    E UNA NOTTE GLI EXTRATERRESTRI FECERO VISITA A JOHN LENNON




    Lo straordinario racconto dell’Incontro Ravvicinato del Quarto Tipo vissuto dal grande artista a New York negli anni ’70. Confidatosi solo con Yoko Ono e con l’amico Uri Geller, Lennon fu assassinato nel Dicembre 1980.

    “Era verso la metà degli anni Settanta e stavamo mangiando in un ristorante di New York. C’era anche Yoko…” iniziava così un articolo del quotidiano britannico “The Telegraph” che nel 1996 riportava i contenuti di una conversazione fra John Lennon e un cronista suo amico, il cui nome è rimasto peraltro ignoto. Non era ancora nato Sean, frutto dell’unione fra John e Yoko. Un’unione all’epoca in burrasca.
    Si erano trasferiti a New York City nella primavera del 1971. La città li aveva accolti a braccia aperte e John e Yoko avevano acquistato un sontuoso appartamento al Dakota, sulla 72.ma Strada Ovest, affacciato sul Central Park. Oggi si sa che la coppia era in realtà proprietaria di cinque appartamenti nello stesso storico palazzo dell’Uptown Manhattan, una residenza agognata dalle stelle di Hollywood, della musica pop e dai magnati dell’industria. Per Lennon e la moglie il gigantesco portone del Dakota si era spalancato subito.



    John Lennon (1940-1980)


    Il mito di Lennon era inossidabile, ma i suoi passati trascorsi e il nuovo impegno politico con gruppi “radicali” americani, lo resero immediatamente inviso all’Immigration Office Americano e all’FBI. Non solo, nel 1968 Lennon aveva subito una condanna per possesso di marijuana e le autorità americane nel ’72 respinsero la sua richiesta di visto permanente negli USA. La sua battaglia come artista arrabbiato e politicamente scomodo (un pesce fuor d’acqua nella vecchia Inghilterra) continuò per anni, sino alla sua morte, avvenuta l’8 Dicembre 1980, per mano di un suo fan squilibrato, Mark David Chapman. Che si sia trattato solo del gesto di un folle ho i miei dubbi. L’ombra di un “Manchurian candidate”, un individuo prescelto, su induzione psicotronica, per portare a compimento un crimine del genere ed eliminare un simbolo politico come Lennon, per me non è da escludere. Io ero a New York in quei giorni così tragici. Ne scrissi su “Area 51” alcuni fa.
    8 Dicembre 1980, New York City
    Da newyorchese vivi dentro una città che cerchi di prendere al laccio, cerchi di mantenere il ritmo. A New York, Manhattan, nel 1980 il punto di riferimento erano le radio FM. Fantastiche, distinte per generi e io ero costantemente sintonizzato su WPLJ e WNEW, le migliori radio rock statunitensi. La sera dell’8 Dicembre 1980 ero a casa con amici. Avevamo appena finito di cenare. Sentivamo WPLJ, come sempre. Forse al microfono c’era Mark Goodman. Improvvisamente, la programmazione si interruppe per qualche secondo e poi partì “Imagine” di John Lennon, senza alcun annuncio. L’avevo sentita mille volte, girai la manopola del sintonizzatore su WNEW, suonava un pezzo dei Beatles, “A Day in the Life”, strano, pensai. Allora andai su WNYU (la radio Fm del campus della New York University) e mandavano un pezzo di Lennon tratto da “Double Fantasy”, uscito in quei giorni.
    Deve essere successo qualcosa. Girai di nuovo su WPLJ, un pezzo dei Beatles, poi su CBS FM, Beatles! Poi ancora su WNEW, uno speaker si collega con un inviato in un ospedale, un’altra voce, è un medico, annuncia che John Lennon è stato ucciso, crivellato dai colpi di Mark David Chapman.



