Alemanno, la solitudine politica e il (suo) futuro incerto
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Alemanno, la solitudine politica e il (suo) futuro incerto
- Martedì, 06 Agosto 2013 10:09
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L'ex sindaco di Roma è alla ricerca di un ruolo politico all'interno dell'incerto futuro del centrodestra nazionale e romano. In ballo ci sono il tesoretto degli ex An, la sua vita politica, la tenuta della sua Fondazione. Ma nessuno, nel panorama di riferimento, sembra dargli troppo spago. Solo Bocchino sembra essere interessato
Felice Orsini
Povero Gianni. Fino a qualche settimana fa portava la fascia tricolore ed era il sindaco di Roma. E intanto manteneva anche un ruolo a livello nazionale nel suo partito. Poi le primarie, i fratelli d'italia, le elezioni politiche e infine la batosta delle comunali. In poco tempo tutto si è iniziato a sfaldare: il suo gruppo a livello nazionale (in tanti, tantissimi hanno preso la casacca dei cosiddetti “gabbiani”, il gruppo predominante del partito di La Russa, Crosetto e Meloni) e quello a livello romano (oltre ad aver perso il campidoglio, neanche un consigliere comunale eletto).
Povero Gianni. Un tempo ammaliatore di giovani, oggi abbandonato da tutti. Nel giro di poche settimane ha perso tutto e proprio mentre cerca di risalire la china, mentre scrive un documento per “rifondare il centrodestra” e riunire gli ex-An, si prende pure le pernacchie e gli sberleffi da tutti quanti. I Fratelli d'Italia non lo vogliono. Storace lo prende in giro su twitter. Si dice che solo l'ex Fli Bocchino sia deciso a stare al fianco dell'ex sindaco.
Povero Gianni. Lui ce la sta mettendo tutta, ma proprio non ce la fa. Il documento è firmato da un centinaio di illustri sconosciuti, con i “suoi” storici, come Saltamartini, Di Paolo, Piso, che lo abbandonano senza se e senza ma. Un documento dell'ex sindaco di Roma che non attira neanche una firma romana e forse un paio a livello regionale. Un documento che come nel caso di Fdi e la Destra fa malignare tanti ex-An: per molti tutte queste idee di rifondazione del partito di Fini mirerebbero solamente al tesoretto di Alleanza Nazionale e al suo patrimonio immobiliare (come titolava Dagospia un po' di giorni fa “A chi il tesoretto? A noi!”).
Povero Gianni. Se si gira un po' su internet tanti sono i commenti “contro”: tanti camerati non gli perdonano la conduzione dei cinque anni in Campidoglio, la sua squadra, l'esser riuscito a diventare “come gli altri” e soprattutto di non aver fatto mai autocritica.
Povero Gianni. Dopo la bagarre di sabato sera ai fori imperiali ha dovuto pure dire che prendeva come offesa il chiamarlo “fascista”. Chissà cosa ne penseranno i suoi ex-camerati. O i duri e puri della sparuta minoranza che l'ha seguito nella rifondazione del centrodestra.
Povero Gianni. E' andato pure a palazzo Grazioli a manifestare per Berlusconi e il Corriere lo ha preso in giro sulla sua poca altezza “Arriva Alemanno che, per cercare di vedere meglio, sale sul marciapiede”.
La saggezza popolare vuole che “chi è causa del suo mal pianga solo se stesso”. Forse quando è salito in Campidoglio cinque anni fa qualcuno gli avrebbe dovuto far vedere la statua di Cola di Rienzo (al fianco della cordonata che porta al Comune) e soprattutto raccontargli la sua storia e la fine che fece: se ti metti contro Roma, la sua gente e la sua sacralità, si sa che si fa una brutta fine...




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