



“No le demos lugar a los zurdos de mierda que dicen que la ganancia extraordinaria está mal”


Ah, non so. A me risulta che parecchi delocalizzino, quindi in qualche modo riescono a farlo.
Non capisco perché i Merloni non abbiano fatto come il sig. pedroni. Forse perché spostare di nascosto tutti i macchinari della Indesit è un pochino più difficoltoso, vai a sapere...
L?ex fabbrica d?Europa, spoon river delle lavatrici | Linkiesta.itIl 4 giugno la direzione della Indesit Spa, storica azienda produttrice di elettrodomestici, ha annunciato il piano industriale dei prossimi tre anni: si chiude in Italia, si potenzia in Polonia e Turchia. Per un totale di due stabilimenti e 1.405 operai italiani in meno. Circa il 33% dei dipendenti locali, di un’azienda che in Italia impiega 4.300 addetti, 16.000 nei cinque poli produttivi in Europa. Chiudono due stabilimenti in Italia, se ne apre uno nuovo in Turchia.
Faccio presente che la chiusura dei due stabilimenti significa la morte civile del Fabrianese.
Teniamoci stretti, che c'è vento forte.
Io sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno.
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“No le demos lugar a los zurdos de mierda que dicen que la ganancia extraordinaria está mal”




Ed ora tutti a dire che l'imprenditore è una carogna . Secondo me è stato costretto ad agire in questo modo disonesto ... costretto perchè assillato dalle tasse ma certamente anche perchè sentiva asfissiante l'alitare sul collo del sindacato dei comunisti , la Fiom-Cgil che da sempre rema contro gli interessi dei lavoratori . Ben gli sta ai lavoratori che non sono riusciti a trovare un accordo con il loro datore di lavoro , magari lavorando di più e guadagnando di meno pur di salvaguardare il proprio posto di lavoro , come fanno tutti i lavoratori del mondo "civile" quando si trovano a mal partito . Do you remember "The British Airways" ?
Tornare dalle vacanze, andare in fabbrica e trovare un cartello: ci siamo trasferiti in Polonia.
Scritto da: Silvia Sardone
Non e’ un racconto di fantasia, succede davvero.A Modena la Firem di Formigine ha mandato il 2 agosto i lavoratori in vacanza, il giorno dopo ha iniziato la spedizione dei macchinari di produzione in Polonia.La notte del 13 agosto, grazie a un giro di telefonate, gli operai hanno scoperto che la loro azienda era stata quasi interamente svuotata e trasferita in Polonia. Hanno quindi bloccato la spedizione dell’ultimo macchinario mettendosi a presidio dello stesso, ma i proprietari non rispondono al telefono nemmeno al sindaco e l’unica comunicazione ai lavoratori è stata che se vogliono possono continuare a lavorare in Polonia.
Una volta era arrivato in azienda un gruppo di quattro polacchi, ed i lavoratori, ignari, hanno dovuto insegnargli il funzionamento dei macchinari, ma senza capire il motivo della visita. I lavoratori annunciano che il 26 agosto, come previsto, torneranno al lavoro, anche senza impianti.
Ma questo non eè l’unico caso di questa estate italiana. In molti i lavoratori che queste ferie le stanno trascorrendo in fabbrica a presidiare, sperare, protestare e piangere per impedire all’azienda di portare via i macchinari, lasciandoli ad agosto senza più nulla.
In Puglia è il caso della Om Carrelli, in Piemonte la Romi Sandretto, in Abruzzo ed Emilia, tutti che hanno perso il posto di lavoro a seguito di false riconversioni, vendite non reali e trasferimenti all’estero.
Il Ministro del Lavoro e’ da giorni impegnato senza alcun risultato con l’azienda Berco, che non vuole cedere sui 611 esuberi.
Destino simile quello della Golden Lady in Abruzzo dove i lavoratori denunciano una falsa riconversione, nei fatti mai avvenuta, con l’unico obiettivo di licenziare 250 dipendenti e delocalizzare in Serbia. Ed ecco anche qui i lavoratori presidiare la fabbrica per impedire all’azienda di trasferire tutti i materiali e macchinari.
Altro caso quello della Romi Sandretto, “venduta” per un euro ad un gruppo americano, da 300 dipendenti e’ passata a 150, tutti in cassa integrazione. Anche qui lavoratori in presidio dal 23 luglio davanti alla Direzione Regionale del Lavoro di Torino e prima ancora, l’11 luglio, avevano perfino occupato la Mole Antonelliana di Torino, esibendo lo striscione: “Salviamo la Sandretto”.
La vera questione e’ perché queste aziende decidono di delocalizzare. Se fosse una crisi del settore allora chiuderebbero a causa delle mancate vendite, ma trasferirsi all’estero e’ una chiara conseguenza di un’eccessiva pressione fiscale, un cattiva legislazione (soprattutto in materia di lavoro), tempi troppo lunghi per la giustizia (per esempio recupero dei crediti) ed eccessiva burocrazia.
Risultato? Se le aziende se ne vanno non pagano le tasse ed i lavoratori diventano con i sussidi di disoccupazione a totale carico dello Stato.
A cosa serve allora continuare ad aumentare la pressione fiscale? E’ evidente a tutti che l’unica conseguenza e’ una diminuzione delle entrate nelle casse dell’erario.
Tornare dalle vacanze, andare in fabbrica e trovare un cartello: ci siamo trasferiti in Polonia.
la giustizia dei Robespierre ancora una volta ha collocato il nostro Paese tra il Ruanda ed il Burundi




--sono dell'avviso che queste decisioni abbiano voluto garantirsi i diritti dell'impresa visto che il sindacato prende in considerazione solo i diritti dei lavoratori senza mettere in conto che nella crisi globale bisogna trovare un accordo sui"diritti".
Ora i diritti dei lavoratori sono orfani del "dovere" della Repubblica che ha preteso di garantire il diritto del/al lavoro anche quando s'impegna a scoraggiare coloro che sanno essere imprenditori.
GLF

