Erdogan,Israele dietro cacciata Morsi - Top News - ANSA.it ------------->''la democrazia non si basa sulle schede elettorali''![]()


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Bisogna adattarsi al presente, anche se ci pare meglio il passato.


Potrebbe non avere tutti i torti.
Il copione egiziano ricorda moltissimo quello delle uniche elezioni palestinesi di pochi anni fa, vinte regolarmente da Hamas, il cui esito però non venne riconosciuto (seguito dal golpe di Fatah con armi statunitensi).
Cambiano le proporzioni (il più popoloso Paese arabo, l'Egitto, invece del bantustan palestinese) ma il modello è ripreso quasi pari pari.
Tra l'altro identico pure il ruolo giocato dai salafiti (in Egitto come in Palestina a fare da fronda contro Fratelli Musulmani e Hamas).
Passata la buriana facciamo i conti


oggi su avvenire un gesuita ha scritto che i FM non rappresentano la maggiornaza degli egiziani,
ma che sono solo una frangia di estremisti...col51% dei voti
Samir: «È stato l'Egitto a ribellarsi perché Morsi ha fallito» | Mondo | www.avvenire.it


Se continua così ci sarà un travaso di militanti dalla Fratellanza ai movimenti salafiti.
Al Nour alle elezioni arrivò secondo, non dimentichiamolo, col 24% dei voti.
E furbescamente ha mollato la Fratellanza un minuto prima del golpe.
Passata la buriana facciamo i conti


Bisogna adattarsi al presente, anche se ci pare meglio il passato.


Sulla stessa linea interpretativa del thread c'è anche questo articolo.
Ma io resto dell'opinione che Israele, più che guardare con favore al golpe, debba fare "buon viso a cattivo gioco" o magare accettarlo come soluzione di emergenza dopo avere in precedenza puntato sul caos delle "primavere arabe" e poi essersi reso conto che la situazione sfuggiva di mano.
Per quanto riguarda Hamas, non dimentichiamo che è una creatura di Israele.
********Ecco perché Israele è contento del golpe egiziano del generale Sisi - [ Il Foglio.it › La giornata ]
17 agosto 2013 - ore 14:00 Ecco perché Israele è contento del golpe egiziano del generale Sisi![]()
Con il suo consueto cinismo, ieri l’ex ministro della Difesa e premier israeliano Ehud Barak, parlando con Fareed Zakaria sugli schermi della Cnn, ha invitato “il mondo libero” a sostenere l’esercito egiziano e il suo generale, Fattah al Sisi. “A chi altro dovremmo rivolgerci?”, ha detto Barak, che ha definito Sisi “liberale”. Mohammed Morsi, il deposto presidente egiziano, secondo Barak stava trasformando il paese in “un regime totalitario di sharia”. Non è la prima volta che un alto ufficiale israeliano tesse elogi pubblici del generale golpista del Cairo. Secondo indiscrezioni di stampa, l’ambasciatore di Israele al Cairo, Yaakov Amitai, aveva definito Sisi “un eroe”.
Cosa c’è dietro l’amore israeliano per la giunta militare egiziana? Il Sinai. “L’ascesa dei Fratelli musulmani alla presidenza nel luglio 2012 è stata la notizia migliore per i jihadisti del Sinai”, ci dice Mordechai Kedar, a lungo ufficiale dell’intelligence militare israeliana e oggi arabista alla Bar Ilan University. “I jihadisti sapevano che quel governo non avrebbe agito con determinazione contro di loro per ragioni ideologiche: entrambi, i Fratelli musulmani e i jihadisti, credono nella supremazione dell’islam, nell’obbligo del jihad, vedono Israele come una entità illegittima ed entrambi sono a favore di una implementazione della sharia in ogni aspetto della vita”. Secondo il generale Sameh Seif el Yazal, all’origine del colpo di stato ci sarebbe stata anche la situazione nel Sinai. Il presidente Morsi avrebbe detto ad al Sisi: “Non voglio che i musulmani facciano scorrere il sangue di altri musulmani”. E’ l’ordine fatale si sospendere qualsiasi operazione militare contro i terroristi nel Sinai. Alcuni giorni fa arriva l’attacco israeliano nella penisola, evento che ha illuminato il nuovo livello di cooperazione fra Gerusalemme e il Cairo nella guerra ai terroristi.
L’Associated Press ha citato militari egiziani che avrebbero assistito gli israeliani nello strike a Rafah contro i qaidisti. Per questo Mohammed Badie, Guida suprema dei Fratelli musulmani, ha chiamato al Sisi “peggio dei sionisti”, mentre fra gli slogan pro Morsi cantati nelle piazze uno dice che il generale “è controllato da Netanyahu” (premier d’Israele, ndr). Ha chiesto Ansar Beit Muqaddas, l’organizzazione terroristica colpita nell’attentato: “Quale traditore nell’esercito egiziano consentirebbe a droni israeliani di violare lo spazio aereo egiziano?”. Secondo Steven Cook, analista del Council on Foreign Relations e autore di “The struggle for Egypt”, per la prima volta i militari egiziani avrebbero lasciato campo aperto agli israeliani nell’operazione contro il jihad nel Sinai. Sarebbe stato il primo attacco drone israeliano nell’area, dove alla testa dei terroristi ci sarebbe Ramzi Mowafi, già medico personale di Osama bin Laden e noto anche come “il chimico”. Nell’aprile del 1982 Israele ritirò tutte le proprie forze militari dalla penisola del Sinai. Trent’anni dopo sarebbe entrato di nuovo nella regione. Il generale al Sisi avrebbe anche rassicurato gli omologhi israeliani che il trattato di Camp David resterà in vigore. Il generale ha ottimi rapporti con i due inviati del premier israeliano Benjamin Netanyahu per l’Egitto, Amos Gilad e Yitzhak Molcho, con il vice capo di stato maggiore israeliano generale Nimrod Sheffer, inoltre conosce bene l’ex primo ministro Barak e ha collaborato anche al negoziato per liberare il caporale Gilad Shalit, detenuto a Gaza da Hamas. Senza pur portare delle prove, l’analista militare Roni Daniel sul secondo canale televisivo israeliano ha dichiarato che il generale al Sisi avrebbe informato Israele con tre giorni di anticipo dei suoi piani di rimuovere Morsi. “Tenete d’occhio Hamas”, la richiesta di al Sisi.