    Lennon firma l'ultimo autografo, al suo assassino, Mark Chapman (foto: Wikipedia)

    Faceva un freddo micidiale, nella media di quell’inverno glaciale sulla Grande Mela, alle otto del mattino del 9 Dicembre 1980: 10-15 gradi sottozero e lavorare in quelle condizioni era disagevole. Arrivai comunque al “Dakota”, dove Lennon e Yoko Ono vivevano, con il mio amico Vinny Cammisa, pronto con la sua videocamera professionale. Sul marciapiedi antistante l’enorme ingresso del palazzo che si affacciava su Central Park, c’era una fila interminabile di gente. Stazionavano lì da ore. Fiori dovunque sul marciapiedi, candele accese, altoparlanti che diffondevano canzoni dei Beatles. Una scena irreale. Una mattina maledetta a Manhattan. Ghiaccio. Lacrime. Dissi, al microfono che mi tremava in mano mentre Vinny mi riprendeva per un servizio che non è mai andato in onda su nessuna emittente italiana: “Gli anni Ottanta saranno bellissimi”. Faceva veramente freddo, balbettavo. E purtroppo non sapevo quello che dicevo. New York non fu più la stessa. Le audio cassette registrate delle ore in cui a New York uccisero Lennon, narrata dalle radio Fm, la custodisco gelosamente ancora.
    I segni tipici del rapimento
    Ritorniamo al nucleo. All’Incontro Ravvicinato del Quarto Tipo del quale John Lennon fu protagonista e che riferì dettagliatamente all’amico e celebre sensitivo israeliano Uri Geller. Fu in un bar di Manhattan, in un tardo pomeriggio alla metà degli anni Settanta, che John raccontò a Uri Geller di una sua esperienza che lo aveva profondamente scioccato e che aveva preferito tenere per sé. Si erano sistemati in un tavolo appartato, lontano da occhi indiscreti.
    John aveva incontrato degli esseri che, secondo lui, non potevano esistere su questo pianeta. Erano diversi da noi, logico quindi che chiedesse lumi proprio a Geller, il più famoso sensitivo del mondo, il cui nome era balzato agli onori delle cronache in quegli anni. Come l’olandese Gerard Croiset, Geller non “piegava solo i cucchiaini”, lavorava con polizie di Stato e servizi di intelligence di mezza Europa, per ritrovare persone scomparse, esattamente come accaduto qui in Italia, con il caso di Chiara Bariffi, la sfortunata ragazza il cui corpo è stato rinvenuto, grazie ai suggerimenti della sensitiva Maria Rosa Busi, all’interno della sua auto, nel lago di Como.
    Lennon raccontò che quella notte, doveva essere il Febbraio-Marzo 1977, stava dormendo con Yoko al suo fianco, nella camera da letto nel “flat” del Dakota. Improvvisamente, una luce. Lennon sentì di dover aprire gli occhi, qualcosa lo stava richiamando. Non era però una voce, era una luce, fortissima che proveniva dalla stanza attigua e che filtrava attraverso la porta. Un “pattern” o “modello” nella fenomenologia delle abduction, questo della luce quale prima sensazione di una “presenza anomala”, che potremmo definire fra i contrassegni di una possibile esperienza di contatto o di “rapimento”.
    Lennon pensò a degli intrusi, qualcuno che fosse riuscito a entrare nell’appartamento, si alzò di scatto e si slanciò verso la porta della stanza, la spalancò e si trovò davanti quattro esseri, piccoli ed esili, simili a insetti, ma umanoidi. Avevano grandi occhi, inespressivi e lo stavano fissando. Due di loro afferrarono le sue mani, gli altri due lo presero per le gambe e lo sospinsero delicatamente verso quello che davanti a John si era aperto, un tunnel di luce. John disse a Uri che in quel momento ebbe la visione di tutta la sua vita, quasi come in un film. Un’esperienza straordinaria e meravigliosa, che non aveva mai dimenticato. Non ricordava altro, tranne il fatto che gli esseri avevano lasciato qualcosa nella sua mano.
    Ecco ciò che esattamente Lennon riferì a Geller, come riportato nell’articolo del Telegraph londinese:
    Ho raccontato questa storia solamente a due persone sai? Una è Yoko, e lei mi crede. Dice di non comprenderla, ma sa che non le mentirei mai. L’ho detto a un’altra persona, ma non mi crede
    Si è messa a ridere, e poi mi ha detto che dovevo essere sotto l’effetto di qualcosa. Beh, mi era capitato un sacco di volte, ma non ho mai visto niente sotto acido che fosse così strano come questi insetti. Ero sobrio quella notte. Non stavo sognando e non ero in acido. Quelle creature c’erano davvero, erano simili a persone, ma non proprio persone e stavano nel mio appartamento”.
    Cosa ti hanno fatto? chiese Geller.
    Lennon imprecò di nuovo: “Come sai che mi hanno fatto qualcosa?
    Perché devono essere venuti per una ragione rispose Geller.
    È vero, mi hanno fatto qualcosa, ma non so cosa. Ho cercato di cacciarli via ma, quando ho fatto un passo verso di loro, mi hanno respinto. Però non mi hanno toccato, è come se mi avessero respinto con la loro forza di volontà, per telepatia”.
    E poi?
    Non lo so. È successo qualcosa, ma non chiedermi cosa. Forse l’ho dimenticato, rimosso, o forse non vogliono che ricordi. Ma dopo un po’ non c’erano più ed io mi sono ritrovato sdraiato sul letto, accanto a Yoko, però sopra le coperte. E lei si è svegliata, mi ha guardato e mi ha chiesto cosa c’era che non andava. Non sapevo cosa risponderle, ma avevo questa cosa nelle mie mani. Me l’hanno data loro”.
    Cos’era?”. Lennon frugò nelle tasche dei suoi jeans: “Da allora la porto sempre con me, in attesa di poter fare a qualcuno la stessa domanda. Prendila, forse tu puoi scoprire cos’è”.
    Geller prese l’oggetto metallico ovoidale e lo ispezionò alla luce fioca. Sembrava solido e liscio e non riusciva a trovarvi segni incisi.
    Non ho mai visto niente del genere”.
    Tienilo – mi disse John – È troppo strano per me. Se è il mio biglietto per un altro pianeta, non voglio andarci”.
    Verso un’altra vita
    A chi sia capitata un’esperienza del genere (a me è accaduta, vedi La mia Esperienza di Contatto/Abduction | Maurizio Baiata) ciò che vide Lennon non giunge nuovo. Corpi grigiastri, che sembrano improvvisamente comporsi, agglomerarsi come pulviscolo luminoso, possono apparire improvvisamente, senza preavviso e senza chiedere il tuo permesso. Entrano nel tuo spazio-tempo vitale, ne fanno parte, evidentemente, ma ancora più evidentemente, sono “sbagliati” non dovrebbero essere lì, è impossibile e fai fatica a convincerti che non stai sognando. Lennon era andato a dormire sobrio e si era svegliato lucidissimo e impaurito, di soprassalto. Qualcuno potrebbe obiettare su un possibile “ritorno” di Lsd nel suo cervello, ma Lennon disse a Geller che lo escludeva del tutto, quelle “persone” erano lì per davvero e la loro presenza era reale. Per certo, l’artista visse un “missing time”, ma a quanto si sa, non si sottopose mai a ipnosi per ricostruire più compiutamente gli eventi di quella notte. La sua memoria lucida non rispondeva, era stata cancellata e solo confusamente ricordava sprazzi dell’esperienza.