Israele non ha puntato per nulla sulla "Primavera Araba", Israele era al contrario quello che ha subito maggiormente il caos verificatosi nei Paesi arabi.
I raìs di cui gli arabi si sono sbarazzati erano o degli ottimi alleati (Mubarak) o al massimo degli autocrati che nei fatti non rappresentavano più alcun rischio da decenni (Ben Ali e Gheddafi).
Israele aveva una discreta paura di una democratizzazione dell'area perché, ragionando pragmaticamente, questo avrebbe comportato ripercussioni enormi al suo interno: se gli egiziani possono essere governati da Fratelli Musulmani, allora anche Hamas ha il diritto di governare i palestinesi.
E, ancor di più, il vero terrore degli israeliani: in vista della crescente marea demografica degli arabi israeliani, la nascita di un loro partito che nel medio-lungo termine potrebbe diventare il primo alla Knesset. Questa sarebbe la fine del sionismo.
Per quanto concerne Hamas creatura di Israele, io ci andrei cauto con queste semplificazioni: si tratta di giochi complessi di "Divide et Impera", si gioca su più tavoli, e per quanto l'Hamas degli ultimi anni mi lasci parecchio perplesso (più che fare Resistenza si dedicano a misurare la lunghezza delle gonne a Gaza) per un certo periodo erano rimasti veramente l'ultima ancora per i palestinesi, con Fatah che si è ormai venduta da anni
Ultima modifica di Canaglia; 21-08-13 alle 11:41
Passata la buriana facciamo i conti




Secondo me il loro uomo, USA e Israele, ce l'avevano prima e si chiamava Morsi, quello che ha rotto le relazioni dell'Egitto con la Siria, non dimentichiamocelo.
Per quanto riguarda il fatto che le "primavere arabe" siano andate contro gli interessi di Israele o l'idea che Hamas e i Fratelli Musulmani (che ai miei occhi non sono migliori dei Salafiti) siano un pericolo per Israele, non sono d'accordo: è chiaro che il caos, lindebolimento dei governo dei paesi confinanti e la possibile frammentazione dell'area giovano unicamente all'asse Usa-Israele, a prescindere dai rapporti corretti che Mubarak poteva avere, per motivi di realpolitik, con Israele.
Io vedo che la caduta di Morsi e l'ascesa di Al-Sisi è stata ben accolta da Assad, Putin e Hezbollah, e traggo le conclusioni.
Inoltre mi attengo al principio basilare per cui nel mondo arabo preferisco sempre i laici e i militari agli islamisti (specie se sunniti, per gli sciiti e gli altri è diverso), in genere sono sempre quanto meno il meno peggio.
Poi il tempo ci dirà chi aveva ragione.


Sì ma l'errore è quello di considerare USA e Israele come la stessa cosa: Netanyahu e la Casa Bianca sulla "Primavera Araba" hanno avuto due approcci completamente diversi e in contrasto tra loro.
Diversi ambienti filo-sionisti hanno avuto parole di fuoco per la politica mediorientale di Obama sin dal discorso del Cairo. Poi il duo Obama-Clinton ha assecondato (attenzione, assecondato, non orchestrato) i cambi di regime, cosa per niente gradita ad Israele.
Il fatto è che Israele ha interesse a difendere lo status-quo in Medio Oriente, perché la regione è modellata per garantire la sua esistenza.
Ultima modifica di Canaglia; 21-08-13 alle 13:01
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