    Vorrei concludere ora con un punto che in passato non avevo preso nella dovuta considerazione e che invece mi tocca profondamente. Nel racconto della sua esperienza di contatto, Lennon dice che gli esseri lo “presero” e accompagnarono attraverso un “tunnel di luce”. La sua fu quindi un’esperienza di pre-morte, collegata a una presenza aliena, in quella quarta dimensione nella quale a volte abbiamo accesso. Già, era il suo biglietto per un’altra vita.

    Note
    Ho tratto informazioni aggiuntive sul caso Lennon da un articolo del Weekly News, pubblicato il 2 Novembre 1996.

    Il giornalista che maggiormente si è dedicato alle stelle del Rock che hanno rivelato di aver avuto esperienze di avvistamento e di incontri ravvicinati, è il newyorchese Michael Luckman, direttore New York Center for Extraterrestrial Research e grande esperto di Ufologia e di fenomeni paranormali. Il suo libro “Alien Rock”, purtroppo ancora inedito in Italia, è da considerare fondamentale per lo studio di una materia sempre più appassionante e che ci coinvolge sempre più profondamente. Perché può accadere a chiunque…


    Maurizio Baiata
    fonte

    http://noiegliextraterrestri.blogspot.it/2014/03/e-una.notte-gli-et-fecero-visita-a-john-lennon-new-york.html#more





    Ultima modifica di Eridano; 05-03-14 alle 19:24
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    Predefinito Re: Ancora UFO.

    04/03/14

    SCOPERTE ARCHEOLOGICHE DA FAR CROLLARE LA STORIA "UFFICIALE" DELL'UMANITA': LE INCREDIBILI (E TACIUTE) SCOPERTE DI PADRE CRESPI




    La storia di Padre Crespi è una delle più enigmatiche mai raccontate: una civiltà sconosciuta, manufatti incredibili, enormi quantità d'oro, simboli appartenenti ad una lingua sconosciuta e strane rappresentazioni che collegano l'America Precolombiana agli antichi Sumeri. La cronaca degli eventi, e il modo in cui sono stati trattati, secondo molti rivela ancora una volta una cospirazione per nascondere la verità sulla storia dell'umanità.


    Padre Carlo Crespi nacque a Milano nel 1891 e morì nel 1982. E’ stato un prete missionario salesiano che ha vissuto nella piccola città di Cuenca, in Ecuador, per più di 50 anni, dedicando la sua vita al culto e alle opere di carità.

    Il religioso era una persona dai molti talenti: è stato educatore, botanico, antropologo, musicista, ma soprattutto un grande umanista.
    Nel 1927, la sua vocazione missionaria lo ha portato a vivere fianco a fianco con gli indigeni ecuadoregni, facendosi carico degli indigeni e conquistandosi il rispetto della tribù dei Jibaro, i quali cominciarono a considerarlo come un vero amico.
    Come segno di riconoscenza, nel corso dei decenni gli indigeni hanno donato a Padre Crespi centinaia di manufatti archeologici risalenti ad un’epoca sconosciuta, spiegando che si trattava di oggetti trovati in un tunnel sotterraneo che si trovava nella giungla dell’Ecuador. Molti di essi erano in oro, intagliati con geroglifici di una lingua sconosciuta e che ancora oggi nessuno è stato in grado di decifrare.



    Gli oggetti erano stati recuperati dagli indios in una caverna molto profonda, detta in spagnolo Cueva de los Tayos, posizionata nella regione amazzonica conosciuta come Morona Santiago. La grotta, che si trova a circa 800 metri sul livello del mare, fu chiamata Tayos a causa dei caratteristici uccelli quasi ciechi che vivono nelle sue profondità.

    Essendo un uomo di cultura, Padre Crespi presto si rese conto che gli straordinari manufatti presentavano inquietanti analogie con l’iconografia delle antiche civiltà mesopotamiche, suggerendo un qualche collegamento tra culture sviluppatesi su versati opposti del pianeta.
    Come riporta Yuri Leveratto nel suo approfondito resoconto, Crespi era convinto che le lamine e le placche d’oro a lui donate, e da lui studiate, indicassero senza ombra di dubbio che il mondo antico medio-orientale antecedente al diluvio universale fosse in contatto con le civiltà che si erano sviluppate nel Nuovo Mondo, già presenti in America a partire da sessanta millenni fa.
    Secondo Padre Crespi, gli arcaici segni geroglifici che erano stati incisi, o forse pressati con degli stampi, non erano altro che la lingua madre dell’umanità, l’idioma che si parlava prima del diluvio universale. Nella sua ingenuità di uomo di fede e di cultura, il religioso non si rese conto che le sue idee mettevano fortemente in discussione le teorie consolidate dell’archeologia convenzionale (ufficiale).
    Visto che i manufatti donatigli avevano formato una collezione di oggetti davvero numerosa, nel 1960 Crespi chiese e ottenne dal Vaticano l’autorizzazione per creare un museo nella missione salesiana di Cuenca.
    Quello di Cuenca è stato il più grande museo che sia mai stato creato in Ecuador, almeno fino al 1962, quando un misterioso incendio distrusse completamente la struttura, e la maggior parte dei reperti fu perduta per sempre. Tuttavia, Crespi pare sia riuscito a salvare alcuni pezzi nascondendoli in un luogo a lui solo noto.


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    Nel 1969, Juan Moricz, un ricercatore ungherese naturalizzato argentino, esplorò a fondo la caverna, trovando molte lamine d’oro che riportavano delle incisioni arcaiche simili a geroglifici, statue antiche di stile mediorientale, e altri numerosi oggetti d’oro, argento e bronzo: scettri, elmi, dischi, placche. Fu Crespi ad indicare a Moricz come entrare nella caverna e come trovare la giusta via nel labirinto senza fondo situato nelle sue profondità.

    Nel 1972, fu lo scrittore svedese Erik Von Daniken a diffondere la notizia del ritrovamento del ricercatore ungherese. Quando la notizia dello strano ritrovamento di Moricz si sparse nel mondo, molti studiosi decisero di esplorare la caverna con spedizioni private.
    Una delle prime e più ardite spedizioni fu quella condotta nel 1976 dal ricercatore scozzese Stanley Hall alla quale partecipò l’astronauta statunitense Neil Armstrong, il primo uomo che mise piede nella Luna, il 21 luglio 1969. Si narra che l’astronauta riferì che i tre giorni nei quali rimase all’interno della grotta furono ancora più significativi del suo leggendario viaggio sulla Luna.



    Verso la fine degli anni ’70, Gabriele D’Annunzio Baraldi visitò a lungo Cuenca, dove conobbe sia Carlo Crespi che Juan Moricz. In quell’occasione Carlo Crespi confidò all’italo-brasiliano che la Cueva de los Tayos era senza fondo e che le migliaia di diramazioni sotterranee non erano naturali, ma bensì costruite dall’uomo nel passato.



    Secondo Crespi la maggioranza dei reperti che gli indigeni gli consegnavano provenivano da una grande piramide sotterranea, situata in una località segreta. Il religioso italiano confessò poi a Baraldi che, per timore di futuri saccheggi, ordinò agli indigeni di coprire interamente di terra detta piramide, in modo che nessuno potesse mai più trovarla.
    Baraldi notò che in molte placche e lamine d’oro erano ricorrenti vari segni: il sole, la piramide, il serpente, l’elefante. In particolare la placca dove venne incisa una piramide con un sole nella sua sommità venne interpretata da Baraldi come una gigantesca eruzione vulcanica che avvenne in epoche remote.
    Quando Carlo Crespi morì, nell’aprile del 1982, la sua fantasmagorica collezione d’arte antidiluviana fu sigillata per sempre, e nessuno poté mai più ammirarla. Vi sono molte voci sulla sorte dei preziosissimi reperti raccolti pazientemente dal religioso milanese. Secondo alcuni furono semplicemente inviati in segreto a Roma, e giacerebbero ancora adesso in qualche caveau del Vaticano.
    Molti archeologi convenzionali hanno accusato Padre Crespi di essere un impostore o semplicemente un visionario, il quale ha spacciato come autentiche delle lamine d’oro che erano semplicemente dei falsi o delle copie di manufatti medio-orientali. Ma a prescindere dalle accuse dell’establishment archeologico, restano le fotografie e le numerose testimonianze di molti studiosi a prova della loro veridicità.


    Come scrive Leveratto nel suo articolo, l’impressione che si ha a leggere questa vicenda è che qualcuno abbia voluto occultare i fantastici pezzi archeologici collezionati e studiati dal religioso milanese. Ma perché? Eppure, come hanno dimostrato gli studi di Richard Cassaro, i paralleli tra le culture mesopotamiche e quelle precolombiane sono palesemente evidenti.

    Perchè gli archeologi di epoca vittoriana ritenevano pacifica l’esistenza di una cultura madre antecedente che avrebbe poi generato culture figlie con lo stesso sistema iconografico, simbolico e religioso? E perchè oggi questa ipotesi è avversata ferocemente da archeologi militanti che negano a tutti i costi questa possibilità? Perchè non ricercare pacificamente? Quale valenza avrebbe per l’umanità sapere che discendiamo da un unica, avanzata civiltà globale antidiluviana?

    fonte



    http://noiegliextraterrestri.blogspot.it/2014/03/scoperte-archeologiche-straordinarie-di-padre-crespi.html
    Ultima modifica di Eridano; 05-03-14 alle 19:28
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
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